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Il Cantone deve 200mila franchi ad Argo 1?

A tanto ammonterebbero i rimborsi per i trasferimenti e le indennità degli agenti che si recavano presso il centro di Peccia

Fino a 200mila franchi. A tanto ammonta il rimborso che il Cantone, non avrebbe effettuato, come invece previsto dal contratto, per le spese di trasferimento e le indennità degli agenti di Argo 1 che si recavano presso il centro richiedenti l’asilo di Peccia.

Un rimborso inevaso che – riferisce il Caffé – sembra essere sfuggito ai funzionari dell’Ufficio del sostegno sociale, al Controllo cantonale delle finanze, alla Commissione parlamentare d’inchiesta e al curatore fallimentare che si sta occupando della liquidazione della società di sicurezza.

Di fatto, Argo 1 non ha mai presentato le fatture per queste spese che, di conseguenza, non sono state liquidate. «Non so perché l’amministrazione di Argo1 non abbia mai presentato queste fatture per Peccia – afferma l’ex responsabile operativo della società Marco Sansonetti -. Posso immaginare che si tratti di una svista da parte dei contabili di Argo1 e del Cantone. È impensabile nel prezzo fatto da noi di 35 franchi all’ora, che era già molto basso, fossero comprese anche i costi delle trasferte e le indennità per il tempo di viaggio».

Vero è che anche che a Peccia Argo1 aveva preso in affitto un appartamento per evitare agli agenti la trasferta quotidiana dalla sede di Cadenazzo. Che, tuttavia, veniva affrontata da almeno due o tre agenti.

NO

Ticino, ultima sfida sui nostri frontalieri «Vanno dimezzati»

A Lugano festa per i 5 anni di “Prima i nostri” con Udc e Lega che minacciano un tetto ai permessi. Gobbi: «Principio giusto da cui non si deroga»

In fondo, tra Svizzera e Italia è sempre stata una questione di numeri. E così ieri al Padiglione Conza di Lugano – a cinque anni esatti dal referendum federale contro l’immigrazione di massa (era il 9 febbraio 2014) – l’Udc ha celebrato la “Festa dei Lavoratori Ticinesi” davanti a 350 sostenitori (450 secondo gli organizzatori) e diversi rappresentanti di spicco della politica del vicino Cantone, a cominciare dai cinque candidati al Consiglio di Stato, 3 in quota Lega dei Ticinesi e 2 in quota Udc.

L’asticella

E così, tra un discorso e l’altro, i due partiti che più di ogni altro in questi anni hanno spinto sull’acceleratore all’insegna dello slogan “Prima i nostri!” hanno fissato l’asticella relativa al numero dei frontalieri che il Ticino dovrebbe oggi (e in futuro) ospitare: 33 mila secondo il presidente Udc Ticino e candidato al Consiglio di Stato Piero Marchesi, 36 mila secondo Attilio Bignasca, imprenditore (peraltro con diversi frontalieri impiegati nell’azienda di famiglia) e figura di spicco della Lega dei Ticinesi in quanto fratello del padre-padrone del partito di via Monte Boglia, Giuliano “Nano” Bignasca (scomparso nel marzo 2013). Oggi i frontalieri impiegati nel vicino Cantone sono 63144, 2 mila in meno – dato da rimarcare – di dodici mesi or sono. Ma al di là degli slogan – da “Prima i nostri!” a “Ci rubano il futuro!” – sono arrivate anche parole concilianti verso i lavoratori italiani che ogni giorno varcano il confine. Le ha pronunciate il presidente del Consiglio di Stato, Claudio Zali: «Non ce l’abbiamo con i lavoratori frontalieri e mi auguro che passi questo messaggio. Semmai il ragionamento è diverso. I numeri esatti li dà l’economia. E in questo contesto “Prima i nostri!”, attraverso il voto dei cittadini, ha detto che il Ticino vuole la preferenza indigena, anche se poi le politiche del lavoro sono materia di competenza federale. Cerchiamo di risolvere i problemi comuni».

Manodopera locale

Diretto il ministro ticinese Norman Gobbi: «La Svizzera ospita oggi la metà dei tutti i lavoratori frontalieri d’Europa. Voi – al di là del confine – ci dipingete come un Paese chiuso, così non è. Siamo più aperti di quanto si voglia far credere. Anch’io non ne faccio una questione di numeri. Mi limito solo a segnalare la crescita della disoccupazione in Ticino. Il principio sul quale non si può derogare è che la manodopera indigena deve avere la priorità. È chiaro che poi, in assenza di risorse, ci si dovrà rivolgere altrove».

Ragionamento ad alta voce, prima di salire sul palco, quello portato avanti da Piero Marchesi: «I frontalieri in Ticino ci sono sempre stati e sempre ci saranno. Quello che noto è che da anni i conti non tornano più. Faccio un esempio: nel terziario sono stati creati, dall’entrata in vigore della libera circolazione, 42 mila posti di lavori e circa 36-37 mila sono andati a lavoratori provenienti dall’Italia. A parti invertite, voi avreste fatto finta di nulla? Purtroppo si è creata, in Ticino, un’economia che non dà lavoro ai residenti».

«Non faccio commenti sui lavoratori ticinesi o su alcuni di essi, oggi è la loro festa – chiosa Attilio Bignasca -. Però 63 mila frontalieri sono troppi. Investiamo miliardi per la manutenzione delle strade che potremmo dirottare altrove. Come Lega dei Ticinesi abbiamo le mani libere: non dobbiamo subire diktat. Insomma diciamo ciò che pensiamo».


Terribile frontale sull’A1, due feriti gravi

L’incidente si è verificato nella notte all’altezza di Courgevaux

FRIBURGO – È di due automobilisti feriti, entrambi gravemente, il bilancio dell’incidente verificatosi nella notte tra venerdì a sabato, in seguito a uno scontro frontale avvenuto sull’autostrada A1 all’altezza di Courgevaux (FR). I due sono stati trasferiti entrambi in ospedale, uno mediante ambulanza, l’altro con l’elicottero della Rega.

Lo schianto si è verificato poco dopo la mezzanotte. A causare il frontale è stata una donna, finita nella corsia di contromano in galleria. Dopo lo schianto, il veicolo incriminato ha continuato per circa 350 metri, fermandosi infine contro un muro.

Sul posto sono prontamente intervenuti pompieri e polizia. Le corsie in direzione nord sono state chiuse per cinque ore, quelle in direzione sud per un’ora.

Pronto riscatto della Nati di Patrick Fischer

Pronto riscatto nella seconda amichevole contro la Germania per la Svizzera sperimentale di Patrick Fischer, che alla Eishalle di Bietigheim-Bissingen ha battuto per 5-2 la Germania riscattando, il 2-4 di ieri.

La partita era iniziata male per i rossocrociati, in svantaggio dopo soli 2’14”, in seguito alla rete in powerplay di Bergmann, che ha sancito il risultato del primo periodo.

La rimonta degli elvetici è maturata nella frazione centrale grazie ai punti di Hügli(28’53”), Berni (31’03”) e Miranda (36’10”).

Nel terzo tempo, Bachofner ha firmato il 4-1 in shorthand con Dufner espulso, prima della seconda segnatura tedesca, siglata da Wagner, al 57’07”. Ancora di Miranda, il definitivo 5-2, al 58’25”.

 

Tabellino

Germania-Svizzera 2-5 (1-0, 0-3, 1-2)

Reti: 2’14” Bergmann (Hungerecker, 5c4) 1:0, 28’53” Hügli (Burren) 1:1, 31’03” T. Berni (Dufner, 5c4, esp. Tiffels) 1:2, 36’10” Miranda (Dufner) 1:3,  53’50”Bachofner (T. Berni, 4c5!, esp. Dufner) 1:4, 57’07” Wagner (Dumont,) 2:4, 58’25” Miranda 2:5.

Germania: Pantkowski; D. Tiffels, Wagner; Wissmann, J. Müller; Möser, Rögl; Fohrler, Adam; Hungerecker, Loibl, Eisenschmid; F. Tiffels, Pfohl, Bergmann; Dumont, Brunnhuber, Schütz; Hessler.Jahke, Sternheimer.

Svizzera: Senn; Fora, Riva; Karrer, T. Berni; Heldner, J.-J.Moser; Burren, Dufner; Fazzini, M- Müller, Bader; Hügli, D. Diem, Bachofner; N. Müller, Albrecht, Miranda; N. Marchon, Heim, Meyer.

Note: Eishalle di Bietigheim-Bissingen. 3’200 spettatori. Arbitri: Hodek, Käck; Andersson, Barbez. Penalità: 5×2′ Germania; 7×2′ Svizzera.

Rimuovere contenuti lesivi dalla rete: Arriva In Ticino privacygarantita.it la piattaforma online risolve tutto un un clik

Ma è davvero possibile scomparire dal web? «In teoria sì – spiega il FONDATORE DELLA PIATTAFORMA PRIVACY GARANTITA nota agenzia di web reputation italina a cui CEO  fa capo a Cristin Nardi  una delle più specializzate ed economiche grazie alla a reputation nodes sofware  specializzato nella cancellazione in tempo reale. Ma non è qualcosa che si riesce a fare molto velocemente, soprattutto nel caso dei personaggi pubblici». Possono essere necessari mesi di duro lavoro e tenaci negoziazioni per cancellare migliaia di immagini, facendo leva ora sul copyright, ora sulla privacy, ora sul diritto all’oblio. «In alcuni casi abbiamo lavorato anche un anno per cancellare singoli clienti dal web».

È facile sparire dal web per chi non è stato un personaggio pubblico? Diciamo che è meno difficile, ma comunque arduo, in particolare se si desidera una cancellazione il più possibile completa. I passaggi principali sono cinque. Vediamoli uno alla volta.

Cancellarsi dai social network. Il primo passo è abbastanza semplice: basta seguire le istruzioni dei diversi social per cancellarsi (Facebook, Twitter, Linkedin, G+ e così via).Attenzione alla differenza che c’è – per esempio su Facebook – tra “disattivare” ed “eliminare” un account, poiché nel primo caso il diario scompare ma solo perché “congelato”, ed è riattivabile in ogni momento. Quando viene eliminato l’account, l’azzeramento di tutti i contenuti pubblicati – come foto, aggiornamenti di stato o altri dati memorizzati sui sistemi di backup – richiede fino a 90 giorni di tempo. Nell’eliminazione dell’account G+, attenzione a non cancellare l’eventuale casella Gmail (la posta elettronica è infatti l’ultima da eliminare nel processo di addio al web).

Cancellarsi da tutto il resto. Dopo i social, bisogna procedere all’eliminazione del proprio profilo da tutti gli altri “contenitori” dov’è finito: forum, Paypal, Amazon, eBay, Skype, YouTube, eventuali siti di dating, gambling, e-commerce e così via. Può non essere così semplice, perché i dati personali sono un asset che vale denaro per le società che operano su internet.Individuare foto, video e citazioni. Qui il lavoro diventa più difficile. Bisogna infatti fare una ricerca approfondita su tutti i motori di ricerca conosciuti (non solo Google) di ogni informazione su di voi, provando diverse stringhe: non solo nome e cognome, ma anche luoghi di nascita e di residenza, aziende in cui avete lavorato e così via. Bisogna poi prendere nota di tutto in vista del quarto, difficilissimo passo.

Chiedere l’eliminazione dei dati. Ora viene il difficile: bisogna contattare ogni singola società, webmaster, ente o blogger chiedendo la rimozione di tutti i dati su di voi. Molti di loro ignoreranno la vostra richiesta, rendendo necessaria l’adozione di vie legali, particolarmente complesse perché spesso ricadono sotto giurisdizioni di altri Paesi. In casi estremi, si può chiedere di intervenire direttamente sui server. Poi bisogna farsi cancellare dalle banche dati che raccolgono informazioni personali per rivenderle a scopo di marketing, in questo caso magari con l’aiuto – a pagamento

Il tocco finale è l’addio alla mail. Se siete arrivati fino a questo punto, siete stati molto bravi e soprattutto tenaci. Manca solo un passo per scomparire dal mondo digitale: la cancellazione della casella e-mail. Praticamente una passeggiata, rispetto al lavoro fatto. Il premio finale è il perfetto anonimato in Rete, e la cancellazione della propria identità digitale (almeno quella vecchia). A questo punto potete fare due cose: o costruirvi un’identità internet nuova di zecca, oppure spegnere il computer. E andare a fare una lunga passeggiata fuori.