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Diritto All’oblio Svizzera: Cancella notizie negative dai motori di ricerca si può

Vuoi cancellare o nascondere un risultato di ricerca Google che riguarda te o la tua azienda? Vuoi cancellare o nascondere un risultato di ricerca Google che riguarda te o la tua azienda?

Privacy e dati personali oggi rappresentano un vero ostacolo per molte persone, per questo ho creato una guida per togliere notizie dal web.  Basta armarsi di un po’ di buona volontà e seguire passo dopo passo questa GUIDA pensato per i navigatori meno esperti.

Mentre se non sai come cancellare articoli di giornale da internet e non hai molto tempo a tua disposizione ti consiglio di contattarmi in privato alla pagina contatti per ricevere un consiglio senza impegno, ti deluciderò in merito alla legge sull’oblio.

Rimozione da Google, rimuovere contenuti da Google, de indicizzarediritto oblio sono tutte parole nuove per molti di noi, allora prima di metterci al lavoro facciamo chiarezza su alcuni punti: Cos’è il diritto all’oblio Google? è realmente efficace per elimina notizia da Google? in sintesi  Il diritto all’oblio  è lo strumento che ti permette di cancellare notizie da internet e dai motori di ricerca in generale come: Bing ,Yahoo, Google, creato per evitare la diffusione delle notizie che possono costituire un precedente pregiudizievole di una persona oltre a tutelare la riservatezza, per questo si fa richiesta di cancellare notizie da internet o cancellazione dati Google, se siete curiosi di conoscere i prezzi di una agenzia di reputazione date uno sguardo qui sotto rappresentato.

Come funziona il diritto all’oblio in Svizzera? Lo sviluppo delle nuove tecnologie e l’uso sempre più diffuso di Internet in tutti gli ambiti della vita hanno aumentato la massa dei dati memorizzati in Internet e le possibilità di interconnessione. Navigando sul, reti sociali e quant’altro, si lasciano tuttavia numerose tracce. Il diritto all’oblio digitale, si può definire come la possibilità di controllare le proprie tracce e la propria sfera (privata e pubblica) online. Considerata la comparsa di programmi di ricerca e di analisi sempre più performanti, non si può però che constatare che tale diritto, inteso come la cancellazione completa e definitiva dei dati, è spesso un concetto illusorio.

Che cos’è il «diritto all’oblio»? Definizione e limiti

Il «diritto all’oblio» non è un concetto nuovo. Tale nozione è infatti già presente in alcune disposizioni legali: la legge prevede ad esempio un termine di cancellazione per i dati contenuti nel casellario giudiziale o nella maggior parte dei registri ufficiali.

Tale limitazione concernente la durata dell’elaborazione dei dati non è altro che un’applicazione concreta del principio di proporzionalità previsto anche nella legge federale sulla protezione dei dati (LPD). I principi di finalità e di proporzionalità impongono infatti che l’elaborazione dei dati non abbia una durata superiore a quella necessaria per raggiungere gli obiettivi previsti. Il diritto all’oblio si esplica anche nella possibilità di ritirare il consenso precedentemente dato ovvero di opporsi all’elaborazione dei propri dati e si concretizza in questi casi attraverso la cancellazione o anonimizzazione dei dati stessi.

Il diritto all’oblio non è un diritto assoluto. A seconda delle circostanze, possono esserci anche altri interessi in gioco. È opportuno allora, nel caso concreto, effettuare un di bilanciamento degli interessi tra il rispetto della sfera privata (il diritto all’oblio, appunto) e l’interesse all’elaborazione dei dati (nel caso di un contenuto pubblicato su Internet, ad esempio, concorrono la libertà d’espressione, il dovere di informazione e di memoria). La valutazione degli interessi varia a seconda delle circostanze specifiche. In altre parole, occorre chiedersi se le lesioni della personalità derivanti dall’elaborazione o dalla pubblicazione dei dati siano giustificate, all’occorrenza, da un interesse superiore.

Quando non sono stabiliti dalla legge, i diritti o gli obblighi concernenti il diritto all’oblio sono spesso difficili da attuare nella prassi, se non addirittura semplicemente ignorati. Non essendo in possesso dei propri dati personali in causa, la persona interessata non può semplicemente cancellarli, ma deve – spesso con mezzi limitati – intraprendere procedure lunghe e fastidiose per far rispettare i propri diritti.

Il «diritto all’oblio» nell’era di Internet

Mediante i blog, le reti sociali, le piattaforme o i forum di discussione, chi naviga in Internet lascia numerose tracce. Commenti, testi, foto, video o altri documenti sono pubblicati e sono resi accessibili praticamente all’istante a chiunque. Queste tracce possono essere anche involontarie: basti pensare agli indirizzi IP, ai cookie o alle richieste effettuate sui motori di ricerca. I contenuti raccolti sul web possono essere pubblicati anche senza il consenso delle persone interessate, se non addirittura a loro insaputa, nella maggior parte dei casi senza necessariamente l’intenzione di nuocere.

Sebbene i privati siano generalmente più solleciti nel pubblicare contenuti personali digitali, lo Stato non è in realtà da meno e alimenta Internet di dati personali pure lui (p. es. i dati  del registro di commercio).

Molti dati sono così memorizzati sul web e resi accessibili a un largo pubblico. Benché l’accessibilità di questi dati presenta numerosi vantaggi, essa comporta anche molti rischi. Nella vita reale l’uomo dimentica; internet, invece, no. Nel mondo virtuale di Internet, i contenuti sono non solo accessibili quasi all’istante a chiunque e ovunque, ma diventano anche permanenti, perché una volta che i dati sono stati pubblicati, difficilmente possono essere rimossi in modo definitivo. I contenuti disponibili su Internet possono infatti essere copiati da terzi e sono rapidamente ripresi e strutturati per mezzo dei motori di ricerca secondo una logica che sfugge sia alle persone interessate sia agli artefici della pubblicazione stessa.

La moltiplicazione dei contenuti su scala globale, lo sviluppo delle tecnologie (p. es. i sistemi di riconoscimento facciale, le tecniche di geolocalizzazione o ancora la transizione dalla carta al digitale) e le modalità di funzionamento dei motori di ricerca accentuano ulteriormente la perdita di controllo sui dati. Di conseguenza, non si ha sempre coscienza dell’uso che viene fatto dei propri dati o che se ne potrebbe fare in futuro, e delle possibili interconnessioni tra i vari dati messi a disposizione. Considerata la comparsa di programmi di ricerca e di analisi sempre più performanti, in combinazione con le capacità quasi illimitate di memorizzazione («big data»), non si può che constatare  che il diritto all’oblio, inteso come la cancellazione completa e definitiva dei dati, è spesso un concetto illusorio.

E non si salvano neppure fatti o avvenimenti verificatisi prima dell’avvento di Internet: gli archivi cartacei dei giornali – o di altri documenti – sono digitalizzati e sono reperibili sul web. Gli eventi «dimenticati» possono quindi riemergere, portando le persone interessate a confrontarsi con il fatto molti anni dopo il suo accadimento. Le conseguenze di questa perdita di controllo possono essere imbarazzanti, se non addirittura disastrose. Un’informazione fornita in un determinato contesto può essere riutilizzata per uno scopo completamente diverso. Così, un aneddoto o un altro fatto pubblicato un giorno (volontariamente o no) su Internet, può mettere in pericolo gli interessi della persona in causa.

Internet non conosce confini: non solo le informazioni vengono diffuse a livello mondiale, ma l’aspetto internazionale complica in larga misura la possibilità di far valere giuridicamente i propri diritti. Si pongono infatti questioni complesse a livello di procedura, quali la determinazione del foro e del diritto applicabili.

Se si considerano i vari fattori in gioco, ovvero lo sviluppo di nuove tecnologie, la moltiplicazione e la diversità dell’elaborazione dei dati e gli ostacoli legislativi e procedurali in un contesto internazionale, si capisce come l’attuazione del «diritto all’oblio» possa diventare una vera e propria sfida.

Le soluzioni

Alla luce di quanto detto, è opportuno trovare soluzioni che consentano di preservare la dignità delle persone e rispettare il diritto alla sfera privata anche su Internet, senza con ciò intralciare  lo sviluppo delle nuove tecnologie.
Soluzioni tecniche

In particolare, si possono e devono attuare determinate strategie a livello tecnico, per permettere a chiunque di mantenere il controllo effettivo sui propri dati. La «privacy by design» (rispetto della sfera privata in fase di progettazione) e la «privacy by default» (tutela predefinita della sfera privata) dovrebbero diventare la norma. La «privacy by design» consiste nel tener conto degli aspetti relativi alla tutela della sfera privata e dei dati personali nella progettazione di nuove tecnologie o di applicazioni. Essa implica anche il rispetto di tali principi durante l’intero ciclo di vita della tecnologia in questione. La «privacy by default» consiste nell’introdurre una configurazione delle impostazioni di riservatezza all’atto di registrazione a un servizio online. L’obiettivo è quello di evitare sia un uso improprio dei dati, sia anche il loro riutilizzo per fini diversi da quelli per i quali una persona aveva inizialmente dato il suo consenso: il consenso esplicito della persona deve cioè essere richiesto per ogni elaborazione dei dati.

Infine occorre indurre gli amministratori del sito a rimuovere l’indicizzazione delle loro pagine web (o di alcune di esse) e invitare i gestori dei motori di ricerca a rivederne il funzionamento o il sistema di indicizzazione, ad esempio mediante l’attuazione di una procedura online che ne permetta la rimozione.
Soluzioni giuridiche

Secondo Cristian Nardi amministratore e fondatore della privacy Garantita la legge sulla protezione dei dati (LPD) si limita a sancire principi (finalità e proporzionalità) e norme generali. La persona interessata può far valere i propri diritti di rettifica o di opposizione (presso il responsabile dell’elaborazione dei dati) nei casi in cui l’elaborazione non sia (o non sia più) giustificata da un motivo giustificativo (art. 12 e 13 LPD). Se, così facendo, non ottiene il risultato auspicato, può rivolgersi a un tribunale civile e chiedere, in virtù dell’articolo 15 LPD,che l’elaborazione dei dati venga bloccata, che se ne impedisca la comunicazione a terzi o che i dati personali siano rettificati o distrutti. L’Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza (IFPDT) dispone di competenze consultive e, a determinate condizioni (specialmente se un elevato numero di persone sono interessate), può anche intervenire nell’ambito della sua attività di sorveglianza.

Come già sottolineato, il diritto all’oblio  è talvolta difficile da fare rispettare nella prassi. Di qui, la necessità di rafforzare da un lato i diritti delle persone interessate e, dall’altro, gli obblighi dei responsabili dell’elaborazione dei dati, in particolare concretizzando il concetto di proporzionalità o rendendo obbligatoria la privacy by design e la privacy by default per tutti i prodotti e i servizi sul mercato.

A livello europeo, si sta discutendo della possibilità di adeguare il quadro giuridico esistente, per poter tener conto dell’evoluzione delle nuove tecnologie, dell’ascesa del digitale e del contesto internazionale (l’attuale direttiva è del 1995). L’obiettivo del nuovo regolamento europeo sarebbe soprattutto quello di rafforzare l’efficacia delle norme sulla protezione dei dati. In tale contesto, il concetto di «diritto all’oblio» è al centro dei dibattiti. La Svizzera segue da vicino questi sviluppi, dato che dovrà probabilmente recepire, magari integrandole nella LPD, le soluzioni adottate a livello europeo.

Nell’attesa di questi sviluppi o parallelamente ad essi, non è escluso che la giurisprudenza precisi determinati aspetti del diritto all’oblio. Con la sentenza del 13 maggio 2014, la Corte di giustizia europea ha stabilito che i gestori dei motori di ricerca sono responsabili dell’elaborazione dei dati personali sulle loro pagine web e devono, su richiesta e a determinate condizioni, rimuovere il rinvio ipertestuale a queste pagine (a meno che non ci sia – nel caso concreto – un interesse pubblico preponderante che giustifica l’indicizzazione di tali informazioni). Tale sentenza avrà sicuramente ripercussioni anche in Svizzera per gli utenti di Internet.
Soluzioni comportamentali (sensibilizzazione e responsabilizzazione)

Infine, al di là delle soluzioni tecniche e giuridiche presentate, sembra essere fondamentale da un lato formare e informare gli utenti in modo che possano controllare meglio gli strumenti di Internet e gestire la loro reputazione online, dall’altro renderli consapevoli dei loro diritti e dei loro obblighi, soprattutto per quanto riguarda la pubblicazione dei contenuti su Internet (sensibilizzazione e responsabilizzazione). L’attuazione del diritto all’oblio non deve infatti comportare una deresponsabilizzazione dell’individuo.

In fin dei conti, spetta a ciascun individuo, nell’ambito della sua partecipazione alla vita sul web, essere arbitro del proprio desiderio di esporsi/essere visibile e del proprio bisogno di riservatezza, ad esempio utilizzando uno pseudonimo (o no), (dis)attivando le impostazioni  di riservatezza, prendendo atto – per quanto possibile – dei vantaggi e dei rischi (a lungo termine) della diffusione di un messaggio, fosse anche a una cerchia ristretta di persone. Al di là dei vantaggi immediati di una condivisione online, ciascuno deve riflettere prima di pubblicare un contenuto.

Conclusione

In conclusione, lo sviluppo delle nuove tecnologie e l’uso sempre più diffuso di Internet in tutti gli ambiti della vita, ha aumentato in modo esponenziale la capacità di elaborazione dei dati, la loro memorizzazione e le possibilità di interconnessione e, quindi, i rischi di violazione della sfera privata. In pratica, a causa degli sviluppi tecnologici e degli ostacoli legislativi e procedurali, il «diritto all’oblio» è in molti casi messa a rischio o difficile da attuare e da far rispettare.

Gli utenti di Internet devono essere consapevoli dei rischi insiti nelle nuove tecnologie e devono utilizzarle in modo responsabile.  La cautela è necessaria, in particolare se vengono pubblicati dati personali – di sé o di altri – su Internet. Gli ideatori e gli sviluppatori dei motori di ricerca dovrebbero – al pari dei responsabili dell’elaborazione dei dati – prendere in considerazione gli aspetti di protezione dei dati, evitando l’indicizzazione sistematica di tali motori. Infine, le soluzioni giuridiche e legali dovrebbero rafforzare i diritti delle persone interessate e gli obblighi dei responsabili dell’elaborazione.

Fonte:https://www.edoeb.admin.ch/e

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Svizzera pronto il vaccino agosto primi test

Potrebbe arrivare da un team di ricercatori dell’università di Berna la soluzione all’emergenza sanitaria creata dalla diffusione del Covid-19. In estate il vaccino sarebe pronto da testare, forse già ad agosto, per poi essere inoculato alla popolazione svizzera a partire da agosto. Lo ha affermato Martin Bachmann, professore di immulogia dell’università nel corso di una conferenza online con l’associazione stampa della Nazioni Unite.

 

Bachmann sta attualmente guidando un gruppo di esperti provenienti da diverse università svizzere per lo sviluppo di un vaccino cosiddetto geneticamente sintetizzato, basato su particelle simili al virus. Questi vaccini – in uso per l’epatite B, ad esempio – funzionano abbattendo la proteina che il virus utilizza per attaccarsi a una cellula. “Abbiamo in programma di immunizzare le prime persone ad agosto e poi di condurre una grande vaccinazione a agosto”, ha confermato Bachmann.

Secondo l’esperto, il nuovo coronavirus è geneticamente stabile e, a differenza dell’influenza, è molto probabile che non richieda più di un vaccino in un periodo di tempo relativamente lungo. “La nostra strategia è ottenere l’immunizzazione di almeno tutta la popolazione svizzera entro i prossimi sei mesi e quindi iniziare a produrre il vaccino per il mercato globale. Questo è un obiettivo ambizioso, ma vi assicuro che abbiamo buone possibilità”, ha aggiunto.

Anche la Svizzera piange le sue vittime sale bilancio: 378 morti e oltre 1 7mila contagi

come riportato su tg24 Il bilancio delle vittime svizzere del coronavirus continua a salire. I morti sono 378, mentre i casi di contagio arrivano a 17.139 secondo l’ultimo bollettino del ministero della sanità pubblica della Svizzera. Il Paese, dunque, prepara ulteriori misure per mitigare il colpo economico dell’epidemia.

Programma di liquidità

Il governo svizzero si sta preparando ad espandere un programma di liquidità di emergenza per le imprese colpite dall’emergenza sanitaria, poiché le banche hanno già distribuito più della metà dei 20 miliardi di franchi svizzeri accantonati per prestiti garantiti dallo Stato. “Questo dovrebbe rispondere alla forte domanda delle aziende per prestiti ponte Covid-19 “, ha dichiarato il gabinetto svizzero promettendo l’elaborazione di misure aggiuntive entro venerdì. Il ministro dell’economia svizzero Guy Parmelin ha dichiarato il volume totale di prestiti concessi finora ammontano a 10,6 miliardi di franchi. Finora il governo svizzero ha accantonato un totale di 42 miliardi di franchi per aiutare l’economia trainata dalle esportazioni attraverso crisi, il più grande pacchetto di aiuti economici nella storia elvetica.

Le misure

Tra le misure previste: aiutare a proteggere le start-up da fallimento e l’espansione del sostegno finanziario per coprire lavoratori autonomi che hanno visto ingenti perdite dovute a l’interruzione economica, anche se non funzionano professioni che sono state vietate nell’ambito di misure il paese ha adottato per limitare la diffusione dell’epidemia. Ulteriori misure sono allo studio per coprire agenzie viaggi, cultura e sport.

Reputazione Paese, nel 2018 la Svezia in vetta alla classifica

L’indagine del Reputation Insistute: considerata la nazione più etica, con elevata trasparenza, bassa corruzione e politiche sociali ed economiche più progressiste. L’Italia al tredicesimo posto

Con performance quasi tutte eccellenti, la Svezia è considerata la nazione più etica, con elevata trasparenza, bassa corruzione e politiche sociali ed economiche più progressiste.
Subito dietro la Svezia, la Finlandia che ha registrato la crescita più rilevante, passando dal 7° al 2° posto in graduatoria. Chiude il podio al 3° posto la Svizzera: è la prima volta, negli ultimi anni, che a occupare i primi tre posti sono tre Paesi europei.

È lo scenario che emerge dalla classifica annuale della Country RepTrak®, la fotografia più aggiornata sulla reputazione dei Paesi, con oltre 58 mila interviste individuali, realizzata dal Reputation Institute, leader mondiale nella misurazione e gestione della reputazione. Lo studio ha valutato, durante il primo trimestre del 2018, la percezione di un campione rappresentativo della popolazione dei Paesi del G8 rispetto ai 55 Paesi con le economie più sviluppate. È stato analizzato non solo il legame emotivo verso questi Paesi ma anche come le percezioni sulla reputazione guidino i comportamenti dei principali stakeholder sulla base di indicatori chiave come la disponibilità a visitare, vivere, lavorare, investire e studiare in queste nazioni.

“L’impatto di una buona reputazione sui principali indicatori economici di un Paese è sempre più evidente anche se crescere l’attenzione nel legare la reputazione di un Paese e quella delle Aziende che, di fatto, ne sono ambasciatori verso l’estero – spiega Michele Tesoro-Tess, senior manager Emea di Reputation Institute -.

FONTE: http://www.ilgiornale.it/news/economia/reputazione-paese-nel-2018-svezia-vetta-classifica-1546239.html

Cos’è Revenge Porn? L’esperto della Web repututation dalla Svizzera risponde

Cos’è Revenge Porn?

La vendetta porno è la rappresentazione sessualmente esplicita di una o più persone che distribuiscono senza il loro consenso. Le immagini o i video sessualmente espliciti possono essere realizzati da un partner di una relazione intima con la conoscenza e il consenso del soggetto, oppure possono essere realizzati a sua insaputa. Il possesso del materiale può essere usato dagli autori per ricattare i soggetti per compiere altri atti sessuali, per costringerli a continuare la relazione o punirli per porre fine alla relazione.

Fatti comuni

  • 1 su 14 ex partner hanno minacciato di inviare foto nude dei loro ex online;
  • Il 70% ha seguito queste minacce;
  • Il 90% delle vittime di vendetta porno ha subito gravi problemi mentali;

Vedi di più qui . 

Piattaforme comuni

Mentre Internet è grande e comprende più di 1 MILIARDO di siti web, spesso trattiamo Revenge Porn nei seguenti  siti:

  1. Facebook;
  2. Instagram;
  3. Whirlpool;
  4. Youtube;
  5. blogspot;
  6. WordPress;
  7. STDregistry,
  8. Rapporto Ripoff;
  9. Lei è una casa Wrecker;
  10. Myex.com;
  11. TheDirty.com;
  12. Cheaterland.com ; e dozzine di altre piattaforme.

La nostra soluzione

A partire da gennaio 2019 , il nostro team di Internet Removals ha rimosso numerosi  URL da Internet di casi interazioni, In qualità di pionieri del settore della rimozione dei contenuti, forniamo un servizio specializzato in cui depositiamo e gestiamo le applicazioni per la rimozione dei contenuti in modo da offendere i motori di ricerca, gli amministratori dei siti web e gli host web.

Domande da porre

Di solito quando le persone cercano società capaci di rimuovere video Revenge porno, oppure immagini noi consigliamo sempre di porsi le seguenti domande.:

  1. Da quanto tempo siete in questo business?
  2. Quanti clienti avete servito?
  3. Quanti URL avete rimosso in modo verificabile?
  4. Quante testimonianze i vostri clienti posso fornire (e puoi fornire)?
  5. Potete fornire una email redatta da un motore di ricerca o un sito Web che confermi che avete già rimosso i contenuti con successo?

Se desideri saperne di più, contatta il nostro team via email su  info@privacygarantita.it  o chiama il numero  327.910.5006

Svizzera, si schianta aereo d’epoca per tour panoramici: venti morti

Svizzera, si schianta aereo d’epoca per tour panoramici: venti morti

Per chiarire le dinamiche dell’incidente si è attivato il Ministero pubblico della Confederazione, che lavora sul caso assieme al Servizio d’inchiesta svizzero sulla sicurezza (Sisi) e alla polizia del cantone dei Grigioni. Nella mattinata dello stesso giorno un altro velivolo è caduto in un bosco a Hergiswil, nel canton Nidvaldo

Un velivolo d’epoca si è schiantato sul Piz Segnas, nel cantone dei Grigioni, in Svizzera, intorno alle 16.50 del 4 agosto. Dopo ore di incertezza, in una conferenza stampa l’ufficiale della polizia svizzera, Andreas Tobler ha confermato che sono morte tutte le persone a bordo. Venti le vittime: 17 passeggeri e tre membri dell’equipaggio. Le vittime, 11 uomini e 9 donne, tutte provenienti dalla Svizzera tedesca e francese, con l’eccezione di un’austriaco, avevano un’età compresa tra i 42 e gli 84 anni. Erano di ritorno da un viaggio turistico a Locarno, a sud, dove erano arrivati venerdì mattina.

Stando al quotidiano locale Ticinonline, i rottami si trovano a un’altitudine di 2540 metri e l’Ufficio federale dell’aviazione civile (Ufac) ha dichiarato il blocco dello spazio aereo. Sul posto, da quanto riferisce il quotidiano svizzero, sono intervenuti diversi elicotteri e alcuni aiuti sono arrivati anche dal cantone Glarona, nel versante nord della montagna. I radar hanno avuto difficoltà a seguire gli ultimi movimenti del velivolo. Nella mattinata dello stesso giorno un altro velivolo è caduto in Svizzera, in un bosco a Hergiswil, nel canton Nidvaldo.

Per chiarire le dinamiche dell’incidente si è attivato il Ministero pubblico della Confederazione, che lavora sul caso assieme al Servizio d’inchiesta svizzero sulla sicurezza (Sisi) e alla polizia del cantone dei Grigioni. In base ai primi accertamenti, il Junker Ju-52, velivolo d’epoca di proprietà della Ju-Air – un’associazione che propone voli panoramici con i celebri aeromobili che opera dall’aerodromo di Dübendorf (Zurigo) – è precipitato verticalmente a una velocità elevata. “L’aereo ha fatto una virata di 180 grandi verso sud, poi è caduto come una pietra al suolo” ha dichiarato al giornale 20Minutes l’unico testimone della scena, che al momento dello schianto si trovava in un rifugio montano.

Non risultano però al momento segni di collisione in volo, ad esempio con un drone, o perdite di pezzi del velivolo. Daniel Knech, del Sisi, ha poi dichiarato che l’equipaggio non ha avuto il tempo di mandare un segnale d’allarme, smentendo così l’ipotesi – avanzata da alcuni esperti, che la causa dell’incidente sia stato un eccessivo calore. La ricostruzione della dinamica dell’incidente si dovrà basare sulle testimonianze e sull’analisi dei rottami, dal momento che questo tipo di velivoli non è dotato di scatole nere.

Kurt Waldmeier, presidente della compagnia Ju-Air, ha fatto sapere che l’aereo non aveva alcun tipo di problema tecnico ed era stato ispezionato a luglio. Ha poi precisato che sia il pilota che i due assistenti avevano grande esperienza. La compagnia ha temporaneamente sospeso i voli – lo ha fatto sapere online.

Sempre il 4 agosto, in mattinata, un incidente simile è avvenuto sul Lago di Lucerna, nei pressi di Hergiswil. Un piccolo velivolo – Socata TB-10 – si è schiantato al suolo, causando poi un incendio che si è diffuso in tutta l’aera circostante, rendendo più complicate le operazioni di soccorso. La polizia locale ha fatto sapere che quattro persone della stessa famiglia – i genitori e due bambini – hanno perso la vita nell’incidente. Per chiarire le cause dell’incidente è stata aperta un’indagine della Procura federale