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Francia: accompagna due migranti con BlaBlaCar, arrestato

Aveva deciso di usufruire di BlaBlaCar, ma il viaggio è costato 9 mesi di reclusione: l’uomo ha dato inconsapevolmente un passaggio a due clandestini.

Aveva deciso di usufruire di , famoso servizio di car pooling che permette di ridurre i costi di viaggio dividendoli con dei passeggeri conosciuti mediante la piattaforma digitale. Un viaggio che però è costato 9 mesi di reclusione e 24mila euro di multa ad un cittadino italiano residente in Francia: l’uomo infatti ha dato inconsapevolmente un passaggio a due clandestini, scoperti dalle forze dell’ordine presso la frontiera del Monte Bianco. Mentre i due sono stati espulsi immediatamente, il conducente ignaro è stato però arrestato con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Ha dell’assurdo la vicenda che ha visto protagonista Andrea, cittadino italiano residente in Francia, che voleva semplicemente ridurre i suoi costi di viaggio utilizzando il famoso servizio di car pooling BlaBlaCar.Ha quindi fissato una tariffa e dato un passaggio a due uomini, totalmente ignaro del fatto che si trattasse di clandestini. La scoperta è avvenuta solo presso la frontiera del Monte Bianco, quando le forze dell’ordine non solo hanno identificato ed espulso i due, ma hanno anche arrestato Andrea con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. L’uomo dovrà ora affrontare 9 mesi di reclusione e pagare una multa di 24mila euro.

Andrea, conducente dell’auto, non ha voluto che la sua storia passasse in sordina e ha deciso di chiedere i danni a accusando la piattaforma di non effettuare i dovuti controlli dei documenti dei suoi utenti, arrivando addirittura a rendersi complice di traffici illeciti.
“Quando ci hanno boccati al Monte Bianco abbiamo provato a contattare – ha raccontato Andrea – ma la prima risposta è arrivata solo dopo 16 ore”

L’uomo ha quindi deciso di rivolgersi ad un legale, per far sapere a tutti gli utenti della piattaforma che è necessario prestare la massima attenzione con questi servizi, soprattutto perchè non effettua alcun tipo di controllo sull’identità dei passeggeri.

Non si è fatta attendere la risposta della celebre piattaforma attraverso un comunicato in cui la società ha voluto chiarire le proprie responsabilità nella vicenda.
“Il car pooling è una soluzione per la mobilità piuttosto recente – si legge – Pur trattandosi di un’attività considerata virtuosa e incoraggiata da molti dei Paesi, in taluni casi la legge non fornisce ancora gli strumenti necessari a regolamentarla”

In ogni caso, ha deciso di mettere a punto una serie di misure per ridurre il rischio durante lo svolgimento di viaggi transnazionali e informare gli utenti delle proprie responsabilità; inoltre, sta cercando di monitorare in maniera proattiva le azioni svolte attraverso la piattaforma, nel tentativo di limitare gli abusi.
Nella fattispecie, sulla piattaforma è stato inserito un avvertimento che mira ad informare i conducenti che mettono a disposizione il proprio mezzo prima di scegliere di condividere un passaggio transfrontaliero.

Tale avviso specifica che è il conducente ad essere responsabile dei passeggeri, invitando quindi ad assicurarsi preventivamente che tutti abbiano un documento di identità valido.

Migranti, la Cei: “Non possiamo volgere lo sguardo altrove. No al clima di paura e rifiuto”

La conferenza dei vescovi interviene sull’accoglienza: “Salviamo umanità da imbarbarimento, non facciamo nostre parole sprezzanti”


ROMA – “Gli occhi sbarrati e lo sguardo vitreo di chi si vede sottratto in extremis all’abisso che ha inghiottito altre vite umane sono solo l’ultima immagine di una tragedia alla quale non ci è dato di assuefarci”. Inizia cosi una nota della presidenza della Cei guidata dal cardinale Gualtiero Bassetti con la quale i vescovi italiani fanno sentire la loro voce sulle dolorose vicende delle morti avvenute nel Mar Mediterraneoin questi giorni. “Ci sentiamo responsabili – dice la nota – di questo esercito di poveri, vittime di guerre e fame, di deserti e torture. È la storia sofferta di uomini e donne e bambini che – mentre impedisce di chiudere frontiere e alzare barriere – ci chiede di osare la solidarietà, la giustizia e la pace”.

Pochi giorni dopo un appello diffuso dall’associazione “Cercasiunfine” nel quale 110 rappresentanti ecclesiali hanno chiesto proprio alla Cei un intervento più incisivo a favore dei migranti a fronte di una cultura impregnata da esclusione e xenofobia, i vescovi si fanno sentire spiegando che “come pastori della Chiesa non pretendiamo di offrire soluzioni a buon mercato”. E ancora: “Rispetto a quanto accade non intendiamo, però, né volgere lo sguardo altrove, né far nostre parole sprezzanti e atteggiamenti aggressivi. Non possiamo lasciare che inquietudini e paure condizionino le nostre scelte, determino le nostre risposte, alimentino un clima di diffidenza e disprezzo, di rabbia e rifiuto.

Animati dal Vangelo di Gesù Cristo continuiamo a prestare la nostra voce a chi ne è privo. Camminiamo con le nostre comunità cristiane, coinvolgendoci in un’accoglienza diffusa e capace di autentica fraternità. Guardiamo con gratitudine a quanti – accanto e insieme a noi – con la loro disponibilità sono segno di compassione, lungimiranza e coraggio, costruttori di una cultura inclusiva, capace di proteggere, promuovere e integrare. Avvertiamo in maniera inequivocabile che la via per salvare la nostra stessa umanità dalla volgarità e dall’imbarbarimento passa dall’impegno a custodire la vita. Ogni vita. A partire da quella più esposta, umiliata e calpestata”.

Migranti, la denuncia di Open Arms: la Libia ha lasciato morire in mare una donna e un bambino

Lo scrive su Twitter la ong: sarebbero stati fatti affondare perché non volevano salire sulla motovedetta libica. Salvini: “Bugie e insulti dimostrano che siamo nel giusto”. Saviano al vicepremier: “Quanto piacere le dà vedere i bimbi morti in mare?”. L’Oim: metà arrivi rispetto all’anno scorso, quasi 1500 morti dall’inizio del 2018, 1.100 su rotta per Italia

ROMA – La Libia avrebbe lasciato morire una donna e un bambino che erano a bordo di un gommone in difficoltà. Lo denuncia l’ong spagnola Proactiva Open Arms pubblicando su twitter le foto dei due corpi in mare, tra i resti di una barca.  “La Guardia Costiera libica ha detto di aver intercettato una barca con 158 persone fornendo assistenza medica e umanitaria – ha scritto il fondatore della Ong Oscar Camps – ma non hanno detto che hanno lasciato due donne e un bambino a bordo e hanno fatto affondare la barca perché non volevano salire sulle motovedette”.

“Quando siamo arrivati, abbiamo trovato una delle donne ancora in vita”, continua il racconto su Twitter di Camps. “Non abbiamo potuto fare nulla per recuperare l’altra donna e il bambino, che a quanto pare è morto poche ore prima che li trovassimo. Per quanto tempo avremo a che fare con gli assassini arruolati dal governo italiano per uccidere?”.

· Salvini: “Bugie, io tengo duro”
“Bugie e insulti di qualche Ong straniera confermano che siamo nel giusto: ridurre partenze e sbarchi significa ridurre i morti, e ridurre il guadagno di chi specula sull’immigrazione clandestina. Io tengo duro. #portichiusi e #cuoriaperti”. Questa la replica alle accuse di Open Arms, su Facebook, di Salvini. Lo scontro a distanza tra la Open Arms e il ministro va avanti da fine giugno, quando la ong spagnola, tenuta alla larga da giorni dalle coste italiane e maltesi, ottenne l’autorizzazione allo sbarco a Barcellona con 59 migranti. Già allora Camps aveva attribuito all’atteggiamento della Guardia costiera italiana e libica la morte in mare di cento persone successiva alla decisione del governo di chiudere i porti alle ong. E oggi ribadisce: “Ogni morte è la conseguenza diretta di quella politica”. Secondo fonti del Viminale, la versione di Open Arms “è una fake news. Nelle prossime ore verrà resa pubblica la versione di osservatori terzi che smentiscono la notizia secondo cui i libici non avrebbero fornito assistenza”.

· Saviano a Salvini: “Prova piacere a vedere morire bimbi in mare?
Così Roberto Saviano, rivolgendosi a Salvini, ha commentato su Twitter le foto diffuse dalla Open Arms: “Assassini! Ministro della Mala Vita, sui morti in mare parla di ‘bugie e insulti’, ma con quale coraggio? Confessi piuttosto: quanto piacere le dà la morte inflitta dalla guardia costiera libica, sua (mi fa ribrezzo dire ‘nostra’) alleata strategica? Lei che sottolinea continuamente di essere padre, ‘da papà quanta eccitazione prova a vedere morire bimbi innocenti in mare? Ministro della Mala Vita, l’odio che ha seminato la travolgerà. Come travolgerà gli imbelli a 5stelle, e tra di loro l’impresentabile Toninelli, sodale del ministro degli Interni in questa tetra esaltazione della morte degli ultimi della terra”.

Poi lo scrittore ha aggiunto: “E noi tutti, che oggi ci vergogniamo di vivere questi tempi per la nostra impotenza, abbiamo il dovere di ricordare i nomi di coloro i quali hanno legittimato questi assassini. Dobbiamo ricordare i nomi degli influencer cialtroni finanziati da mosca, di quelli che all’occorrenza spacciano fake news ed elaborano teorie del complotto: i vostri nomi li conosciamo bene”. “Dobbiamo ricordarci dei giornalisti che hanno preferito cavillare- dice ancora- per non prendere posizione, per calcolo o per mancanza di coraggio, e che magari tra qualche tempo diranno: ‘non ero io, non intendevo dire quello’. Dobbiamo ricordare anche il nome di chi ha semplicemente preferito ignorare e odiare: non basta non essere nessuno o nascondersi dietro un nickname. La storia ti insegue. La storia non dimentica”.

· La guerra alle ong e lo scontro sulla Libia “porto sicuro”
Ancora questa mattina, il ministro dell’Interno Matteo Salvini aveva ribadito suTwitter, riferendosi proprio alle navi della Proactiva Open Arms che si trovano al momento in zona Sar davanti alla Libia: “Sono tornate nel Mediterraneo in attesa del loro carico di esseri umani. Risparmino tempo e denaro, i porti italiani li vedranno in cartolina”.

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Sulla Libia, questo l’appello lanciato ieri a Mosca dal titolare del Viminale: “Dobbiamo cambiare la normativa e rendere i porti libici porti sicuri. C’è questa ipocrisia di fondo in Europa per cui si danno soldi ai libici, si forniscono le motovedette e si addestra la Guardia costiera ma poi si ritiene la Libia un porto non sicuro”. Una richiesta però seccamente respinta dalla Ue: “Nessuna operazione europea fa sbarchi in Libia perché non consideriamo la Libia un porto sicuro”. E la stessa linea del governo non convince il presidente dell’Europarlamento Antono Tajani che ha spiegato a Repubblica: “I flussi non si bloccano tenendo in ostaggio le persone”. Il ministro degli Esteri, Moavero Milanesi, ha intanto comunicato all’Alto rappresentante Ue che l’Italia ritiene non più attuabile il piano Sophia sui porti, che individua esclusivamente l’Italia come luogo di sbarco dei migranti che vengono soccorsi dalle proprie unità.

· Oim: 1.443 morti nel Mediterraneo nel 2018
Oltre 50.000 (per l’esattezza 50.872) migranti e rifugiati sono giunti in Europa via mare dall’inizio del 2018 al 15 luglio scorso e 1.443 persone sono morte mentre tentavano di raggiungere le coste europee, ha indicato l’Organizzazione internazionale per le migrazioni.  Il totale degli arrivi è pari a circa la metà del dato di 109.746 registrato nello stesso periodo l’anno scorso. Anche il numero di decessi del 2018 risulta inferiore a quello segnalato nello stesso periodo dell’anno scorso (2.381), ma è proporzionalmente maggiore rispetto al numero delle partenze. La rotta del Mediterraneo centrale verso l’Italia resta la più pericolosa, con 1.104 vittime registrate dall’inizio del 2018, quasi quattro volte il numero degli annegamenti avvenuti sulla rotta per la Spagna (294), benché i numeri degli arrivi nei due Paesi siano quasi identici.

· Orfini: fare chiarezza, ong fondamentali. Don Ciotti: barbarie
Interviene Matteo Orfini, presidente del Pd: “Il governo si attivi immediatamente per chiarire con la Libia se quanto denunciato da Open Arms corrisponde al vero. Una barca fatta affondare con a bordo donne e bambini sarebbe l’ennesima tragica dimostrazione dei metodi barbari e inaccettabili utilizzati dalla guardia costiera libica. E di quanto sia fondamentale la presenza delle Ong nel Mediterraneo, impegnate a salvare vite ma anche a tenere i riflettori accesi sugli abusi di chi viola i diritti umani”.

A bordo della nave c’è anche il deputato di Leu Erasmo Palazzotto. “Matteo Salvini – ha scritto su Twitter pubblicando la foto della donna e del bambino – Questo è quello che fa la guardia costiera libica quando fa un salvataggio umanitario. Open Arms ha salvato l’unica superstite, mentre i tuoi amici libici hanno ucciso una donna e un bambino. Almeno oggi abbi la decenza e il rispetto di tacere e aprire i porti”.

Per don Luigi Ciotti, presidente di Libera e del Gruppo Abele, “non ci sono parole, ma soprattutto non bastano più le parole. Come non basta la rabbia, l’indignazione, il disgusto. La notizia di due donne – una salva per miracolo – e di un bambino lasciati morire per il rifiuto di essere riportati nei lager libici, luoghi di umiliazione e di violenza, è il segno ulteriore di una barbarie alla quale bisogna opporre azioni concrete”

· Convalidati fermi Vos Thalassa
Il gip di Trapani Caterina Brignone ha convalidato il fermo dei due stranieri finiti in manette per l’aggressione dell’equipaggio e del comandante del rimorchiatore Vos Thalassa che li aveva soccorsi, insieme ad altri profughi, mentre navigavano in acque libiche. Sono accusati di resistenza e violenza a pubblico ufficiale e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Per entrambi è stata disposta la custodia cautelare in carcere. I due, Bichara Tijani Ibrahim Mirghani e Ibrahim Amid, avrebbero aggredito e  minacciato alcuni membri dell’equipaggio temendo di essere riportati indietro come aveva disposto la Guardia Costiera libica.

Migranti, Conte: “Italia ascoltata, Francia e Malta accoglieranno ognuna 50 persone”

Salvini e il presidente del consiglio hanno tenuto il punto: “Redistribuzione Ue o non sbarcano”. In serata l’annuncio via Facebook: “Risultati se Ue lavora unita”. Ai leader europei: “Chiederò la modificare la missione Sophia, il porto di sbarco non può continuare a essere identificato solo in Italia”. Il pattugliatore di Frontex con 176 a borso è in rada a Pozzallo. L’imbarcazione della Guardia di Finanza che trasporta gli altri 266, si trova, invece, al limite delle acque territoriali. In ospedale diversi migranti in condizioni gravi. Per i due migranti della Vos Thalassa è scattato il fermo

Francia e Malta prenderanno rispettivamente 50 persone dei 450 migranti trasbordati sulle due navi militari. A breve arriveranno anche le adesioni di altri Paesi europei. È il primo importante risultato ottenuto oggi, dopo una giornata di scambi telefonici che ho avuto con tutti i 27 leader europei”. Lo scrive su Facebook il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. “Finalmente l’Italia è ascoltata”, aggiunge il premier a conclusione di un nuovo braccio di ferro sui migranti. Una lunga partita cominciata con il ministro Salvini pronto a restare sulla linea dura. “Mandare a Malta, o in Libia”, le due navi militari su cui stamattina sono stati trasbordati i 450 migranti del barcone partito, molto probabilmente, da Zuara. Questo voleva. “In Italia si arriva solo con mezzi legali”, ha spiegato in un colloquio con il premier Conte prima della soluzione arrivata in serata, aggiungendo che “occorre un atto di giustizia, rispetto e coraggio per contrastare i trafficanti di esseri umani e stimolare un intervento europeo”.

Il ministro dell’Interno ha dunque esultato. Non solo per la ridistribuzione dei migranti. “Due buone notizie – ha annunciato su Fb – la Procura di Trapani ha confermato l’arresto di due immigrati sbarcati dalla nave Diciotti per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Grazie. Dei 450 immigrati su due navi al largo delle coste italiane, Francia e Malta hanno accettato di accoglierne 50 a testa, e altri Paesi faranno lo stesso. Bene. Volere è potere io non mollo”. E’ stata la Procura di Trapani a emettere un decreto di fermo a carico di Bichara Tijani Ibrahim Mirghani e Ibrahim Amid, finora indagati a piede libero per violenza privata. Le indagini hanno accertato il loro ruolo nell’aggressione subita dall’equipaggio della nave Vos Thalassa che li aveva soccorsi e i magistrati hanno deciso di modificare le accuse contestando i reati di resistenza, violenza e minaccia a pubblico ufficiale e concorso in favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Nel mentre la nave Protector di Frontex, con a bordo 176 migranti, è arrivata in rada a Pozzallo e quella della Guardia di Finanza che trasporta gli altri 266, si trova, invece, al limite delle acque territoriali. Lo sbarco dovrebbe essere effettuato domattina. Il presidente del Consiglio è rimasto iin costante contatto con Viminale, Farnesina e ministero dei Trasporti e con i responsabili delle unità di soccorso. Al Presidente Juncker e Tusk e agli altri leader europei Conte ha inviato una lettera volta a sollecitare l’applicazione immediata anche a questo caso dei principi europei affermati nel corso dell’ultimo Consiglio Europeo di fine giugno.  “L’Italia non è più disposta a farsi carico in modo isolato di un problema che riguarda tutti i Paesi europei. O verranno redistruiti in tutti i Paesi Ue o non sbarcano”. Una posizione accettata dai Paesi che chiamati in causa hanno deciso di accogliere. “Gli eventi nel Mediterraneo – questo ha scritto Conte – confermano che è della massima urgenza dare seguito, attuandole senza esitazioni, alle conclusioni del Consiglio europeo di fine giugno. Ti chiedo di dare un segnale inequivocabile di condivisione della responsabilità” con “un’azione di condivisione a livello europeo” sui 450 migranti soccorsi la scorsa notte. “Anche l’Italia sarebbe pronta a prenderne una quota”. “I risultati arrivano se l’Ue lavora unita”, il senso del messaggio. Non solo. “Il governo italiano chiederà alla prossima riunione del Cops l’adeguamento immediato del Piano operativo dell’Operazione Eunavfor Med (la missione ‘Sophia’, ndr) in relazione al porto di sbarco, che non può continuare ad essere identificato solo in Italia”.
L’ipotesi originaria di Salvini – rimandarli in Libia o Malta – poteva configurarsi come un respingimento, vietato dalle norme internazionali. C’è stato solo un precedente, durante il governo Berlusconi quando Roberto Maroni era ministrodell’Interno, e l’Italia in seguito venne condannata dalla Corte europea dei Diritti dell’Uomo.

Il trasbordo dei 450 migranti è avvenuto questa mattina a largo di Linosa: 176 persone sono state messe sul pattugliatore inglese “Protector” inserito nel dispositivo Frontex, e altre 266 sul “Monte Sperone” della Guardia di Finanza. Otto persone, tutte donne e bambini, sono state trasportate a Lampedusa a bordo di motovedette della Guardia Costiera per motivi sanitari. Una donna incinta insieme con la sorella e una mamma molto debilitata sono state trasportate in elisoccorso all’ospedale di Palermo. “Le loro condizioni di salute sono particolarmente gravi – ha detto all’Adnkronos il medico Pietro Bartolo – una donna, in particolare, era pelle e ossa, non mangiava da settimane”. In ospedale a Palermo altri tre uomini, anche loro molto gravi. Una donna di origine eritrea, molto disidratata e debilitata, giudicata in pericolo di vita, è stata trasferita dall’imbarcazione della Guardia di Finanza su una motovedetta e portata all’ospedale di Modica.

Drammatici i racconti di chi ha visto le condizioni delle persone più provate. “Vederlì così – ha raccontato un’infermiera del poliambulatorio di Lampedusa – ci porta alla mente gli effetti dei campi di concentramento tedeschi della seconda guerra mondiale, tanto sono importanti gli stati di denutrizione e di disidratazione. Uno dei ragazzi che parla un po’ di inglese ci ha raccontato che per diversi mesi hanno potuto mangiare solo 30 grammi di pasta al giorno e nient’altro”. Una delle pazienti trasferite a Palermo, invece, ha 27 anni, è pelle e ossa, pesa 35 kg. Avrebbe trascorso “sette mesi drammatici” in Libia, dove sarebbe stata anche violentata. Con lei c’è la figlia di 4 anni. “Non mangia da tre giorni, aiutatela – è riuscita appena a dire la donna – datele del cibo vi prego…”. Una donna colta da malore mentre era a bordo della ‘Protector’, ferma in rada, è stata soccorsa e portata a terra, a Pozzallo, con una motovedetta.

Il barcone era partito ieri mattina dalle coste libiche di Zuara ed è entrato nella zona Sar (Search and Rescue) italiana.  Alle 22 di ieri sera si trovava a poche miglia da Lampedusa e da Linosa, poi i pescatori della zona lo hanno visto cambiare rotta e puntare verso la costa siciliana. Dopo un lungo braccio di ferro con Malta, che aveva preso in carico il coordinamento del soccorso senza però mandare navi e senza rendersi disponibile ad accogliere sull’isola i migranti, il governo italiano è intervenuto. Un convoglio di tre motovedette della Capitaneria e una della Guardia di Finanza lo hanno intercettato. “Alla vista delle unità italiane il barcone si è fermato e alcuni naufraghi hanno iniziato a lanciarsi in acqua”, ricostruiscono fonti governative. “Grazie all’intervento di una motovedetta i migranti sono tutti stati recuperati. In nottata sono giunti il pattugliatore Montesperone della Gdf e una nave inglese che hanno accolto i migranti”.

Migranti, trasferiti su nave Guardia costiera i 66 della Vos Thalassa: “Stavano mettendo in pericolo l’equipaggio”

Ora si trovano a bordo della Diciotti perché a bordo del cargo ci sarebbe stato un ammutinamento. Il ministro Toninelli: “Sono dei facinorosi, avanti con indagini per punirli”. In un primo momento Salvini aveva ribadito che non sarebbero sbarcati in Italia


ROMA –  Un presunto ammutinamento da parte dei 66 migranti a bordo della Vos Thalassa sarebbe all’origine del trasferimento sulla nave Diciotti delle persone soccorse in mare dal cargo commerciale, a cui era stato negato dal Viminale l’approdo in Italia. Questa la ricostruzione del ministero dei Trasporti, che spiega quindi perché la nave della Guardia costiera sia intervenuta stanotte. Secondo quanto scritto anche su Twitter dal ministro Danilo Toninelli, i 66 “facinorosi” (tra loro molte donne e bambini) si sarebbero ammutinati nei confronti dell’equipaggio della Vos Thalassa all’annuncio dell’arrivo della marina libica che li avrebbe riportati in Africa. Secondo Toninelli, i 66 “stavano mettendo in pericolo di vita l’equipaggio dell’incrociatore italiano (in realtà è un rimorchiatore, ndr) della Vos Thalassa. Ora avanti con indagini per punirli”. Pochi minuti prima dell’intervento del ministero dei Trasporti, Salvini aveva ribadito che, anche se ormai a bordo della nave della guardia costiera, i 66 migranti soccorsi ieri dalla nave Vos Thalassa non sarebbero comunque sbarcati in Italia.”Avrebbe dovuto lasciarli alle motovedette libiche che erano state allertate”, la motivazione con la quale ieri sera il Viminale ha motivato la decisione di non concedere alla nave che svolge servizio di sorveglianza della piattaforma petrolifera Farwah l’approdo in un porto italiano. Una decisione senza precedenti arrivata a pochi minuti di distanza dalla dichiarazione di Luigi Di Maio che ieri sera, intervistato da La7, aveva detto: “I nostri porti sono aperti. Stiamo autorizzando pescherecci, cargo e navi militari a salvare le persone in mare e a venire nei nostri porti. Le uniche a cui abbiamo detto no sono le Ong”.

Nella notte, la decisione di autorizzare il trasbordo dalla Vos Thalassa, una delle navi commerciali che spesso è stata chiamata a soccorrere migranti per la sua posizione di vicinanza alle acque Sar libiche, alla nave Diciotti della Guardia costiera. Questa mattina il Viminale aveva fatto sapere che i migranti non verranno sbarcati in Italia. Un annuncio che lascia perplessi visto che, per il diritto internazionale, i migranti sono ormai su suolo italiano e il loro respingimento è vietato. Improbabile appare anche che altri Paesi europei possano accettare di accogliere migranti salvati da una nave italiana e ora a bordo di un mezzo militare italiano.

Vigilia avvelenata del vertice Ue sui migranti. Francia e Spagna all’attacco: “Non c’è crisi, siete egoisti”

Vigilia avvelenata del vertice Ue sui migranti. Francia e Spagna all'attacco: "Non c'è crisi, siete egoisti"
La nave Lifeline in mare da giorni con 224 migranti a bordo
(afp)

Il ministro dell’Interno italiano a Der Spiegel (“Il nostro sì al summit non è scontato”) apre una giornata di accuse e veleni. Salvini dà dell’arrogante a Macron, Di Maio lo definisce “nemico numero uno”. Parigi anticipa la linea comune con la Spagna: “Centri chiusi in Paesi dell’Unione di primo sbarco. Sanzioni per chi non accoglie i rifugiati”

ROMA – Una vigilia di veleni. E di attacchi. La tensione tra Italia e Francia vive nella battaglia di dichiarazioni tra Emmanuel Macron, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, a poche ore dal vertice Ue sui migranti, a cui si aggiunge in tarda serata un durissimo Pedro Sanchez. Un summit, quello di Bruxelles, cui l’Italia parteciperà – fanno sapere fonti di governo – “con le mani libere”, non escludendo di dire un no finale.

MACRON: “IN ITALIA NESSUNA CRISI MIGRATORIA”
Il presidente francese ha lanciato un affondo che sembrava diretto al vicepremier leghista italiano. “Bisogna essere chiari e guardare le cifre – ha dichiarato Macron – l’Italia non sta vivendo una crisi migratoria come c’era fino all’anno scorso. Chi lo dice, dice una bugia”. “Una crisi politica”, ha poi aggiunto, è provocata da “estremisti che giocano sulle paure. Ma non bisogna cedere nulla allo spirito di manipolazione”. Parlava di Salvini? Quel che è certo è che il ministro dell’Interno italiano si è sentito talmente punto sul vivo dal dare “dell’arrogante” al presidente francese.

Ecco il contrattacco di Salvini: “Seicentocinquantamila sbarchi in 4 anni, 430mila domande presentate in Italia, 170mila presunti profughi a oggi ospitati in alberghi, caserme e appartamenti per una spesa superiore a 5 miliardi.  Se per l’arrogante presidente Macron questo non è un problema, lo invitiamo a dimostrare la generosità con i fatti aprendo i tanti porti francesi e smettendo di respingere donne, bambini e uomini a Ventimiglia”. E Luigi Di Maio rincara la dose: “In Italia l’emergenza immigrazione esiste eccome ed è alimentata anche dalla Francia con i continui respingimenti alla frontiera. Macron sta candidando il suo Paese a diventare il nemico numero uno dell’Italia su questa emergenza, il popolo francese è sempre stato solidale e amico degli italiani. Ascolti loro, non chi fa soldi sulla pelle di quelle persone”.

La vigilia del vertice Ue era cominciata con le dichiarazioni del leader del Carroccio che a Der Spiegel aveva annunciato la linea politica del governo italiano. “La differenza col passato è che l’approvazione dell’Italia non è garantita a priori”. Contestando le priorità del vertice: “Sul tavolo lì c’è innanzitutto la questione dei respingimenti immediati verso l’Italia di coloro che originariamente sono approdati sulle nostre coste, e solo successivamente la sicurezza delle frontiere esterne per il futuro. Per noi vale esattamente il contrario”. E ancora: “Conte ha il mandato di dire sì o no, di partecipare oppure alzarsi e sparire”.

Sanchez, intervistato da El Pais, dà manforte a Macron e alza ancora i toni: “Ci sono governi, come quello italiano, che fanno un discorso anti-europeo e dove l’egoismo nazionale è più diffuso”. Poi dichiara: “Ciò ha anche a che fare con la precedente mancanza di solidarietà da parte dell’Ue con un Paese che ospita mezzo milione di esseri umani che provengono dalle coste della Libia”, che sottolinea che “il modo migliore per combattere l’eurofobia è una maggiore integrazione”. La Spagna non sarà insensibile alle
tragedie umane ma è evidente che “non può dare da sola una risposta”.

LO SCONTRO SUGLI HOTSPOT NEI PAESI DI PRIMO SBARCO
La posizione francese invece ruota su un altro punto: “Francia e Spagna proporranno al vertice europeo sui migranti l’istituzione di centri chiusi sul territorio europeo nei paesi di primo sbarco”, ha detto Macron dopo l’incontro con il premier spagnolo Sanchez. “È una soluzione a livello intergovernativo, può darsi che un giorno diventi europea ma non siamo costretti ad aspettare”. Macron propone anche sanzioni per i Paesi che si rifiutano di accogliere i migranti. Il no del governo italiano è netto: “Gli hotspot nei Paesi di primo sbarco vorrebbe dire ‘Italia pensaci tu’. Non esiste”, dice Di Maio. “I centri vanno realizzati nei paesi di origine e transito e devono essere a guida europea. Questo è quello che il Movimento 5 Stelle chiede da anni ed è quello che chiederà il Presidente Conte a Bruxelles. Non arretreremo di un millimetro”. In realtà, nel vertice Macron-Conte di Parigi, la posizione francese era sembrata diversa con un’apertura alla proposta italiana di istituire hotspot in Africa. Con la Germania lo scontro invece sarà sui respingimenti, vera e propria spada di Damocle per Merkel, allo scontro finale con il suo ministro dell’Interno Seehofer.

LA VISITA DI SALVINI IN LIBIA
È tutto pronto, intanto, per l’annunciato viaggio di Salvini in Libia, che dovrebbe avvenire lunedì prossimo. Alla missione a Tripoli del ministro, che – tra gli altri – incontrerà il premier Fayez al Sarraj, hanno lavorato l’intelligence e l’ambasciatore italiano nella capitale libica, Giuseppe Perrone. Per lunedì pomeriggio è prevista una conferenza stampa al Viminale nella quale, presumibilmente, il ministro riferirà dell’esito della trasferta. Tanti i temi sul tavolo, non solo i migranti, come ha sottolineato nei giorni scorsi lo stesso Salvini. “Se l’emergenza, con il gommone dei migranti in difficoltà, avviene in area di ricerca e soccorso libica è la Libia che deve intervenire”, ha detto intanto il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta. “Il governo italiano è pronto a fornire ulteriori mezzi alla Guardia costiera libica”, ha aggiunto.

Migranti, naufragio coste della Libia: “115 salvati, 5 affogati”

Un gommone carico di migranti è naufragato ieri davanti alle coste della Libia. La “guardia costiera” del Paese nordafricano ha salvato 115 persone, tra cui 2 bambini e 22 donne, mentre sono stati recuperati in mare 5 corpi senza vita, appartenenti a tre uomini e due donne. A riferirlo è un comunicato della Marina libica pubblicato su Facebook. Si tratta di migranti provenienti tutti da Paesi africani, tranne quattro pachistani.

Il naufragio è avvenuto a otto miglia a nord di Mellitah, a ovest di Tripoli, a causa delle difficili condizioni del mare. Nel comunicato i libici specificano che le onde alte hanno “sfasciato parte del gommone” e “alcuni migranti illegali sono caduti in mare”. Le persone soccorse sono state portate alla base navale della Capitale, dove hanno ricevuto “aiuto umanitario e medico” prima di essere consegnate “all’organismo per la lotta contro l’immigrazione clandestina, centro di accoglienza di Tariq Al-Sekka“. Una struttura, questa, che come tante altre sul suolo libico presenta gravi carenze igienico-sanitarie e di sicurezza e problemi di sovraffollamento

Parma, Migranti, ong nel mirino nel mar Mediterraneo: “Attaccata la solidarietà”

Migranti, ong nel mirino nel mar Mediterraneo: "Attaccata la solidarietà"

A Parma la testimonianza del capitano Gatti dell’organizzazione non governativa Open Arms. L’operazione Frontex vista dal mare

a nave Astral della Ong Proactiva Open Arms un giorno s’è trovata attorniata da otto gommoni e due barconi. Aveva risposto a una richiesta di soccorso. Più di duemila persone cui prestare aiuto, con un’imbarcazione che può accoglierne non più più di 200.

Nell’attesa che arrivassero altri vascelli, nell’arco di tempo compreso tra le cinque del mattino e le due del pomeriggio, in 29 hanno perso la vita. Solo un’altra giornata in mare, lungo la rotta dell’immigrazione libica.

A raccontare questo drammatico episodio è la voce del capitano dell’Astral, Riccardo Gatti, in un incontro al Circolo Arci Zerbini di Parma dal titolo “Nessuno va abbandonato in mare”. Dal luglio del 2016 fino agli ultimi recenti mesi del 2017 la Ong, con le sue tre navi, impegnate sia nell’area dell’isola di Lesbo che al di fuori dalle acque territoriali libiche, ha soccorso 24mila persone.

Proactiva Open Arms, sottolineano gli organizzatori dell’incontro, è specializzata in salvataggi in mare e opera con molto coraggio nel Mediterraneo, in questo momento prevalentemente tra Libia, Tunisia e Italia, per raccogliere migranti destinati a morte sicura.

I volontari hanno “altissima professionalità nel soccorso in mare ed operano preferibilmente al limite delle acque territoriali libiche. Questo li espone a notevoli rischi ma consente loro di poter intervenire con la massima tempestività nei casi più disperati”.

Un’umanità di ogni età e nazione: neonati ancora in fasce, donne incinta, uomini. Spesso vittime di violenza. Non solo nei Paesi da cui fuggono, ma anche in quelli in cui transitano, come la Libia. Persone del sub-Sahara, iracheni, siriani, nepalesi e negli ultimi tempi anche tanti libici, in fuga dal caos in cui è sprofondato il loro Paese.

Migranti, Riccardo Gatti: attaccati in mare perché soccorriamo

“Due mesi e mezzo fa ci stavamo avvicinando a un barcone. Con la guardia costiera libica non avevamo mai avuto problemi. I loro uomini venivano spesso a bordo. In quella circostanza hanno sparato con una mitragliatrice una serie di colpi in aria. Quando ci hanno riconosciuto ci hanno chiesto scusa. Pensavano – hanno spiegato –  che fossimo dei miliziani, che vengono a prendere i migranti”.

Una tensione che s’è fatta di mese in mese più alta, rendendo complesse e rischiose le operazioni di soccorso in mare. L’episodio più recente, riferito da Gatti, coinvolge la guardia costiera di Tripoli, alla quale l’Italia, lo scorso giugno, ha donato dieci navi.

“Ci hanno attaccato in acque internazionali. Una

volta minacciando di aprire il fuoco, se non ce ne fossimo andati; in un’altra circostanza obbligandoci a seguirli verso il porto di Tripoli. Un atto di pirateria. Abbiamo cercato di prendere tempo, chiamando chiunque potesse aiutarci. Alla fine ci hanno permesso d’invertire la rotta. Non ci è stata fornita alcuna spiegazione. L’ultimo messaggio trasmesso via radio: ‘Non tornate più o vi ammazziamo’.
(raffaele castagno)

Tunisia, nave da guerra sperona barca con 70 migranti: otto morti

Sul posto sono intervenute motovedette della Guardia Costiera, tratti in salvo la maggioranza dei profughi, alcuni sono dispersi.

PALERMO – Otto corpi recuperati, una ventina di dispersi, fra trenta e quaranta superstiti. Questo il bilancio ancora provvisorio della prima tragedia del mare lungo la nuova rotta degli sbarchi, quella tra Tunisia e Sicilia.

115146879-a1837161-fa31-4b9a-8eee-28418ff5e37b.jpg“Forse quasi 30 le vittime dell’incidente avvenuto tra Tunisia e Italia. Salvati oltre 40 migranti. Recuperati 8 cadaveri, si temono 20 dispersi”. È quanto scrive su twitter Flavio di Giacomo, portavoce dell’Iom, organizzazione internazionale per la migrazione,

A causare il naufragio di un peschereccio, a bordo del quale si stima ci fossero una settantina di migranti partiti dalle coste di Sfax, lo speronamento da parte di una nave della marina militare tunisina.  Il portavoce del ministero della Difesa Belhassen Oueslati ha così ricostruito la dinamica dell’incidente: la nave della marina tunisina “si è avvicinata iera sera a un’imbarcazione non identificata a 54 chilometri da Kerkenna e la barca si è scontrata con la nave militare, che ha provocato il suo affondamento”.

Erano da poco passate le due della notte scorsa quando la nave militare, non accorgendosi del peschereccio che procedeva a luci spente, lo ha speronato. Sull’incidente che avrebbe avuto conseguenze ben peggiori senza il pronto intervento dell’equipaggio della stessa nave, il ministero della Difesa di Tunisi ha aperto un’inchiesta. Molti dei migranti, a quanto sembra tutti tunisini, si sono gettati in acqua poco prima dell’impatto e sono stati salvati.

Il peschereccio doveva essere partito dalla Tunisia all’imbrunire e si trovava già in acque della zona ricerca e soccorso di Malta. Sarebbe arrivato questa mattina sulle coste dell’Agrigentino, una delle zone che ormai quasi quotidianamente vede sbarcare decine di migranti la maggior parte dei quali riesce a dileguarsi a terra per poi raggiungere la stazione di Agrigento e da lì le altre destinazioni in Italia.

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Alle operazioni di soccorso, che sono coordinate da Malta, stanno partecipando anche due motovedette della Guardia costiera partite da Lampedusa, una della Guardia di finanza e una nave militare italiana chiamate in aiuto dal centro ricerca e soccorso di Malta. Le operazioni di soccorso andranno avanti per tutto il giorno alla ricerca dei dispersi.

Migranti, Minniti: “Mio obiettivo è chiudere i grandi centri di accoglienza”

Il ministro dell’Interno: “Separare tema emergenza da immigrazione. Meno 35 per cento di accessi da Niger in Libia. Guardia costiera libica ha salvato oltre 16.000 persone”. “Su sharia nessuna mediazione è possibile”. “Parità uomo-donna altro valore intangibile”

AOSTA – “I temi dell’emergenza e dell’ immigrazione devono essere separati, metterli insieme è l’errore più catastrofico che si può fare. Sul tema c’è bisogno di una visione complessiva e su questo si gioca la partita tra populismo e riformismo”. Lo ha detto il Ministro dell’Interno, Marco Minniti, intervenendo alla nona edizione della Scuola per la Democrazia di Aosta, promossa dal Consiglio regionale della Valle d’Aosta e dall’associazione ItaliaDecide di Luciano Violante. “L’obiettivo che mi sono dato – ha spiegato il titolare del Viminale – è arrivare all’accoglienza diffusa e chiudere i grandi centri di accoglienza. I grandi centri di accoglienza, per quanto ci si possa sforzare di gestirli nel migliore dei modi, non possono essere la via maestra per l’integrazione”. 

• “CATTIVO MAESTRO CHI DICE STOP AI FLUSSI”
“Personalmente considero dei cattivi maestri coloro che dicono che, a un certo punto, ‘se arrivo io faccio cessare i flussi migratori'” ha sottolineato Minniti. “I flussi – ha aggiunto – non sono risolvibili con un approccio di carattere tecnico che porta a dire ‘abbiamo chiuso’: se qualcuno avesse dubbi su questa mia affermazione basta sollevare gli occhi dal nostro Paese e guardare quello che succede nel mondo. Il punto non è aprire o chiudere. Ma governare”.

“La cooperazione strategica tra il Governo e i sindaci – ha poi dichiarato – è un elemento cruciale per i temi della sicurezza e dell’immigrazione. Una democrazia moderna non può non fondarsi sul rapporto strategico tra governo centrale e gli enti locali”.

• “IL NORD AFRICA NON DIVENTI PIATTAFORMA ISIS”
“Nello Stato Islamico c’erano 25-30.000 foreign fighters provenienti da 100 Paesi, la più grande legione straniera mai vista. Molti sono morti ma molti torneranno nei Paesi di provenienza, in Europa e Africa. L’Africa settentrionale non può diventare una piattaforma per i terroristi dell’Isis”. “Nei prossimi 15 anni – ha osservato il minitro – Europa e Africa avranno un futuro allo specchio. E l’Europa è legata all’Africa su questo punto cruciale: ha investito sulla rotta balcanica una massa importante di risorse ed è legittimo chiedere un simile approccio per quanto riguarda l’Africa”. “Il cuore della questione migratoria – ha osservato ancora – è affrontare il tema dei Paesi di provenienza”.

• “GUARDIA COSTIERA LIBICA SALVATO 16MILA PERSONE”
“Le partenze dalla Libia verso l’Italia sono diminuite ma soprattutto sono diminuiti del 35% gli accessi in Libia dal Niger. È un dato molto importante per evitare che la Libia diventi un collo di bottiglia”, ha dichiarato Minniti. “La Guardia costiera libica – ha commentato – a cui abbiamo fornito motovedette e formazione, ha salvato in questo periodo oltre 16.000 persone”. A proposito di flussi migratori provenienti dalla Libia, Minniti ha detto che “incomincia a vedersi una fievole luce alla fine del tunnel”.

• SU SHARIA NESSUNA MEDIAZIONE È POSSIBILE”
“Non è possibile sottoporre il nostro Paese a una giurisdizione improntata al radicalismo religioso, chi pensa alla sharia deve capire che ‘in Italia no’, su questo non ci possono essere mediazioni, sono valori non

discutibili”. Lo ha affermato Minniti. L’altro valore “intangibile” indicato dal ministro, parlando del processo di integrazione, è quello della “parità della donna rispetto all’uomo: siamo un Paese che ha fatto su questo giganteschi passi in avanti”.