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Abito da sposa: alternative all’abito bianco

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Molte neo spose non vogliono assolutamente indossare l’abito bianco. Abbiamo pensato ad alcune alternative non troppo moderne al rigoroso bianco nuziale. 

Wedding

L’abito nuziale è forse il simbolo per eccellenza del matrimonio. Una delle prime domande da porsi è sicuramente: “Come è vestita la sposa?”. La scelta dell’abito è complessa e va fatta seguendo tanti criteri. Una delle questioni più spinose resta il colore dell’abito.

La tradizione vuole che il colore dell’abito sia indice di purezza, dato che la donna dovrebbe consegnarsi illibata al suo futuro marito. Aldilà però del significato del bianco, molte spose hanno paura del giudizio che ne scaturirebbe, risultando troppo estrose agli occhi degli invitati.


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L’Italia ha ancora tanto da imparare su come reinterpretare le tradizioni, ma noi vogliamo darvi degli spunti, soprattutto per  le più coraggiose ed intrepide che vogliono discostarsi dalla tradizione senza causare scandalo e giudizi di nonne, zie e prozie!

Abito da sposa Bronzo / Avorio

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Millanova Royal Collection


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Pronovias collection

Bronzo e Avorio sono alternative perfette per donne che non vogliono discostarsi troppo dalla tradizione. Questi due colori, in diverse tonalità, sono perfetti per un matrimonio a tema. Nonostante non siano gradazioni cromatiche del bianco, ormai vengono associate nel mondo del wedding, a varianti al classico bianco.

L’abito MillaNova, della Royal Collection, ha una sottoveste in oro- bronzo, che dona all’abito un’effetto gradevole di pienezza. L’oro è perfetto per spose con un incarnato olivastro e con un pizzico di abbronzatura sarebbe ancor più perfetto.

L’abito Pronovias è uno degli esempi di abito avorio. Gli abiti in commercio color avorio sono per la maggior parte di questo tipo: principeschi e ricamati, con dolci richiami d’avorio su base bianca.


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Abito da sposa Rosa

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Il Rosa è leggermente più azzardato di Avorio e Oro, ma rientra ancora in una rivisitazione del classico bianco candore. In foto vediamo un abito della collezione Nicole Spose, molto principesco. Il rosa è sconsigliato per donne con una carnagione molto chiara e soprattutto non va d’accordo con capelli scuri.

L’effetto del rosa è quello di una principessa e, se volete rendere il vostro matrimonio un evento ben organizzato, potete chiedere alle damigelle di vestirsi con abiti di diverse gradazioni di rosa, o addobbare sala e chiesa/ municipio fiori che ricordino non solo il colore, ma anche la linea dell’abito.

Abito da sposa Argento/ Lucido

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Pronovias Collection


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MillaNova Collection

Per le amanti della brillantezza gli abiti con effetto argentato sono i migliori. Questa tipologia di abito è l’ideale per un matrimonio d’Inverno, creando un connubio perfetto tra atmosfera e tema del matrimonio. Perfetto ancora di più se anche lo sposo optasse per un completo bianco o blu notte.

Ulteriore alternativa al bianco è sicuramente il patinato o lucido. L’abito lucido è prevalentemente realizzato con stoffe che hanno la capacità di scivolare in modo molto morbido sul vostro corpo. Di fatto la scelta di un abito lucido fa al caso vostro se state pensando ad abiti a sirena o stile impero.

MATRIMONI: WEDDING TOURISM, 8.700 EVENTI PER 500 MLN EURO FATTURATO

Oltre 8.700 eventi per un fatturato stimato di 500,1 mln di euro: è la dimensione del settore del wedding tourism in Italia nel 2018, il turismo dei matrimoni degli stranieri, secondo l’indagine realizzata dal Centro studi turistici di Firenze per Convention Bureau Italia. I dati dello studio sono stati ottenuti dall’analisi di oltre 1.600 tra questionari e interviste telefoniche rivolte ad operatori del settore. Tra le indicazioni emerse, la necessità di formazione specializzata per il settore wedding: oltre il 60% dei wedding planner intervistati parteciperebbe, infatti, a corsi di formazione. Secondo i dati rilevati, nel 2018 sono stati 8.791 i matrimoni di stranieri in Italia, un fenomeno che ha generato oltre 436 mila arrivi e oltre 1,5 milioni di presenze, rispettivamente il +6,8% e il +7,4% sul 2017, con risultati particolarmente positivi per il Sud e per le Isole. Il numero medio di invitati ad evento è stato di 49,6 e la spesa media di 56.890 euro, per un fatturato totale stimato in 500,1 mln di euro. Da notare come i festeggiamenti tendano a interessare sempre più giorni oltre a quello del matrimonio, trasformandosi in un vero e proprio mini-viaggio. Il ‘matrimonio-tipò è stato celebrato nel luxury hotel, prevalentemente nei mesi estivi (in particolare giugno e settembre) e con rito religioso o simbolico. In aumento anche i cosidetti ‘same sex wedding’, matrimoni lgbqt: la crescita è stata del +64% rispetto al 2017 e il fenomeno rappresenta ormai il 12% del mercato. Nel 2018 le coppie straniere sono arrivate in prevalenza da Regno Unito (28,1%), Usa (21,9%), Australia (9,4%), Germania (5,5%) e Canada (4,5%). Tuttavia, si sono registrati matrimoni di altre nazionalità con meno frequenza ma maggiore impatto economico: tra questi i Paesi Scandinavi, Indonesia ed Emirati Arabi. Le regioni preferite dagli stranieri sono risultate Toscana (30,9%), seguita da Lombardia, Campania, Veneto e Lazio. In forte ascesa negli ultimi anni Puglia e Sicilia
Per quanto riguarda le location, dopo il luxury hotel (31,9%) seguono ville, strutture agrituristiche, castelli e ristoranti. Tra le locations emergenti si segnalano le masserie, i rifugi alpini e le spiagge. Il wedding tourism è un fenomeno sempre più online, sia per gli operatori che per i clienti: se infatti per le strutture intervistate i motori di ricerca (23%) risultano essere il primo canale di acquisizione dei contatti, per i wedding planner lo sono i social network (24,8%); sul fronte clienti invece cresce l’uso di Internet per raccontare il matrimonio con hashtag dedicati sui social e la creazione di mini wedding site. Sono oltre 60.000 gli operatori che lavorano nel settore del wedding in Italia, un fenomeno in crescita negli ultimi anni. Tra questi, sono numerosi i wedding planner, per i quali appare sempre più urgente la richiesta di formazione qualificata. Secondo quanto emerso dall’indagine, infatti, il 29,7% dei wedding planner intervistati ha partecipato a corsi di formazione specifici per il settore nel 2018 mentre ben il 60,7% avrebbe interesse a parteciparvi in futuro. Secondo gli operatori intervistati, le aspettative per il 2019 del destination wedding sono di un’ulteriore crescita della domanda, stimata tra il +5 e il +10%. L’incremento maggiore è atteso per alcune aree del Sud Italia, come Puglia, Sicilia e Basilicata. Previsto anche un consolidamento dei mercati emergenti in termini di volume d’affari, soprattutto da Emirati Arabi e Estremo oriente.
È innegabile – spiega Carlotta Ferrari, presidente di Convention Bureau Italia – come il destination weddings si stia affermando sempre più come settore a sé stante, irrompendo su scala nazionale al pari di altri imponenti settori di business come il Mice e il luxury, generando flussi turistici di altissimo valore qualitativo ed economico. Da questa constatazione, nasce la volontà da parte di CBItalia di compiere un’indagine scientifica, per analizzare le necessità e le potenzialità dell’industria». «Da questa fotografia, si delineano due obiettivi. In primo luogo, emerge la chiara necessità di una formazione mirata e dedicata non solo agli operatori di settore, ma a tutta la filiera, per riconoscere e approfittare di nuove opportunità di un business di grande valore. Alla luce di questo, il secondo obiettivo mira a creare un necessario coordinamento nazionale dell’offerta e della promozione, specialmente sul medio e lungo raggio. Ritengo che il modello di collaborazione tra CBitalia e Enit che stiamo sempre meglio affinando sul Mice sia assolutamente vincente», sottolinea. «Il rilancio delle attività di Enit – commenta Giorgio Palmucci, presidente di Enit-Agenzia nazionale del turismo – passa inevitabilmente da un’attenta analisi sia dei mercati di provenienza dei turisti che dei tanti segmenti che compongono il turismo. Sicuramente la wedding industry è uno di quei segmenti che negli ultimi anni ha avuto una crescita più interessante. Riconosciamo pertanto il valore dell’analisi fatta Convention Bureau Italia e la ritengo funzionale a un impegno congiunto di coordinamento a livello nazionale».