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Casaleggio: “Il governo cade sulla Tav? Non credo”. E sull’autonomia: “Non decido io se consultare iscritti”

l presidente dell’Associazione Rousseau a Bari commenta i sondaggi che danno il M5s in calo: “Sbagliano”. E tesse le lodi della democrazia diretta

“Il governo cade sulla Tav? Non sta a me dirlo. Non credo, però…”. Davide Casaleggio interviene da Bari dove ha preso parte alla sesta tappa del Rousseau City Lab, l’evento itinerante dedicato ai temi della cultura e dell’innovazione dell’associazione Rousseau al quale partecipano parlamentari, sindaci e ministri del Movimento 5 Stelle. Rispondendo ai giornalisti sul rischio che il governo possa cadere a causa delle divisioni tra M5S e Lega sulla Tav afferma: “Penso che la base abbia sempre espresso la propria opinione in modo univoco su questo tema”.

Il presidente dell’associazione Rousseau commenta anche i sondaggi che danno il M5s in calo: “Non sono mai stato innamorato dei sondaggi, anzi tutte le volte che ho visto un sondaggio il giorno prima di una elezione, puntualmente ha sbagliato di più o meno il 6 per cento, per cui è un dato da prendere per quello che è”.

Casaleggio risponde anche su un altro dei temi al centro dello scontro fra Lega e M5s, ovvero l’autonomia regionale: “Non sta a me decidere su cosa interrogare gli iscritti, penso lo si possa fare in tutte le occasioni in cui ha senso consultarli”.

In ogni caso per il figlio di Gianroberto la piattaforma Rousseau ha dimostrato che “la democrazia partecipata è possibile. È qualcosa di concreto. Oggi i rappresentanti futuri del Movimento 5 Stelle verranno scelti dagli iscritti. Sembra una cosa normale, lo è, però non è ancora normale negli altri partiti. Non sto solo parlando dell’Italia, sto parlando in generale dell’Europa”.

“Oggi – prosegue – abbiamo i rappresentati sia in Parlamento che all’Europarlamento che nelle Regioni scelti dagli scritti. È qualcosa già di concreto ma stiamo migliorando”. E conclude: “Questa volta nella selezione per le Europee è stato introdotto anche il sistema meriti, per dare la possibilità alle persone e agli scritti di scegliere in modo più consapevole in base ai meriti delle persone che si sono proposte”.

La perquisizione a casa del cronista Palazzolo, Bonafede affida il caso agli ispettori

Dopo la perquisizione di ieri a casa del giornalista di Repubblica Salvo Palazzolo, che si è ritrovato sotto indagineper rivelazione di notizie in seguito all’articolo con il quale a marzo diede atto della chiusura dell’indagine sui poliziotti accusati di avere creato ad arte il pentito Vincenzo Scarantino, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha affidato il caso all’ufficio Ispettorato: “Il ministro – dicono dal ministero – ha interessato l’Ufficio ispettorato perché faccia i dovuti accertamenti e le relative valutazioni sulla vicenda”. Sarà poi l’ufficio Ispettorato, dicono dal ministero, a decidere se inviare gli ispettori a Catania.

Ieri la procura di Catania ha disposto la perquisizione dell’abitazione di Palazzolo e il sequestro di un cellulare, di un tablet e di tre hard disk. La perquisizione è arrivata a sei mesi dall’articolo di marzo con il quale si raccoltava la svolta nell’indagine sulla strage di via D’Amelio. A marzo, infatti, la procura di Caltanissetta ha chiuso l’indagine sul colossale depistaggio che ha tenuto lontana la verità per tanti anni e si apprestava a chiedere un processo per il dottore Mario Bo, per l’ispettore Fabrizio Mattei e per Michele Ribaudo (all’epoca era agente scelto). Secondo la sentenza del Borsellino quater “soggetti inseriti negli apparati dello Stato” indussero Vincenzo Scarantino a rendere false dichiarazioni sulla strage che uccise il procuratore aggiunto Paolo Borsellino e i poliziotti della scorta.

A Palazzolo viene contestato dalla procura di Catania di aver scritto della chiusura dell’indagine, su Repubblica.it, tre ore e mezza prima che i difensori dei poliziotti ricevessero la notifica ufficiale del provvedimento.

M5S, Roberta Lombardi candidata alla Regione Lazio

Le Regionarie M5S
E’ Roberta Lombardi la candidata M5S alla presidenza della Regione Lazio. L’annuncio è stato fatto a Marino dove oggi si è svolta la festa regionale Cinquestelle con gazebo pentastellati e interventi in stile talk show. Sul palco insieme al notaio del M5S Alessio Tacchini sono saliti Beppe Grillo e Davide Casaleggio che oggi dietro le quinte hanno seguito l’alternarsi dei parlamentari sul palco. In lizza insieme a Roberta Lombardi c’erano anche Davide Barillari e Valentina Corrado. La deputata M5S ha vinto le primarie online con 2952 preferenze. Corrado ha preso 954 voti, Barillari 2605.

«Io non mi sono mai arresa, ci sono stati momenti difficili ma ho sempre tenuto la testa alta», afferma sul palco Roberta Lombardi citando una frase di Gianroberto Casaleggio: «è impossibile sconfiggere chi non si arrende mai». E Lombardi sottolinea «l’importanza del lavorare con umiltà, per distinguere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e per riconoscere i propri errori».

Seguono abbraccio e bacio con Virginia Raggi sul palco di Marino dove la vincitrice delle Regionarie chiama alcuni sindaci oltre ai candidati che hanno perso le Regionarie. E, quando sale Raggi sul palco, mentre Beppe Grillo fa un sottofondo musicale con la voce Lombardi scherza: «siamo una squadra». «Siamo tutti in campo, siamo una squadra», si fa poi seria la deputata M5S.

«Prendo un impegno: con il M5s in Regione Lazio mafie e corruzione non avranno respiro, saremo il baluardo contro di loro», ha aggiunto Lombardi.

«Siamo più che pronti a dare al candidato o alla candidata tutto il sostegno che merita, perché dobbiamo prendere prima Ostia e poi la Regione Lazio», aveva dichiarato Virginia Raggi sul palco del parco della Pace di Marino. Raggi ha poi aggiunto: «Quando entreremo in regione, le altre città e la regione Lazio potranno davvero ripartire e rinascere».

«Andiamo avanti a testa bassa, senza le polemiche che ci vorrebbero divisi in fazioni e correnti. Ma in comune non vedo correnti, vedo persone che lavorano a testa bassa: le correnti solo quelle delle finestre».

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Diversi I gazebo pentastellati che circondano l’arena da dove parleranno I parlamentari M5S e il vincitore delle Regionarie. è giallo sulla presenza o meno di Beppe Grillo. Il garante M5S questa mattina era dato con buone probabilità assente ma con il passare delle ore sembra siano aumentate le chance di vederlo sul palco. Dove è atteso anche Davide Casaleggio.

Sul palco lo stile seguito dai presentatori è molto leggero: si comincia con un video in cui i parlamentri recitano un siparietto sulla rendicontazione degli scontrini. Poi i conduttori si lanciano in una critica sarcastica alla Presidenta, a Laura Boldrini che però non nominano mai. Si prendono gioco dei suoi moniti linguistici al femminile  (sindaca, assessora…).

Il format è nuovo anche dal punto di vista scenico: sembra di stare in un talk show estivo (si, i talk show quelli che erano considerati sono due divani di pelle nera che ospitano i portavoce che intervengono. Sono Manlio Di Stefano, Nicola Morra, Davide Bono, Enrica Sabatin e infine Paola Taverna, l’organizzatrice della manifestazione. La senatrice romana e diventata una sorta di segretaria regionale del M5S. Perfetta per il ruolo: allineatissima con i vertici e però ancora in contatto con la base ortodossa.

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Lombardi è molto dedita alle pubbliche relazioni: bacia e abbraccia gli attivisti.

Elezioni regionali, i Cinque Stelle scelgono i candidati reatini: sono Roberto Casanica e Emanuele Loreti

RIETI – I candidati del Movimento 5 Stelle, alle prossime elezioni regionali, saranno Roberto Casanica 48 anni di Rieti ed Emanuele Loreti  26 anni nativo di Greccio.

I due candidati sono stati scelti, tra i 16 che si proponevano, tramite votazione online riservata ai soli iscritti del Movimento Cinque Stelle della provincia di Rieti. .

«Non sappiamo ancora – si legge in una nota del Movimento Cinque Stelle – chi tra i due sarà nel cosiddetto listino (che ovviamente Zingaretti non ha fatto abolire nonostante nel 2013 lo avesse promesso) e chi invece nella lista circoscrizionale, ma questo è solo un dettaglio, l’importante è che i due rappresentanti provenienti dal Meetup dei Grilli Parlanti di Rieti, persone oneste e trasparenti, abbiano ottenuto questo risultato, che non è un punto di arrivo ma è il punto di partenza verso un futuro migliore.

Già da sabato saremo presenti con loro all’evento regionale CondiVisione5Stelle, che si terrà a Marino presso il Parco della Pace, ed in tale occasione verrà reso noto il nome del candidato alla presidenza della Regione Lazio (che verrà scelto con votazione online domani 12 ottobre), alla presenza di numerosi portavoce regionali e nazionali e, sicuramente, non mancherà Beppe Grillo.

Nelle prossime settimane ci riuniremo per tornare a lavorare a testa bassa sulle problematiche del nostro territorio, per approfondirle e per scrivere le nostre proposte in merito, e lo faremo insieme a tutti gli attivisti della provincia di Rieti».

Rosatellum bis, il governo pone la fiducia. Insorgono M5s e Mdp: “Domani in piazza”

Rosatellum bis, il governo pone la fiducia. Insorgono M5s e Mdp: "Domani in piazza"
Manifestazione anti-Rosatellum a piazza Montecitorio dei militanti del M5S, cui si sono uniti i sostenitori leghisti del referendum per l’autonomia in Lombardia e Veneto, i neo-borbonici con i vessilli del Regno delle due Sicilie e il Movimento liberazione Italia che fa capo all’ex generale Antonio Pappalardo (lapresse)

L’esecutivo accoglie la richiesta del Pd di blindare il testo per evitare che la riforma elettorale cada di nuovo sotto i colpi dei franchi tiratori. Speranza: “Attacco alla democrazia”. M5s: “Atto eversivo”

ROMA – Il Consiglio dei ministri ha posto la fiducia sul Rosatellum bis. Il ministro per il Rapporti con il Parlamento, Anna Finocchiaro, ha posto nell’Aula della Camera la questione di fiducia sulla proposta di legge di riforma elettorale nel testo licenziato dalla commissione Affari Costituzionali. Le opposizioni hanno reagito chiedendo l’intervento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ma dopo che il Colle ha fatto sapere che, pur apprezzando l’impegno delle Camere, nulla può decidere nel merito, hanno annunciato manifestazioni di piazza: Mdp si riunirà domani alle 17,30 in piazza Pantheon, Beppe Grillo ha convocato a partire da domani alle 13 “un presidio permanente davanti Montecitorio fino al voto finale, previsto per giovedì sera”.

La decisione della fiducia è stata presa al termine di una riunione del Consiglio dei ministri convocato d’urgenza dopo la richiesta da parte del Pd di blindare la riforma elettorale e metterla al riparo dai voti segreti (un centinaio). Ma tra le file dem c’è già chi, come il deputato democratico Marco Meloni, direttore della Scuola di Politiche fondata da Enrico Letta, annuncia che voterà contro la fiducia.

• ROSATO: “CHI CONTESTA AFFOSSò IL PROPORZIONALE”
“I due partiti che oggi contestano la riforma elettorale chiedendo il proporzionale – ha dichiarato il capogruppo dem Ettore Rosato – sono gli stessi che hanno affossato il modello tedesco che era proporzionale”. “In loro – aggiunge – c’è solo la volontà di non fare la legge elettorale” che torna nell’Aula di Montecitorio a quattro mesi dall’incidente sull’emendamento di Micaela Biancofiore che fece saltare l’accordo tra Pd-Fi-Lega e M5S sul cosiddetto “Tedesco”.

SCHEDA Come funziona il Rosatellum bis

• FIDUCIA CONTRO IL VOTO SEGRETO
La più grande preoccupazione della maggioranza, fugata ora dalla fiducia posta dal governo, era che la riforma fosse nuovamente affossata sotto il tiro dei franchi tiratori, protetti dai circa 50 voti segreti richiesti dalle opposizioni. Un’incognita a cui Pd, Forza Italia, Ap e Lega (le forze del nuovo patto a quattro sulla legge elettorale) pensavano di rispondere in un primo tempo con la tecnica parlamentare del ‘canguro’, ossia con emendamenti predittivi che avrebbero fatto cadere automaticamente tutti gli altri. Ma poi l’ipotesi del ricorso alla ‘fiducia tecnica’ ha prevalso. In mattinata il capogruppo dem alla Camera Ettore Rosato (che dà il nome alla legge), ha reso pubblica la richiesta del Pd al governo: “Dopo la riunione di maggioranza ho telefonato al premier Paolo Gentiloni riferendo che è opportuna la fiducia per superare il ricorso ai voti segreti”. Saranno dunque poste tre fiducie tecniche sui primi tre articoli della legge, quelli oggetto degli emendamenti su cui le opposizioni avrebbero voluto il voto segreto. Il voto finale sul provvedimento sarebbe comunque segreto, come previsto dal Regolamento della Camera.

Rosatellum bis, Finocchiaro pone la fiducia tra le urla: “Vergogna, vergogna”

• L’INSURREZIONE DEL M5S E IL NO DI MDP
La possibilità del voto di fiducia scatena la sollevazione del M5s e degli altri partiti contrari alla riforma. Il candidato premier del Movimento Luigi Di Maioannuncia su Facebook due giorni di manifestazioni di protesta: “Siamo in piena emergenza democratica – dice nel videomessaggio – abbiamo bisogno di voi.  Si comincia domani alle 13, in piazza Montecitorio, raggiungeteci per fermare questa vergogna”:

https://www.facebook.com/plugins/video.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2FLuigiDiMaio%2Fvideos%2F1488458237857384%2F&show_text=0&width=560

Nelle ore precedenti, quando la fiducia era ancora solo un’ipotesi, era intervenuto Danilo Toninelli, deputato M5s ed esperto di sistemi elettorali, invocando su Twitter l’intervento del Capo dello Stato:

 “Qui si sta scherzando col fuoco – aveva invece commentato Roberto Speranza, coordinatore di Mdp che ha convocato per domani alle 17,30 una manifestazione al Pantheon –  è una legge che toglie la sovranità ai cittadini di scegliere i propri eletti viene approvata togliendo la sovranità al Parlamento. È oltre i limiti della democrazia”.

IL ‘QUADRIPARTITO’ TUTTO A FAVORE
Con il Pd si schierano altre tre forze politiche. Per Maurizio Lupi, capogruppo di Ap, “la fiducia è un atto di responsabilità”. Forza Italia “voterà sì alla legge, pur non partecipando – chiarisce il capogruppo dei deputati azzurri, Renato Brunetta – alla votazione sulla fiducia”. “Diremo sì e lo faremo con convinzione, in modo compatto e leale, al voto finale”, garantisce Silvio Berlusconi. Lo stesso farà la Lega, con il segretario Matteo Salvini che vuole chiudere la partita al più presto.

• DI BATTISTA SBAGLIA PIAZZA: PRIMA GLI APPLAUSI, POI GLI INSULTI
Sulla scia del richiamo del M5s, già questa mattina in piazza Montecitorio alcuni militanti del Movimento si erano dati appuntamento tramite la piattaforma Rousseau. Ai manifestanti pentastellati se ne sono successivamente uniti altri di diversa estrazione: dagli ex forconi del generale Antonio Pappalardo ai no vax, dai leghisti a sostegno del referendum per l’autonomia di Veneto e Lombardia agli indipendentisti neoborbonici con tanto di bandiere del Regno delle Due Sicilie. In mezzo alla variegata protesta è capitato – per sbaglio – il deputato M5s Alessandro Di Battista, che, inizialmente, aveva pensato si trattasse solo di cittadini vicini al Movimento. Zainetto in spalla, maniche di camicia e megafono alla mano, ha cominciato a parlare contro la legge elettorale alla folla davanti all’obelisco della piazza. Inizialmente accolto da un applauso, al neo papà sono stati poi indirizzati diversi “vaffa”, “che c… ci fai qui?” e “sei un abusivo” soprattutto dai seguaci di Pappalardo.

Rosatellum bis, il governo pone la fiducia. Insorgono M5s e Mdp: "Domani in piazza"

• GLI EMENDAMENTI
Ne sono stati presentati in tutto 200. Il M5S ne ha depositati 55, fra cui uno con il quale si chiede il vaglio preventivo della Corte costituzionale, senza il quale la legge elettorale non potrebbe entrare in vigore. Mdp ha presentato invece 28 proposte di modifica, tra cui l’introduzione del voto disgiunto e delle preferenze, “a tutela della libertà dell’elettore e contro i nominati”, spiega il deputato di Articolo 1 Alfredo D’Attorre. Altri 18 gli emendamenti di Sinistra italiana-Possibile: anche qui l’inserimento del voto disgiunto, l’eliminazione delle coalizioni e delle liste bloccate nel collegio plurinominale, la riduzione del numero di pluricandidature da 5 a 3, la riduzione delle firme per presentare le liste a sottoscrizione digitale. Nessuna modifica è stata richiesta invece da Ap e Pd, mentre sono 7 gli emendamenti di Forza Italia, fra cui due a firma di Francesco Paolo Sisto che però non incidono minimamente sull’impianto: riguardano infatti le modalità di voto degli italiani all’estero. Niente emendamenti dalla Lega, mentre sono 13 le modifiche presentate da Fratelli d’Italia, che chiede un premio di governabilità per chi raggiunge il 40% dei seggi.

TMB Salario, quando il M5s diceva “stop alla puzza” „La puzza? All’opposizione sì, al governo no. Il Tmb Salario e i grillini a nasi alterni“

TMB Stefano De Vito Proietti-2

„All’opposi zione i pentastellati tra i manif

estanti chiedevano l’immediata cessazione dei miasmi, oggi al governo si trincerano dietro lo “stiamo lavorando”“

TMB Salario, quando il M5s diceva “stop alla puzza”

Ieri in prima fila nelle manifestazioni per la chiusura del TMB, oggi trincerati dietro un vago “stiamo lavorando” che per soluzioni, tempi

e prospettive incerte non soddisfa affatto i cittadini.

La posizione di governo ha cambiato l’atteggiamento del Movimento 5 Stelle, romano e montesacrino, sulla scottante questione del TMB Salario. Non più spavalda opposizione, ma timida maggioranza. Basta pensare che nelle linee programmatiche della presidente Capoccioni il tema TMB Salario è stato liquidato in quattro righe. 

“Non abbiamo competenze dirette, la chiusura è utopia. Questa Amministrazione non racconta bugie” – si era difesa nell’occasione l’allora ne

o minsindaca.

La minisindaca nel 2013 sul blog di Grillo: “Stop alla puzza”

Lontani i tempi in cui Capoccioni pontificava sul blog d

i Grillo. “Bisogna stoppare la puzza non è solo uno slogan, ma è un nuovo approccio che il M5S propone di fronte a un problema concreto” – scriveva online.

Ma era il maggio del 2013 e, da candidata al Comune, aveva uno scranno in Aula Giulio Cesare da inseguire. Tant’è che quel tavolo con i “cittadini parlamentari” proposto all’epoca oggi che il M5s governa municipio e città è sparito dall’agenda.

Perso come quell’obiettivo primario di “stoppare la puzza”: “Mentre gran parte dei politici parlava di delocalizzazione dell’impianto, una procedura esosa e non attuabile in brevi tempi, il M5S propone come primo obiettivo quello di stoppare la puzza” – diceva dal blog la Presidente.

Campidoglio e Ama propongono nasi elettronici

Obiettivo fallito al governo del Municipio con i residenti a passare l’estate barricati in casa. Nel frattempo Campidoglio ed Ama a targa Cinque Stelle si dicono ancora alla ricerca dell’origine dei miasmi: nasi elettronici, come se quelli dei residenti non fossero abbastanza oggettivi, quanto proposto.

L’assessore D’Orazio: un tempo capofila nelle proteste, oggi eclissato

Defilato dalla questione anche l’assessore all’ambiente del Municipio III, Domenico D’Orazio. Ai tempi della presidenza del Comitato di Quartiere Serpentara  tra i capofila nei cortei lungo la Salaria, oggi eclissato. La lettera inviata a Piazza Sempione, insieme ad altri 12 comitati è un vago ricordo: allora chiedeva all’amministrazione Marchionne di “mettere in atto tutte le azioni possibili per una definitiva risoluzione”, oggi si trincera dietro dichiarazioni vaghe (“non siamo disposti a mantenere lo status quo”) e quel 70% di differenziata senza il quale il TMB non può chiudere. Obiettivo, con la crescita dello 0,1 in un anno, palesemente difficile da raggiungere in tempi brevi. Non una parola nell’infuocata assemblea di Largo Labia sfociata nella dura contestazione all’assessora Montanari e al dg di Ama Bina.

Le promesse di De Vito e Stefàno

Assenti dalle ultime proteste anche i consiglieri comunali De Vito e Stefàno, quasi habitué negli anni passati. Più facile in effetti scendere in strada da opposizione, meno farlo da squadra di governo al Municipio e al Comune. “I cittadini hanno diritto ad un ambiente di vita sano, cosi come sancito dalla costituzione art. 32” – dichiarava Stefàno a margine della manifestazione del luglio 2014. Quella salubrità che, nonostante l’avvento dei Cinque Stelle un tempo assai più battaglieri sul TMB Salario, oggi a Villa Spada e Fidene ancora manca. “Manutenzione, alleggerimento e chiusura” – quanto promesso da Marcello De Vito all’alba del nuovo mandato nel giugno 2016.

Manutenzione e alleggerimento di cui al Salario, tra vasche piene e portelloni aperti come scritto nero su bianco da Arpa Lazio, non v’è traccia. La chiusura, anche quella annunciata entro il 2019, rischia così di essere una chimera.

TMB Salario: passerella per la campagna elettorale

Perchè il TMB Salario è uno spunto perfetto per passerelle e campagna elettorale, ma un tema complesso e scottante quando si è al governo e bisogna trovare soluzioni concrete e immediate. Quelle che chiedono i cittadini: gli stessi con i quali, in tempi passati, il M5s ha manifestato urlando “stop alla puzza”. Uno slogan rimasto tale.

M5S, il giorno delle primarie. Rousseau in affanno, gli utenti: “Non si riesce a votare”

M5S, il giorno delle primarie. Rousseau in affanno, gli utenti: "Non si riesce a votare"Da sinistra in alto gli otto candidati alle primarie del M5S: Luigi Di Maio, Elena Fattori, Domenico Ispirato e Vincenzo Cicchetti. Da sinistra in basso: Gianmarco Novi, Marco Zordan, Nadia Piseddu e Andrea Davide Frallicciardi (ansa)

ROMA – Sulla piattaforma Rousseau, a prova di hacker per l’occasione, da questa mattina gli iscritti al M5S possono esprimere la loro preferenza per il candidato premier del Movimento. Si vota per tutto il giorno (fino alle 23, un solo voto a un unico candidato), ma i risultati delle primarie saranno segreti e gelosamente custoditi da due notai fino a sabato sera, quando il nome del vincitore sarà reso noto alla festa “Italia 5 Stelle “di Rimini, che si aprirà alle 18. E qui, tra i gazebo del MoVimento 5 Stelle denominati piazza dei Sindaci, area delle Regioni, padiglioni Parlamento, Parlamento europeo e Villaggio Rousseau, alle 19 sarà diffuso il nome del vincitore: prevedibile, perché Luigi Di Maio corre contro altri sette candidati assai poco conosciuti. 

A metà giornata, però, sono molti gli utenti che hanno segnalato difficoltà ad accedere al sito: “Non si riesce a votare”, scrivono nei commenti. E sul blog di Grillo compare un primo avviso: “Le prestazioni del sistema operativo Rousseau sono condizionate dall’alta affluenza in contemporanea che si sta registrando”. Quindi, secondo i grillini, la piattaforma procede a rilento perché troppi utenti starebbero provando a connettersi nello stesso momento.

Fatto sta che a metà pomeriggio l’orario di chiusura del voto è stato allungato di quattro ore: dalle 19, previste inizialmente, si potrà esprimere la propria preferenza fino alle 23. “A causa delle performance odierne del sistema operativo Rousseau, condizionate dall’alta affluenza contemporanea di moltissimi utenti, e per dare la possibilità di partecipare alla votazione a tutti gli iscritti che lo desiderano”, così si legge sul blog di Grillo. Ma, tra gli utenti della piattaforma, c’è chi chiede di prorogare la consultazione a domani per timore di non riuscire a esercitare il proprio diritto al voto.

Dopo l’incursioni hacker di agosto, lo staff della Casaleggio Associati ha lavorato per aumentare la sicurezza di Rousseau, innalzando sia i sistemi di alert che le misure di tutela della privacy degli iscritti. L’esito della consultazione appare scontato. Troppo scarso l’appeal dei sette sfidanti di Di Maio, di fatto semisconosciuti ad eccezione della senatrice Elena Fattori.

Da parte sua il vicepresidente della Camera, in un momento di nuove turbolenze per il Movimento in Sicilia dove il sindaco di Bagheria risulta indagato, ha speso parole di rassicurazione sul punto più controverso delle nuove regole introdotte da Beppe Grillo. Ossia la norma secondo cui il vincitore delle primarie sarà anche il capo politico del M5S: “Il candidato premier sarà a capo di una squadra di ministri che lavorerà in gruppo con tutti i componenti del Movimento”, ha precisato Di Maio.

Ma le tensioni interne non sono risolte, in particolar modo con l’ala ortodossa rappresentata da Roberto Fico. Quest’ultimo non ha visto Beppe Grillo nei due giorni che il comico ha passato a Roma, e si è chiuso nel silenzio, in attesa dell’intervento che terrà alla kermesse di Rimini. “Sono primarie vere – rivendica Alfonso Bonafede, fedelissimo di Di Maio – Lo sono perché nessuno ha chiesto a noi parlamentari di non candidarci o di candidarci. Abbiamo scelto liberamente di non correre”.

“E’ falsissimo che Fico sia arrabbiato per la candidatura di Di Maio” assicura Danilo Toninelli, “anzi lui parlerà, con me, sul palco della nostra Festa a Rimini”, sottolinea il deputato M5S a “Un Giorno da Pecora”, aggiungendo che “gli aventi diritto al voto per il candidato premier grillino sono circa 150mila, e a me farebbe piacere che ci fossero dai 70 ai 100mila votanti”