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Calzature di Lusso firmate Maison Baran: conosciamo Aldé Baran

Le collezioni della Maison, con sede a Ginevra, Svizzera, rappresentano l’eccellenza. Una versione audace e sofisticata della scarpa Stilettos Couture. Il perfetto e insolito connubio di linee, colori e materiali esclusivi e carichi di originalità di eleganza, senza dimenticare il comfort e la praticità.

La sensualità e l’eleganza delle calzature è trasmessa proprio dalla delicatezza delle linee, sulle curve delle curve e sull’altezza vertiginosa del tacco delle scarpe.

Il fondatore e designer di questo bellissimo universo di calzature femminili di lusso, che coniuga perfettamente originalità ed eleganza, si chiama Aldé Baran e siamo andati a fare due chiacchiere direttamente con lui.

Innanzitutto ci spiega la sua “firma” così peculiare. Un cuore?

Esatto, un cuore sulla suola, una firma unica che, oltre ad avere una funzione antiscivolo, è il segno distintivo e di appartenenza delle scarpe Stilettos Couture della Maison Baran.

Il cuore racchiude la vita e la libertà di essere. E soprattutto il cuore rappresenta la passione e l’amore che Aldé Baran ha per le scarpe e la femminilità.

Quanto è importante la scelta di materiali e colori?

E’ fondamentale proprio in virtù della definizione delle collezioni in base alle stagioni o al tema dell’abbigliamento.

Qual’è la “base” della sua creatività? 

Si basa su una rigorosa sartoria. Per fare questo mi circondo dei migliori artigiani italiani: la calzatura italiana è uno standard, ieri come oggi.

Aldé si occupa di monitorare e controllare la qualità di ogni scarpa finemente lavorata. Lo ringraziamo per questa prima chiacchierata e torneremo sicuramente a conversare con lui ad inizio 2021 per scoprire tutte le novità del nuovo anno.

 

Ieri Monica Gabetta Tosetti protagonista di un servizio fotografico per Kori Sandals Italy all’Hotel 5 stelle Vista Lago Como

Un nuovo shooting mercoledì 4 dicembre ha visto protagonista la fashion influencer, medico e marketing manager di Tosetti Sposa Monica Gabetta Tosetti.

Stavolta si parla di sandali e scarpe realizzate con pietre preziose come diamanti, zaffiri rosa e troviamo anche oro ed ametista. Il prodotto è destinato ad un mercato anche estero ed il brand si chiama: Kori Sandals Italy. 

Si tratta del primo brand in Italia che offre in questo settore una collezione di accessori così importanti.

Abbiamo chiesto direttamente a Monica qualche informazione e curiosità sul servizio fotografico e sul brand.

Da dove questo nome?

Il nome è stato scelto nell’abbinamento di due iniziali che sarebbero rimaste bene impresse alle persone la KS — Kori Sandals (Italy). La realizzazione avviene a mano ed in Italia e riguarda sia sandali che scarpe con il tacco ambedue impreziosite da gioielli importanti.

Ci dici ancora qualcosa in più sul brand?

Si tratta di un mercato di nicchia; io ho indossato prodotti della linea Luxury della Collezione Kori Sandals Italy, calzature create esclusivamente in Italia, con pelli trattate artigianalmente e in questo caso con un decoro di pietre preziose, un vero gioiello pregiatissimo e personalizzabile. Con la possibilità di staccarlo e utilizzarlo, per esempio, come spilla sull’abito.

Dove si è svolto il photo shoot?

In una location veramente esclusiva. A Como, mia città Natale, l’unico Hotel 5 stelle Superior nel centro di Como è il VISTA LAGO DI COMO (vistalagodicomo.com). Un vero gioiello incastonato nella città ed il fiore all’occhiello del Gruppo LARIOHOTELS.

Qual’è la filosofia dell’azienda?

L’azienda si lascia guidare dalla creatività e dalla fantasia per quanto concerne il disegno. Possono anche proporre qualcosa di unico in collaborazione con il cliente basandosi sulle loro esigenze e preferenze. La loro filosofia si basa sul creare pezzi unici di estrema qualità e made in italy.

Per saperne di più visitate il sito http://www.korisandalsitaly.com/

78 Il Qatar investe 120 milioni sul lusso della costa Smeralda

Il fondo di Doha punta 90 milioni per rinnovare 4 alberghi. Già oggi rendono 750 euro a camera al giorno, e oltre 2.000 in alta stagione

 

MILANO – Il nuovo piano quinquennale di Costa Smeralda punta in 5 anni a raddoppiare ricavi e margini, a fronte di investimenti pari a 120 milioni. Il gruppo che fa capo al fondo Qatar Invesment Authority ha chiuso il primo anno del nuovo piano con ricavi in aumento del 16% a 100 milioni e un margine operativo lordo in progresso del 60% a 32 milioni. Ma il grosso della crescita arriverà dal 2019 in poi, quando il rinnovo di alcuni degli alberghi più di lusso del mondo sarà completato. L’obiettivo al 2020 è quello di arrivare a 130 milioni di ricavi con un margine di 50 milioni, e questo senza aumentare la capacità della struttura.

“Il Cala di Volpe 50 anni fa aveva 360 camere – spiega l’ad Mario Ferraro di Smeralda Holding – e vogliamo che continui su questa strada. Quando la Qi ha rilevato l’area da Colony, c’era un importante progetto di sviluppo immobiliare che non è stato attuato, perché vogliamo continuare a tenere la costa Smeralda così come è, ovvero una meta di turisti di fascia alta”.

Anche se la stagione estiva si sviluppa su 4 mesi, ogni camera dei 4 alberghi di proprietà della Qia – su cui c’è un accordo con il gruppo Marriot in fase di ridefinizione – ha un rendimento medio annuo di 750 euro a camera, tra i più alti al mondo. I tre hotel a cinque stelle – in primis il Cala di Volpe – hanno una tariffa media di 2 mila euro a notte, che scende a mille euro a notte per l’Hotel Cervo. Non a caso, la Qia investirà 30 milioni per rinnovare il Cala di Volpe e altri 60 milioni per gli altri tre alberghi.

Il fondo qatariota, per aumentare i ricavi e il periodo di prenotazione, investe sui servizi – tra i quali rientrano i ristoranti stellati, il benessere con spa e centri per il wellness – e sugli eventi. Fatto sta che, a inizio 2019, il Cala di Volpe verrà completamente rinnovato con un investimento di 30 milioni e con l’obiettivo di allargare la stagione da aprile a ottobre, anche grazie a un programma di eventi che spaziano alla musica alla cucina, dall’arte alla cultura.

Ferraro risponde a chi gli chiede su un’eventuale quotazione: “Il fondo del Qatar si pone come un investitore di lungo termine e ha sempre reinvestito tutti i proventi nello sviluppo della Costa Smeralda, ma non è escluso che a fine 2020 possa valutare nuove opzioni strategiche, come un collocamento in Borsa”. Intanto nell’estate 2018 parte il rinnovamento della marina di Porto Cervo, e viene inaugurata la nuova lounge del porto, in attesa di aumentare la capacità dello stesso per far spazio ai mega yacht.

Gli orologiai ribelli scuotono la tradizione svizzera a Baselworld 2018

Come una fiera dell’orologio di 101 anni in una storica città europea, non sorprende che Baselworld sia definito da un senso di eredità. Ma come i celebri orologiai del mondo mettono in mostra le loro eredità secolari, una coorte di marchi svizzeri indipendenti utilizza la fiera per attirare una nuova generazione di clienti.
Tra le proposte più insolite di quest’anno , ArtyA nasce dall’idea dell’orologa motociclista Yvan Arpa. Fondato nel 2010, il marchio è specializzato in orologi a tema e materiali non convenzionali, come foglie di tabacco, euro banconote sminuzzate e ali di farfalla.
Anche nel mondo ortodosso dell’orologeria svizzera, c’è spazio per un’innovazione audace, ha detto Arpa, un ex professore di matematica e pugile professionista di Muay Thai.
“Volevo sposare l’arte con l’alta orologeria – una fetta d’arte al polso”, ha detto in un’intervista telefonica. “(La nostra scelta dei materiali) dà un’energia molto diversa agli orologi: sono come un dipinto e una scultura allo stesso tempo.
“Non devo fornire feedback ai direttori finanziari o agli azionisti, quindi non c’è compromesso”, ha aggiunto.
A Baselworld, ArtyA ha presentato una serie di nuove linee e aggiunte alle gamme esistenti. Tra questi c’è una nuova edizione “Russian Roulette” della collezione Son of a Gun – una serie di orologi contenenti metallo da proiettili veri. Pur esprimendo il suo rispetto per “la tradizione secolare dell’orologeria svizzera”, Arpa ha ammesso che il suo approccio attira le ire dei marchi di orologi storici.
“Certo che alcuni li disturba, e lo faccio apposta”, ha detto. “Molti altri marchi sono rimasti scioccati dal fatto che avremmo usato proiettili veri negli orologi, ma l’importante è che corrispondano anche alle più alte tecniche di orologeria”.

Rompendo con la tradizione

Altrove a Baselworld, si scorgono barlumi di eccentricità in mezzo a istituzioni secolari. MB & F ha presentato The Fifth Element, una “stazione meteo orologiera intergalattica” dall’aspetto futuristico composta da un orologio staccabile, un barometro, un igrometro e un termometro. L’Duchen ha usato i suoi quadranti come tele bianche per elaborate opere d’arte, mentre gli ultimi disegni di Corum includono un orologio che porta un clown che fuma il sigaro.
La ribellione può essere un’arte sottile, però. Per Cyrus , con sede a Ginevra , fondata nel 2010, la tradizione ribaltabile deriva da forme insolite e curiose complicazioni meccaniche. Il marchio è anche noto per gli arrangiamenti atipici delle sue funzioni di orologi: il suo nuovo Klepcys Vertical Tourbillon, ad esempio, è effettivamente diviso in due, con ore segnate sul quadrante dell’orologio a sinistra e pochi minuti a destra.
“L’indicazione dell’ora sale a 12 e poi salta di nuovo a zero in basso”, ha detto Walter Ribaga, amministratore delegato di Cyrus, in un’intervista telefonica. “E dall’altra parte, l’indicatore dei minuti è anche retrogrado, quindi la combinazione rende questo tourbillon verticale un pezzo davvero speciale.
Cyrus ha costruito la sua reputazione per l’innovazione con pezzi questo, il nuovo Klepcys Vertical Tourbillon. Credito: cortesia Cyrus
Cyrus, come ArtyA, è rivolto ai consumatori più giovani di altri orologi di lusso. In controtendenza rispetto ai sostenitori delle celebrità, conta il temerario Freddy Nock tra i suoi ambasciatori del marchio.
“Stiamo guardando a giovani ricchi e di successo che sono appassionati di orologi (di età compresa tra 25 e 45 o 50 anni”, ha detto Ribaga.
Questi giovani consumatori troveranno Cyrus e ArtyA di stanza nell’area “Les Ateliers” di Baselworld, che la fiera fa da vetrina a “pionieri, rivoluzionari, avanguardisti e artisti” e una fiera importante tra i visitatori.
“Quando chiedi chi è l’attrazione, siamo noi”, disse Ribaga. “Non solo Cyrus, ma tutti noi (in Les Ateliers). I rivenditori arrivano a Baselworld per acquistare Omega, o gli altri grandi marchi, perché hanno una leva … ma una volta che hanno finito con quelle cabine, vengono a per cercare novità, soluzioni creative e nuovi prodotti. “

Innovazione per la sopravvivenza

 

Il nuovo Fifth Element di MB & F è composto da un orologio rimovibile, un barometro, un igrometro e un termometro.

Il nuovo Fifth Element di MB & F è composto da un orologio rimovibile, un barometro, un igrometro e un termometro. Credito: Courtesy MB & F

Per tutto il romanticismo di essere un parto in un mondo che ama la tradizione, gli orologiai svizzeri non convenzionali fanno una scelta deliberata di mercato. Per competere con marchi di lusso (o almeno per operare nella stessa fascia di prezzo), distinguersi è una questione di sopravvivenza.
“Se avessi provato a – o volessi – fare lo stesso dei marchi di orologi tradizionali, sarei in ritardo di 400 anni”, ha scherzato Arpa. “Quindi penso che sia importante per gli orologiai indipendenti cercare di trovare nuovi modi per raccontare il tempo.”
“È molto difficile combattere i grandi marchi con gli orologi classici”, ha detto Ribaga, “perché, ovviamente, questi marchi sono più noti dei nostri, l’unico modo per emergere è attraverso l’innovazione e i piccoli marchi indipendenti sono la” cucina ” dove viene creata l’innovazione. “
Ribaga ha detto che il design accattivante è un “modo di esistere”. Ma può essere costoso. Il suddetto tourbillon verticale, che è limitato a 38 pezzi per modello, ha richiesto un anno e mezzo e circa 1 milione di franchi svizzeri ($ 1,06 milioni) da sviluppare.
Eppure, anche nel regno degli investimenti, sono in atto atti di ribellione. Un certo numero di piccole società di orologi di lusso stanno ora utilizzando le piattaforme di crowdfunding per attirare investimenti e abbattere le forti barriere all’entrata del settore dell’orologeria. Al solo Baselword di quest’anno, troverai Hexagonale, un marchio francese in procinto di lanciare una campagna Kickstarter per raccogliere capitali, e Klokers, che, al momento della stesura di questo libro, aveva accumulato oltre 463.000 euro (571.000 dollari) sul sito per il suo nuovo Serie KLOK-08.
Che si tratti di un design insolito o di nuovi modelli di business, l’industria deve innovare per rimanere rilevante, ha affermato Arpa. Questi sono, dopotutto, tempi turbolenti per il mercato svizzero dell’orologeria, che ha visto diminuire le esportazioni nel 2015 e nel 2016 (prima di un leggero recupero lo scorso anno), tra la domanda asiatica balbettante e l’arrivo di smart rivali come l’Apple Watch.
“Siamo un’industria che potrebbe svanire se non proviamo a reinventarci”, ha detto Arpa, indicando il declino del cappello come ammonimento.
“Nessuno ha bisogno di un orologio per dire l’ora, hai il tempo sul tuo telefono, sul tuo computer, ovunque sulla strada e persino sul tuo frigorifero, quindi per me è come avere un oggetto che è una fetta di emozione sul tuo polso.
“Abbiamo tutti amato quando le nostre madri e i nostri padri ci hanno raccontato storie prima di andare a letto e gli orologi dovrebbero essere uguali: dovrebbero raccontarti una storia”

Nuova Phantom, il lusso estremo Rolls

L’ottava generazione del modello stabilisce nuovi standard ai vertici dell’extralusso automobilistico. Aggiorna il prestigio di un brand leggendario. Il prestigio di un V12 e interni come una vetrina d’arte

Non è più la Rolls-Royce di una volta, quella che riteneva volgare dichiarare la potenza del motore, accontentandosi di definirla “soddisfacente”. Oggi la potenza di una Phantom si conosce come si conoscono tutte le caratteristiche del poderoso V12 biturbo che sostituisce il precedente aspirato: la cilindrata di 6750 cc e la sovralimentazione gli conferiscono una souplesse fuori scala, con la mostruosa coppia di 900 Nm già a partire da 1700 giri/min e la potenza di 563 BHP (che sarebbero 570 Cv, ma con l’unità di misura britannica fa più chic).
Quanto basta a muovere agilmente le oltre due tonnellate e mezzo e gli oltre 5 metri e 84 (6 metri e dieci per la versione a passo lungo) di questa corazzata del lusso.
Ma un Rolls-Royce, e una Phantom in particolare, non è fatta di numeri e i suoi esclusivissimi proprietari ne fanno solo una questione di sensazioni; perché la Rolls è soprattutto un posto dove esprimere la propria personalità e i propri sogni, dove creare quell’ambiente esclusivo che rende felici. In po’ come uno yacht di lusso solo che invece di solcare i mari ci deve accompagnare con altrettanta opulenza anche per le trafficate strade del centro.
Proprio per andare incontro alle esigenze di chi non fa questione di prezzo alla Rolls hanno pensato di trasformare la celebre plancia tutta legni e decori (oggetto delle bizzarrie estetiche di chi voleva l’esclusività a tutti i costi) in una vera e propria “vetrina” dietro la quale incastonare un’opera d’arte, che sia di ideazione autonoma o commissionata ad un’artista in base ai propri gusti.
Per la realizzazione di questa “The Gallery” sono a disposizione quattro artisti assieme ai più raffinati artigiani pronti a realizzare qualsiasi cosa su commissione. Basta chiedere, perché nello stabilimento di Goodwood nessuno dirà mai di no di fronte alla richiesta più folle, limitandosi a calcolare il costo e le ore supplementari per la realizzazione di una Phantom esclusiva.
E’ per questo che se è stato tolto il velo sulla potenza, il prezzo resta qualcosa di poco definibile e l’indicazione di un listino di partenza di mezzo milione di euro è un’informazione che può incuriosire il grande pubblico ma nulla di più; il cliente “vero” di solito va in fabbrica e discute dettaglio per dettaglio, crea il proprio pezzo unico di sogno ed esce soddisfatto.
“La questione

economica semplicemente non esiste, ammettono candidamente alla Rolls-Royce, noi ascoltiamo le richieste e prepariamo il preventivo (che può anche essere il doppio o più del prezzo base n.d.r.), non accade mai che questo venga discusso; a stretto giro di mail arriva il bonifico

Vami Luxury Rent, il sogno dellʼauto di lusso

Un fenomeno che vediamo crescere ogni giorno con nuove idee e servizi sempre più articolati. È il noleggio di beni e servizi, che coinvolge tanti settori merceologici ma che per lʼauto è segnatamente evidente. Oggi lʼutilizzo dellʼauto non è più legato alla proprietà e gli stessi costruttori lʼhanno compreso, spingendo su formule alternative allʼacquisto. Ma la tendenza sta facendo nascere anche nuovi attori, come le società di noleggio specializzate nel lusso. È il caso di Vami Luxury Rent.

Nata dalla passione per i motori che Michele Vurro coltiva fin da bambino, la Vami Luxury Rent presenta stasera a Milano, allʼHotel Principe di Savoia, i suoi progetti e i suoi servizi, per alcuni versi davvero innovativi. “Abbiamo un mercato in aumento e molti clienti stranieri, che noleggiano le nostre auto per i loro soggiorni a Milano ‒ spiega il fondatore Michele Vurro ‒. Anche per questo prevediamo, in ottica futura, di attivare per loro altri servizi”. Si tratta dei pacchetti “experience”, che includono servizi di Lifestyle Manager o Personal Shopper, ma anche super speciali: un giro in elicottero attorno al Monte Rosa, un salto con il paracadute, ma anche un più tranquillo tour enogastronomico nelle tante realtà del Belpaese.

Prima di tutto però ci sono le auto, e che auto! Lʼimprimatur della giovane azienda di servizi rent è chiara fin dallo slogan scelto: “La fabbrica del divertimento”. Sì perché in gamma il cliente si troverà modelli come Lamborghini Huracan, Bentley Continental GT Speed, le Porsche Carrera 911 e GT4, BMW 730 Eccelsa, le Range Rover Sport, Velar ed Evoque Cabrio. La nuova fantastica Audi RS3 è in pratica il modello più piccolo, e per chi ha bisogno di uno shuttle per ragioni di spazio e serate di gala troverà nella gamma un Mercedes Viano accessoriato come un jet privato e un Classe G 63 AMG per unʼuscita fuori porta fino alle Alpi.

Le prospettive del settore sono dʼaltronde positive. Per lʼAniasa (il comparto di settore), negli ultimi due anni i noleggi di auto di lusso sono aumentati del 18%. Nei primi 6 mesi del 2017 il noleggio auto in Italia ha registrato un giro d’affari pari a 491 milioni di euro, in crescita del 4% sullo stesso periodo dell’anno precedente.Le società di rent-a-car hanno erogato 2,3 milioni di noleggi, il 6% in più rispetto al 2016. Gli aeroporti valgono più del 60% del giro dʼaffari e questo fa capire quanto importante sia intercettare il visitatore ‒ turista o uomo dʼaffari ‒ prevalentemente in aeroporto.

Non soltanto però, perché oltre tre quarti delle stazioni di noleggio sono situate in quelle città dove si concentrano i segmenti business e replacement (auto sostitutiva). Lʼassistenza al cliente della Vami Luxury Rent è 24 ore su 24, e questi può richiedere in qualsiasi momento lʼaiuto, sia tecnico che commerciale, di un addetto. Tutte le informazioni sul sito http://vamiluxuryrent.com.

Chieti, pedinamenti e bonifica: così la banda rubava le auto di lusso

 

CHIETI. C’era chi pedinava i proprietari delle macchine di lusso fino a quando parcheggiavano; chi “disturbava” la chiusura elettronica con un dispositivo elettronico; chi era capace di sbloccare la centralina e far partire le macchine dal valore di oltre 100 mila euro che poi finivano nascoste nei garage dei palazzoni di Monza. L’inchiesta sul traffico di auto di lusso che martedì scorso ha portato a 15 arresti tra Monza, Milano e Bergamo toccando anche Chieti e Pescara racconta come si rubano le auto e dove finiscono. Secondo l’accusa, dei 17 indagati, due si muovevano anche tra Chieti e Pescara e uno, Alberto Mondanese, sarebbe tra le menti del gruppo: dava ordini anche durante un periodo di detenzione nel carcere San Donato di Pescara. Tra le vittime dell’organizzazione anche gli imprenditori teatini Walter e Luca Tosto: nel febbraio scorso, a Bergamo, proprio ai Tosto era stato rubato un Range Rover che gli indagati, al telefono, definivano «il mostro» per il suo equipaggiamento speciale.
L’indagine dei carabinieri del Nucleo investigativo di Monza rivela tutti i vari passaggi, dai furti al riciclaggio. Secondo l’accusa, i ladri pedinavano le macchine da rubare: Range Rover, Bwm, Audi e Jaguar. Un altro arrestato, Antonio Mondanese, fratello di Alberto, dice l’ordinanza di arresto, «veniva impiegato in veri e propri servizi di osservazione nei confronti dei proprietari delle auto che il gruppo aveva intenzione di rubare». Quando il proprietario parcheggiava l’auto e la chiudeva elettronicamente, i ladri entravano in azione con un dispositivo chiamato jummer: si tratta di un disturbatore che disattiva il telecomando dell’auto anche se all’apparenza la macchina sembra chiusa. Poi, con il proprietario ormai lontano, i ladri aprivano tranquillamente la portiera, collegavano una centralina alla presa di diagnosi e avviavano elettronicamente la macchina. Poi, con il dispositivo jummer sempre acceso per evitare la localizzazione della vettura via gps, la macchina veniva portata «in box adibiti a imbosco, posti ai piani interrati di vari complessi in maniera da rendere impossibile il funzionamento di eventuali antifurti». Cominciava, a questo punto, la pulizia dei veicoli e tra gli indagati c’è anche un elettrauto di Milano «in grado di procedere all’alterazione del computer di bordo delle Range Rover in maniera tale che dalla consultazione delle centralina principale non si potesse risalire, attraverso il codice del numero di telaio elettronico, al veicolo di provenienza delittuosa». Erano complicati i lavori di «bonifica» con la «rimozione» dei dispositivi di allarme e localizzazione satellitare; l’«azzeramento» delle centraline con la ricodifica generale; la «punzonatura» del telaio con l’«alterazione» dei numeri del telaio nelle varie parti delle auto; apposizione di targhe alterate o contraffatte, anche estere. Alberto Mondanese, dice l’accusa, «aveva la materiale disponibilità delle chiavi per l’apertura dei box di Monza dove erano nascoste le vetture». Poi, c’era la fase della vendita con gli intermediari: le vetture di solito finivano in Germania, Albania e Montenegro. Per vendere la macchina dei Tosto a un marocchino, Mondanese avrebbe ricavato circa tremila euro secondo le intercettazioni: «Sono disperato, per fortuna ho racimolato qualcosa, 3.100 euro».

Viaggio nell’extralusso: gli alberghi più lussuosi del mondo

Nel mondo ci sono solo sei alberghi che possono vantare 7 stelle. L’Italia, insieme agli Emirati Arabi, ne ospita ben due tra Milano e Venezia E sempre in Europa è la suite più cara del pianeta: a Ginevra, più di sessanta mila euro a notte. E poi resort in paradisi tropicali e un antico maniero 5 stelle nelle campagne umbre. Sfogliate la gallery per vedere i dodici alberghi più lussuosi del mondo.