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I giudici: Lorenzo può diventare donna anche senza un’operazione chirurgica Olimpia: «Grazie a chi mi ha discriminata»

di Andrea Tagliaferri
Lorenzo, 17enne transessuale di Alatri, può diventare Olimpia. Lo ha deciso con una sentenza storica il Tribunale di Frosinone che ha autorizzato la rettifica dei dati presso l’anagrafe cittadino anche senza l’intervento di riattribuzione chirurgica del sesso, come avveniva in passato. Il provvedimento è stato emesso dai giudici Paolo Sordi, Gemma Carlomusto e Simona Di Nicola il 14 e 25 luglio scorsi. È la prima volta che il tribunale di Frosinone si pronuncia su una caso del genere, ma soprattutto quello di Olimpia è il secondo caso in Italia in cui viene autorizzato il cambio di sesso in un minorenne senza l’obbligo di procedere all’intervento.

LA DIAGNOSI

Il primo caso dei tre citati, infatti, nel 2011 prevedeva ancora che prima di poter aggiornare i dati relativi al sesso anagrafico l’interessato dovesse sottoporsi alla riattribuzione chirurgica. Olimpia, assistita dall’avvocato Tito Flagella che già si era occupato di un caso identico nel 2015, ha avuto vicina la propria famiglia ed una madre, Mariella, estremamente combattiva in questo difficile percorso di affermazione della propria identità, passato per decine e decine di visite specialistiche che hanno escluso l’esistenza di patologie psichiatriche, confermando, alla fine, la presenza di una Disforia di Genere. Dopo un iter legale e burocratico che sembrava infinito, la ragazza può vedere riconosciuto ciò che lei sapeva da sempre, la sua vera natura. È così che Olimpia è uscita anche dal suo lungo silenzio, scelto per evitare troppo clamore attorno alla sua vicenda personale ed intima.
LO SFOGO SU FACEBOOK
È al suo profilo Facebook che la giovane, che compirà 18 anni a dicembre, affida lo sfogo: «Oggi finisce il mio periodo di silenzio forzato. Finalmente posso tenere in mano la sentenza che sancisce che io sono una donna e che, nonostante la minore età, sono in grado di scegliere responsabilmente cosa fare del mio corpo. Non ho potuto esprimermi su questioni che mi hanno fatto rivoltare lo stomaco per paura che venisse contestata. Ma ora il silenzio è finito e sono in possesso di una sentenza storica (solo un’altra ragazza l’ha ottenuta da minorenne). Voglio ringraziare le persone che finora mi hanno sostenuta, a partire da mia madre che si è fatta in quattro per permettermi di essere riconosciuta per ciò che sono nel più breve tempo possibile andando contro tutte le persone che le intimavano di aspettare la mia maggiore età. Senza di lei non sarei neanche a metà dell’opera. Bruno che ha supportato e, soprattutto, sopportato entrambe. Mio padre che, nonostante la distanza, ha trovato l’avvocato più qualificato e mi è stato vicino. Valentina, Ada e tutte le mie amiche che mi fanno sentire la ragazza più fortunata del mondo! Il mio avvocato, of course, che ha lavorato durante le ferie facendo di tutto per raggiungere un risultato finora impossibile. Tutte le persone che hanno dedicato del loro tempo per scrivermi parole di supporto, vi amo».
Alla fine della lettera aperta, Olimpia spiazza tutti e ringrazia coloro i quali l’hanno ferita e offesa per anni: «Ed, infine, tutte le persone che mi hanno discriminata, senza di voi non saprei cosa significa lottare, requisito fondamentale per vincere una causa del genere. Grazie»