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“Quadrilli”. Le donne e la religione delle cose nell’isola di Procida e al di là dei suoi confini

Passeggiando nel sentiero che ha portato Procida a diventare Capitale italiana della cultura nel 2022, per scoprire come la sua bellezza abbia origini antiche nel vedere e nel sentire. Ed è da quest’ultimo punto che la casa editrice Fioranna è partita per raccontare con la professoressa Gea Palumbo un’antica tradizione nel libro “Quadrilli – Le donne e la religione delle cose nell’isola di Procida e al di là dei suoi confini”. Un appassionante lavoro di ricerca sull’antica quanto poco conosciuta tradizione dei piccoli quadri-reliquiari che le donne nell’isola di Procida interrogavano per una sorta di profezia tutta femminile.

Gea Palumbo ha lavorato a questo volume indagando sull’origine e sulla diffusione di questa tradizione, collocandola in più precisi ambiti cronologici e in più larghe coordinate geografiche. Un esempio del più grande e diversificato mondo di quella religione “delle cose” che ha lentamente trasformato il cristianesimo da una religione di parole, di parabole e di promesse, in una religione fatta anche di oggetti concreti, immagini, reliquie, opere d’arte che offrissero supporto alla fede.

Utilizzati sia pur con modi diversificati in varie aree del meridione, i quadrilli costituiscono un elemento che ci permette di comprendere alcuni aspetti fondamentali non solo della devozione “femminile e popolare” ma dello stesso cristianesimo. “Quadrilli – Le donne e la religione delle cose nell’isola di Procida e al di là dei suoi confini” rivela come forse nulla più di questi oggetti riesce a farci comprendere come la fede sia stata una faticosa, continua speranza, sempre ricostruita, sempre riadattata, mai – per un grande numero di persone – perduta.

Anna Fiore, titolare della casa editrice Fioranna, spiega così quest’approfondimento su un’antica tradizione procidana: «La casa editrice sin dalla sua nascita, nel 2008, ha portato avanti un progetto volto a valorizzare le tradizioni del territorio campano e in particolare quelle procidane. Per questo motivo, mi sono resa conto che la tradizione dei quadrilli era un tassello mancante al nostro lavoro che ha da sempre cercato di esaminare e trattare tutti gli aspetti e le tradizioni della interessante e ricca cultura dell’isola di Procida, tanto da diventare Capitale Italiana della Cultura 2022.

La tematica del libro – continua Anna Fiore – mi ha molto incuriosito perché, pur conoscendo bene la realtà culturale dell’isola di Procida, non ero mai venuta a conoscenza di questa tradizione. Approcciandomi al testo, ho compreso perché non avessi mai avuto notizia di questa usanza: il quadrillo è un oggetto legato alla dimensione più privata e intima della vita delle donne ed è custodito con affettuosa riservatezza da chi li possiede, portando così avanti una tradizione che prosegue di generazione in generazione».

La professoressa Gea Palumbo, autrice di numerosi scritti, spiega: «Sono sempre stata convinta che ogni opera d’arte, sia essa piccola o grande, di arte popolare, religiosa o di qualsiasi altro tipo, possieda un nucleo narrativo che ci racconta una storia. Questa sui quadrilli è una ricerca che riguarda la storia delle donne, ma anche più in generale la storia del cristianesimo e la storia dell’arte. La mia ricerca – continua la professoressa Palumbo – mirava a capire l’origine dei quadrilli e perché solo a Procida sono utilizzati in una maniera, com’è stato detto, “alquanto inquietante”. È stato perciò possibile ipotizzare, con un certo margine di possibilità, un collegamento tra questi oggetti sacri e Alfonso Maria de Liguori, uno dei santi più importanti del Settecento italiano.

Un’altra domanda alla quale ho cercato risposta è il perché dell’uso diversificato di questi oggetti a seconda del luogo. Tra i quadrilli che ho avuto l’opportunità di ammirare ce ne sono alcuni che hanno anche un significativo valore artistico e “materiale”, ricamati in seta e oro. Altri sono semplicissimi, magari ricamati da mani malferme. Un mondo tutto da scoprire come quello delle “bizzoche” che nella “lettura” dei quadrilli guadagnavano anche un rispetto diffuso e un ruolo socialmente significativo» conclude la professoressa Palumbo.

Note sull’autrice

Gea Palumbo insegna Storia e iconografia all’Università di Roma Tre. Direttrice del Museo di Montefalcone, presidente dell’Associazione Museo Donne del Mediterraneo, è autrice di numerosi scritti tra cui Speculum peccatorum (Liguori 1990), segnalato come miglior libro storico-religioso uscito nell’anno; Giubileo, Giubilei (ERI-Rai Roma 1999), vincitore del Premio Ostia-Mare di Roma; Le Porte della Storia (Viella 2012). Su Procida: L’Esile traccia del nome (Liguori 2001); Centane (Aracne 2018).

“Quadrilli”. Le donne e la religione delle cose nell’isola di Procida e al di là dei suoi confini
di Gea Palumbo
Edizioni Fioranna
Collana: Arti e mestieri
ISBN 978-88-97630-49-4
Pagine 208
Dimensioni 17×24
Copertina in brossura
Prezzo Euro 18,50

Antonia Flavio presenta”La mia vita – i miei amori racchiusi in una poesia”

IMG_20191114_145500“La mia vita – i miei amori racchiusi in una poesia” è una raccolta di poesie d’amore scritte da Antonia Flavio, brillante poetessa cosentina, ispirate da un suo vissuto profondamente segnato dal passato e dal presente. Amori finiti bene, altri terminati nel peggiore dei modi: storie che hanno lasciato dolore che si è trasformato, poi, in un canto liberatorio.

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Scrivere queste poesie, per Antonia, non è stato facile: l’autrice ha liberato il suo cuore e la sua anima da un peso che Le si stava radicando dentro e che stava facendo sempre più male. L’amore è il più bello e nobile dei sentimenti di cui tutti parlano e nessuno ne può fare a meno, ma spesso, però, le cose non vanno come dovrebbero!
Amori vissuti e poi terminati, altri che sono finiti in partenza lasciando l’amaro in bocca a chi, anche solo per un momento, ci ha sperato, creduto! Amori turbolenti, travagliati, amori che hanno fatto sorridere e piangere… amori folli nati per caso o per destino, amori mai lasciati persi e ritrovati. Pablo Neruda, il massimo esponente della poesia d’amore, scriveva: “Amare è così breve e dimenticare così lungo”. Aveva ragione: un amore per quanto sia breve o lungo non si dimentica con facilità, si spera e si soffre con esso. Buona lettura!!

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Antonia Flavio è nata a Cosenza nel 1977 dove attualmente vive con la famiglia.
Per Antonia la poesia è un istante di vita catturata e messa su un foglio bianco, un pensiero uscito dal profondo dell’anima e del cuore, uno stato d’animo nascosto che riaffiora nell’istante in cui prende in mano una penna e un semplicissimo foglio bianco. Le sue poesie sono prevalentemente autobiografiche ispirate da esperienze vissute in prima persona o da persone a lei vicine. Sono sentimenti ed emozioni che vengono espressi nella forma più dolce e delicata che conosce, ma a volte lasciano spazio a rabbia, delusione e nostalgia.

Antonia Flavio è nata a Cosenza il 01/06/1977 dove attualmente vive con la famiglia. Amante della letteratura e in particolar modo della poesia fin da giovanissima da quando ha iniziato studiarla tra i banchi di scuola. Per Antonia la poesia è un istante di vita catturata e messa su un foglio bianco. Un pensiero uscito dal profondo dell’ anima e del cuore, uno stato d’ animo nascosto che riaffiora nell’ istante in cui prende in mano una penna e un semplicissimo foglio bianco. Le poesie sono prevalentemente autobiografiche ispirate dalle esperienze che la circondarono direttamente e da chi l’ attornia. Sono sentimenti ed emozioni provate che, vengono espresse nella forma più dolce e delicata che conosce e che a volte lascia spazio a sentimenti  come rabbia, delusione e nostalgia.

Due i libri pubblicati dalla casa editrice Edizioni Virgilio di Milano, 29 gennaio 2019 “La Mia Vita I Miei Amori Racchiusi In Una Poesia” e l’ 1 di giugno del 2019 “Echi Del Mare”.

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Finalista nel luglio del 2019 del concorso di poesia il “Federiciano”  svolto a Rocca Imperiale. Poeta selezionato con il testo “ Occhi”, rientrato nell’antologia del Premio Cet Scuola Autori di Mogol , libro in vendita da fine febbraio 2020.

Vincitrice terzo classificato del V Galà dell’amore “Romeo e Giulietta” , premiazione che avverrà il 29 febbraio 2020. Finalista del Concorso Habere Artem XX Edizione che si terrà il 21 marzo del 2020 presso la Tenuta dei Ciclamini abitazione di Mogol.

 

Ad Anna Silvia Angelini Il Premio Speciale della Critica “La Voce dei Poeti”2019

a bravissima scrittrice Anna Silvia Angelini, con
il suo primo libro
“LA VIOLENZA DECLINATA”
si aggiudica un prestigioso riconoscimento:
VINCITRICE DEL PREMIO “LA VOCE DEI POETI” 2019 LIBRI EDITI
PREMIO SPECIALE DELLA CRITICA
PER L’IMPEGNO, L’ATTIVITA’ E LA TESTIMONIANZA AUTENTICA CON LO SGUARDO PROFONDO ALL’IMPEGNO CIVILE.
• ANNA SILVIA ANGELINI (Bertoni Ed.)
La cerimonia di premiazione si svolgerà nella sala convegni della societa’ Dante Alighieri in piazza di Firenze 27 a Roma il 31 maggio prossimo alle 16.30.
La giuria, che ha valutato i componimenti è presieduta da Massimo Enrico Milone, presidente onorario e direttore Rai vaticano, Tiziana Grassi presidente di giuria e giornalista. Pierfranco Bruni scrittore, poeta e giornalista Annella Prisco scrittrice, vice presidente centro studi Michele Prisco, funzionario regione Campania.
Goffredo Palmerini, giornalista e scrittore. Franco Roberti Assessore della Giunta Regionale della Campania, ex procuratore nazionale antimafia ed anti terrorismo. Fiorella Franchini giornalista e scrittrice. Cosimo Lorè scienze Forense Siena. Salvatore Mattia Maria Giraldi presidente Federiciana Università Popolare. Mirjana Dobrilla scrittrice, poetessa, traduttrice. Antonietta Vaglio traduttrice Annalena Cimino poetessa. Regina Resta presidente VerbumlandiArt.

 Fabio Martini: In rete a caccia di storie da raccontare…

Chi sceglie la poesia sa a cosa va incontro.

L’emozione che può confidare un verso, non sempre rende giustizia a chi ci ha passato sopra una notte bianca.

La fatica del poeta è trincerata dietro a quello che in realtà ha da dire: sta lì nascosta, dietro rime che borbottato d’amore e di odio, di quiete e veemenza e Dio sa cos’altro.

La fatica del poeta è la pagina, lo spazio bianco attorno alle parole che ha appena scritto.

Qualcuno nelle retrovie potrebbe obiettare: “Ma che piange il poeta, se il solo sforzo di cui andar fiero è scorrere la penna tenendosi il capo con una mano?

Ha mai sollevato una tegola il poeta? Ha mai spalato terra per il seminato? Ha mai faticato un poeta o suda soltanto perché gli scotta la fronte?”

Che dire?

Un barrito del genere è di moda oggi più che mai. Che la poesia è sentita come uno sfizio per scioperati e nessuno sa che farsene e dove andarla a cercare.

Chi invece, trova questa obiezione pertinente alle necessità del mondo d’oggi, aderente alle richieste di produttività, di fretta e affermazione, di chi si assume il compito di rilanciare la sfida, di barrire di nuovo ogni qualvolta un poeta o un decimo di poeta compare all’orizzonte, semplicemente non ha mai tenuto una penna in mano e non sa quant’è facile sfiancarsi mentre si tenta di portare l’anima in superficie e dalla superficie al foglio e non prova neanche a pensare che è meno dura, alla fine, sollevare una tegola che sollevare il mondo, che è quello che poi ogni poeta, in cuor suo, si augura, prima di coricarsi.

Perciò il poeta non potrà mai essere visto con nessun grembiule addosso se non quello dell’artigiano.

La pazienza è quella. Il mestiere chiuso in un palmo di mano è lo stesso, la fiacca di certi sabato mattina e la povertà della ricompensa alla bilancia, mentre sull’altro piatto sta la sforzo.

I più fortunati scrivono d’istinto, accendono una bionda, guardano la prima nuvola che grava sul cielo e danno alle stampe cimeli degni di fare scuola. Sono una razza con evidenti difficoltà di riproduzione, se ne trovano sempre meno e sempre più di rado, soprattutto negli scaffali degli ultimi arrivi di un qualsiasi libraio. Nascono soltanto quando il panorama è saturo di corbellerie, diciamo uno ogni venticinque o trent’anni, imparano l’arte e la spremono finché campano e virtù del talento puro, senza il benché minimo sforzo.

Il partito più frequentato è però quello dirimpetto, quello come detto degli artigiani.

Ed è in questo sindacato, non sempre frequentato a meraviglia, che vanno a ad iscriversi i nostri poeti.

Essi non pretendono monumenti e neanche le carte false del criticismo più scalognato.

Se c’è qualcosa che pretendono dopo aver chiuso la quarta di copertina è il rispetto.

Rispetto per chi ama spiegare il proprio mondo ed ha scelto la strada più malridotta, la carraia che ormai in pochi battono e chi batte lo fa per soldi, sia detto; il sentiero dove molti accostano, scendono, pisciano e ripartono: la poesia e nient’altro.

Di questi tempi spilorci la poesia è finita all’asta, venduta a colpi di martelletto ai più disposti.

Il cadavere è stato spolpato dagli avvoltoi in un battito di ciglia: un braccio agli editori, uno ai giornalisti, uno a presunti scrittori da passare in televisione, un’altro a quel figlio di buonadonna di cantante.

Fronzoli di poesia appaiono così in paioli con cui spesso non hanno a che spartire e se cantastorie o trovatori passano per poeti ansimanti non è colpa loro, la colpa è del poeta vero che è andato in prescrizione.

Se c’è un capo imputabile alla poesia è di essere rimasta a guardare mentre il mondo sotto la sua agrippina accelerava come una furia, come un cinghiale ferito alla coscia.

Per natura indolenzita, adatta alle lungaggini e a chi può permettersi due o tre ore di svago intellettuale prima o dopo i pasti, la poesia è così finita in chiacchiere, senza mai scendere a patti con chi scappava a briglia sciolta.

Nuove tecniche di fibrillazione sentimentale si sostituivano a quella specie di rospo in gola, al gladio rugginoso succedevano arti meno nobili ma senz’altro più schiette, dirette e senza troppe contorsioni.

Gli infatuati della parola, pur di continuare a sentirne il gusto, hanno difeso col sangue agli occhi il loro giocattolo dicendolo superiore a qualsiasi intrusione, ad ogni altra espressione dell’animo perché a sua volta animo, passione, cattiveria e giudizio, in altre parole: emozione.

Così facendo questi signori, queste sagome incartapecorite adatte a difendere la muffa delle loro cattedre piuttosto che la poesia in essa, hanno fatto sì che la poesia e la sua sempre più sparuta corte dei miracoli, finisse sull’Aventino.

Ecco l’errore fatale. Aver venduto in giro la poesia come un paramento da tabernacolo, il sacro, intoccabile vincolo tra l’uomo e il più alto dei suoi istinti, quello di creare.

Bardata da zitella spocchiosa, magniloquente e irritante, la poesia è dunque rimasta a letto col cicisbeo di turno, mentre tutti sotto al balcone se ne fregavano se ci tirava le cuoia.

Ora, se nessun professore si rivolta nella tomba, quello che si sente è il bisogno di chiedere alla poesia di scendere dalla pianta.

Non è più la stagione delle capriole, occorre un modo rapido ed efficace per sussurrarla alle orecchie di tutti. Non occorre il virtuosismo ma soltanto il buon gusto del semplice.

E’ questa la promessa di questi pochi, tra i tanti poeti in rete e non solo in rete.

Il proponimento non è un fine scaccolarsi poetico ma un coinvolgimento a destra e a manca, un’epidemia se vogliamo, un calcio nello stinco alla poesia di nicchia, una strizzata d’occhio a quella più sincera, nolente agli artefici, che stanno fuori dalle aule e dal circolo nobiliare.

Non è un programma da due soldi, bensì una sfida alle solite cantilene.

Non è avanguardia in tono minore e neanche il pasticcio ultimo di animi irrequieti, insofferenti a chi intima di starsene buoni e zitti.

Dateci un occhio, se vi pare e se questo libro vi sembra scontato, se la poesia vi sembra già sentita e la solfa nient’altro che un vociare di pene, emozioni irrisolte e malora, è perché anche voi, prima di leggere queste poesie, in qualche modo, ce l’avevate già, scritte dentro.

                                                                        Fabio Martini

La scrittrice reatina Francesca Dominici vince il Concorso «Maria Antonietta Buongiorno»

RIETI – Francesca Dominici è la vincitrice per la categoria poesia del concorso letterario «Maria Antonietta Buongiorno» indetto dalla Pro loco di Rocca Sinibalda. Una poesia composta dall’autrice «senza rime e con tanto cuore» per la madre, pubblica oggi grazie ad un premio che va ad entrambe, sostiene Francesca.
La poesia:
«A te, mamma, che sei amore puro, rifugio e consolazione.
A te che mi convinci di essere migliore di come sono e che mi convinci che anche il mondo lo sia, migliore.
A te che mi svegli dicendomi “C’è il sole, esci a farti una bella passeggiata”, a te che il sole me lo regali ogni giorno, vincendo brutture, falsità e ipocrisie.
A te che sei presente, passato e futuro, in un tempo che non conosce soste.
A te che comprendi ciò che il mio silenzio prova a nascondere.
A te, che nel guardarti vedo il mio viso e il mio modo di stare al mondo.
A te che quando parliamo scegli la posizione dalla quale puoi guardarmi meglio.
A te che non conosci bugie, ad eccezione di una perché alla stessa domanda che ti faccio da quando ero piccolissima «mamma, tu non muori, vero?» Tu rispondi sempre «no».

La scrittrice sulla scia delle tante e recenti soddisfazioni legate al suo libro-contenitore «In capo al mondo» e agli innumerevoli feedback positivi ricevuti, basti pensare al contest fotografico lanciato su Instagram da Igers Rieti in collaborazione con Funambolo edizioni #iltuoincapoalmondo, sarà domani alle 17.30 presso la sala convegni del Santissimo Sacramento di Santa Rufina per una nuova tappa del tour di presentazione del libro, insieme al sindaco di Cittaducale, Leonardo Ranalli.

Intervista allo scrittore Tony Cucciniello nel suo ultimo libro: LE ALI DEL BRUCO il romanzo che conquistando il web

Buona Vita a tutti, mi chiamo Antonio Cucciniello e sono nato in un posto qualunque di un giorno indefinito. Nella vita sono stato tante cose, ma nel profondo sono sempre stato uno scrittore. Cosi si presenta lo scrittore che abbiamo intervista questo mese. 

copertinaAntonio Cucciniello esordisce  nel 2003 con il romanzo Un’altra opportunità, testo di narrativa adottato in molte Scuole Secondarie. Nel 2005 e nel 2008 escono i Thriller Hyria e Vittime tradotti e venduti nel mercato Americano. L’incontro con il Prof. Sergio Barile, ordinario presso l’Università “La Sapienza” di Roma, ha
rappresentato la sua carriera artistica, una svolta decisiva.  Antonio Cucciniello si deficienze  un randagio, uno scrittore di strada. Nella sua vita esiste un prima e un dopo, e in mezzo un dolore insopportabile. La Scrittura mia ha salvato la vita, e
ancora oggi è la sola cosa che riesce a tenere a bada i miei fantasmi. Nel mio
caso scrivere è molto più che una semplice passione, è un Bisogno Vitale.
Perché il titolo “ Le Ali del Bruco?”
Siamo destinati ad evolverci in creature migliori, siamo tutti bruchi che
sognano e lottano per trasformarsi in farfalle. Il cambiamento è possibile.
L’importante è non fermarsi, anche nei momenti di crisi: l’uomo nuovo è già
presente in ognuno di noi, ma bisogna fare uno sforzo in divenire per
ritrovarsi.

Da dove nasce l’ispirazione per le sue opere?
Traggo ispirazione dalla mia vita alquanto incasinata, e credo che ogni
scrittore è unico e irripetibile. Posso solo dirti che amo John Fante,
Dostoevskij e Arthur Schnitzler.

Si definisca come scrittore.
Sono uno scrittore introspettivo, un indagatore dell’animo umano. Uno
di quelli che non ha paura di scavare dentro le proprie miserie, che vive in
bilico per illuminare l’oscurità prima che faccia buio.

Tre motivi per leggere il suo romanzo.
Credo che basti un solo motivo: Le Ali del Bruco è un romanzo scritto
con l’anima, la mia.

altre informazioni e aggiornamenti si posso trovare su: https://www.facebook.com/lealidelbruco/?ref=ts&fref=ts

Roma, inflazione al galoppo: più alti i prezzi di acqua, elettricità e libri

Salgono anche verdure (+ 4%), treni (+3,2%)e aerei (+14%). Il mese di settembre ha visto il segno più davanti agli acquisti principali del periodo. In diminuzione cinema, teatri e musei

di Lilli Garrone
(Ansa)(Ansa)

Quanto sei cara Roma. E a dimostrare quanto la Capitale sia effettivamente «cara» economicamente per il portafoglio dei romani è una ricerca della Uil Lazio. Dove si arriva a scoprire che nella nostra città, nonostante la crisi idrica e gli abbassamenti di pressione ai piani alti degli edifici, è aumentata perfino la classica acqua del 5,5 %.

Una bolletta più salata, dunque, per un genere come questo di prima, primissima necessità, che guida una classifica che dimostra che per le tasche dei cittadini qualsiasi prodotto vitale ha visto salire i prezzi: dai libri di testo ai trasporti, ai generi alimentari, in particolare dei vegetali per i quali si registra un aumento del 2,9 % rispetto al settembre del 2016. E perfino rispetto al mese di agosto con un impennata del 4%. E per restare in questo campo sono inesorabilmente cresciute nel prezzo e nei quantitativi di vendita perfino le zucche, con un aumento di oltre il 10 per cento nonostante la notte di Halloween sia ancora lontana. Evidentemente le mode salutistiche e gli chef televisivi spingono la domanda: ma il top-manager del Car Massimo Pallottini rassicura: «Già nei prossimi giorni l’offerta aumenterà ed i prezzi torneranno quelli di sempre».

Così, anche se la città arranca tra crisi lavorative e tasse elevate, i prezzi salgono inesorabilmente e l’inflazione continua a crescere. Il mese di settembre infatti ha visto il segno più davanti agli acquisti principali del periodo, come i libri di testo che, per quanto riguarda l’istruzione secondaria, sono aumentati del 5,2% rispetto allo scorso anno, per quel che riguarda l’istruzione secondaria.

Ma se si arriva da lontano per lavorare o studiare in città ecco che il trasporto passeggeri su rotaia è salito del 3,2% in più rispetto lo stesso mese del 2016: e anche fare un piccolo viaggio, sia pure non d’agosto ma a fine stagione è più caro, perché il trasporto aereo è aumentato del 14%. Ed è un po’ più cara la capitale anche per i turisti: o servizi di alloggio, B&B compresi sono aumentati del 3,5% rispetto settembre 2016 e del 10,7% in più rispetto ad agosto: settembre del resto a Roma è considerata alta stagione. Se poi ci si vuole fare un po’ belli o andare al ristorante anche qui una piccola stangata: i ristoranti sono aumentati mediamente dell’1,7% e i parrucchieri e gli istituti di bellezza del 2%.

Anche l’energia elettrica sale del 4% rispetto al 2016 e il gasolio per riscaldamento raggiunge il +7,6%. «Costi in aumento per alimentari, energia elettrica, acqua, testi scolastici. Ovvero beni irrinunciabili per ogni famiglia. Come possono i cittadini far fronte ad incrementi continui del costo della vita se dall’altra parte si confrontano e si scontrano con i drammi della cassa integrazione, dei licenziamenti e con tasse elevatissime?», si chiede il segretario generale della Uil di Roma e del Lazio, Alberto Civica. «Per quanto ancora – prosegue ancora il segretario – dovremo sopportare l’ignavia e l’irresponsabilità di una classe politica che gioca allo scaricabarile? Ripetiamo inascoltati da anni che la situazione lavorativa ed economica di Roma è al collasso e se non si lavora in sinergia non potrà migliorare».«Anziché parole in libertà – conclude Civica – di giovani politici esordienti che non conoscono la storia e la forza del sindacato, servirebbe una collaborazione attiva tra politica, forze sociali e, al tempo stesso, tra istituzioni per cercare di ridare dignità ad una capitale sempre più allo sbando. Qualche possibilità ancora c’è. Serve la volontà di coglierla». Qualcosa però diminuisce: la cultura. Andare al cinema, a teatro o al museo, costa infatti un po’ di meno.