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Strage Las Vegas, dalla Nra un primo sì a limitazione uso armi automatiche

091836694-71f45648-12b6-4d64-8d8a-8bbafeba1379.jpgLA NATIONAL Rifle Association, la maggiore lobby delle armi da fuoco degli Stati Uniti d’America, ha dichiarato che i ‘bump stock’, dispositivi che permettono ai fucili semiautomatici di funzionare come quelli completamente automatici (come quelli usati da Stephen Paddock nella strage di Las Vegas) richiedono una regolazione più severa e ha invitato i legislatori a stabilire se i dispositivi rispettino la legge federale.

Contro ogni aspettativa e per la prima volta, i 59 morti in Nevada, la peggior strage della storia americana, ha mosso l’associazione più inamovibile degli Stati Uniti, anche se per un piccolo e limitatissimo passo, a cui non è affatto detto che ne seguiranno altri.

l portavoce della Casa Bianca, Sarah Sanders, ha accolto con favore la dichiarazione dell’Nra, aggiungendo di volere approfondire l’argomento. “Entro questa sera i repubblicani presenteranno una bozza di legge per regolamentare i ‘bump stock’, l’amministrazione è aperta a discutere se è necessario vietarli” ha detto Sanders ricordando ancora una volta che il presidente americano, Donald Trump, continua a sostenere il secondo emendamento della Costituzione americana, quello che garantisce il porto d’armi ai cittadini.

Torna negli Usa la teste-chiave della strage di Las Vegas: si spera possa spiegare il movente

zMarilou Danley, 62 anni, era la compagna del killer. Si trovava all’estero e ora è interrogata dall’Fbi

LAS VEGAS – È tornata in America la teste-chiave della strage di Las Vegas, la donna che forse conosce il movente di Stephen Paddock e può svelare il mistero dietro la mente del killer. È atterrata all’aeroporto di Los Angeles, su un volo dalle Filippine, la compagna dell’autore della sparatoria di domenica sera. La 62enne Marilou Danley, di origini filippine, era in visita dai suoi genitori quando Paddock ha organizzato “scientificamente” la sparatoria dal 32esimo piano del Mandalay Bay Resort.

In un primo momento la polizia di Las Vegas aveva creduto che i due fossero insieme durante la sparatoria. Poi, una volta appurato che lei era all’estero, era stata definita “una persona a conoscenza dei fatti” e quindi attivamente ricercata dagli inquirenti. Sembra esclusa la sua complicità, però è da lei che potrebbero arrivare delle informazioni preziose sul movente di Paddock, finora sconosciuto.

Danley non appena atterrata sul suolo degli Stati Uniti è stata presa in consegna dagli agenti dell’Fbi, che la stanno interrogando. Il suo ruolo può rivelarsi cruciale visto che Paddock non ha lasciato alcun indizio sui social media, né lettere o diari in cui spieghi cosa lo ha spinto a compiere quella carneficina. Su Danley si addensano molti interrogativi anche perché si è saputo che Paddock aveva trasferito nelle Filippine 100.000 dollari tramite bonifico bancario.

Il pensionato 64enne aveva avuto due mogli e due volte aveva divorziato. Conviveva con Danley da quando si era trasferito qui nel Nevada, comprando una villetta in una comunità per anziani nella cittadina di Mesquite, a un’ora di auto da Las Vegas. Sui rapporti tra i due si sa poco, ma da alcune testimonianze di conoscenti sembra che non fossero del tutto tranquilli. Pare che Paddock la insultasse in pubblico, anche se i due spesso andavano a Las Vegas per giocare insieme al videpoker.

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Altri dettagli intanto rafforzano l’impressione di una strage premeditata in modo scientifico, meticoloso e professionale. Lo sceriffo di Las Vegas, Joe Lombardo, ha rivelato che Paddock aveva piazzato diverse telecamere nelle due stanze d’albergo che occupava al Mandalay Bay Resort: con quelle poteva sorvegliare l’arrivo della polizia. Quando ha cominciato a sparare sulla folla, e per 11 minuti ha preso di mira gli spettatori del concerto per ucciderne il più alto numero possibile, al tempo stesso teneva d’occhio le vie d’accesso al 32esimo piano dell’albergo per sapere se stavano arrivando le teste di cuoio dei Swat team.

Las Vegas si prepara a ricevere la visita di Donald Trump: il presidente, che è anche proprietario di un hotel-resort-casinò in questa città, arriva per una giornata di incontri con le autorità locali, i vertici della polizia, e i parenti delle vittime.

Las Vegas, Trump: “Troppe armi? La strage è opera di un uomo molto malato”

Las Vegas, Trump: "Troppe armi? La strage è opera di un uomo molto malato"
(lapresse “Era un folle pieno di problemi”: così il presidente su Stephen Paddock, il pensionato che ha commesso il massacro sparando con armi automatiche sul pubblico di un concerto. Un giudizio netto per allontanare la discussione sulla stretta al possesso delle armi (“Ne parleremo in futuro”). Clinton: “Bisogna frenare la Nra”
LAS VEGAS – “Un folle pieno di problemi, un individuo molto malato”. Così il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha definito Stephen Paddock, l’autore della strage al concerto country dove hanno perso le vita 59 persone e più di 500 sono rimaste ferite. Un giudizio netto, dato in risposta alle polemiche e alle proteste riesplose, dopo l’ennesimo massacro, sulla facilità con cui negli Usa è possibile acquistare e detenere armi da fuoco. “Della legge sul porto d’armi – ha chiosato Trump – parleremo in futuro”.

 LA LEGGE SUL PORTO D’ARMI 
Parole che hanno scatenato la reazione dei democratici e di buona parte dell’opinione pubblica americana. “Il nostro dolore non è abbastanza. Dobbiamo mettere la politica da parte e scendere in campo contro la Nra(National rifle association, la lobby americana delle armi, ndr) e lavorare insieme per provare a impedire che questo succeda di nuovo”, ha scritto su Twitter l’ex segretario di Stato, Hillary Clinton, poche ore dopo la sparatoria.

Ma prima che parlasse Trump, mettendo le mani avanti, era stata la Casa Bianca, tramite la portavoce Sarah Sanders, a cercare di frenare sul nascere le polemiche: “Sarebbe prematuro discutere di politica quando ancora non conosciamo appieno tutti i fatti né cosa sia avvenuto”. I repubblicani, al momento, hanno dunque respinto gli appelli dei democratici che chiedono di rivedere la legge sulle armi.

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Dalla Nra Trump ha ricevuto finanziamenti per la campagna elettorale e, dopo l’arrivo alla Casa Bianca, ha firmato una legge che ha sospeso la norma voluta da Obama per impedire che le persone con problemi mentali potessero comprare armi. Il 28 aprile, inoltre, è stato il primo presidente dopo Reagan a tenere un discorso davanti alla convention annuale dell’Nra. Nell’occasione aveva rassicurato la lobby delle armi sul fatto di avere un ‘amico’ alla Casa Bianca. “Vi prometto che, come presidente, non interferirò mai – disse Trump – con il diritto del popolo di possedere armi. La libertà non è un regalo del governo, ma un regalo di Dio”.

IL RITRATTO: Chi era Stephen Paddock

Prima della strage di Las Vegas i repubblicani avevano presentato al Congresso, dove hanno la maggioranza, due leggi sulle armi: una per allentare le norme sull’uso dei silenziatori, l’altra per consentire alle persone con il permesso di trasportare armi nascoste di portarle anche in altri Stati. Al momento non è stata programmata alcuna votazione.

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 IL CANTANTE CAMBIA IDEA: “SUBITO LA LEGGE”
Caleb Keeter, star della musica country, si stava esibendo sul palco del Route 91 harvest festival poco prima che Paddock cominciasse a sparare sulla folla.  Un evento che ha stravolto le convinzioni del musicista: “Sono stato per tutta la vita un sostenitore del secondo emendamento della Costituzione che garantisce il diritto di possedere armi – ha spiegato – e adesso non so dire quanto mi sia sbagliato. Abbiamo bisogno di regole per la detenzione di armi immediatamente. Il mio più grande rimorso è che testardamente non l’ho capito finché mio fratello e io non siamo stati in pericolo. Siamo incredibilmente fortunati di non essere tra le vittime”.

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 LE INDAGINI
Sul fronte delle indagini, nonostante la rivendicazione dell’Isis, le agenzie investigative continuano a ribadire che non si è trattato di terrorismo. Dalle indagini è emerso che Stephen Paddock, 64enne americano bianco, aveva a disposizione un vero e proprio arsenale: 23 armi da fuoco sono state trovate nella stanza al 32esimo piano dell’hotel Mandalay Bay di Las Vegas da dove ha sparato su oltre 20mila persone che assistevano al concerto.

Altre 19 sono state ritrovate nella sua abitazione di Mesquite, sempre in Nevada, insieme a degli esplosivi e migliaia di proiettili di calibro diverso, mentre all’interno della sua auto c’erano taniche di nitrato di ammonio, un materiale utilizzato nella fabbricazione di bombe. Probabilmente Paddock si stava preparando a compiere altre stragi.

Las Vegas, la finestra sfondata al 32esimo piano dell’hotel da cui ha sparato il killer

Resta da chiarire come l’uomo sia riuscito a portare dentro l’hotel 23 pistole e fucili contenuti in ben dieci valigie. Lo sceriffo della contea di Clark, Joseph Lombardo, conferma che è aperta un’indagine anche a carico della compagna del killer, Marilou Danley, per chiarire se abbia o meno aiutato Paddock a pianificare l’attacco.

Poco prima di essere raggiunto dalle forze di polizia, l’assalitore si è tolto la vita. Gli inquirenti sono a lavoro per capire il movente che ha portato alla strage e che è ancora ignoto. Oltre alla stanza d’albergo, al luogo del concerto, alla casa di Mesquite, si stanno cercando indizi anche in un’altra proprietà del killer in Nevada.

• IL “BUMP-STOCK”
A due armi semiautomatiche Paddock ha applicato due “bump-stock”, dei dispositivi che le hanno trasformate, di fatto, in delle mitragliatrici. La vendita di armi automatiche per i civili è vietata, negli Stati Uniti, dal 1986, anche se il loro utilizzo era limitato già dal 1930. Il bump-stock sostituisce il resto della spalla dell’arma con un ‘sostegno’ che copre l’apertura del grilletto. In pratica, tenendo l’impugnatura del fucile con una mano e spingendo con l’altra in avanti sulla canna, il dito del tiratore entra in contatto con il grilletto. In questo modo, mentre il fucile si muove avanti e indietro, è in grado di sparare tra i 400 e gli 800 colpi al minuto. Un escamotage che permette di aggirare la legge. Il bump-stock, infatti, si può acquistare in tutto il Paese per pochi dollari.

Il passato italiano del killer di Marsiglia: fino a 3 anni fa viveva ad Aprilia

Il passato italiano del killer di Marsiglia: fino a 3 anni fa viveva ad ApriliaIl luogo dell’attentato di Marsiglia (ap)

ROMA – Ahmed Hanachi, il killer di Marsiglia che in pieno giorno ha accoltellato a morte due donne alla stazione Saint-Charles, ha vissuto per lungo tempo in Italia. Almeno fino a tre anni fa era ad Aprilia, sposato con una donna italiana. Si arrabattava con lavoretti salutari nei campi e nei cantieri, e ha fatto in tempo ad accumulare un paio di arresti per spaccio e furto prima di sparire nel nulla. L’inchiesta aperta dal parquet di Parigi dopo il duplice omicidio di domenica per adesso non ha trovato riscontri alla rivendicazione dell’Isis, né evidenze di contatti con jihadisti. Non è chiaro nemmeno perché la polizia di Lione, che 24 ore prima dell’aggressione aveva fermato Hanachi per furto e senza permesso di soggiorno, lo abbia rimesso in libertà.

Nell’attesa di capirne di più, però, bisogna tornare ancora una volta a quel pezzetto di agro pontino tra Aprilia, Latina e Fondi, tenuto sotto stretta osservazione dall’Antiterrorismo e dalla nostra intelligence. Perché da qui, in meno di un anno e mezzo, sono stati espulsi quattro tunisini sospettati di fanatismo religioso. E perché tra Aprilia e Latina si incontra la piccola frazione di Campoverde, dove ha gravitato seppur per poco Anis Amri, il terrorista della strage di Natale a Berlino.

Le prime indagini della polizia di Prevenzione e del Ros dei Carabinieri collocano intorno al 2006 l’arrivo in Italia di Ahmed Hanachi, nato – come si legge sul suo passaporto – il 9 novembre 1987 a Biserta. Prima, secondo Le Monde, vive nel sud della Francia nella regione Rhône-Alpes.

Hanachi si sposa con una donna italiana e si stabilisce ad Aprilia, dove la comunità di tunisini è ben radicata. “Circa 400 persone, senza contare le campagne circostanti”, dice Sihem Zrelli, la presidente dell’associazione Palma del Sud per lo sviluppo dell’imprenditoria italo-tunisina. Hanachi si barcamena, non ha un impiego fisso, passa il tempo a bivaccare nei bar. La relazione con l’italiana, anche per questo, non dura molto. I due divorziano.

Da Marsiglia a Las Vegas, la Torre Eiffel si spegne contro la violenza

Negli archivi della polizia a carico di Ahmed Hanachi risultano due arresti per furto e spaccio di droga. “Un piccolo criminale, niente di più”, spiega una fonte qualificata della nostra Antiterrorismo. “Per tutto il periodo in cui è stato nel nostro Paese non ha mostrato segnali di radicalizzazione e la perquisizione a casa della ex moglie (che si trova all’estero, ndr) non ha dato risultati”. Né il primo screening effettuato con i dati forniti dalle autorità francesi (il nome di Ahmed e i sette alias) ha rilevato contatti con Anis Amri o con i quattro tunisini espulsi dal Viminale nell’area di Latina. Anzi, Hamed e Anis potrebbero non essersi neanche incrociati: il primo sparisce dai radar italiani intorno al 2014 per poi ricomparire in Francia, il secondo esce dal carcere e passa una settimana a Campoverde ospitato dall’amico Montasar Yakoubi nel luglio del 2015.

E però quel che le cronache di Latina hanno riportato nell’ultimo anno e mezzo non pare essere più una serie di “casuali circostanze”: il 19 marzo 2016 viene espulso Triki Mohamed, tunisino ambulante di 50 anni residente a Borgo Grappa, perché “all’esterno del centro di preghiera islamica distribuiva una rivista radicale”; il 20 gennaio 2017 espulso un altro tunisino, senza fissa dimora, perché alla Caritas di Latina lo sentono minacciare di vendicare la morte del “suo fratello” Amri; il 25 febbraio espulso Moez Guidaoui, tunisino, 44 anni, perché il suo numero era sulla rubrica telefonica di Amri; il 12 marzo, infine, viene rimandato in Tunisia Alhaabi Hisham, 37 anni di Borgo Montello, perché all’interno della moschea di Latina (situtata in un capannone in periferia) fomentava un gruppo radicale contro l’imam moderato Arafa Rekhia Nesserelbaz.

Las Vegas, 59 morti, 515 feriti. Assalitore suicida, fermata convivente. Polizia: non è terrorismo. Ma Isis rivendica

Sparatoria a Las Vegas. Un uomo, residente nella città americana, ha aperto il fuoco dal 32esimo piano del Mandalay Bay Hotel (nella foto), durante un festival di musica country sulla “strip”, un concerto dove stava suonando Jason Aldean, il 40enne cantautore statunitense. Diversi video postati sui social media mostrano centinaia di persone in fuga. Il bilancio provvisorio sarebbe di almeno 59 morti e 515 feriti, di cui alcune molto gravi: lo riferisce lo sceriffo Joe Lombardo. Il killer, che si è suicidato prima che la polizia facesse irruzione nella stanza d’albergo da cui aveva sparato, è stato identificato in Stephen Paddock, di 64 anni. Fermata dopo alcune ore anche Mary Lou Dandley, convivente del killer e ricercata dopo la sparatoria, è stata rintracciata ma non è chiaro se sia sotto custodia della polizia. Lo riportano i media locali. Ora l’appello delle autorità è a donare sangue per le centinaia di feriti ricoverati in 5 diversi ospedali della città.

Killer convertito qualche mese fa. Stephen Paddock, il killer di Las Vegas, si è convertito all’Islam mesi fa. Secondo quanto riportano alcuni media il cittadino americano, dopo essersi convertito, era Samir Al-Hajib. Cosa che si legge inoltre su un secondo comunicato dell’Isis, trasmesso da Amaq, l’agenzia dello Stato islamico, citata dal Site. Un primo comunicato ha rivendicato l’attacco. La notizia è però stata smentita da fonti dell’amministrazione statunitense e poi direttamente dall’Fbi: «Non c’è alcun segnale che indichi un legame del killer di Las Vegas con gruppi del terrorismo internazionale».

Paddock era all’hotel Mandalay Bay da giovedì. L’uomo, nato il 9 aprile del 1953, viveva nella comunità chiusa per anziani Sun City (completa di campo di golf, campo da tennis e piscina), a Mesquite (a 140 chilometri da Las Vegas) dal giugno 2016. In precedenza, dal 2011 al 2016, aveva vissuto a Reno, sempre in Nevada, mentre dal 2013 al 2015 a Melbourne in Florida. L’uomo non aveva precedenti, a parte alcune violazioni stradali minori e una causa intentata ad un casinò nel 2014. Lo ha riferito la polizia, ribadendo che il movente rimane ignoto.

La compagna del killer. Marilou Danley, la donna indicata come la compagna di Paddock, invece, avrebbe passaporto australiano. È quanto riportano due giornali australiani, The Australian e The Courier-Mail, che spiegano che la 62enne viveva sulla Gold Coast nel Queensland fino a quando si è trasferita una ventina di anni fa negli Stati Uniti. «Non posso rilasciare nessuna dichiarazione al momento», ha dichiarato una delle sorelle della donna alla stampa locale mentre dal governo australiano non arriva nessun commento.

L’attentatore si è ucciso.  Non aveva alcuna affiliazione politica o religiosa e «non c’era alcuna indicazione che potesse fare una cosa del genere». «Era uno normale. Qualcosa deve essere successo, deve aver perso la testa, siamo scioccati». È quanto ha detto in un’intervista al Mail on line Eric Paddock, il fratello di Stephen Paddock, autore della strage di Las Vegas. Eric vive a Orlando, mentre l’ultimo indirizzo di Stephen era a Mequite, in Nevada. I due non si sentivano spesso. Intanto nella stanza di albergo dell’aggressore di Las Vegas, Stephen Paddock, sono state trovate almeno otto pistole e dieci fucili d’assalto. Lo riferisce la polizia.

Tutta la zona intorno al Mandalay Bay è stata isolata. «Abbiamo sentito gli spari di una mitragliatrice mentre eravamo nella nostra stanza d’albergo e sono durati almeno 20 minuti», ha detto la donna alla rete 20 Minuten. «La polizia ci ha detto di rimanere nella nostra stanza, togliere le scarpe e bloccare le porte», ha aggiunto la donna, spiegando che gli elicotteri circondavano l’hotel, mentre gli agenti erano nei corridoi. In precedenza le autorità avevano affermato che la sparatoria era durata circa due minuti.

Non è terrorismo. «A questo punto non consideriamo la sparatoria un atto di terrorismo». Ha affermato la polizia di Las Vegas, sottolineando che restano ancora da chiarire i motivi alla base della sparatoria. «Sembra per ora più un’azione di un lupo solitario». Una «sparatoria terribile. Le mie più calde condoglianze alle famiglie delle vittime», ha twittato il presidente Donald Trump. E intanto un minuto di silenzio è stato decretato a Wall Street per le vittime della strage.

Decine di colpi sparati contro la folla. ​«Abbiamo sentito decine di colpi di armi automatiche», racconta uno dei testimoni della sparatoria. Nei video pubblicati online (la cui autenticità ancora non può essere verificata) si sentono quelle che sembrano raffiche di mitra. Secondo la Bbc, «almeno un uomo armato ha aperto il fuoco contro la folla al concerto».

FOTO  di 

Agenti colpiti. Anche gli agenti delle Swat intervenuti nell’area del Mandalay Bay sono stati presi di mira da colpi di arma da fuoco. Per sicurezza è stato bloccato il traffico aereo all’aeroporto McCarran di Las Vegas, che sorge poco distante dalla zona dei casinò teatro della violenta sparatoria.

Le vittime. L’attacco della scorsa notte è la peggiore sparatoria di massa nella storia degli Stati Uniti. Il primato negativo spettava finora all’attacco del 12 giugno del 2016 contro il “Pulse”, un night club gay di Orlando, in Florida, dove il 29enne Omar Mateen, uccise 49 persone e ne ferì altre 53.

Lunedì 2 Ottobre 2017 – Ultimo aggiornamento: 19:09

Las Vegas, spari al festival country: 50 morti e centinaia di feriti. Polizia: “Non è terrorismo”. Ma l’Isis rivendica. Trump: “Attacco terribile”

Las Vegas, spari al festival country: 50 morti e centinaia di feriti. Polizia: "Non è terrorismo". Ma l'Isis rivendica. Trump: "Attacco terribile"

Il killer identificato come Stephen Paddock, americano di 64 anni. Si è suicidato dopo l’attacco. I colpi esplosi dal Mandalay Bay Hotel. Un testimone: “Abbiamo sentito raffiche di mitra”. Il fratello: “Era persona normale, deve aver perso la testa”. Papa: “Tragedia senza senso”.

NOTTE DI PAURA a Las Vegas, durante un concerto al Route 91 Harvest Festival, un festival di musica country, al quale assistevano 40mila persone. Un uomo ha aperto il fuoco sul pubblico dalle finestre del 32esimo del Mandalay Bay Hotel facendo quella che è stata definita la “sparatoria più sanguinosa della storia americana”. “Almeno 50 persone sono morte, mentre 406 persone sono state trasportate in ospedale”, ha riferito lo sceriffo Joe Lombardo. In un primo tempo è stato escluso un atto di terrorismo e l’aggressore si è ucciso prima che arrivasse la polizia. Si tratta di Stephen Paddock, un americano di 64 anni, residente a Mesquite, in Nevada. Poi, però, l’Isis ha rivendicato la paternità dell’attentato.

• LA RIVENDICAZIONE DELL’ISIS: “PADDOCK CONVERTITO”
Lo Stato Islamico (Isis) ha rivendicato la responsabilità dell’attacco. Secondo quanto riporta l’agenzia di propaganda Amaq citando una fonte di sicurezza dell’Isis, “l’esecutore è un soldato dello Stato islamico” che ha agito “rispondendo alla richiesta di colpire i Paesi della coalizione”. In un secondo comunicato l’Isis sostiene che l’assalitore si era “convertito all’Islam diversi mesi fa” e aveva cambiato nome in Samir Al-Hajib. Se venisse confermata la radicalizzazione di Paddock e la sua affiliazione a Daesh, sarebbe a tutti gli effetti da considerarsi un “lupo solitario”.

• TRUMP PARLA A NAZIONE MA NON EVOCA TERRORISMO
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, nel suo discorso alla nazione dopo il massacro di Las Vegas, non ha fatto riferimento a legami terroristici, nonostante la rivendicazione dell’Isis. Il presidente ha fatto un discorso prevalentemente dedicato alle vittime e rivolto ai loro familiari, invitandoli a cercare conforto nelle parole delle sacre scritture, in dio, nella preghiera. “È stato un attacco terribile, un atto di pura malvagità”, ha detto Trump, che poi ha ringraziato la polizia locale – che sarà affiancata dall’Fbi – per la tempestività dell’intervento “di una rapidità miracolosa servito a salvare altre vite umane”. Quindi ha annunciato che le bandiere resteranno a mezz’asta sino al tramonto del 6 ottobre.

Las Vegas, sparatoria al festival di musica country: la fuga degli spettatori dall’alto

• UN ARSENALE NELLA STANZA D’ALBERGO
Nella stanza d’albergo di Paddock sono state trovate otto armi e la polizia ha emesso un mandato di perquisizione per la sua abitazione a Mesquite, a 130 chilometri di Las Vegas. L’uomo non era conosciuto dalla polizia locale. “Non abbiamo molto su Paddock. Abitava nella nostra città, ma non abbiamo avuto alcun contatto con lui, in passato” ha spiegato Quinn Averett, portavoce del dipartimento di Mesquite. Non risulta nulla a suo carico nella banca dati delle forze dell’ordine: nessun arresto, nessuna telefonata contro di lui, nemmeno una multa stradale. Mesquite, ha spiegato Averett, è una tranquilla città di circa 20.000 abitanti, un posto “di pensionati e golfisti”, con tre grandi casinò. Gli episodi di criminalità sono rarissimi, non più di un omicidio all’anno.

• IL FRATELLO: “STEPHEN ERA UN UOMO NORMALE”
Che il killer non avesse dato segnali di voler compiere un’azione di questo genere lo ha confermato il fratello, Eric Paddock, che però non lo sentiva spesso. In un’intervista al Mail on line, Eric ha raccontato che il fratello non aveva alcuna affiliazione politica o religiosa e “non c’era alcuna indicazione che potesse fare una cosa del genere”. “Era uno normale. Qualcosa deve essere successo, deve aver perso la testa, siamo scioccati”. L’unica cosa che è emersa dal su passato è una causa che Paddock aveva intentato al Cosmopolitan hotel and casinò di Las Vegas. I dettagli non sono per ora disponibili ma gli atti mostrano che fu contestata una ‘negligenza/responsabilità della proprietà”. L’azione legale fu respinta senza possibiltà di appello e le parti raggiunsero un accordo tramite un arbitrato. Paddock era all’hotel Mandalay Bay da giovedì. L’uomo, nato il 9 aprile del 1953, viveva a Mesquite dal giugno 2016. In precedenza, dal 2011 al 2016, aveva vissuto a Reno, sempre in Nevada, mentre dal 2013 al 2015 a Melbourne in Florida.

• LA RICOSTRUZIONE DELLA STRAGE
Secondo varie testimonianze gli spari sono stati esplosi dalle finestre del 32esimo piano del Mandalay Bay Hotel.

At this time we do not believe there are any more shooters. More information to come shortly from @Sheriff_LVMPD.

L’assalitore ha iniziato a colpire la folla dopo aver ucciso una guardia di sicurezza. “Abbiamo sentito decine di colpi di armi automatiche”, ha raccontato un testimone. Nei video pubblicati online si sentono raffiche di mitra. Tutt’intorno scene di panico, con centinaia di persone che hanno cercato riparo negli alberghi vicini. Testimoni hanno parlato di lunghe raffiche di spari, che hanno continuato anche dopo che la band dell’artista aveva cessato di suonare. Nei video circolati sulle reti sociali si vede la gente terrorizzata che fugge a piedi.

Las Vegas, sparatoria al festival di musica country: spettatori terrorizzati a terra

La polizia ha subito chiesto agli alberghi nelle vicinanze della sparatoria di “mettere le strutture in isolamento per garantire la sicurezza degli ospiti”. Subito dopo la sparatoria, l’aeroporto McCarran ha interrotto le attività e alcuni voli sono stati deviati su altre destinazioni.

• RINTRACCIATA LA COMPAGNA DEL KILLER: ESTRANEA
Mary Lou Danley, 62 anni, una cittadina australiana di origini asiatiche che viveva con l’assalitore, è stata rintracciata dalla polizia ma è risultata estranea all’assalto. “L’abbiamo contattata ma non pensiamo che sia coinvolta – ha fatto sapere la polizia – al momento della strage era fuori dal Paese”. Il killer aveva usato un documento della sua compagna per registrarsi.

• FARNESINA VERIFICA EVENTUALE COINVOLGIMENTO ITALIANI
La Farnesina si è messa subito al lavoro per verificare l’eventuale coinvolgimento di connazionali. Al momento le verifiche sono in corso in stretto raccordo con il competente Consolato Generale di Italia a Los Angeles.

UPDATE: Flights in and out of @LASairport have been temporarily halted in response to reported shooting incident on Las Vegas Strip.

• LE REAZIONI E LA SOLIDARIETÁ INTERNAZIONALE
Una “sparatoria terribile. Le mie più vive condoglianze alle famiglie delle vittime”, ha twittato il presidente Donald Trump.

My warmest condolences and sympathies to the victims and families of the terrible Las Vegas shooting. God bless you!

“Profondamente rattristato” per “questa tragedia insensata” si è detto Papa Francesco, che ha espresso il proprio cordoglio in un telegramma inviato a nome del Pontefice dal Segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, a monsignor Joseph Anthony Pepe, vescovo di Las Vegas. Papa Francesco dà “la sua vicinanza spirituale”, “apprezza gli sforzi della polizia e degli operatori del soccorso”, offrendo “preghiere ai feriti e alle vittime”.
“Michelle e io preghiamo per le vittime di Las Vegas. I nostri pensieri sono con le loro famiglie e con chiunque stia affrontando un’altra insensata tragedia”, ha scritto su Twitter l’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama.

Il governatore del Nevada, Brian Sandoval, ha definito su Twitter la sparatoria “un atto di violenza tragico e atroce”, un “atto di codardia”, mentre la premier britannica, Theresa May, ha espresso vicinanza e solidarietà alle vittime dell’aggressione. “Una notte di terrore, un concerto di musica trasformato in orrore. Il mio pensiero va a Las Vegas, città piena di vita che questa estate, come tanti altri italiani, ho avuto l’occasione di visitare con i miei amici.

La paura non può e non deve offuscare la gioia e la vitalità del cuore pulsante della vita notturna degli Stati Uniti”, ha scritto su Facebook la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi. “Quella città, al risveglio, dovrà trovare la forza di affrontare il dolore e ricominciare a vivere. Sono vicina a tutti gli abitanti di Las Vegas e a tutte la famiglie delle vittime. Affinché quella città possa tornare a essere come la ricordo: un luogo di libertà, apertura e vita”.

AMBASCIATA RUSSA: “COOPERAZIONE COMPLICATA DA CHIUSURA CONSOLATO”
La chiusura del consolato russo a San Francisco complica la cooperazione tra i funzionari della Federazione e quelli statunitensi sul terreno a Las Vegas. lo ha fatto sapere dopo la strage l’ambasciata di Mosca a Washington. “La cooperazione tra i funzionari russi e statunitensi sul campo a Las Vegas è complicata dalla recente decisione degli Stati Uniti di arrestare il consolato russo a San Francisco”, ha spiegato la sede diplomatica.

• I PRECEDENTI
Il bilancio della strage di oggi, sebbene ancora provvisorio, è già superiore a tutte le stragi in America. Questi i precedenti in ordine di gravità

  • il 2 giugno 2016 un americano di origini afgane, Omar Mateen, uccide 49 persone e ne ferisce una cinquantina in un locale gay di Orlando (Florida), perpetrando il peggior attentato negli Usa dopo quello dell’11 settembre. Dopo tre ore di trattative, le forze dell’ordine uccidono l’assalitore. L’Isis, al quale aveva giurato fedeltà, rivendica l’attacco.

  • Il 16 aprile 2007 uno studente di 23 anni di origine coreana uccide 32 persone prima di togliersi la vita nel campus dell’Università di Virginia Tech a Blacksburg (Virginia).

  • Il 14 dicembre 2012 un giovane uccide 26 persone, fra cui 20 bambini delle elementari nella scuola di Sandy Hook a Newtown (Connecticut), prima di suicidarsi.

Stephen Paddock – Las Vegas, spari sul concerto. “Più di 50 morti e 200 feriti”

L’attacco vicino al resort Mandalay Bay Casino. Bbc: “Un uomo ha sparato sulla folla di un concerto”. Testimone: “Erano armi automatiche”. Ucciso il sospetto killer. Rintracciata la sua compagna

 

Las Vegas, 2 ottobre 2017 – Si è aggravato ulteriormente, rispetto alle prime informazioni, il bilancio delle vittime della sparatoria che si è verificata a Las Vegas nei pressi del Mandalay Bay Casino. La polizia ora parla di “più di 50 morti e più di 200 feriti”. Un uomo armato ha preso di mira le persone sulla Strip di Las Vegas. Il killer ha sparato sulla folla dalle finestre dell’hotel sugli spettatori di un concerto, secondo le prime testimonianze. Il festival di musica country Route 91 Harvest, preso di mira dal cecchino, si svolgeva proprio di fronte al casinò da cui sono partiti gli spari. L’aggressore è stato identificato: è Stephen Paddock, un bianco di 64 anni, già noto alle forze dell’ordine. Secondo la Cnn a Las Vegas si è verificata la “sparatoria più sa

Gli agenti delle forze speciali hanno fatto irruzione nel resort, isolando il 32esimo piano e hanno ucciso il cecchino. Il killer infatti avrebbe sparato dalle finestre dell’albergo, proprio dall’altra parte della strada rispetto al concerto, dopo aver abbattuto una guardia di sicurezza.

Un testimone ha affermato: “Abbiamo sentito decine di colpi di armi automatiche”. Alcuni video online confermano: si sentono quelle che potrebbero essere raffiche di mitra. 

In seguito è stato lanciato un allarme anche dal vicino Tropicana Hotel: l’uomo armato sarebbe stato visto anche in quell’area. Però poco dopo la polizia di Las Vegas annunciava: “Ucciso un sospetto”. Paddock era un residente della città, afferma lo sceriffo Joe Lombardo. La polizia, dopo averla cercata per qualche ora, ha rintracciato Mary Lou Danley, una donna asiatica che avrebbe legami con lui. Ma non è chiaro se la donna sia sotto custodia della polizia.

Bloccato per ore il traffico aereo all‘aeroporto McCarran di Las Vegas, che sorge poco distante dalla zona dei casinò. Al concerto c’erano almeno 30mila persone, ed è stato un bagno di sangue. La donna asiatica che la polizia sta cercando era la compagna del killer ucciso, ed aveva viaggiato con lui prima dell’attacco. La sparatoria è avvenuta intorno alle 22:00 ora locali, mentre un candidato di musica country, Jason Aldean, si esibiva nella giornata di chiusura del festival.

Il cecchino è stato ucciso quando gli agenti hanno fatto irruzione nella sua stanza, al 32esimo piano del Mandala Bay. Sul posto in azione anche le ‘teste di cuoio’ dello Swat. Nei minuti successivi alla sparatoria, ci sono state scene di panico, con centinaia di persone che hanno cercato riparo negli alberghi vicini.

Ma non si tratterebbe di terrorismo, la polizia della mecca del gioco d’azzardo ha reso noto che “a questo punto non consideriamo la sparatoria un atto di terrorismo”. Anche se restano ancora da chiarire i motivi alla base della strage. “Sembra per ora più un’azione di un lupo solitario“.  Agli investigatori non risultano al momento legami tra Stephen Paddock e l‘Isis.

Nella stanza d’albergo di Paddock la Swat ha trovato molte armi. I media locali, citando alcune fonti della polizia, affermano che è stato emesso un mandato di perquisizione anche per la sua abitazione a Mesquite, a 130 chilometri di Las Vegas. Gli agenti, oltre alla presunta compagna di casa, stanno cercando due auto, una Hyunday e una Chrysler Pacific, registrate a nome di Paddock. In più lo sceriffo Lombardo ha chiesto di consegnare i video della sparatoria perché potrebbero aiutare le indagini.

Las Vegas, spari al festival country: 50 morti e oltre 200 feriti. Polizia: “Non è terrorismo”. Ucciso il killer, è Stephen Paddock

Las Vegas, spari al festival country: 50 morti e oltre 200 feriti. Polizia: "Non è terrorismo". Ucciso il killer, è Stephen Paddock

I colpi esplosi dal Mandalay Bay Hotel. Un testimone: “Abbiamo sentito decine di colpi di armi automatiche”. Sospese le attività dell’aeroporto McCarran.

NOTTE DI PAURA a Las Vegas, durante un concerto al Route 91 Harvest Festival, un festival di musica country, al quale assistevano 40mila persone. Un uomo ha sparato sul pubblico facendo quella che è stata definita la”sparatoria più sanguinosa della storia americana”: almeno 50 persone sono morte e 200 sono rimaste ferite, ha riferito lo sceriffo Joe Lombardo. Si esclude un atto di terrorismo e l’aggressore, che è considerato un lupo solitario, è stato ucciso dalla polizia. Si tratta di Stephen Paddock, un americano di 64 anni, residente a Mesquite, in Nevada e secondo Nbc era noto alla polizia.

Mary Lou Danley, 62 anni, una donna asiatica che viveva con l’assalitore è stata rintracciata dalla polizia, ma non è chiaro se sia sotto custodia. Lombardo ha detto anche che tra le vittime ci sono alcuni agenti di polizia fuori servizio.

Las Vegas, sparatoria al festival di musica country: la fuga degli spettatori dall’alto

Paddock aveva molte armi nella sua stanza di albergo, riportano i media locali citando alcune fonti, secondo le quali la polizia ha emesso un mandato di perquisizione per la sua abitazione a Mesquite, a 130 chilometri di Las Vegas.

Secondo varie testimonianze gli spari sono stati esplosi dalle finestre del 32esimo piano del Mandalay Bay Hotel. L’assalitore ha iniziato la sparatoria dopo aver ucciso una guardia di sicurezza.

Las Vegas, spari sul concerto. “Almeno 20 morti e 100 feriti” L’attacco vicino al resort Mandalay Bay Casino. Bbc: “Un uomo ha sparato sulla folla di un concerto”. Testimone: “Erano armi automatiche”. Ucciso il sospetto killer, si cerca una donna

Las Vegas, 2 ottobre 2017 – E’ molto più pesante, rispetto alle prime informazioni, il bilancio delle vittime della sparatoria che si è verificata a Las Vegas nei pressi del Mandalay Bay Casino. La polizia ora parla di “almeno 20 morti e più di 100 feriti”. Un uomo armato ha preso di mira le persone sulla Strip di Las Vegas. Il killer ha sparato sulla folla dalle finestre dell’hotel sugli spettatori di un concerto, secondo le prime testimonianze. Il festival di musica country Route 91 Harvest, preso di mira dal cecchino, si svolgeva proprio di fronte al casinò da cui sono partiti gli spari.

Gli agenti delle forze speciali hanno fatto irruzione nel resort, isolando il 32esimo piano e hanno ucciso il cecchino. Il killer infatti avrebbe sparato dalle finestre dell’albergo, proprio dall’altra parte della strada rispetto al concerto, dopo aver abbattuto una guardia di sicurezza.

Un testimone ha affermato: “Abbiamo sentito decine di colpi di armi automatiche”. Alcuni video online confermano: si sentono quelle che potrebbero essere raffiche di mitra. 

In seguito è stato lanciato un allarme anche dal vicino Tropicana Hotel: l’uomo armato sarebbe stato visto anche in quell’area. Però poco dopo la polizia di Las Vegas annunciava: “Ucciso un sospetto”. Ma la caccia all’uomo degli agenti continua: il killer era un residente della città, afferma lo sceriffo Joe Lombardo. La polizia ora sta cercando Mary Lou Danley, una donna asiatica che avrebbe legami con l’aggressore.

Bloccato per ore il traffico aereo all‘aeroporto McCarran di Las Vegas, che sorge poco distante dalla zona dei casinò. Al concerto c’erano almeno 30mila persone, ed è stato un bagno di sangue. La donna asiatica che la polizia sta cercando era la compagna del killer ucciso, ed aveva viaggiato con lui prima dell’attacco. La sparatoria è avvenuta intorno alle 22:00 ora locali, mentre un candidato di musica country, Jason Aldean, si esibiva nella giornata di chiusura del festival.

Il cecchino è stato ucciso quando gli agenti hanno fatto irruzione nella sua stanza, al 32esimo piano del Mandala Bay. Sul posto in azione anche le ‘teste di cuoio’ dello Swat. Nei minuti successivi alla sparatoria, ci sono state scene di panico, con centinaia di persone che hanno cercato riparo negli alberghi vicini.

Ma non si tratterebbe di terrorismo, la polizia della mecca del gioco d’azzardo ha reso noto che “a questo punto non consideriamo la sparatoria un atto di terrorismo”. Anche se restano ancora da chiarire i motivi alla base della strage. “Sembra per ora più un’azione di un lupo solitario“.

Gli agenti, oltre alla presunta compagna di casa, stanno cercando due auto, una Hyunday e una Chrysler Pacific, registrate a nome dell’autore della sparatoria. In più lo sceriffo Lombardo ha chiesto di consegnare i videodella sparatoria perché potrebbero aiutare le indagini