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Pyongyang, migliaia in piazza a sostegno di Kim Jong-un

Migliaia di persone, moltissimi giovani, sono scesi in piazza ieri a Pyongyang, in appoggio al loro presidente, il Maresciallo Kim Jong-un e in risposta alle “minacce” americane di colpire la Corea del Nord. Dopo lo scambio verbale di accuse tra Usa e Nord Corea, dopo il sorvolo di aerei americani da guerra ai confini marittimi della nazione comunista e dopo le minacce di “colpire gli Stati Uniti con missili nucleari”, il regime nordcoreano punta sulle manifestazioni di massa per dimostrare di avere il pieno appoggio della popolazione.

Nord Corea: «Abbatteremo jet Usa, parole di Trump sono dichiarazione di guerra»  Così si vive a Pyongyang: il fotoreportage

Il ministro degli Esteri di Pyongyang: «Le affermazioni del presidente americano sono una chiara dichiarazione di guerra contro la Corea». «Abbiamo diritto di rispondere e abbattere i caccia americani anche se non all’interno dei nostri confini»
Dalla cyberguerra ai bombardieri: le opzioni anti-Kim sul tavolo di Trump di Guido Olimpio.

La Carta delle Nazioni Unite sancisce il diritto all’autodifesa degli stati membri e, visto che gli Usa hanno dichiarato guerra al nostro paese, noi abbiamo il diritto di rispondere e di abbattere i caccia americani anche se non sono ancora all’interno dei nostri confini”: lo ha detto il ministro degli Esteri nordcoreano Ri Yong Ho in un rarissimo incontro con i giornalisti fuori da un hotel di New York.

“Tutte le opzioni sono sul tavolo”, ha aggiunto, precisando che le recenti affermazioni del presidente americano Donald Trump sono “una chiara dichiarazione di guerra” alla Nord Corea. Replica il Pentagono:  “Gli Stati Uniti hanno un arsenale immenso da fornire al presidente Trump per affrontare la questione”, ha detto il portavoce del Pentagono, il colonnello Robert Manning, “offriremo al presidente tutte le alternative necessarie se le provocazioni di Pyongyang continueranno”.

Corea del Nord, il ministro: “Pensiamo a una bomba a idrogeno nel Pacifico”

Due giorni fa, in un crescendo di tensioni tra i due paesi, il presidente Usa aveva autorizzato l’invio di alcuni caccia bombardieri in volo al largo delle coste nordcoreane. L’operazione – aveva spiegato il dipartimento alla Difesa Usa – “è per dimostrare che il presidente Usa ha molte opzioni militari per sconfiggere ogni minaccia”. Dall’isola di Guam, territorio Usa nell’oceano Pacifico che già ad agosto fu minacciato da Kim, erano partiti caccia bombardieri b-1b a cui si sono uniti gli f-15c decollati da Okinawa, in Giappone. Hanno volato nello spazio aereo internazionale ma accanto alle acque orientali della Corea del Nord.

Si è trattato, a detta del Pentagono, della prima volta nel 21esimo secolo in cui caccia Usa si sono spinti “nella parte più settentrionale della zona demilitarizzata coreana, al largo della costa nordcoreana”.L’azione dimostrativa americana era arrivata a poche ore dall’ennesimo allarme per un possibile test nucleare di Kim e ha scatenato una nuova ondata di dichiarazioni durissime da parte di Pyongyang.Il ministro Ri ha rilasciato queste dichiarazioni prima di lasciare New York dove aveva partecipato, la scorsa settimana dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Dopo un primo contatto con la stampa, è poi tornato indietro dall’auto che lo attendeva per concedersi ancora ai microfoni e precisare meglio: “Alla luce della dichiarazione di guerra di Trump, tutte le opzioni saranno sulla tabella delle operazioni della leadership suprema della Repubblica Popolare Democratica di Corea”.

Corea del Nord, Razzi: “Kim mi ha scritto per sparlare di Trump”

razzi_corea_L’intervista al senatore: “Serve subito un segnale distensivo per il bene del mondo. E la carta vincente posso essere io”

Lettere dalla Corea del Nord: caro Razzi ti scrivo e parlo male di Donald Trump, firmato Kim Jong-un, il supremo leader (per i nordcoreani, non certo per noi occidentali). La notizia la dà a Il Tempo il senatore Antonio Razzi in persona: «Dopo il discorso di Trump all’Onu- spiega – mi ha chiamato il primo segretario dell’ambasciata della Corea del Nord a Roma: “Senatore le devo fare una comunicazione importantissima. Una lettera di Kim Jong -un”».

E lei senatore, che ha risposto?
«Guardi, ho risposto, tra tre quarti d’ora ho il pullman per Pescara a Tiburtina, o me la portate sin qua o altrimenti ci vediamo lunedì perché io non ho mica l’auto blu con l’autista».

E i nordcoreani, che han fatto?
«”No, no è urgente” – mi han detto. Io allora gli ho replicato: “Beh se venite alla fermata dell’autobus per Pescara, che alle 17.30 parte, vi aspetto”. E prima che partisse la corriera è arrivato il nuovo ambasciatore, con me c’ era anche mia moglie e l’ha conosciuto».

E questa lettera, che dice?
«L’ ho letta, è in inglese. È una lettera durissima contro Trump e le sue parole all’ Onu».

Ma non staranno esagerando?
«Io mi auguro e credo che il margine per evitare l’irreparabile ci sia ancora.
Capisce che non ha senso»…