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Cancellare una notizia dal web a Genova

Togliere una notizia da Google o eliminare il proprio passato è un compito arduo ma non impossibile. Per questo motivo abbiamo chiesto il parere ad un esperto in cancellazione di notizie negative dal web che ci illustra come muoversi.

Stiamo parlando di Cristian Nardi della società di WEB REPUTATION  – RTS  consulente per molti studi legali, opera in molte città d’Italia tra cui Genova, Savona,  Spezia Fondatore della piattaforma web privacygarantita.it si occupa del delicato compito di eliminare notizie non gradite da Google. Un’attività che sta diventando indispensabile per molti privati e professionisti che richiedono a norma di leggere di rimuovere il proprio nome dalla rete.

Qual è il danno che può causare all’immagine e alla reputazione un articolo scandalistico?

Le posso rispondere con una domanda: quanto vale per lei la sua reputazione? quindi la risposta equivale al danno.  Vedersi apparire il proprio nome tra le prime pagine dei motori di ricerca per molti comporta serie problemi, come ad esempio un prestito negato in baca, o meglio ancora vedersi sfuggire un affare. Purtroppo il nostro interlocutore prima prendere qualsiasi decisione istintivamente interroga la rete, uno scenario molto inquietante sotto questo punto di vista, in quando non prevale più il rapporto di buona fede, ma tecnico.

Cos’è fondamentale nel vostro lavoro?

Io credo la massima riservatezza e la garanzia del risultato. C’è da dire che noi privacygarantita.it partiamo sempre da una semplice chiacchierata con il cliente, gratuita e senza impegno, cercando insieme una soluzione al problema.

In pratica come si cancella una notizia informazione dalla rete?

Ci sono diverse soluzioni, ad esempio nel caso di divulgazione di foto, video, intime e senza consenso bisogna rivolgersi subito alla Polizia Postale  oppure ad una persona esperta in reputazione che sappia come muoversi nell’immediato. Ma purtroppo in alcuni casi parliamo di procedure lunghe dove a monte prevale una vera denuncia, anche se negli ultime tempi la giurisprudenza ha fatto grandi passi avanti e in alcuni casi eccezionali come la diffusione di un video hot tramite WhatsApp la rimozione è immediata. Nell’era digitale chiunque può pubblicata una notizia in rete senza essere rintracciato. A questo proposito Google ha messo online un modulo per la richiedere la rimozione dai link non desiderato, una soluzione che non sempre funziona.

Per concludere come bisogna comportarsi?

la rimozione dei link non è un lavoro del tutto semplice, bisogna conoscere tecniche di SEO e di posizionamento ed esperienze nel settore legale e di diritto altrimenti si rischia di fare danni.  La mole di difficoltà che si incontrano sono molte, come gli spessi imprevisti, anche lì dove esiste la possibilità di appellarsi al diritto all’oblio, noi consigliamo di contattaci per semplice consiglio l’abbiamo fatto molte volte, siamo consapevoli dell’imbarazzo che causa questo tipo di problema, ed avvolte un consiglio può migliorare la vita.

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WEB REPUTATION – GENOVA – cancellare una notizia da google

Cancellare una notizia da google:Contatta per  richiedere un preventivo per cancellare notizie dal web Privacy Garantita Whatsapp 327.910.5006 “

Oggi per la rubrica dedicata alla web Reputation Abruzzo abbiamo incontrato il manager Cristian Nardi Titolare dell’agenzia di reputazione online RTS e consulente per molti studi legali, residente a Teramo oggi opera in molte città d’Italia tra cui Bari, Puglia, Molfetta,  si occupa della privacy degli individui e sicurezza informatica.

Fondatore dellapiattaforma web privacygarantita.it si occupa del delicato compito di cancellare notizie negative dal web. Un’attività che sta diventando indispensabile per molti privati e professionisti che richiedono a norma di leggere la rimozione delle notizie presenti in rete.

Purtroppo essere presenti con news negative tra le prime pagine dei motori di ricerca comporta una serie di difficoltà come ad esempio vedersi negativi un prestito in baca, o meglio ancora vedersi sfuggire un affare. I nostri cliente non chiede ma interroga direttamente la rete, uno scenario molto inquietante sotto molti punti di vista.

In questo caso molte sono le soluzioni da intraprendere tra cui rivolgersi alle istituzioni come il  corecom, oppure in alcuni casi alla Polizia Postale Ma purtroppo molte volte parliamo di procedure lunghe dove a monte prevale una vera denuncia,  anche se negli ultime tempi la giurisprudenza ha fatto grandi passi avanti e in alcuni casi eccezionali come la diffusione  di un video hot tramite  whatsapp la rimozione è immediata.

Allora le domande che ci poniamo sono molte: a chi bisogna rivolgersi in questi casi? Quali sono le migliori agenzie specializzate nelle rimozioni dei contenuti dalla Rete?  Come posso ottenere un preventivo?

la rimozione dei link non è un lavoro del tutto semplice, bisogna conoscere tecniche di SEO e di posizionamento ed esperienze nel settore legale e di diritto altrimenti si rischia di fare danni.  Le molte difficoltà che si incontrano sono molte, anche lì dove esiste la possibilità di appellarsi al diritto all’oblio. Ma allora come cancellare una notizia da Google?

Con questa intervista vogliamo mettere a fuoco alcuni aspetti fondamentali della gestione della reputazione lasciando spazio ad un esperto in materia di rimozione di contenuti lesivi dalla rete.

Come prima domanda voglio chiederle Cosa è privacy garantita?

Ci tengo a specificare che Privacy Garantita è stata pensata per rispondere ad un aspettofondamentale che i greci definivano con la parola “anánki” quello che oggi traduciamo con il termine “necessità”, ed è proprio sulla base di questa necessità che nasce questo servizio, che ci ha permesso di comprendere, tra le tante cose, la complessità e le difficoltà che tanti imprenditori ed altre categorie affrontano ogni qual volta entrano in contatto con i media online. D’altronde, il nostro slogan di https://www.privacygarantita.it/ è “la reputazione prima di tutto”.

Quanto è importate oggi la reputazione?

Determinate, basta immaginare che un datore di lavoro o un istituto di credito prima di prendere qualsiasi decisione su un possibile candidato o finanziamento da concedere tiene molto conto di ciò viene riportato in rete: le informazioni trovate nel web potrebbero influenzare positivamente o negativamente qualsiasi scelta.

Qual è l’errore più grande che si commette quando si tenta di autogestire la propria reputazione online?

La gestione della reputazione è una cosa molto seria, improvvisarsi in questo settore non è così semplice, ci sono dinamiche ed imprevisti che possono causare danni irreparabili, oltre al fatto che sarebbe molto difficile e dispendioso in termini di tempo per qualcuno che non ha familiarità con SEO (acronimo inglese di Search Engine Optimation ovvero tutte le attività volte a migliorare il posizionamento dei risultati sui motori di ricerca nel web) o meglio ancora con strumenti legali, ecco perché in molti casi la cura migliore è la prevenzione. Voglio ricordare che essere ben posizionati nelle prime pagine di Google è strategico poiché il 96%delle persone non guarda oltre la prima pagina dei risultati, quindi, gestire la prima pagina su Google è fondamentale.

Chi dovrebbe essere interessato a contattare la vostra società?

La gestione della reputazione Online per molti aspetti riguarda tutti: privati professionisti, aziende, medici, manager, personaggi dello spettacolo ecc, poiché tutti hanno il diritto di difendere l’onore e la propria reputazione, quindi la cura dell’immagine on line in un’era così tecnologica è fondamentale. Purtroppo, c’è da dire che in Italia la tendenza è quella di correre ai ripari solo quando il danno è già stato fatto, tutto sotto gli attenti occhi dei dipendenti, dei partner e dei potenziali clienti.  Cioè in altri termini quando qualcuno digita il tuo nome su Google verificando i contenuti “sfavorevoli”, la prima cosa che scatta in automatico nella mente è di evitare qualsiasi rapporto professionale con la persona lesa.  In effetti la nostra azienda è nata per fare fronte a questo tipo di situazioni ed emergenze dove ad avere la peggio è l’immagine. Cerchiamo di dare informazioni accurate e aggiornate condividendo la nostra esperienza nel settore del web reputation.  Nel nostro nuovo sito potete trovare i servizi ed altri approfondimenti ovvero un’ opportunità per conoscere meglio il nostro modus operandi. Basta sfogliare le pagine nella sezione  CHI SIAMO per sapere chi siamo e cosa facciamo.

In che modo un’azienda o un individuo può trarre vantaggio dai vostri servizi?

Vuoi diventare un leader in un qualsiasi settore? o essere tra le prime pagine di Amazon con la vendita di un prodotto? Esiste un modo e noi possiamo farlo, questa è la nostra ricetta. Come ho detto pocanzi viviamo in un’epoca dove la presenza online sta diventato rilevante, sempre più persone utilizzano i motori di ricerca per fare business online, per offrire suggerimenti al consumatore e per avere un’idea di un qualsiasi soggetto o società.

Quanto tempo occorre per riparare ad un danno d’immagine?

Ogni caso è unico e dipende dalla gravità del danno, a tutti piacerebbe che le notizie negative potessero sparire in una notte ma non è così. La maggior parte delle reputazioni online può migliorare su una tempistica di 6-12 mesi.

Qual è il miglior consiglio che potresti dare a qualcuno che inizia a muovere i primi passi verso il web reputation?

Non mi sento di dare un consiglio vero e proprio, ma è fondamentale far comprendere alle persone “nel vero senso della parola” che quando si tratta di reputazione online stiamo parlando di un mondo “virtuale” dove tutto è “potenzialmente” possibile: aziende come la nostra sono specializzate nel riparare i danni subiti a seguito di una lesione dell’immagine, sotto questo punto di vista ci sono molte aziende SEO o PR che affermano di fare “gestione della reputazione” come quelle che offrono la de-indicizzazione, ovvero rimuovere completamente i risultati nei motori di ricerca. Ma in realtà quando si entra nel vivo dell’operazione le cose sono diverse e soprattutto molto delicate, in special modo se bisogna gestire i rapporti con i quotidiani Online e con le notizie riportate dalla stampa

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Genova, uccise la compagna: condannato con l’attenuante della “delusione”. Il legale: “Torna il delitto d’onore”

Genova, uccise la compagna: condannato con l'attenuante della "delusione". Il legale: "Torna il delitto d'onore"

Sentenza choc a Genova su una donna uccisa dal marito pochi giorni dopo quella della Corte d’Appello di Bologna sulla “tempesta emotiva” come attenuante. Il pm aveva chiesto una pena di 30 anni per un uomo che aveva ucciso la compagna: la colpì con diverse coltellate al petto dopo aver scoperto che non aveva mantenuto la promessa di lasciare l’amante. Il giudice, per questo, ha concesso le attenuanti generiche e ha condannato l’uxoricida a 16 anni. Accade a Genova. Nella motivazione della sentenza si legge che l’uomo ha colpito perché mosso “da un misto di rabbia e di disperazione, profonda delusione e risentimento”.

Nella motivazione da una parte ci sono i rimandi a “una pena severa perché nulla può giustificare l’uccisione di un essere umano”, ma in altri passaggi si evidenzia che l’uomo ha colpito perché mosso “da un misto di rabbia e di disperazione, profonda delusione e risentimento, ha agito sotto la spinta di uno stato d’animo molto intenso, non pretestuoso, né umanamente del tutto incomprensibile”.

E ancora: “Non ha agito sotto la spinta di un moto di gelosia fine a se stesso, per l’incapacità di accettare che la moglie potesse preferirgli un altro uomo, ma come reazione al comportamento della donna, del tutto contraddittorio che lo ha illuso e disilluso allo stesso tempo”.

Le attenuanti, combinate con lo sconto di un terzo della pena previsto dal rito abbreviato con cui è stato celebrato il processo, hanno portato alla pena di 16 anni, rispetto ai 30 chiesti dal pubblico ministero Gabriella Marino L’omicida è Javier Napoleon Pareja Gamboa, ecuadoriano di 52 anni. La vittima, una connazionale dell’assassino, si chiamava Jenny Angela Coello Reyes, 46 anni. L’omicidio avvenne nell’aprile del 2018 nel loro appartamento di via Fillak, a Rivarolo.

Genova, uccise la compagna: condannato con l'attenuante della "delusione". Il legale: "Torna il delitto d'onore"

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Durissimo il commento dell’avvocato della parte civile: “Con questa motivazione è stato riesumato il delitto d’onore – dice Giuseppe Maria Gallo che assiste i familiari di Jenny Angela Coello Reyes  – . Ormai assistiamo a un orientamento più culturale che giuridico, gli omicidi a sfondo passionale sono inseriti in un circuito di tempesta emotiva. Ma quali omicidi di questo tipo non avvengono in uno stato emotivo di questo genere – argomenta Gallo – ?. E’ tautologico”.

“Questa sentenza di Genova anticipa quella di Bologna”, prosegue l’avvocato parlando del caso: la condanna infatti è stata emessa a dicembre scorso, prima della pronuncia diventata ormai nota della Corte d’Appello di Bologna che fa riferimento alla ‘tempesta emotiva’, come circostanza attenuante nei confronti di un 57 enne condannato per l’omicidio della compagna.

“Indubbiamente – aggiunge ancora l’avvocato – sono state date circostanze attenuanti generiche ed è in questo che consisterebbe la ‘tempesta emotiva’ che il giudice genovese non definisce così ma è quella che ha prodotto l’abbattimento della pena insieme al rito abbreviato”.Mentre i familiari e parti civili di fatto non possono impugnare la sentenza, ad oggi non sono arrivati ricorsi dalla procura.

“Le nostre richieste economiche come parte civile sono state accolte – sottolinea Gallo – ma l’imputato non potrà risarcire neanche un euro. Sono accolte ma virtualmente. In più ci tolgono linfa per produrre un appello perché l’accoglimento integrale ci preclude la possibilità di impugnare non avendo titolo giuridico per farlo”. “Ho sollecitato anche il pm ad appellarsi a questa sentenza – conclude il legale – Il termine scade il 21 marzo ma il pm stesso, su istanza della difesa, ha già comunicato che non impugnerà”.

“La legge sul codice rosso è un punto di svolta importante. Un via libera celere ed all’unanimità su questo testo dimostrerà quanto alta sia l’attenzione sul tema”. Lo dice il ministro della giustizia Alfonso Bonafede riferendosi, con i cronisti in Transatlantico, alla sentenza di Genova. “Da ministro della Giustizia non commento le sentenze e rispetto l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. Sul codice rosso c’è un impegno concreto”, ribadisce.

“Nessuna attenuante andrebbe riconosciuta nei femminicidi. Preoccupa l’orientamento di alcuni Tribunali che hanno dato pene ridotte riconoscendo motivi emotivi in chi ha ucciso”. Lo afferma Francesca Chiavacci, presidente nazionale dell’Arci, commentando la sentenza del Tribunale di Genova che ha ridotto la condanna all’uomo che uccise la sua compagna.
“Riconoscere – prosegue –  condizioni quali la gelosia, la delusione, sottolinea la visione che nelle coppie la donna non è libera di scegliere di lasciare un uomo. E se lo fa in qualche modo viene giustificata l’estrema reazione dell’uomo. Il numero di femminicidi in Italia è rimasto pressoché invariato nonostante gli omicidi in assoluto siano diminuiti. L’emergenza è che si sta affermando un modello più culturale che giudiziario che nei rapporti tra uomo e donna fa sì che l’uomo si senta legittimato a uccidere quando qualcosa va storto. Purtroppo – conclude – simili sentenze alimentano questo schema che condanna tutte le donne”

fonte: repubblica.it

Ponte Morandi, decreto Genova fermo alla Ragioneria di Stato: “Giunta versione molto incompleta”

Rgs: “Il decreto è arrivato senza alcuna indicazione degli oneri e delle relative coperture”.

l “Decreto Genova” sarebbe fermo alla Ragioneria di Stato, perchè non vi sarebbero sufficienti garanzie sulle coperture economiche. L’indiscrezione è filtrata da ambienti del Comune di Genova, che insieme con la Regione Liguria, sta attendendo con impazienza che il provvedimento venga licenziato. “Non so a che punto sia il Decreto. Un giorno più o in meno non importa, conta quello che c’è dentro”, ha detto il commissario per l’emergenza e presidente della Regione Liguria Giovanni Toti che aggiunto: “Ormai questo sembra il decreto desaparecido”. “Dal primo ottobre saremo al ponte a guardare se sono iniziati i lavori. Genova si aspetta che questo avvenga, è il messaggio della città al Governo”,  ha detto il sindaco Marco Bucci a un convegno della Cgil sul futuro della città. “Non accetteremo un decreto a metà” ha aggiunto il sindaco. Che poi ha detto: “Il decreto Genova è fermo alla Ragioneria dello Stato? “Chissà dov’è, non ne so assolutamente nulla. Io so che ho suggerito al Governo tutto quello che serve alla città di Genova per il decreto, il Governo mi ha assicurato che sarebbero stati inseriti nel decreto. Da quel momento in poi, io il decreto non l’ho visto e aspetto di vederlo. Io so che – ha spiegato – se il decreto ha tutto quello che abbiamo chiesto, bene. Se non è così, torneremo a Roma, perché vogliamo che tutto quello che abbiamo chiesto sia inserito”.
“La Ragioneria Generale dello Stato non ha bloccato il decreto, ma lo sta sbloccando”. E’ quanto affermano fonti Mef su decreto Genova, smentendo “categoricamente” indiscrezioni riportate da un sito. Il decreto – viene spiegato – è arrivato “senza alcuna indicazione degli oneri e delle relative coperture”. E che “i tecnici della RGS stanno lavorando attivamente per valutare le quantificazioni dei costi e individuare le possibili coperture da sottoporre alle amministrazioni proponenti”.
“Quanto alle notizie diffuse sul decreto emergenze e sulle presunte carenze di coperture finanziarie che sarebbero all’origine di ritardo nella sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, si precisa che queste notizie non corrispondono al vero. Gli interventi in conto capitale sono integralmente finanziati”. È quanto si legge in un comunicato della Presidenza del Consiglio dei ministri. “Parimenti, quelli di parte corrente sono integralmente finanziati per il 2018 e, in parte, per gli anni successivi – prosegue la nota -. Per la parte residua, sarà data copertura nella prossima legge di bilancio, che sarà presentata al Parlamento il 20 ottobre. In definitiva, nessun ritardo per l’avvio delle misure di sostegno contenute nel decreto tant’è che dal Mef hanno appena confermato di avere terminato le valutazioni di propria competenza e che il decreto legge sta per essere inviato al Quirinale”, conclude il comunicato.

Gomme estive vendute come invernali, la Finanza di Genova scopre la truffa

GENOVA –  Gomme normali vendute come invernali, con tanto di simbolo M+S, ma battistrada completamente inidoneo ad andare sulla neve, con grave rischio per l’incolumità dei guidatori. A bloccare il carico, 52 tonnellate di gomme, sono stati gli uomini della guardia di finanza di Genova e l’Agenzia delle dogane. La spedizione di pneumatici proveniente dalla Cina e destinato alla Lombardia avrebbe fruttato circa 1,2 milioni.

Nei guai, con l’accusa di frode fiscale, è finito il legale rappresentante della società a cui erano destinate le gomme, la Star Tyre di Cesano Maderno. Altra peculiarità delle ruote era la data di produzione posticipata rispetto a quella reale.

Windforce, Kapsen e Cratos. Sono le tre marche di pneumatici cinesi con data di fabbricazione fasulla e vendute come invernali, sequestrate nel porto di Genova dagli uomini della guardia di finanza e dall’agenzia delle dogane. “Non sappiamo – spiega il generale Renzo Nisi, comandante provinciale delle fiamme gialle genovesi – se oltre a quelle bloccate ne siano passate altre. Ma consigliamo a chi ha comprato pneumatici cinesi dai rivenditori dell’hinterland milanese di controllarle per evitare di correre seri rischi”. Le ruote sono state vendute come invernali ma hanno un battistrada normale. Se venissero usate sulla neve, o anche sul fango, il conducente potrebbe perdere il controllo per “l’aquaplaning”, cioè lo slittamento sull’acqua (da qui il nome dell’operazione delle fiamme gialle). Riconoscere le originali è facile: il battistrada ha delle lamellature che servono a “catturare” la neve per fare aderire la gomma alla strada e la mescola è diversa da quella degli pneumatici estivi.

“Si tratta di uno dei sequestri più consistenti – ha detto Fabio Bertolotti di Assogomma che ha collaborato alle indagini -. Ma è la prima volta che vediamo la falsificazione della data di produzione. Un elemento pericolosissimo per la sicurezza perché non consente di individuarle e in caso di difetti di toglierle dal mercato”. “Possiamo dire – ha rimarcato il generale Renzo Nisi – che abbiamo salvato la vita a centinaia di automobilisti che altrimenti si sarebbero ritrovati ad acquistare gomme pericolose per la tenuta in strada”.

Genova, l’ultima tappa per Marco Rossato ed il suo fedele cagnolino Muttley

 

Genova è l’ultima tappa di 60 città che hanno ospitato il velista paraplegico Marco Rossato nel corso del suo lungo viaggio in solitaria in barca a vela iniziato il 22 aprile 2018 all’Arsenale di Venezia. Un viaggio pieno di incontri e di emozioni lungo lo Stivale in cui Marco, principale protagonista del progetto TRI sail4all, ha sottolineato l’urgenza di:

  1. rilevare e verificare l’accessibilità dei porti italiani;
  2. diffondere i principi della convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità;
  3. lottare per una patente nautica uguale per tutti dove non ci siano restrizioni e limiti;
  4. sensibilizzare – soprattutto gli alunni delle scuole – sul tema dell’inquinamento del mare, in particolar modo sulla plastica sommersa, problema serio che sta affliggendo mari e oceani creando delle vere e proprie emergenze e devastazioni.

Quattro obiettivi che saranno anche al centro degli incontri conclusivi della sua impresa, sostenuta sin dall’inizio da partner importanti come B. Braun, e organizzati per il 22 ed il 23 settembre. L’evento del 22 dal titolo “Missione compiuta” si terrà alle 16 al “Teatro del Mare” situato all’interno del Salone Nautico di Genova, piazzale John Fitzgerald Kennedy. Il 23, a partire dalle 19, ci sarà “La Festa” che si svolgerà nella “Sala del Maggior Consiglio” del Palazzo Ducale in piazza Giacomo Matteotti 9 dove gli ospiti avranno la possibilità di visionare vari filmati del progetto TRI, di saperne di più sulla sua programmazione invernale e di partecipare alla premiazione di Assonautica Awards. A chiusura dell’evento, degustazione di specialità liguri ed il concerto dei “New Choir & Tornado Band”.

 

MarcoRossato

L’impegno dello skipper Rossato però non finisce qui. Il 24 mattina, con l’inseparabile Muttley, Marco andrà al Gaslini per raccontare la sua storia ai piccoli pazienti dell’ospedale. Una storia ricca di speranza e di momenti di gioia, di esempi concreti da seguire e di parole forti sul perché non bisogna mai arrendersi. Il suo viaggio in solitaria è anche per i più piccoli una prova di determinazione, impegno e ottimismo. Quale miglior messaggio per far sorridere bambini e bambine nonostante un’ingiusta condizione di sofferenza se non quello che i sogni si possono davvero realizzare (se lo si vuole abbastanza)? Le loro fantasie vanno alimentate così come l’amore per la vita. I limiti non esistono, e Marco glielo vuole raccontare.

Ponte Morandi, spunta un progetto di demolizione senza esplosivi per salvare le case

La demolizione del ponte Morandi potrebbe risparmiare le case di via Porro dalla distruzione: « Stiamo cercando, con il sindaco, di lavorare a un piano di smontaggio per tutti e due i tronconi – dice Giovanni Toti, presidente della Regione – questo risparmierebbe le case dalla distruzione, almeno per ora». E ieri Toti è finito nel fuoco di fiamma del Movimento Cinque Stelle, per aver invitato alla presentazione del ponte di Renzo Piano, l’ad di Autostrade, Giovanni Castellucci, indagato nell’inchiesta sul crollo del ponte Morandi. «Il commissario straordinario per l’emergenza, Toti invita e accredita l’ad di Autostrade, Castellucci alla presentazione del nuovo ponte: è inaccettabile», attaccano i referenti regionale e comunale, Alice Salvatore e Luca Pirondini.

Il presidente Toti accende, con il sindaco, una speranza per gli sfollati: «Il sindaco ed io stiamo lavorando a un piano di demolizione totale del ponte: invece di fare esplodere il moncone est e smontare quello ovest, stiamo cercando strade, con i tecnici, per smontarlo tutto, evitando dunque di dover demolire le case di via Porro. Almeno per dare il tempo ai proprietari di entrare e recuperare, con calma le proprie cose » , aggiungono Bucci e Toti. Cerca un modo cauto per comunicare una strada che sindaco e presidente vogliono percorrere: « I tecnici stanno verificando se sia possibile: anche perché lo smontaggio è molto delicato e difficile e pericoloso, per chi lo effettua». E per realizzare l’opera di rimozione, pezzo dopo pezzo, del ponte, occorrere il coinvolgimento di grandi e potenti gru, che richiederanno, probabilmente, di allungare un po’ i tempi delle operazioni.

«I monitoraggi e i sopralluoghi delle prossime ore ci daranno un responso: entro la settimana prossima daremo risposte ai cittadini », assicurano Toti e Bucci. Altra ipotesi al vaglio dei tecnici è l’azione, contemporanea, dello smontaggio di una parte del ponte, contemporanea all’inizio della costruzione dell’altra parte. E confermano, entrambi, che l’area dovrebbe essere dissequestrata a fine settembre. E poi Toti rispedisce al mittente, gli attacchi dei 5S: «Dal M5S ligure che è una forza di governo nazionale ci si aspetterebbe che conoscesse i problemi ha ribattuto- qui c’è il rischio di un cantiere infinito, Autostrade è l’unico concessionario e, per legge, per aprire un cantiere, si deve parlare con Autostrade»

Fondi Lega, gli avvocati del Carroccio citano la Corte Europea. Ma Salvini voleva chiuderla

Nella memoria depositata per bloccare i sequestri la cifra incassata in questi 10 mesi dal partito: 5 milioni e 600mila euro. Versati da cittadini e parlamentari. Fra i quali anche Bossi


Anche le odiate istituzioni europee possono tornare utili quando servono a garantire la sopravvivenza del partito. Lo sanno bene la Lega e il suo leader Matteo Salvini che, nella battaglia in corso con la procura di Genova sul sequestro degli ormai famosi 49 milioni frutto della truffa dell’epoca di Umberto Bossi e del suo tesoriere Francesco Belsito, sfoderano alcuni colpi a sorpresa.
Gli avvocati del Carroccio, Roberto Zingari e Giovanni Ponti, oggi davanti al tribunale del Riesame che deve decidere sulla prosecuzione dei sequestri – un anno fa all’inizio della caccia vennero trovati appena 2 milioni sui conti della Lega – hanno depositato un lunga memoria che contiene alcuni passaggi inattesi.
Ad esempio quando viene citata la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che a giugno ha condannato lo Stato italiano per aver violato la proprietà privata abbattendo i celebri ecomostri di Punta Perotti. Scrivono i legali: “Sul punto è notorio che i principi affermati da una sentenza Cedu (nello specifico Giem contro Italia) sono direttamente applicabili al caso…”.
Eppure ecco cosa dicev ail 28 di giugno il ministro dell’interno e vicepremier: “La Corte di Strasburgo condanna l’Italia e difende gli eco-mostri e la cementificazione selvaggia? Ennesima prova del fatto che certe istituzioni dovrebbero essere chiuse”.

Un altro punto toccato nella memoria non sembra appartenere agli alfieri dell’anti statalismo. Gli avvocati infatti contestano la linea della procura di Genova che, forte di una recente pronuncia della Cassazione, vorrebbe sequestrare anche il denaro entrato successivamente all’epoca Bossi nelle casse del partito.  Gli avvocati della Lega sottolineano la sacralità di “diritti fondamentali denunciati dall’articolo 49 della Costituzione prevedendo le modalità di finanziamento, che sia pubblico o privato, ai partiti politici”.
Altro capitolo che presenta in sé un piccolo corto circuito è quello in cui gli avvocati per sottolineare la “provenienza lecita” delle somme oggi nelle casse del partito depositano una relazione della PricewaterhouseCoopers che certifica come, a partire dal settembre 2017, quando scattarono i sequestri, al 28 luglio 2018 “sui conti intestati alla Lega Nord sono confluiti circa 5 milioni 618mila euro”. Il dato viene poi dettagliato spiegando che “730 mila provengono dai versamenti del 2Xmille” e il resto da “erogazioni librali, donazioni, finanziamenti, sovvenzioni effettuate da cittadini, da candidati alle elezioni, dal tesseramento e da parlamentari”.
All’ultima voce appartiene anche Umberto Bossi, attuale senatore della Lega di Salvini, nonché responsabile, secondo la sentenza di primo grado che lo ha visto condannato, della truffa che ha generato il meccanismo che prevede la restituzione dell’intero finanziamento del biennio 2008/2010. Oggi i versamenti di Bossi al partito che ha fondato  potrebber

Sopravvissuti al crollo, due fratellini sotto choc dal 14 agosto

Oltre ai parenti delle vittime, hanno depositato la costituzione persone che si salvarono per una questione di pochi metri


Due bambini genovesi, dalle 11.40 del 14 agosto, si svegliano continuamente durante la notte. Lo psichiatra ha diagnosticato per loro come per i genitori disturbi da stress post traumatico. Sono alcuni delle decine di sopravvissuti al crollo del ponte Morandi.
In queste ore la Procura deve decidere quasi soggetti accogliere fra le parti offese che potranno costituirsi parti civili al processo penale.

La lista è in via di definizione ed è una delle priorità della Procura visto che anche alle parti offese va notificato l’incidente probatorio, per consentire a tutti di nominare dei periti nella fase di accertamento tecnico delle cause del disastro. Al momento le parti offese già riconosciute sono 145, tra familiari delle vittime e feriti. Al conteggio mancano ancora le centinaia di sfollati e poi ci sono soggetti per i quali si deve ancora decidere.

Sono appunto i sopravvissuti che non hanno riportato conseguenze fisiche. La procura deve quindi valutare quelle psicologiche.
L’avvocato Pietro Bogliolo in queste ore è già stato incaricato da alcune persone che quel mattino si trovavano sul viadotto Polcevera al momento del crollo. Molti di loro sono ancora sotto choc dopo tanti giorni.

“Hanno vissuto situazioni – spiega il legale – che per fortuna possiamo solo immaginare. Mi hanno raccontato quei minuti terribili con il ponte che si muove, le auto che inchiodano e poi il panorama che cambia all’improvviso e i piloni che collassano. L’abbandono delle auto sotto la pioggia battente, la corsa verso la galleria e poi lunghi momenti di paura e incertezza sull’accaduto. Un trauma per gli adulti e ancora di più per dei bambini”.

Ieri l’avvocato Bogliolo ha depositato in tribunale la nomina per conto dei famigliari di Bruno Casagrande, operaio dell’Amiu da appena tre mesi, morto sotto il viadotto crollato sopra il deposito della municipalizzata.

Secondo il racconto dei colleghi, sembra che Bruno e il collega Mirko Vicini anche lui ucciso dal pilone che si è abbattuto fossero gli ultimi di un gruppo di operai che stava per allontanarsi dall’area aperta. Gli altri lo avevano già fatto in ragione della pioggia battente che impediva le operazioni nel piazzale. Forse sarebbero bastati pochi minuti perché riuscissero a mettersi in salvo.
Fra i primi legali a depositare la nomina, l’avvocato Andrea Martini che assiste la nonna e la zia di Samuele Robbiano, il bimbo di 8 anni morto nel crollo assieme a entrambi i genitori.

“La loro posizione – spiega l’avvocato Martini – non è certo quella di chi si aspetta un pur legittimo risarcimento. Una famiglia distrutta a quel modo spinge le mie clienti a voler partecipare al processo soprattutto per una forte e comprensibile richiesta di giustizia”.

Dalle indagini intanto emerge che già nel 2014 ad Autostrade erano arrivati, attraverso Spea, le relazioni sulle ispezioni programmate che segnalavano un progressivo peggioramento delle condizioni esterne del ponte e del calcestruzzo in particolare.
Erano, probabilmente stati questi report sullo stato di ammaloramento del viadotto, a spingere Autostrade a commissionare uno studio, nel 2015, alla società ingegneristica Cesi e poi, nell’ottobre del 2017, al politecnico di Milano i vista del progetto di rinforzo degli stralli alle pile 9 e 10.

Il Politecnico aveva segnalato anomalie da approfondire e avevano suggerito la progettazione ‘installazione di una serie di sensori molto sofisticati per monitorare costantemente il Morandi. Autostrade ha spiegato di aver recepito il suggerimento, ma che i sensori sarebbero stati collocati una volta partiti i lavori.

Il punto centrale dell’inchiesta è quello che mira a capire se gli allarmi furono interpretati correttamente e se non vennero sottovalutati alcuni aspetti. Tra questi ultimi anche le tecniche e il materiale usato per la realizzazione della struttura. “Vogliamo capire – ha spiegato il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi – se il progetto realizzato dall’ingegner Morandi sia poi stato eseguito correttamente e se è stato usato il materiale giusto”.

In questo senso attenzione particolare sarà dedicata anche nell’incidente probatorio alla qualità dell’acciaio dei trefoli dei tiranti.

Genova: scontro Di Maio-Toti sulla ricostruzione. Il governo: no Autostrade. Guardia di Finanza: 13 nomi alla Procura

GENOVA – Prime risposte per gli sfollati di Genova che hanno protestato. La Regione Liguria e il comune di Genova hanno chiesto una legge speciale per Genova che snellisca le procedure per l’affidamento dei lavori di progettazione e di esecuzione delle opere per ricostruire ponte Morandi, verificando se ci sono le condizioni per prevedere, per il periodo dell’emergenza, la sospensione del pagamento di mutui, tributi, contributi e premi. «Stiamo mettendo a punto un decreto urgente che, oltre al problema di tante persone abbandonate in Italia come i terremotati di Ischia e del Centro Italia, affronti anche il tema di Genova e soprattutto di coloro che sono sfollati e hanno diritto ad una casa», annuncia da Napoli il vice premier Luigi Di Maio. «Quindi – aggiunge – è una questione di settimane, ma forse di alcuni giorni e metteremo fuori questo decreto». Sulla stessa lunghezza d’onda il ministro dei trasporti Danilo Toninelli, che annuncia: «Autostrade non ricostruirà il Ponte, il Governo metterà in campo forme di aiuto in ordine alle rate dei mutui che molte famiglie sono costrette a pagare su immobili che non possono più abitare».

CAMERA – E l’Aula della Camera  approva la risoluzione presentata da M5S e Lega sulle comunicazioni del governo relative al crollo del ponte Morandi. Il testo di maggioranza passa con una votazione per parti separate. Le premesse sono approvate con 298 voti a favore, 224 contrari, 1 astenuto. Il dispositivo viene approvato con 296 sì, 129 no e 98 astenuti. Tutti bocciati dall’Assemblea di Montecitorio, invece, gli altri testi in votazione.

SCONTRO – «Non si può lasciare la gente in Italia in balia delle elemosine di Autostrade», ha detto il vicepremier da Napoli suscitando le ire del governatore della Liguria Toti. «Caro Luigi Di Maio, ma a Genova ci sei pure venuto, come fai a dire queste cose? Le famiglie che hanno dovuto abbandonare le loro case stanno tutte avendo un alloggio pubblico. E a tempo di record, grazie a Comune e Regione. I soldi che ricevono sono quelli decisi dal Governo, quindi da Di Maio stesso. Se pensa che siano pochi li aumenti subito, noi siamo più che d’accordo». E ancora: «Ad oggi gli sfollati del ponte Morandi sono in balia dell’elemosina di Di Maio, prendono i soldi della Protezione civile stabiliti dalle leggi nazionali, se Di Maio, che è al Governo, pensa che i piani di autonoma sistemazione siano sotto dimensionati, sono d’accordo con lui, ne parli con i colleghi di Governo e cambi la legge.  E’ un dibattito che Di Maio dovrebbe fare prima con se stesso, con il Governo. Un tweet per la stampa non modificherà la sorte di quelle povere persone».

PERICOLOSITA’ – La Guardia di Finanza ha consegnato alla Procura un elenco di persone che potrebbero avere avuto responsabilità per il crollo di ponte Morandi a Genova avvenuto il 14 agosto che ha provocato 43 morti. Sono 13 i nomi di coloro che si sono occupati del progetto di ristrutturazione del viadotto dal 2015, ma potrebbero diventare 25 se i magistrati decidessero di andare indietro nel tempo. Lo scrivono vari quotidiani. Intanto i periti dei pm hanno consegnato una prima relazione sulle probabili cause del crollo attribuendole a un cedimento strutturale all’antenna del pilone 9, il punto in cui i tiranti si congiungono all’estremità del sostegno. E studiando i carteggi tra le varie diramazioni del ministero delle Infrastrutture, gli investigatori hanno individuato come almeno in un’occasione i dirigenti del Mit avessero palesato la certezza che sul restyling del Morandi i tempi si stessero dilatando oltremisura.