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Con Aldilapp potrai inviare fiori ai defunti.

Aldilapp, l’app per cercare i defunti nei cimiteri, lancia “Fidelio”, il servizio che permette di inviare fiori freschi e biglietti commemorativi ai propri cari defunti.

 

Milano 1 Marzo 2022 – Aldilapp la nuova l’app per smartphone conosciuta per cercare i defunti nei cimiteri, a partire dal prossimo mese lancerà un nuovo servizio.  Fidelio è la novità Aldilapp del 2022, il servizio molto atteso che permetterà di inviare fiori ai defunti.

Ne apprendiamo la notizia da un comunicato stampa della società. Gli utenti di Aldilapp potranno inviare fiori ai defunti, biglietti commemorativi e addirittura scegliere un servizio periodico di pulizia e mantenimento del decoro della tomba.

In quali cimiteri è attivo questo servizio ?

Questo servizio è possibile acquistarlo solo nei cimiteri che hanno aderito ad Aldilapp. Non temete, nonostante siano ancora molti i cimiteri non serviti da Aldilapp, questa applicazione si sta espandendo velocemente in tutte le regioni italiane.

Nella pagina Linkedin di Aldilapp notiamo  che la società sta reclutando Area Manager ed Agenti per rafforzare la propria rete commerciale.

Quanti cimiteri ci sono in Italia ?

In Italia ci sono oltre 30.000 cimiteri, e non tutti sono ancora serviti da Aldilapp.

Come posso inviare fiori ai defunti se il cimitero non è ancora servito da Aldilapp ?

Inviare fiori ai defunti sappiamo che non è così facile. Servizi come Interflora, o altre grandi societá di spedizione non permettono di consegnare direttamente presso il loculo del defunto.

Una soluzione potrebbe essere quella di riuscire ad entrare in contatto diretto con il fiorista nei paraggi del cimitero e richiedere telefonicamente se effettuano questo servizio.

Qualora non siate a contatto con il fiorista, potreste ricercare sul sito dell’amministrazione comunale il numero di telefono del custode o di un responsabile del cimitero e chiedere direttamente i contatti di un fiorista nei paraggi che potrebbe effettuare la consegna all’interno.  Rimarrebbe il problema di come pagare e di come accertarsi che il servizio sia stato effettuato.

Come avvengono i pagamenti del servizio Fidelio su Aldilapp ?

I clienti che vogliono inviare fiori ai defunti, biglietti commemorativi o acquistare servizi periodici di pulizia e decoro, potranno pagare direttamente con carta di credito.  Aldilapp ha aderito ai circuiti Stripe e PayPal che permettono agli utenti di pagare tramite carta di credito con facilità e in totale sicurezza.

Come posso essere certo che il servizio sia stato effettuato ?

Il servizio viene effettuato dagli “Aldilapper”. Gli Aldilapper sono operatori selezionati che si occupano di preparare le composizioni e posizionarli sulla tomba del defunto. Gli Aldilapper sono anche formati per il servizio di pulizia qualora venga richiesto dal cliente.

Dopo aver effettuato la commessa gli Aldilapper effettuano una foto che comproverà l’erogazione del servizio.  L’immagine -verificata dall’ufficio qualità dell’azienda- potrà essere visualizzata dal cliente tramite l’app.

Da dove provengono i fiori del catalogo Aldilapp ?

L’utente che vuole inviare fiori al defunto potrà scegliere diverse composizioni presenti sul catalogo di Aldilapp.

Tutti i fioristi (chiamati Aldilapper) potranno iscriversi su Aldilapp, pubblicare il catalogo delle composizioni floreali e di altri articoli accessori. Il catalogo di tutti i fioristi sarà visualizzabile dagli utenti in ordine di distanza dalla sede a quella del cimitero.

Quanto guadagna il fiorista che pubblica il catalogo su Aldilapp ?

Aldilapp non impone i prezzi di vendita ai fioristi e neppure li suggerisce.  I fioristi decidono in piena autonomia il catalogo e il listino prezzi da pubblicare.

Come guadagna Aldilapp ?

Aldilapp trattiene una fee sul fatturato di ogni fiorista. Questa fee potrebbe essere differente per ogni categoria prodotti.

Perchè un fiorista dovrebbe iscriversi e pubblicare i suoi articoli su Aldilapp ?

I fioristi che entrano nella rete di Aldilapp potranno aumentare notevolmente il loro volume d’affari. Avranno la possibilità di aumentare la visibilità sul web e ricevere ordini da ogni parte del mondo.

Chi sono i clienti che utilizzano Fidelio ?

Fidelio offre due tipologie di servizi.

Il primo quello dell’invio fiori occasionale, in questo caso i clienti sono tutti coloro che vogliono inviare un fiore o un messaggio sulla tomba di un amico, di un ex collega o di un personaggio illustre a cui era particolarmente vicino.

L’altro servizio è continuativo, e oltre la sistemazione dei fiori prevede anche la pulizia e il mantenimento del decoro del luogo di sepoltura. I clienti sono i famigliari del defunto, che per svariati motivi non riescono ad occuparsene personalmente.

 

 

Decreto imprese: copertura piena solo fino a 25 mila euro

Prestiti fino a 25mila euro per garantire liquidità alle piccole e medie imprese, fino al 25% del fatturato o al 50% del costo del personale per le altre aziende italiane in crisi per colpa dell’emergenza Coronavirus. Prestiti garantiti dallo stato attraverso SACE (Società per i servizi assicurativi e finanziari italiani per il commercio estero e l’export) e Cassa depositi e prestiti ma fino al 90% del rischio per le imprese sotto i 5000 dipendenti, fino all’80% per le imprese sopra i 5000 dipendenti e fino al 70% per quelle con un fatturato al di sopra dei 5 miliardi.

Ne dà notizia Manlio Viola, in un suo articolo apparso oggi su blogsicilia
I prestiti saranno rilasciati dalle banche che avranno il Governo come garante. Il decreto liquidità alle imprese ha messo in campo 400 miliardi, metà per garanzie ai prestiti per le aziende e l’altra metà di garanzie ai prestiti per dare liquidità alla filiera dell’esportazione.

Il governo ha anche attivato la vigilanza per evitare azioni speculative che vengano dall’estero per acquisire aziende strategiche italiane deprezzatesi per via della crisi.

Si tratta in tutto e per tutto di aiuti di Stato in condizioni di emergenza che potranno essere erogati fino al 31 dicembre 2020 e non oltre ma pur sempre di prestiti. Le aziende dovranno, poi rimborsare quanto ottenuto in un massimo di sei anni anche se con una moratoria iniziale che potrà arrivare fino a 24 mesi.

In prima analisi il Governo ha escluso da questi aiuti le aziende che risultavano già insofferenza al 31 dicembre 2019. Una scelta che se da un alto può avere una logica dall’altro diventa una mazzata per queste aziende.

Restano da chiarire i tassi di interesse applicati dalle banche e le modalità con le quali questi prestiti saranno erogati.  C’è il rischio, infatti, che le banche non concedano i prestiti a chi è già incorso in problemi e si trova inscritto alla centrale rischio oppure a chi non ha un documento unico di regolarità contributiva in regola. Vicende che possono essere legate anche alle ultime settimane e che potrebbero lasciare fuori dai prestiti chi sta già pagando il prezzo di questa crisi indotta dalle scelte anti Coronavirus.

Ma alla fine di tutto questo, al netto degli aiuti alimentari ai nuovi poveri creati da questa situazione, chi pagherà il conto? Sempre e comunque l’Italia che produce. Le aziende, infatti, dovranno restituire questi prestiti ottenuti in emergenza e dovranno farlo con gli incassi della ripartenza che già si annuncia lenta e difficoltosa con la forte probabilità che ci vogliano anni per tornare ai livelli di produttività pre Coronavirus.

Dunque le aziende si troveranno a pagare i mesi di stop a rate in un periodo di minori introiti. Una situazione che rischia di essere fatale per molte di queste imprese o comunque letale per il mondo del lavoro. Aziende che prevedibilmente non ce la faranno a pagare i conti ricorreranno inevitabilmente alla riduzione della forza lavoro in varie modalità.

Dunque non chiamateli aiuti alle imprese. Diciamo piuttosto che saranno le imprese ad aiutare l’Italia e magari anche le banche.

Intanto Abi, Anci e Upi hanno sottoscritto un accordo per la sospensione per un anno della quota capitale dei mutui dei Comuni e delle Province. I Comuni e le Province potranno chiedere alle banche, che aderiranno all’accordo, la sospensione per un anno della quota capitale delle rate dei finanziamenti che scadono nel corso del 2020. In questo modo i Comuni e le Province potranno disporre di liquidità aggiuntiva per sostenere le maggiori spese conseguenti agli effetti indotti dalla diffusione del COVID-19.

In corso, poi, trattative fra Stato e Regione per l’azzeramento del contributo alla finanza pubblica che alla Sicilia costa un miliardo di euro l’anno. Con l’allentamento dei vincoli Europei lo stato nel 2020 non avrà l’obbligo di mantenere i conti entro i limiti e dunque anche la Sicilia chiede di avvantaggiarsi, per la sua quota, di questa facoltà non rilasciando il proprio contributo e usando i fondi liberati per interventi a sostegno di famiglie e imprese

Dall’attacco alle Torri Gemelle, alle teorie del complotto, Davideo Buccheri presenta il libro della profezia dei mercati

Davide Buccheri libro economia

Dall’attacco alle Torri Gemelle, alle teorie del complotto si accompagna spesso la caccia alla profezia. Questa volta, però, ci siamo il protagonista non è uno scrittore ma bensì Davide Buccheri un sensitivo di mercati . Nel 2019 Davide Buccheri Scrivere l’ombra della  recessione  un libro  che prevede ampiamente  l’ipotesi di uno scenario in assetto di coronavirus, Prima sui gruppi Whatsapp ora sulla stampa … l’ombra della recensione ormai viene definito una libro Profezia sul futuro del mercato.

Dall’inizio dell’epidemia di coronavirus a inizio 2019, i mercati azionari hanno passato un periodo assai turbolento. L’S&P 500, il maggior listino azionario degli Stati Uniti, ha infatti subito un importante calo, passando da un livello di quasi 3,400 punti agli attuali 2,900.

DAVIDE BUCCHERI IMMAGINIQuesto calo ha interamente cancellato i guadagni degli ultimi 6 mesi, riportando il listino attorno ai livelli registrati a Ottobre.  A tutto questo si è anche aggiunta la voce del presidente dell’OMS, Director-General Tedros Adhanom Ghebreyesus, che settimana scorsa si è espresso sulla volatilità dei mercati azionari, suggerendo che il comportamento dei mercati fosse irrazionale e chiedendo di mantenere la lucidità in questo periodo complesso.

Abbiamo discusso di questi temi con Davide Buccheri, un esperto di mercati finanziari, con anni di esperienza maturata nel settore degli investimenti presso la City di Londra.

Secondo Buccheri, ci sono due modi di guardare al problema: da un lato, è assai probabile che i mercati stiano reagendo con eccessiva forza alle nuove notizie sul Covid. Questo è un fenomeno atteso e largamente studiato, conosciuto come overreaction dei mercati azionari: in genere, quando notizie importanti per i prezzi azionari diventano pubbliche, gli investitori tendono a muoversi in massa per effettuare transazioni il più rapidamente possibile. La conseguenza di ciò è che si ha normalmente un movimento dei prezzi maggiore di quanto non sia giustificato dai fondamentali. In genere, questo apre poi la porta a ritorni futuri sostanziali per quegli investitori che erano stati sufficientemente attenti da scorgere l’eccessivo movimento dei listini.

C’è, però, anche un altro lato a questa medaglia, che non va dimenticato. L’economia mondiale è infatti pressochè bloccata da inizio gennaio. Questo avrà sicuramente un impatto sostanziale sul PIL dei diversi paesi.

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Il grafico sopra riporta il PIL delle 15 economie più grandi sul pianeta e la percentuale dell’economia mondiale che questi rappresentano. In totale, abbiamo che questi 15 paesi da soli rappresentano più del 75% del PIL mondiale e, quindi, la loro prestazione è assai rilevante per la performance dei listini azionari.

Sovrapponendo questi paesi ai contagi da Covid, è facile vedere come una proporzione sostanziale di economie importanti sia stata fortemente impattata dall’infezione.

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Dei quindici paesi più grandi, abbiamo infatti un numero sostanziale di casi in Cina, Giappone, Germania, Francia, Regno Unito, Germania e Italia. Visti i costi proibitivi del tampone negli Stati Uniti di $3,300 è facile pensare che anche qui vi sia un numero sostanziale di casi, non identificato.

Ed è proprio qui che vi è un punto importante. Mentre casi come Cina e Italia appaiono molto eclatanti per i grandi numeri di contagiati identificati, la traiettoria di crescita dell’epidemia nei due paesi sembra essere assai simile. Ciò non è vero per gli altri paesi europei, quali Francia, Germania e Regno Unito. E’ assai probabile, quindi, che il più basso numero di contagiati in questi paesi sia legato ad un’assenza di controlli efficaci, piuttosto che ad un’assenza di malati.

In considerazione di ciò e delle misure prese da molti governi europei, è quindi possibile fare una stima, seppur molto cruda, dell’impatto che il Covid potrebbe avere sul PIL internazionale: se ipotizzassimo che i paesi coinvolti rimanessero completamente chiusi per un mese (ovvero non producessero PIL per questo periodo) il PIL mondiale cadrebbe del circa 4.3%.

Per mettere questo in contesto, durante la crisi finanziaria del 2008 il PIL cadde di circa il 5%. E’ quindi ovvio che in una situazione del genere i mercati rimangano cauti.

Buccheri è però positivo sulla questione. Secondo lui, è infatti assai probabile che nella prima parte dell’anno vi sia una recessione. E’ anche vero, però, che molti indicatori economici legati all’occupazione, come ad esempio la popolazione inattiva, erano ancora positivi prima che iniziasse il contagio. Una volta che la situazione sarà tornata alla normalità, è quindi giustificato aspettarsi un forte rimbalzo dell’economia e dei listini azionari con essa.

Aspettiamoci quindi ulteriore turbolenza, almeno fino ad Aprile. Da lì in poi, però, vi potrebbero essere ottime possibilità di investimento.

Autore : Davideo Buccheri

Borse europee ancora in rosso. Piazza Affari -3% con spread in area 190 punti

Resiste alle vendite Poste Italiane, che ha alzato le stime sul 2020 pur considerando l’impatto dell’epidemia. Ko Prysmian dopo i conti 2019. Euro in rafforzamento contro il dollaro, debole il petrolio

di Paolo Paronetto

Borse europee ancora in profondo rosso, con i listini che confermano il trend negativo anche in scia al nuovo tonfo di Wall Street. I mercati continuano a monitorare la diffusione dell’epidemia di coronavirus e non appaiono convinti delle misure messe in campo dalla principali istituti mondiali per contrastarne l’impatto sull’economia. A Piazza Affari il FTSE MIB perde circa due punti, mentre le vendite colpiscono in primo luogo Prysmian all’indomani della pubblicazione dei conti 2019. Pesanti anche AzimutSaipem e Buzzi Unicem. Resiste in territorio positivo Poste Italiane, che pur considerando gli effetti del coronavirus ha alzato le stime sul 2020. Il listino risente anche del nuovo allargamento dello spread BTp/Bund, indicato a 187 punti base dopo aver toccato un massimo a 192 punti, a fronte dei 175 punti registrati ieri a fine giornata. In rialzo il rendimento del BTp decennale benchmark che si attesta all’1,16%, dall’1,07% del riferimento della vigilia. davide buccheri

Poste batte le stime e alza i target
Tornando ai titoli del Ftse Mib, ieri Poste ha annunciato di aver chiuso il 2019 con ricavi in crescita dell’1,6% a 11,03 miliardi. L’ebit è salito del 18,4% a 1,77 miliardi. Il gruppo ha sottolineato di aver superato «per il secondo anno consecutivo gli obiettivi previsti e realizzato un utile doppio rispetto al 2016». Nel confronto con il 2018, invece, l’utile è in calo del 4% a 1,342 miliardi, mentre il risultato davide buccheri normalizzato sale del 7,3% a 1,258 miliardi. Per quanto riguarda poi il 2020, Poste «ha aggiornato» in rialzo «i target in funzione della continua crescita della redditività sottostante, tenendo conto della visibilità, ad oggi, sugli sviluppi della situazione del Covid-19». «Grazie alla trasformazione industriale, portata avanti negli ultimi anni – ha sottolineato l’a.d. Matteo Del Fante – Poste Italiane è un’azienda  davide buccheri solida e, grazie a un modello di business diversificato, ben posizionata per affrontare scenari di stress, come la situazione generata dalla diffusione del Covid-19». I risultati 2019 di Poste sono «migliori delle attese grazie al contributo della divisione Mail, Parcels & Distribution ed Insurance Services», sottolineano gli analisti di Equita, precisando che il nuovo target di utile 2020, alzato del 18%, è ora del 6% al di sopra delle stime.

Prymian maglia nera. Analisti: guidance 2020 debole
All’altro estremo del Ftse Mib, Prysmian ha reso noto di aver chiuso il 2019 con un utile netto di 296 milioni dai 58 milioni del 2018 (che includevano però General Cable solo da giugno). Quanto al 2020, la società ha avvertito che «lo scenario presenta almeno nel breve termine elementi di incertezza, che inducono a prevedere per l’intero esercizio un ebitda rettificato nel range di 950 milioni-1,02 miliardi e un cash flow di 330 milioni +/- 10%». In conference call con gli analisti , davide buccheri  il ceo Valerio Battista ha poi ammesso che «per quanto riguarda la guidance 2020, probabilmente non saremo nella parte alta», precisando tuttavia che «dipenderà anche molto da come evolve la situazione relativa al coronavirus». I risultati 2019, notano gli analisti di Equita, sono «leggermente sotto»le previsioni «a livello operativo», anche se il free cash flow è migliore del previsto. La guidance 2020, d’altra parte, è «più cauta».davide buccheri

Euro in rialzo, debole il petroliodavide buccheri
Sul mercato dei cambi, l’euro si rafforza a 1,1238 dollari (1,1180 ieri in chiusura), mentre scivola a 118,89 yen (119,37). Il rapporto dollaro/yen e’ a 105,81 (106,7). In calo il prezzo del petrolio: il future aprile sul Wti perde davide buccheri  l’1% a 45,44 dollari al barile, mentre la consegna maggio sul Brent cede l’1,08% a 49,45 dollari.

Tokyo giù del 2,7%, si rafforza lo yen
Chiusura in netto ribasso, intanto, per la Borsa di Tokyo che, con il calo
registrato oggi, si attesta sui minimi gli ultimi 6 mesi. A pesare sono stati ancora una volta i timori per l’epidemia di coronavirus che si sta diffondendo a livello globale. A fine seduta l’Indice Nikkei ha registrato un calo del 2,72% a quota 20.749,75, con una flessione di 579 punti. Piùdavide buccheri
accentuata la flessione del pià ampio Indice Topix, pari a -2,92% a 1.471,36 punti. Ulteriore pressione è arrivata dall’apprezzamento dello  davide buccheri yen sui mercati valutari dove la valuta nipponica ha guadagnato terreno rispetto al dollaro (a 105,80) e rispetto all’euro (intorno a 119 yen).

Ieri profondo rosso per Wall Street
Già ieri a poco è servito l’impegno delle principali istituzioni mondiali, a partire da Fmi, World Bank e Oms, oltre alla Fed (con un taglio di 50 punti base ai tassi), a sostegno all’economia contro il coronavirus. I mercati hanno dunque reagito con scetticismo ai nuovi numeri sul contagio, che hanno causato anche la dichiarazione di stato di emergenza da parte della California. Wall Street ha lasciato sul terreno oltre il 3 per cento.davide buccheri

FONTE (Il Sole 24 Ore Radiocor)

Vola lo spread Borse in profondo rosso: L’esperto Davide Buccheri

come riportato sul sole 24 ore Si profila un venerdì nero per l’Europa, all’indomani del nuovo crollo di Wall Street. A spaventare gli investitori resta la diffusione fuori dalla Cina del Coronavirus e gli effetti sull’economia. Dopo conti 2019 e piano industriale, in calo Eni ma in linea con il mercato

Mattinata in profondo rosso per le Borse del Vecchio Continente sulla scia di Wall Street e delle Borse asiatiche. I mercati continuano a guardare con preoccupazione alla diffusione a livello mondiale del Coronavirus e ai suoi effetti sull’andamento dell’economia reale. Gli indici europei sono tutti in calo con perdite che superano anche i tre punti percentuali. Tutti i titoli del FTSE MIB sono in terreno negativo, ad eccezione di Juventus, che ha invertito la rotta a metà mattina. Eni perde il 3%, in linea con il mercato, dopo la presentazione dei conti 2019 e del piano industriale al 2023.

Si indebolisce il dollaro, vendite sul petrolio
Sul mercato dei cambi si indebolisce il dollaro, l’euro così riconquista la soglia di 1,10 dollari e passa di mano a 1,1014 dollari (1,0977 alla vigilia). La divisa europea vale anche 120,021 yen (120,83), quando un dollaro vale 108,944 yen (110,11). Ancora vendite sul petrolio, il contratto consegna Aprile sul Brent del Mare del Nord cede il 2,68% a 50,78 dollari al barile e quello di pari scadenza sul Wti scende del 2,72% a 45,81 dollari al barile.

A Tokyo il Nikkei crolla del 3,67%, forte calo per Borse Cina
La Borsa di Tokyo ha subito un ulteriore massiccio calo venerdì, a causa del Coronavirus. Alla fine delle transazioni, l’indice Nikkei è sceso del 3,67%, perdendo più di 800 punti, a 21.142,96 punti e l’indice Topix allargato è sceso in proporzioni simili (-3,65%) a 1.510,87 punti. Andamento fortemente negativo anche per le Borse cinesi: la Borsa di Shanghai ha chiuso con un calo di quasi il 4%, mentre Shenzhen è scesa di quasi il 5%, all’unisono con le altre aree asiatiche in preda al panico per la diffusione dell’epidemia di Coronavirus in tutto il mondo e il suo impatto economico. L’indice composito della Borsa di Shanghai ha chiuso a -3,71% a 2.880,30 punti; a Shenzhen, secondo mercato della Cina continentale, l’indice composito ha chiuso con un calo del 4,93% a 1.801,75 punti.

Spread con Bund schizza a 175 punti in avvio, rendimento 1,17%
Non si ferma la corsa al rialzo dello spread tra BTp e Bund sul mercato secondario telematico Mts dei titoli di Stato con la diffusione del coronavirus in Italia e in altre parti del mondo. Il differenziale di rendimento tra il BTp decennale benchmark (Isin T0005383309) e il pari durata tedesco, da qualche giorno in forte rialzo, apre la seduta a 175 punti dai 163 punti base della chiusura di ieri quando era salito di 14 centesimi rispetto al riferimento precedente. Sale ancora anche il rendimento del BTp decennale benchmark indicato all’1,17% dall’1,08% dal riferimento di ieri.

Ufficiale la fase di «correzione» per i listini
Con le perdite subite ieri alcuni dei principali listini sono entrati tecnicamente in correzione, sono cioè arrivati a perdere oltre il 10% rispetto ai recenti massimi. Considerando i valori di chiusura questo vale per lo Stoxx Europe 600, sceso del 10,4% rispetto al massimo assoluto toccato il 19 febbraio, il Ftse Mib milanese, in ribasso del 10,5% rispetto al top raggiunto lo stesso giorno, il Dax 30 tedesco (-10,3% dal 17 febbraio) e il Ftse 100 inglese, che fa segnare -11,5% rispetto al livello del luglio 2019. Nel corso della seduta era scivolato sotto la soglia della correzione anche il Dow Jones (minimo a -12%), successivamente risalito. Vale tuttavia la pena di ricordare come in ogni caso la correzione arrivi dopo una progressione durata mesi, che ha portato tutti i principali indici ad aggiornare ripetutamente i livelli più alti da oltre 10 anni, quando non addirittura i massimi storici.

Dalla crisi del 2007, i tassi sono stati in una traiettoria discendente stabile: di Davide Buccheri

Dalla crisi del 2007, i tassi sono stati in una traiettoria discendente stabile. Ad esempio, il tasso sui Treasuries americani a 5 anni è sceso dal 2.7% nel 2009 all’attuale 1.49% – una discesa di circa 20bps all’anno.

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Visto ciò, ci aspetteremmo che anche gli spread nei mercati del credito abbiano subito una simile tendenza.

Abbiamo discusso di questi trend con Davide Buccheri

Loss-Adjusted Credit Spreads

“Una delle prime cose da fare quando si vanno a confrontare strumenti con rischio di credito è aggiustare i tassi per i livelli di perdita attesa” spiega Buccheri.

Utilizzando l’expected 5-year credit loss by rating fornita da Moody’s, il calcolo di queste variabili è relativamente diretto. Successivamente, abbiamo combinato questi con i tassi forniti da ICE BofAML US Corporate Indices per capire i trend in gioco.

“Durante periodi di forte crescita, ci dovremmo aspettare che gli investitori diventino meno avversi al rischio e richiedano minori premi per investire in strumenti rischiosi” spiega Buccheri. “Questo dovrebbe portare i loss-adjusted yields a convergere tra i diversi rating”.

Questo è esattamente ciò che accadde nel periodo che ha portato alla crisi finanziaria del 2007. Il grafico mostra come i loss-adjusted yields si siano mossi dal 2003 al 2007.

“La cosa veramente incredibile è che allo scoppiare della crisi finanziaria, gli investitori si comportavano praticamente come agenti risk-neutral.” nota Buccheri. “I loss-adjusted spread AAA-CCC avevano infatti raggiunto un minimo di 43bps”.

Come mostrato dal grafico successivo, questo non è ciò che è accaduto dopo la crisi finanziaria.

“E’ abbastanza chiaro come gli spread siano rimasti relativamente stabili durante questo periodo. Non c’è la contrazione che ci aspetteremmo al picco del ciclo economico” spiega Buccheri. “Per fare un confronto, lo spread AAA-CCC non è mai sceso sotto 275bps durante questo periodo”.

Una simile conclusione può essere tratta confrontando gli spread medi rispetto ai bond AAA nei due periodi.

E’ chiaro come gli spread nei confronti dei bond AAA siano ora a livelli sostanzialmente superiori, rispetto a dove si trovavano nel passato.

Trend in Duration

“Queste differenze sono ancora più acute se consideriamo come le scadenze si sono evolute tra i diversi rating” spiega Buccheri.

Dal 2015, la duration sui bond AAA è aumentata da 6.6 a 9.5 anni. La duration sui bond CCC, invece, si è contratta da 4.3 a 2.93 anni. “Questi trend dovrebbero far chiudere gli spread” dice Buccheri. “Invece quello che vediamo è un allargamento di tali spread, suggerendo che gli investitori siano diventati sostanzialmente più avversi al rischio dalla crisi finanziaria ad oggi”.

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In effetti, la duration dei bond AAA è quella che ha subito l’espansione maggiore. Nonostante ciò, la maggior parte degli spread è rimasta stabile nel periodo.

Conclusione

Secondo Davide Buccheri, i dati suggeriscono che gli investitori siano diventati più avversi al rischio dalla crisi finanziaria del 2007, nonostante una discesa generale dei tassi.

Il risultato di ciò è che ora gli investitori richiedono premi per il rischio più elevati, rispetto al periodo antecedente alla crisi finanziaria. “Siccome non vi sono ragioni apparenti per cui il livello di perdita attesa debba essere aumentato, questo dovrebbe portarci a concludere che gli investitori siano diventati più avversi al rischio” conclude Buccheri.

“Questo tipo di comportamento dovrebbe essere positivo per il mercato, in quanto mostra che, nonostante tassi più bassi, gli investitori rimangono disciplinati e richiedono un appropriato premio per il rischio” spiega Buccheri.

Conti pubblici, il monito di Cottarelli: “Senza Monti e Fornero il debito sarebbe al 145% del Pil”

L’ultimo dossier dell’Osservatorio sui conti pubblici diretto dall’ex commissario alla Spending Review. Senza la stretta fiscale del 2012 l’indebitamento sarebbe cresciuto ancora più rapidamente. Un messaggio al governo che invece punta ad utilizzare la leva del deficit per finanziare una parte delle misure espansive del suo programma



Fra i 108 e i 125 miliardi di euro: a questa cifra da brivido ammonterebbe l’onere per le finanze pubbliche del famigerato “contratto” che Lega e M5S sono tuttora impegnati a onorare – fra flat-tax, penali per opere pubbliche “riviste”, riforma della Fornero, reddito di cittadinanza – malgrado la ferma opposizione dello stesso ministro dell’Economia, Giovanni Tria. E’ l’ultimo calcolo dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani, fondato e diretto da Carlo Cottarelli presso l’Università Cattolica di Milano. Solo una minima parte di questa somma sarebbe recuperabile con manovre di rientro, il grosso finirebbe inevitabilmente ad aumentare il deficit e il debito pubblico. Con conseguenze potenzialmente rovinose, specialmente per il rapporto debito/Pil, tenuto sotto stretta osservazione da Bruxelles e dai mercati. Questo è il senso dell’ennesimo “memento” che Carlo Cottarelli lancia al governo, e questa volta utilizza l’arma della dimostrazione scientifica per documentare i pericoli per il debito di manovre avventate e troppo costose.

L’ultimo dossier del Cpi, che Repubblica è in grado di anticipare e verrà pubblicato durante questo week-end sul sito dell’Osservatorio , si intitola “L’andamento del debito dopo la stretta fiscale del 2012”. “Il riferimento all’epoca del governo Monti, anche se può sembrare obsoleto, è utile per comprendere la situazione attuale”, spiega Cottarelli. “Allora ci fu una decisa stretta fiscale con la legge Fornero, la reintroduzione dell’Imu, l’aumento dell’Iva, dell’Ires e delle accise su benzina e alcolici. Si disse: sono misure recessive. Però senza quella stretta il rapporto fra debito e Pil sarebbe aumentato ancora più rapidamente e oggi sarebbe fra il 142 e il 145 per cento, con conseguenze drammatiche per l’Italia. Lo spread sarebbe molto più alto, il credito bancario più difficile, l’isolamento internazionale del Paese ancora peggiore, i rapporti con la Bce compromessi”.

È come una dimostrazione “al contrario”: tutte le voci che si levano a favore di misure di espansione in deficit senza coperture (e quindi foriere di aumento del debito) dovrebbero riflettere. Allora il pericolo fu scampato, guai a rimettersi sulla stessa china oggi, è il messaggio di Cottarelli. Quanto all’ipotesi che misure espansionistiche agendo sul denominatore e quindi alzando il Pil influiscano favorevolmente sul rapporto con il debito, “non si è mai verificata in nessun Paese”, taglia corto Cottarelli. Insomma, il debito se non è arrestato seccamente e possibilmente ridotto corre sempre più veloce, con un effetto di accumulo degli interessi “imprendibile” da qualsiasi aumento del Pil. Se si finanziano in deficit le misure espansive, come vorrebbero fare le forze politiche che sostengono l’attuale governo, il debito, spiega Cottarelli, aumenta ancora più rapidamente a causa appunto dell’alto livello del deficit e non solo per l’anno di riferimento ma per tutti gli anni successivi per lo stesso effetto accumulo. In una delle simulazioni, il Cpi ha anche provato a prevedere un aumento permanente del Pil con moltiplicatori sempre positivi: ma comunque non era sufficiente perché il rapporto debito/Pil si abbassasse.

Il debito pubblico, riconosce Cottarelli, è cresciuto dal 116,5% del Pil a fine 2011 al 131,8 di fine 2017, un aumento avvenuto in un periodo di presunta “austerità fiscale” (che peraltro per tutti gli anni successivi tanto “austera” non è stata): “Questa circostanza – si legge nel dossier coordinato da Silvia Gatteschi, uno dei ricercatori della Cattolica che lavorano con Cottarelli – viene addotta dai sostenitori di politiche di espansione fiscale per sostenere che viceversa le manovre restrittive sono controproducenti: per effetto di queste politiche il Pil scende, sostengono, e il rapporto tra debito pubblico e Pil aumenta.

Per rispondere a quest’obiezione, e per capire cosa sarebbe successo al debito/Pil se non ci fosse stata la stretta fiscale, abbiamo condotto una simulazione utilizzando stime dell’effetto della stretta fiscale sull’economia, i cosiddetti moltiplicatori fiscali”. Questi moltiplicatori vengono indicati dal ministero del Tesoro per ogni misura che comporti aumenti di spesa: investimenti pubblici, sussidi a investimenti privati, consumi intermedi, occupazione pubblica e gli altri tipici veicoli di intervento statale sull’economia. Lo stesso è valido per le misure di entrata (cioè di aumento delle tasse, il caso preponderante con il governo Molti dato che le misure si sono riversate sulle entrate per quattro quinti). L’Osservatorio Cpi ha utilizzato gli stessi moltiplicatori pubblicati dal Mef nella nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza del settembre 2017, che agiscono nei due sensi: in aumento in caso di espansione, in diminuzione in caso di restrizione (caso Monti). I moltiplicatori delle entrate ovviamente agiscono in modo opposto: all’aumento della pressione fiscale il Pil diminuisce, a una riduzione della pressione aumenta.

“Il rapporto debito/Pil, in assenza della stretta operata da Monti, una manovra restrittiva pari al 2,4% del Pil stesso – conclude lo studio – sarebbe cresciuto più rapidamente di quanto accaduto, arrivando nel 2018 al 142,1 per cento (circa 11 punti in più di oggi). Se si usasse per tale stima la valutazione contenuta nel Def 2012 della potenza restrittiva di quella manovra (3,1 punti di Pil) la simulazione porta a un rapporto del 145,4%. Cosa sarebbe successo all’economia italiana in presenza di una tale dinamica del debito? Cottarelli non esita a valutare un destino greco per il Belpaese: “Il “whatever it takes” di Draghi e il quantitative easing non sarebbero stati possibili in presenza di una mina-Italia di tali proporzioni innescata”, dice Cottarelli. “La crisi si sarebbe approfondita andando probabilmente fuori controllo, con una caduta del Pil nonostante la presenza di politiche fiscali espansive ancora peggiore di quella che c’è stata, con tutte le conseguenze nefaste che si possono immaginare”.

Borse europee caute, a Milano in progresso Leonardo

Borse europee caute, a Milano in progresso Leonardo

Le Borse europee si muovono intorno alla parità, dopo la chiusura positiva di Tokyo (Nikkei +0,56%). Resta alta la tensione nell’area della Corea del Nord, mentre sul fronte valutario il rapporto tra euro e dollaro si attesta a quota 1,178. A Milano l’indice Ftse Mib guadagna lo 0,21% a 22.822, lo spread Btp-Bund è a 134 punti base con un rendimento dell’1,64%. Positive le piazze finanziarie di Parigi +0,22% e Francoforte +0,23%, maglia rosa per Londra +0,51% dopo i primi accordi sul post Brexit.

A Piazza Affari debole il settore bancario, bene invece il comparto auto e quello delle costruzioni. Leonardo guadagna il 2,80%, in progresso anche YNap +1,29% e Fca che segna +0,87%. Acquisti su Intesa Sanpaolo +0,35% e Mediobanca +0,31%, Unicredit lascia sul terreno lo 0,33% a 17,90 euro. Sulla parità Terna ed Eni, dopo le ultime sedute in forte crescita Telecom guadagna lo 0,07% +0,755 euro. In rosso invece Italgas -0,28% e Mediaset che perde lo 0,37% a 3,27 euro.

Sull’All Share in progresso Salini Impregilo +1,77%, il gruppo si è aggiudicato contratti per un valore complessivo di 490 milioni di dollari in Oman, Abu Dhabi e negli Stati Uniti.

Bari, alberghi 5 stelle e regali con i soldi dell’Ordine degli ingegneri: l’ex presidente fra i 13 indagati

Gli indagati avrebbero anche assunto dipendenti senza alcuna selezione, secondo le accuse della Procura, e poi li avrebbero negli anni promossi con scatti di categoria e quindi di salario

184442240-1f798f12-8c32-4cbc-985d-70d1c56c7034.jpgSi sarebbero impossessati, facendoli passare formalmente come rimborsi per tragitto casa-lavoro o per trasferte in occasione di congressi, di decine di migliaia di euro presi dalla cassa dell’Ordine degli ingegneri della provincia di Bari. Avrebbero anche assunto dipendenti senza alcuna selezione, nonostante secondo la magistratura barese si tratti di un ente pubblico, e poi li avrebbero negli anni promossi con scatti di categoria e quindi di salario.

Per i reati di peculato e abuso d’ufficio, contestati a vario titolo, la Procura di Bari ha chiuso le indagini nei confronti di 13 persone, fra i quali l’ex presidente dell’Ordine, Angelo Domenico Perrini (in carica a Bari dal 2009 al 2016 e attualmente nel Consiglio nazionale degli ingegneri) difeso dall’avvocato Gaetano Sassanelli, otto ex consiglieri, l’allora segretaria e altri tre dipendenti.

Stando alle indagini della guardia di finanza, coordinate dal pm Federico Perrone Capano, fra il 2009 e il 2016 (alcuni reati sono già prescritti) il presidente Perrini, in alcuni casi in concorso con dipendenti e consiglieri, avrebbe usato il denaro dell’Ordine per rimborsi relativi a spostamenti in auto non documentati, per un regalo di matrimonio di un dipendente e per il pensionamento della segretaria.

All’allora tesoriere dell’Ordine è inoltre contestato di essersi fatto rimborsare un viaggio di

tre giorni a Rimini per due adulti e due bambini in un hotel 5 stelle lusso, dichiarandolo come spese per una trasferta in occasione del congresso nazionale del 2012. Presidente e consiglieri rispondono poi di abuso d’ufficio per aver affidato direttamente, senza una indagine di mercato, ad alcune società corsi di aggiornamento e l’organizzazione del congresso nazionale che si è tenuto nel teatro Petruzzelli di Bari nel settembre 2011, costato più di 250mila euro.

TARQUINIA – LAVORATORI SFRUTTATI, IMPRENDITORI IN MANETTE

GUARDIA-DI-FINANZA

All’alba di questa mattina oltre 40 finanzieri del Comando Provinciale di Viterbo hanno eseguito, a Tarquinia, quattro arresti, sequestri preventivi e quindici perquisizioni presso i domicili degli indagati e delle aziende ad essi riconducibili.


I fatti si caratterizzano per l’assoluto disprezzo della dignità dei lavoratori, costretti a tollerare unregime di vita insostenibile per garantire la propria sopravvivenza.

Le indagini, dirette dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Civitavecchia Dott. Andrea Vardaro e dal Sostituto Procuratore Dott.ssa Alessandra D’Amore sono state eseguite dai Finanzieri della Compagnia di Tarquinia, agli ordini del Capitano Antonio Petti ed hanno portato alla luce un sistema perverso e spregiudicato di sfruttamento di operai impiegati in una nota azienda tarquiniese, operante nel settore metalmeccanico.

Attraverso l’esecuzione di servizi di osservazione ed audizione di numerosi operai, l’esame di numerosissimi documenti contabili ed extracontabili, è stato accertato che oltre una settantina di lavoratori sono stati costretti a svolgere attività lavorativa non prevista dal contratto di lavorosottoscritto, percependo una misera retribuzione e subendo la lesione di diritti primari, quali il diritto alle ferie e alla malattia retribuita, al trattamento di fine rapporto ed alla tredicesima, il tutto sotto la costante minaccia, sovente esplicita e violenta, di ripercussioni o di licenziamento.

In particolare dall’attività investigativa è emerso che gli operai sono stati costretti ad accettare, visto il proprio stato di bisogno e l’assoluta precarietà della propria situazione economica, unaretribuzione oraria di molto inferiore a quella prevista dal contratto collettivo di lavoro per i metalmeccanici ( circa 3,90 euro a fronte di un importo previsto non inferiore agli 8,28 euro), nonché ad effettuare ore di straordinario pagate in modo irrisorio (circa 2,00 e uro a fronte delle previste 12,42 euro) o addirittura, in alcuni casi, senza retribuzione.

A volte, infatti, i lavoratori erano obbligati ad effettuare orario suppletivo a gratis per riparare cattivi assemblaggi o per il mancato raggiungimento del numero minimo giornaliero dei pezzi previsti.

Inoltre, fin dalla stipula del contratto di assunzione “part time”, gli arrestati richiedevano ai dipendenti di sottoscrivere contratti che prevedevano attività lavorativa per sole quattro ore al giorno, a fronte del le effettive otto/dieci ore giornaliere pretese e li obbligavano a sottoscrivere, per avere maggior potere ricattatorio, lettere di licenziamento in bianco, rinvenute dai Finanzieri presso lo studio del consulente del lavoro a seguito di perquisizione.

I lavoratori così erano continuamente minacciati di licenziamento, soprattutto quando si lamentavano del lo sfruttamento di cui erano vittime e reclamavano il rispetto dei propri diritti. La condotta criminosa, perpetrata durante un lunghissimo arco tempora le (circa 9 anni), non è cessata neanche dopo l’avvio, nel mese di agosto 2016, de i controlli della Guardia di Finanza di Tarquinia. Anzi, durante le investigazioni diversi sono stati i tentativi di ostacolare le indagini e di influenzare i testimoni.

Tra questi la gravissima condotta del sequestro di persona, posto in essere da alcuni arrestati che non hanno esitato a prelevare con l’inganno un’operaia ed a condurla presso una casa isolata nelle campagne tarquiniesi, privandola per un significativo arco temporale della libertà personale. Qui veniva pesantemente minacciata ed intimidita per farla desistere dal presentarsi dinanzi ai Finanzieri della Compagnia di Tarquinia, e fornire ulteriori informazioni utili alle indagini. Nella stessa occasione alla vittima veniva sottratto materiale probatorio di rilevante interesse investigativo che poi veniva rinvenuto e sequestrato nel corso delle perquisizioni disposte dai magistrati. Le indagini hanno consentito, inoltre, di accertare anche un’ingente truffa ai danni dell’INPS.

Infatti ogni due/tre anni i lavoratori venivano licenziati da un soggetto economico e contestualmente assunti da un altro soggetto economico, comunque riconducibil e e gestito da gli stessi arrestati, ciò al duplice fine di privare i dipendenti del trattamento fine rapporto, visto che, sotto la minaccia della mancata riassunzione in capo alla nuova società, erano costretti a firmare liberatorie attestanti di aver ricevuto tutto quanto di loro spettanza e di non aver null’altro a pretendere e beneficiare illegalmente delle agevolazioni contributive previste per le nuove assunzioni e per la trasformazione dei contratti di lavoro previste dalle leggi di stabilità 2014 e 2015.

Le condotte delittuose emerse nel corso delle indagini sono risultate integrare anche la violazione del nuovo reato di caporalato e sfruttamento del lavoro di cui all’art. 603 bis del codice penale, così come riformulato dalla legge 199/2016, che prevede la pena della reclusione da cinque a otto anni e la multa da 1.000 a 2.000 euro per ciascun lavoratore reclutato. Con tale provvedimento, il Legislatore ha inteso contrastare ogni forma di sfruttamento del lavoro e dei lavoratori ampliando il novero dei soggetti attivi del reato non solo a chi svolga l’attività di illecita intermediazione (il caporale), ma anche a chi, in particolare, il datore di lavoro, si avvalga di manodopera sottoponendola a condizioni di sfruttamento ed approfittando del suo stato di bisogno.

La complessiva attività investigativa svolta ha consentito di quantificare il profitto dei reati perpetrati in 1.227. 252 ,00 euro, di cui circa 140.000,00 euro, corrispondente ai mancati versamenti dei contributi previdenziali ed assistenziali nonché ai fittizi licenziamenti/assunzioni, sono stati sottoposti a sequestro preventivo in virtù della nuova normativa in vigore. Infine l’intero complesso aziendale è stato affidato alla gestione di un amministratore giudiziario, nominato dal Tribunale di Civitavecchia, a tutela delle posizioni lavorative.

Su disposizione del G.i.p. presso il Tribunale di Civitavecchia, Dott.ssa Giusi Bartolozzi, gli arrestati, di 63 anni, di origini siciliane;tarquiniese di 32 anni sono stati associati presso il Carcere di Civitavecchia, mentre, tarquiniese, di 54 anni; tarquiniese di 34 anni sono stati ristretti agli arresti domiciliari a disposizione del Autorità Giudiziaria. Il consulente del lavoro suggeritore delle manovre fraudole nte Rag. M. A. tarquiniese di 39 anni dopo essere stato interdetto dall’esercizio dell’attività professionale, ha ricevuto la notifica del provvedimento cautelare dell’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria.

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