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“Quadrilli”. Le donne e la religione delle cose nell’isola di Procida e al di là dei suoi confini

Passeggiando nel sentiero che ha portato Procida a diventare Capitale italiana della cultura nel 2022, per scoprire come la sua bellezza abbia origini antiche nel vedere e nel sentire. Ed è da quest’ultimo punto che la casa editrice Fioranna è partita per raccontare con la professoressa Gea Palumbo un’antica tradizione nel libro “Quadrilli – Le donne e la religione delle cose nell’isola di Procida e al di là dei suoi confini”. Un appassionante lavoro di ricerca sull’antica quanto poco conosciuta tradizione dei piccoli quadri-reliquiari che le donne nell’isola di Procida interrogavano per una sorta di profezia tutta femminile.

Gea Palumbo ha lavorato a questo volume indagando sull’origine e sulla diffusione di questa tradizione, collocandola in più precisi ambiti cronologici e in più larghe coordinate geografiche. Un esempio del più grande e diversificato mondo di quella religione “delle cose” che ha lentamente trasformato il cristianesimo da una religione di parole, di parabole e di promesse, in una religione fatta anche di oggetti concreti, immagini, reliquie, opere d’arte che offrissero supporto alla fede.

Utilizzati sia pur con modi diversificati in varie aree del meridione, i quadrilli costituiscono un elemento che ci permette di comprendere alcuni aspetti fondamentali non solo della devozione “femminile e popolare” ma dello stesso cristianesimo. “Quadrilli – Le donne e la religione delle cose nell’isola di Procida e al di là dei suoi confini” rivela come forse nulla più di questi oggetti riesce a farci comprendere come la fede sia stata una faticosa, continua speranza, sempre ricostruita, sempre riadattata, mai – per un grande numero di persone – perduta.

Anna Fiore, titolare della casa editrice Fioranna, spiega così quest’approfondimento su un’antica tradizione procidana: «La casa editrice sin dalla sua nascita, nel 2008, ha portato avanti un progetto volto a valorizzare le tradizioni del territorio campano e in particolare quelle procidane. Per questo motivo, mi sono resa conto che la tradizione dei quadrilli era un tassello mancante al nostro lavoro che ha da sempre cercato di esaminare e trattare tutti gli aspetti e le tradizioni della interessante e ricca cultura dell’isola di Procida, tanto da diventare Capitale Italiana della Cultura 2022.

La tematica del libro – continua Anna Fiore – mi ha molto incuriosito perché, pur conoscendo bene la realtà culturale dell’isola di Procida, non ero mai venuta a conoscenza di questa tradizione. Approcciandomi al testo, ho compreso perché non avessi mai avuto notizia di questa usanza: il quadrillo è un oggetto legato alla dimensione più privata e intima della vita delle donne ed è custodito con affettuosa riservatezza da chi li possiede, portando così avanti una tradizione che prosegue di generazione in generazione».

La professoressa Gea Palumbo, autrice di numerosi scritti, spiega: «Sono sempre stata convinta che ogni opera d’arte, sia essa piccola o grande, di arte popolare, religiosa o di qualsiasi altro tipo, possieda un nucleo narrativo che ci racconta una storia. Questa sui quadrilli è una ricerca che riguarda la storia delle donne, ma anche più in generale la storia del cristianesimo e la storia dell’arte. La mia ricerca – continua la professoressa Palumbo – mirava a capire l’origine dei quadrilli e perché solo a Procida sono utilizzati in una maniera, com’è stato detto, “alquanto inquietante”. È stato perciò possibile ipotizzare, con un certo margine di possibilità, un collegamento tra questi oggetti sacri e Alfonso Maria de Liguori, uno dei santi più importanti del Settecento italiano.

Un’altra domanda alla quale ho cercato risposta è il perché dell’uso diversificato di questi oggetti a seconda del luogo. Tra i quadrilli che ho avuto l’opportunità di ammirare ce ne sono alcuni che hanno anche un significativo valore artistico e “materiale”, ricamati in seta e oro. Altri sono semplicissimi, magari ricamati da mani malferme. Un mondo tutto da scoprire come quello delle “bizzoche” che nella “lettura” dei quadrilli guadagnavano anche un rispetto diffuso e un ruolo socialmente significativo» conclude la professoressa Palumbo.

Note sull’autrice

Gea Palumbo insegna Storia e iconografia all’Università di Roma Tre. Direttrice del Museo di Montefalcone, presidente dell’Associazione Museo Donne del Mediterraneo, è autrice di numerosi scritti tra cui Speculum peccatorum (Liguori 1990), segnalato come miglior libro storico-religioso uscito nell’anno; Giubileo, Giubilei (ERI-Rai Roma 1999), vincitore del Premio Ostia-Mare di Roma; Le Porte della Storia (Viella 2012). Su Procida: L’Esile traccia del nome (Liguori 2001); Centane (Aracne 2018).

“Quadrilli”. Le donne e la religione delle cose nell’isola di Procida e al di là dei suoi confini
di Gea Palumbo
Edizioni Fioranna
Collana: Arti e mestieri
ISBN 978-88-97630-49-4
Pagine 208
Dimensioni 17×24
Copertina in brossura
Prezzo Euro 18,50

Pedro Almodovar : Ognuno vive il suo lockdown come vuole, anche al di là di se stesso

Ognuno vive il suo lockdown come vuole, anche al di là di se stesso. È il caso di Pedro Aldomovar che nella sua quarantena madrilena scopre una inedita passione per James Bond e il suo Goldfinger. Una cosa dichiarata dal regista premio Oscar in un ampio diario confessione, pieno di fascino e sorprese, sul sito spagnolo Eldiario.es.

“Scelgo di vedere come film pomeridiano, ‘Notte sulla città’ di Jean-Pierre Melville, e questo per andare sul sicuro, ma per la sera mi sorprendo a scegliere un film di James Bond, esattamente ‘Goldfinger’. Per giorni come questi (è quello che pensavo) – dice il regista – il meglio è darsi al puro divertimento, alla pura evasione. Quando poi vedo ‘Goldfinger’ sono davvero contento della scelta, ma mi rendo conto che è stato il film a scegliere me”. E poi arriva dal regista di ‘Tutto su mia madre’ una sorta di ‘amarcord’ ricordando il tempo in cui incontrò Sean Connery il quale gli telefonò dopo aver visto ‘Parla con lei’ : “Che bello sentire la sua voce, una voce profonda da bravo attore e da bell’uomo. Stavo pensando a tutto questo mentre vedevo ‘Goldfinger’ – e aggiunge poeticamente su eldiario.es -. La quarantena, la notte, Sean Connery e me stesso tra salti e interruzioni. ”

Ci tiene poi a dire: “Finora mi ero rifiutato di scrivere. Non volevo lasciare una traccia dei sentimenti che ho provato nei primi giorni di isolamento”. Mentre sulla sua routine sottolinea Almodovar: “Cammino su e giù in casa proprio in quel corridoio in cui Julieta Serrano (l’attrice che interpretava sua madre in ‘Dolor y Gloria’) si lamentava con Antonio Banderas di non avere un buon figlio, riferendosi proprio a me”.

Tra le molte telefonate che riceve il regista, che sta trascorrendo i suoi giorni di quarantena da solo nel suo appartamento nella zona ovest di Madrid, quella di sua sorella Chus, che lo avverte, ad esempio, di un documentario imperdibile su La2 dedicato all’amata cantautrice messicana Chavela Vargas. E ancora, sempre in tv, un altro documentario sulla pittrice María Moreno, moglie di Antonio López , morto recentemente.

Almodóvar, si legge sempre nel suo diario, risponde poi ogni giorno alle migliaia di messaggi da persone che si preoccupano di lui e della sua famiglia e soprattutto racconta come in questo periodo pianga spesso davanti alla tv per il presente e ricordando il passato. Tra i progetti del regista, un corto con Tilda Swinton “una attrice e una donna esattamente come la sognavo. È così aperta, così intelligente. Durante le prove ci siamo capiti subito”. Dopo il corto un altro film in lingua inglese, questa volta un lungometraggio basato sulla raccolta di racconti ‘A Manual for Cleaning Women ‘dell’autore americano Lucia Berlin. Il film si svolgerà in Texas, California e Messico, con dialoghi inglesi e spagnol

Umberto Galimberti: Nella fase due la follia è il nostro peggior nemico

Al centro degli interrogativi e delle risposte di questi giorni difficili d’isolamento anticontagio c’è quella che viene chiamata ‘Fase 2′, cioè la riapertura graduale di alcune attività commerciali e quelle lavorative. La task force italiana parla dell’individuazione di una fascia di popolazione immunizzata vicina al 10%, c’è ‘1 italiano su 20 che è immune al coronavirus’ ha detto Silvio Brusaferro presidente dell’Iss. Molte persone rischiano, dunque, un possibile contagio. L’istituto Superiore di Sanità sta preparando la validazione dei test sierologici da poter usare su larga scala su campioni della popolazione. Sarebbero pronti già 100mila test. Tra le condizioni per la riapertura ad una qualche normalità in un suo articolo al Nyt, James Horowitz considera il fatto che potrebbero essere solo i cittadini immuni a poter rientrare a lavoro e quindi ad avvicinarsi ad una vita normale, a differenza di quelli più fragili o deboli.    Abbiamo chiesto al filosofo Umberto Galimberti cosa pensa della Fase 2 e se una soluzione del genere possa minare i valori democratici ed etici della nostra società.

Non si rischia di far vincere il più forte sul più debole, professore? Etica e democrazia sono modalità con cui si organizza la vita, prima bisogna cominciare a vivere e poi forse potremo discutere di etica e democrazia. Abbiamo una visione troppo ottimistica se pensiamo a tornare a lavoro e alla economia, in questa fase dobbiamo, invece, essere severissimi almeno finché non c’è il vaccino. Prevedo che l’epidemia possa tornare, per esempio in autunno, anche in Cina. Vede mia moglie – scomparsa qualche anno fa – era biologa molecolare e parlavamo molto di scienza, per me davanti a un virus così non c’è salvezza, ora è lui il più forte, se apriremo a chi è immune o si è auto-vaccinato insieme a loro seguiranno anche gli altri che non lo sono, e non faremo che peggiorare il problema.  Eppure c’è una parte consistente di Paese che crede nell’importanza di una ripresa economica.

L’Economia viene dopo la biologia che di per sé è più forte. La frenesia con cui si lavora – dovremmo averlo già capito – crea precarietà biologica, ed è per questo che ci indeboliamo a discapito del nostro sistema immunitario. La biologia viene prima, sia nel bene che nel male. In questa fase bisogna essere ossequiosi rispetto a quello che dicono i sanitari, l’unica ancora di salvezza è la scelta biologica, solo quella conta. Allora cosa è successo all’inizio dell’epidemia? Parte di scienza e parte di politica hanno sottovalutato il problema? La scienza non è la verità, la scienza dice solo cose esatte ‘exacto’ cioè ‘ottenute da’, dalle premesse da cui parte l’indagine, non è la verità, essa si colloca accanto a ciò che è esatto.

Inoltre la scienza si riferisce spesso alla probabilità, ecco che se uno dice cose sbagliate, allora loro hanno sbagliato. Qual è il problema di chi si sente spinto a reagire contro le restrizioni?  La gente sbaglia, pensa di essere furba e immune, ma è solo molto disordinata, come quelli che pensano che la morte non li debba mai toccare, e invece poi arriva per tutti. Io vivo a Milano. Possibile che in un capoluogo così importante ci siano state 9000 persone denunciate? Forse potremmo tornare a pensare… Pensare a cosa? Ispezionare la nostra interiorità a cui non badiamo mai, non sappiamo chi siamo e non è bello vivere a nostra insaputa. Ciascuno guardi in faccia se stesso e il suo stile di vita, appena finirà lo si vedrà, tutti si butteranno a rifare le stesse cose che facevano prima e non sarà cambiato proprio nulla. Tutti si comporteranno esattamente come fanno i tossicodipendenti dopo un periodo di astinenza. Io, per esempio, sono contentissimo perché ho l’occasione di studiare più di prima, restando a casa mia. Dunque riaprire la così detta Fase 2 sarebbe solo una follia, se sono i principi economici che contano allora bisogna invertire le priorità.

Lo direbbe a chi prende decisioni, alla Politica? Vede, la politica non è più luogo della decisione che è riservata esclusivamente all’economia. Chi fa polemica politica in questo momento è un criminale. L’Europa concede aiuti, ma poi chi pagherà questi aiuti? Saranno i giovani, per me vittime sacrificali già da tempo. Non pensa a chi non ha i soldi per fare la spesa perché ha perso il lavoro? Tutti possono mangiare. Ci sono le opere di carità, non siamo in guerra , ecco questa è un’altra cosa su cui bisogna stare attenti: chi parla di guerra adesso lo fa in modo improprio, non stiamo vivendo una guerra, la guerra è un’altra cosa, lì non si arriva al cibo, per esempio. In guerra conosco il nemico e posso concluderla facendo un trattato di pace con lui, mentre qui è impossibile, perché questo nemico non lo conosciamo. Ci lamentiamo delle code da fare al supermercato, mentre in guerra non c’è da mangiare. Ci lamentiamo che siamo in casa, ma quando c’è guerra, le case vengono distrutte dalle bombe. Lei non crede che bisogna riflettere anche su questo?

Non abbiamo avuto modo di testare il sito ma abbiamo provato a mandare una richiesta attraverso il form di contatti, senza ricevere mai risposta.

Molto probabilmente è ciò che accadrà a voi se deciderete di fare i vostri acquisti su questo sito.

 

Addio al pittore Enrico Castellani, “padre del minimalismo”

Addio al pittore Enrico Castellani, padre del minimalismo

Lutto nel mondo dell’arte. E’ scomparso il pittore Enrico Castellani, uno dei protagonisti dell’arte europea del ‘900, aveva 87 anni. In un post su suo profilo facebook il collega Pierpaolo Calzolari, tra i protagonisti dell’arte povera, scrive: “E’ morto Enrico Castellani. Un saluto devoto all’artista e all’uomo discreto. Ne sentiamo ora di già il vuoto”.

Castellani nasce a Castelmassa, in provincia di Rovigo, il 4 agosto del 1930. Dopo avere studiato arte, scultura e architettura in Belgio, dove si laurea alla École Nationale Superieure nel 1956, torna in Italia e si stabilisce a Milano, dove allaccia rapporti di amicizia e collaborazione con Piero Manzoni, con il quale forma un sodalizio artistico dal quale nasce la rivista ‘Azimuth’. Dopo le prime esperienze ispirate all’action painting americana, elabora l’azzeramento totale dell’esperienza artistica precedente che viene realizzato insieme a Manzoni e Bonalumi, ripartendo da una nuova tecnica che usa tele monocrome, spesso bianche, estroflesse in modo da creare effetti di luci ed ombre cangianti con l’inclinazione della sorgente luminosa. Un’esperienza del tutto originale che gli valse la definizione, da parte di Donald Judd, di padre del minimalismo.

Dopo una serie di mostre in tutto il mondo e una quotazione delle sue opere sul mercato dell’arte che supera spesso abbondantemente il milione di dollari, Castellani è stato insignito a Tokyo dal principe Hitachi nel 2010 del Praemium Imperiale per la pittura, il più alto riconoscimento artistico a livello internazionale.

Nuova vita per castelli e masserie con il bando ‘Cammini e Percorsi’

Nuova vita per castelli e masserie con il bando 'Cammini e Percorsi'

Dalla Masseria Dolce Morso di Mottola, in provincia di Taranto collocata sulla Ciclovia Acqua, al Castello Montefiore a Recanati e al Castello di Blera vicino a Viterbo sulla via Francigena. Senza dimenticare la Casa Cantoniera di Montescaglioso, in provincia di Matera, o la Birreria della Caserma Mameli, un complesso immobiliare risalente al 1870, a Bologna, passando per la Stazione di Salionze a Valeggio sul Mincio in provincia di Verona. Sono in tutto 48 gli immobili pubblici in concessione di valorizzazione compresi nel secondo bando del progetto ‘Valore Paese Cammini e Percorsi’ presentato nella Libreria del Touring Club Italiano di Roma. Gli immobili, 16 del Demanio, che promuove l’iniziativa sostenuta anche dal Mibact e dal Mit, e 32 di proprietà degli Enti locali, verranno assegnati a chi proporrà̀ un valido programma di investimento e riqualificazione per recuperarli. E così, masserie, ville e castelli dislocati lungo gli itinerari storico-religiosi e le ciclovie italiane vivranno ‘una seconda giovinezza’ diventando contenitori di attività e servizi per i viaggiatori. Obiettivo del bando, infatti, è quello di promuovere il turismo lento attraverso la rigenerazione di immobili inutilizzati inseriti in contesti paesaggistici e naturali.

Nel bando “il 70% del peso va alla qualità progettuale, come la sostenibilità ambientale, il 30% all’aspetto economico”, ha sottolineato il direttore dell’Agenzia del Demanio Roberto Reggi, spiegando che questa seconda tranche interessa 15 regioni. “A blocchi di decine di beni per ogni bando – ha osservato Reggi – stiamo recuperando immobili di pregio abbandonati, mettendoli a disposizione di un turismo ‘lento’ che crea sviluppo e posti di lavoro”. Da oggi fino al 16 aprile prossimo sul sito http://www.agenziademanio.it è possibile scaricare i bandi riferiti alle strutture proposte, la ‘Guida al bando’ e tutta la documentazione riguardante i 16 immobili dello Stato in gara. Nei prossimi giorni, anche gli Enti Locali coinvolti pubblicheranno, sui loro rispettivi siti istituzionali, i bandi dei 32 beni di loro proprietà inseriti nell’iniziativa. In questi anni, ha ricordato il ministro dei Beni Culturali e del Turismo, Dario Franceschini, “sono state fatte scelte condivise che hanno portato a valorizzare quella che una volta veniva chiamata l’Italia minore”. Scelte che hanno valorizzato ad esempio “le piste ciclabili, le ferrovie storiche, i cammini, i borghi. Il prossimo sarà l’anno del Cibo italiano attraverso cui passa l’identità di centinaia di comunità locali mentre il 2019 sarà l’anno del turismo lento: abbiamo l’opportunità di far diventare attrattori di turismo internazionale migliaia di luoghi che oggi non attraggono turisti da tutto il mondo”.

I bandi sono aperti anche agli stranieri e per partecipare alla gara è necessario presentare una proposta che preveda un progetto sostenibile di riqualificazione e riuso e l’offerta di un canone di concessione fino ad un massimo di 50 anni. Si tratta, ha aggiunto Graziano Delrio, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, di un modello che consente di valorizzare “soprattutto luoghi di accoglienza per il sistema delle ciclovie turistiche nazionali. Un sistema che adesso si costruisce con oltre 6mila chilometri di piste ciclabili protette per valorizzare le bellezze dell’Italia. Attorno a queste piste ciclabili – ha evidenziato Delrio – si sviluppa una nuova economia: ci sono già 700 milioni di euro pronti per questo investimento che genereranno molti posti di lavoro. In Europa l’industria della ciclabilità vale più di 500 miliardi, l’Italia sta arrivando e finalmente sta accelerando”. In questi giorni, intanto, è alla battute finali il primo bando di ‘Cammini e Percorsi’ riguardante le case cantoniere, le torri, gli ex caselli ferroviari e i piccoli edifici proposti in concessione gratuita a imprese, cooperative e associazioni costituite in prevalenza da under 40. E’ prevista per il 13 dicembre la prima seduta pubblica della commissione di gara.

Un nuovo guaio per la Nuvola dell’Eur; altri costi da pagare per i ritardi

La società Condotte che ha costruito l’opera dell’architetto Fuksas ha ottenuto dal tribunale un risarcimento di altri 53 milioni. L’articolo del Corriere.

La controversa Nuvola dell’archistar Massimiliano Fuksas è “un’opera finita, bellissima ed efficiente”, ma “abbiamo avuto danni enormi e dobbiamo tutelare i nostri 6mila dipendenti”.  A parlare al Corriere della Sera, è Duccio Astaldi, presidente di Condotte d’Acqua spa, che ha svolto i lavori di costruzione della Nuvola e che ha aperto un contenzioso con Eur Spa (società pubblica per 90% del Tesoro e il 10% del Campidoglio). La società di Astaldi si sarebbe fatta carico di costi extra dovuti ai ritardi dei lavori e il Tribunale gli ha dato ragione riconoscendogli un rimborso di 53 milioni di euro. Ma ora Condotte, che aveva chiesto un risarcimento di 202 milioni, è tornata alla carica con la richiesta di altri 60 milioni di euro di “voci nuove, successive alla valutazione già chiesta ai consulenti”. D’altra parte “è chiaro che le modifiche e i ritardi non sono imputabili a noi. E tenere aperto un cantiere inattivo come quello per la Nuvola costa anche 800mila euro al mese”, osserva Astaldi.

Un nuovo guaio per la Nuvola dell'Eur; altri costi da pagare per i ritardi
 Centro Congressi Roma, “La Nuvola” di Massimiliano Fuksas, quartiere Eur di Roma (Afp)

Le tre contestazioni di Condotte

In particolare, le contestazioni di Condotte erano di tre ordini diversi, spiega il Corriere: “Ce n’è una strettamente finanziaria: gli interessi che l’impresa avrebbe dovuto sostenere anche a causa dei ritardi che l’opera ha subito. Ce n’è poi una che riguarda la burocrazia, perché quei ritardi sarebbero imputabili fra l’altro al lasso di tempo inconcepibile (tre anni!) che il Comune di Roma si è preso per concedere i permessi a una società di cui peraltro è anche azionista (possiede il 10 per cento di Eur spa), e che comunque li ha pagati 9 milioni e mezzo. E una terza squisitamente tecnica: ha a che fare con presunti problemi legati alla progettazione”. Ora – sostiene Astaldi – è vero che alla società sono stati riconosciuti interessi per oltre un milione di euro, ma “si tratta di un’inezia rispetto ai costi effettivi. Ed è un rimborso non un’utilità”. Conti alla mano, la realizzazione dell’opera potrebbe così toccare i 466 milioni, tra le più costose realizzate nella capitale e di sicuro tra le più contestate.

Un nuovo guaio per la Nuvola dell'Eur; altri costi da pagare per i ritardi
 L’impressionante effetto della nuvola illuminata di notte

La Nuvola che sconfina

I costi esorbitanti hanno da subito messo al centro nel mirino il Centro Congressi del quartiere Eur, inaugurato quest’anno con tre anni di ritardo. Ma non è solo una questione economica. A maggio una nuova ‘bufera’ ha investito la Nuvola: il complesso edilizio formato da un grande edificio in vetro e acciaio e un hotel, sconfina di due metri sulla carreggiata d viale Europa.  Uno spostamento che risalirebbe al 2008 in fase di start up del progetto ma di cui nessuno si sarebbe accorto fino al 2017.  “Per una serie di errori – scrive Repubblica – c’è stata una traslazione, uno spostamento dell’intero complesso di circa due metri. Due metri che assumono proporzioni importanti, dato che restringono viale Europa, una delle quattro strade che confinano con il Nuovo Centro Congressi”. E non si tratta solo di un evidente intralcio al traffico, “ma dell’interruzione della visuale prospettica dall’Archivio Centrale di Stato alla basilica dei Santi Pietro e Paolo, ai due estremi del lungo viale tutelato a livello architettonico e urbanistico dalla Sovrintendenza di Stato, così come tutto il quartiere Eur”.

“L’unica soluzione è ridurre viale Europa”

Intervistato da Repubblica a maggioFuksas aveva dichiarato“Secondo me l’unica è ridurre la sezione di viale Europa, diminuire le auto e ampliare l’area pedonale. Riprendere a piantare alberi anziché asfalto. È triste che a sei mesi dall’inaugurazione un progetto nato per restituire ai romani una grande piazza, nel pieno rispetto del modello urbanistico dell’Eur, sia ancora un luogo chiuso, recintato”. Eppure anche eliminando i metri ‘abusivi ‘che invadono la strada nevralgica per la viabilità locale rimarrebbe una risicata striscia di meno di un metro e mezzo da destinare ai pedoni. Inammissibile pensare che la gente debba camminare in fila indiana davanti a una struttura che si propone come un gioiello dell’architettura capitolina, peraltro in una via dove il resto dei marciapiedi sono larghi almeno 3 metri”.

ANAGNI – “GLI ANNI VERDI”, LA REGISTA: ECCO COME NASCE IL FILM (VIDEO)

 

I tre protagonisti del film sono gli anagnini Letizia Roccasecca, Mimmo De Carolis e Vincenzo Petitti. Tutti raccontano nel film la loro vita quotidiana alle prese con il problematico argomento dell’inquinamento. Autrice del documentario è la regista Chiara Bellini che, da anni, si occupa di tematica ambientale e lavora sui problemi della Valle del Sacco.

Nel video il dibattito post-proiezione con Chiara Bellini, avvenuto a Torino a Cinemambiente, dove il film è stato presentato in anteprima a giugno.

Anna Ammanniti

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Nuvola, Condotte chiede altri 60 milioni di euro per lavori extra

Una settimana fa i consulenti del tribunale hanno riconosciuto a carico di Eur spa 53 milioni per ritardi e modifiche al progetto di Fuksas. Il totale può arrivare a 466 milioni.

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Condotte d’Acqua pretende altri 60 milioni di euro da Eur spa per la quale ha realizzato la Nuvola di Fuksas. La richiesta verrà formalizzata dalla società di via Salaria 1039 nei prossimi giorni. A metà della scorsa settimana i consulenti della IX sezione del tribunale civile avevano stimato che la stazione appaltante debba ai privati 53 milioni arretrati. A questi si potrebbe ora aggiungere — sugli stessi presupposti della causa che verrà discussa il 10 ottobre — la nuova ingente cifra. Il già annoso contenzioso giudiziario sull’opera inaugurata nell’ottobre scorso e ancora in attesa di collaudo sembra così destinato a prolungarsi e, se possibile, inasprirsi.

Tenendo buona la valutazione dei tecnici nominati dal tribunale — che la corte presieduta dal giudice Tommaso Marvasi può accogliere o modificare — il costo del Nuovo centro congressi è lievitato a 406 milioni euro. E per far fronte ai 53 milioni extra l’amministratore delegato di Eur spa, Enrico Pazzali, ha già ventilato la possibilità di dover ricorrere alla cessione di uno dei palazzi storici che fanno parte della società partecipata al 90% dal ministero del tesoro e al 10% dal Campidoglio, spiegando che ne deriverebbero anche inevitabili tagli al personale per i mancati ricavi che edifici come il Colosseo Quadrato, La lama (l’albergo da 439 stanze sorto accanto alla Nuvola), il Palaeur o il palazzo dell’Arte Antica portano all’ente. La nuova richiesta di 60 milioni (che porterebbe il totale a 466 milioni) nasce da un conteggio aggiornato fatto da Condotte su ulteriori lavori extra, che non comparivano tra quelli presi in esame dai consulenti del tribunale perché eseguiti in seguito. «Sarebbe un gravissimo danno per le casse di una società pubblica», diceva una settimana fa Pazzali.

Il progetto del Roma Convention center (denominazione ufficiale) risale al 2001, ma solo nel 2008, con la presa in carico di Condotte, i lavori per il complesso da 55mila metri quadrati sono partiti. La consegna è avvenuta con tre anni di ritardo per le necessarie modifiche al progetto «imputabili — secondo i consulenti dei giudici — ad Eur spa».

Boxe, è morto Jake LaMotta: il leggendario ‘Toro Scatenato’

All’età di 96 anni l’ex campione del mondo dei pesi medi. Memorabili le sua sfide contro Sugar Ray Robinson

ROMA – E’ morto all’età di 96 anni l’ex campione del mondo dei pesi medi il leggendario Jake LaMotta, conosciuto anche come ‘Toro Scatenato’. Lo ha riferito una delle sue figlie Christi LaMotta sulla sua pagina Facebook senza spiegare però i motivi del decesso. Secondo il sito americano TMZ, LaMotta sarebbe morto mentre era ricorverato in una casa di cura per una polmonite.

Pienone per il “Wine e Food Cisterna”: protagonista l’enogastronomia del territorio

Pienone per il “Wine e Food Cisterna”: protagonista l’enogastronomia del territorio

 

Grande partecipazione alla tregiorni di “Wine & Food Cisterna”, la manifestazione che lo scorso weekend ha celebrato le eccellenze enogastronomiche locali all’interno di Palazzo Caetani.

Da venerdì pomeriggio a domenica sera si è registrato un gran numero di visite guidate presso le antiche grotte, la pinacoteca, il museo del buttero e le altre sale del cinquecentesco edificio cisternese (allestita al suo interno anche la mostra “Atmosfere mediterranee” della pittrice Rosa Maria Foti), a cura dei ragazzi dello Sportello Turistico composto da studenti del Campus dei Licei “Ramadù”.

In moltissimi hanno inoltre degustato prodotti enogastronomici delle prestigiose organizzazioni, associazioni e aziende che hanno apparecchiato il proprio banco nel cortile della dimora Caetani: tra queste la Strada del Vino dell’Olio e dei Sapori, Capol, Federcarni, Carpineti, Sant’Eufemia, Rossi, Forno Chiarucci, Agri Kiwi Expo, Campagna Amica, Zio Bio, Punto Dolce, il White, Agri Lepidio, The Street Pub, Officine del Bere, Pasticceria Mafrini e l’associazione storico-culturale Centro Storico.

Hanno contribuito fattivamente al successo della manifestazione anche i butteri dell’associazione Cavalcanti “Mariano Molinari”, presenti sia dentro che fuori il Palazzo con un ricco e ricercato stand espositivo (caratterizzato da quadri d’epoca, strumenti del mestiere di buttero e videoproiezioni) ed una rappresentanza a cavallo in tenuta tradizionale.

Presenti anche i rappresentanti dell’associazione cisternese “Sulle tracce di antichi sentieri” con i loro itinerari storico-naturalistici alla scoperta del nostro territorio.

Applausi e risate incontenibili venerdì sera per la rappresentazione in dialetto di Esso Chissi de Cisterna (presenti per tutto il weekend con i loro costumi e la loro allegria) preceduta dal concerto della Banda musicale “Città di Cisterna” e seguita, il giorno dopo, dalla performance di teatro danza “Querelle des femmes. Voci femminili dal passato” a cura della compagnia L’asino d’oro e dell’associazione Musikaè.

Domenica sera è stata la volta dell’attesissimo show cooking che ha messo a confronto lo chef stellato Emanuele Sibilia e la simpaticissima massaia cisternese Sesa Mastrilli, diretti da Daniele Abbafati (co-conduttore del programma “I fatti vostri” di Rai2) con la consulenza enologica di Antonio Abbate, docente della Fondazione Italiana Sommelier.

Una battaglia a colpi di ricette irresistibile assaggiate ed apprezzate direttamente dal pubblico presente. “Wine & Food Cisterna” fa parte del progetto “Saperi e Sapori di Cisterna 2017” promosso dall’amministrazione comunale in collaborazione con la Pro Loco e finanziato dal Consiglio regionale del Lazio.

A garantire la sicurezza nel corso della manifestazione ci hanno pensato i volontari delle associazioni di protezione civile locali e l’associazione Angeli della Misericordia.

“Gusto, Tradizione e Cultura sono una formula vincente – ha commentato il Sindaco Eleonora Della Penna – specialmente quando, come in questo caso, sono l’espressione di una collaborazione fattiva tra aziende private, associazioni culturali ed un’amministrazione comunale che sta puntando alla valorizzazione delle eccellenze territoriali. Per questo voglio ringraziare tutti quelli che hanno contribuito alla riuscita di questa bella manifestazione mettendo in campo impegno, buonumore, spirito di collaborazione e tanto amore per la propria città”.