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Clima, Maria Giovanna Maglie: ”Greta Thunberg? Se non fosse malata la metterei sotto con la macchina”

La scrittrice e opinionista Maria Giovanna Maglie, intervenuta nella trasmissione Un giorno da pecora di Radio 1, ha risposto così a chi le chiedeva cosa pensasse della giovanissima Greta Thunberg, la sedicenne svedese diventata il simbolo mondiale delle proteste ambientaliste studentesche, affetta dalla sindrome di Asperger.

Video: Un giorno da Pecora / Rai Radio 1

#Fridaysforfuture, gli studenti contro il ministro: “Noi, in piazza per l’ambiente” di CORRADO ZUNINO

Bussetti non ha concesso per domani la “libera uscita”. Ma molti presidi hanno dato l’ok

ROMA – Gli studenti saranno in piazza, domani. Per il loro venerdì che guarda al futuro. Saranno in piazza alcuni presidi e diversi professori. Il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti martedì scorso aveva detto, di sfuggita: “Si va regolarmente a scuola”. Intendeva domani, giorno appunto di strike ambientale. Di fronte a queste posizioni cresce la disobbedienza civile.

Quattro dirigenti scolastici di Torino – sono dei licei Umberto I, Cavour, Berti ed Einstein – in nome dell’autonomia scolastica hanno emanato circolari in cui considerano venerdì 15 giorno di “assenza giustificata” per chi andrà al “#Fridaysforfuture”. Altri venti hanno sottoscritto l’appello alla manifestazione, ma non hanno abbonato la mattina ai ragazzi fuori dalle mura scolastiche. In molti Paesi europei il “Friday” è già considerato giornata di libera uscita per tutti.

di ALESSANDRO ROSINA
A Bologna il preside del Liceo scientifico Copernico, Roberto Fiorini, ha scelto questo escamotage: “Chiederò a chi partecipa la giustificazione, ma non la conterò come assenza. La battaglia sul clima è fondamentale e urgente”. Scrivono su Instagram quelli del Liceo Fermi di Bologna: “Ci siamo rotti i polmoni”. A Roma, Classico Manara, il preside ha invitato i docenti “ad affrontare il tema durante la giornata di lezione (si suggerisce la visione di alcuni filmati fra quelli indicati sotto)”. Al Liceo Russell la partecipazione sarà giustificata, al Mamiani non si trasformerà in assenza se discenti e docenti usciranno insieme: si applicherà il regolamento delle gite. Gli istituti della capitale che avevano aderito, a ieri sera, erano trentadue.

La scuola italiana ha trovato nell’appello di Greta un gancio inaspettato: la risposta è superiore a tutte le chiamate di piazza delle ultime stagioni, e monta. L’Unione degli studenti ha chiesto il blocco della didattica. Ci si organizza a Monza e a Termoli, persino nella Verona dei congressi omofobici: cartelli sul global warming, lezioni a tema, laboratori climatici.

Il professor Daniele Manni, nel 2015 candidato al “Nobel per l’educazione”, accompagnerà la seconda A del Galilei-Costa di Lecce, i cosiddetti “ecoisti” visto il percorso didattico realizzato, davanti al Teatro Apollo: illustreranno lì le ragioni dell’ambientalismo scolastico. Il contagio green è sceso alle scuole elementari ed è salito alle università. L’Aquila parteciperà con la rettrice Inverardi e i ricercatori del Cetemps, previsori di eventi estremi.Argomenti


Gli scienziati sul clima. “La politica faccia presto”

Riscaldamento globale, rifiuti, siccità: la Terra è malata e non c’è piu tempo da perdere. La denuncia degli esperti e la speranza che siano gli studenti a svegliare le coscienze

di ELENA DUSI

Oggi spendiamo più per rinfrescare la casa che non per scaldarla. Nell’atmosfera sono disperse 400 parti per milione di anidride carbonica: negli ultimi 800mila anni il pianeta non aveva mai superato le 300. La primavera 2019 fa intravedere un’altra stagione senz’acqua. «In dodici anni era già successo quattro volte» è preoccupato Carlo Cacciamani, climatologo responsabile del Centro funzionale centrale della Protezione Civile. «Qualcosa sta cambiando, non ci prendono più neanche i proverbi»: Rolando Manfredini di Coldiretti cita la mamma contadina, fra le prime a intuire l’arrivo del riscaldamento climatico.

Oggi, dopo agricoltori e scienziati, la consapevolezza è diventata prepotente fra gli studenti, che domani scenderanno in piazza in mille città del mondo e oltre cento in Italia. La coscienza si allarga ancora oltre: «I mercati non investono in un’impresa che non sia sostenibile. Sanno che prima o poi andrà a sbattere» spiega Leonardo Becchetti, economista dell’università romana di Tor Vergata. «Un quarto degli oggetti creati dall’uomo sono stati prodotti dopo il 2000. È chiaro che siamo sommersi dai rifiuti».

La grande assente, rispetto al problema ambientale, resta la politica. «Se siamo arrivati a questo punto è anche per la sua latitanza. Per la miopia di chi non capisce che denunciare il cambiamento climatico non vuol dire fare la Cassandra lagnosa, ma offrire l’alternativa di un mondo più giusto e con più posti di lavoro» si accalora Antonello Pasini, che ieri con un gruppo di colleghi scienziati ha varcato la soglia del Palazzo. Il fisico e climatologo del Cnr era il promotore del convegno “Un clima da collaborazione”, ospitato a Montecitorio ma quasi disertato dai deputati. «Qualcuno pensa che l’aumento di uno o due gradi ci faccia sudare un po’, ci costringa a cambiare una camicia in più. Sbagliato. È come se le città europee si spostassero 300 chilometri a sud. Roma la ritroveremmo a Tunisi» spiega Andrea Filpa, urbanista all’università di Roma Tre.

Non sono molti i campi coltivati in Tunisia e Manfredini oggi dovrebbe spiegare alla mamma, come dice al convegno, «che l’agricoltura in Italia deve essere abbandonata. Non ci sono più le condizioni». Alla conferenza di Parigi sul clima del 2015 si presero impegni importanti. Ma sono misure affidate alla buona coscienza. «Si otterrà la metà di quanto promesso» stima Pasini. E in assenza di decisioni, si continuerà a bruciare petrolio. «Trump non si rende conto — ragiona il climatologo del Cnr — che sostenendo la lobby degli idrocarburi perde il treno delle energie rinnovabili. Che è il treno del futuro, e a bordo già ospita la Cina».

In vista delle elezioni del 4 marzo 2018 Pasini fondò il gruppo “La scienza al voto”, chiedendo ai partiti un’azione per l’ambiente. “Ci impegniamo ad accelerare la transizione verso un’economia senza anidride carbonica” era scritto nel manifesto firmato da sette partiti (Lega inclusa, Cinque Stelle esclusi). Oggi lo scienziato ribadisce: «Ci piacerebbe dialogare con la politica perché il cambiamento climatico sta diventando un’emergenza. Non è più possibile fare scelte ondivaghe. Dobbiamo salire tutti sulla stessa barca e tenere la barra dritta». Al timone venerdì ci sarà Greta. Perché una sedicenne è riuscita laddove, ad esempio, un Al Gore aveva fallito? «Perché arriva un momento — ragiona Cacciamani — in cui le coscienze maturano. I giovani si rendono conto che il mondo, quando loro avranno la nostra età, sarà molto diverso da come lo conosciamo oggi».

fonte: repubblica.it

“Il 2017 è stato l’anno più secco in Italia negli ultimi due secoli”

"Il 2017 è stato l'anno più secco in Italia negli ultimi due secoli"

Il Cnr ha registrato piogge inferiori del 30% alla media. Il 2017 è stato un anno record anche per il caldo, ma in questo caso non è stato quello con le temperature più elevate

ROMA – La siccità in Italia è sempre più un dato di fatto. Ora c’è un record negativo in più. Il 2017 è stato l’anno più secco nel nostro paese dal 1800 ad oggi. Un intervallo temporale di più di due secoli. Secondo il Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) le piogge sono state oltre il 30% inferiori alla media del periodo di riferimento 1971-2000, “etichettando quest’anno come il più secco dal 1800 ad oggi”.

“A partire dal mese di dicembre del 2016 (primo mese dell’anno meteorologico 2017) si sono susseguiti mesi quasi sempre in perdita – scrive il Cnr in una nota – fatta eccezione per i mesi di gennaio, settembre e novembre, tutti gli altri hanno fatto registrare un segno negativo, quasi sempre con deficit di oltre il 30% e, in ben sei mesi, di oltre il 50%”. “A conti fatti – spiega ancora il Cnr – gli accumuli annuali a fine 2017 sono risultati essere di oltre il 30% inferiori alla media del periodo di riferimento 1971-2000, etichettando quest’anno come il più secco dal 1800 ad oggi. Per trovare un anno simile bisogna andare indietro al 1945: anche allora ci furono 9 mesi su 12 pesantemente sotto media (il deficit fu -29%, quindi leggermente inferiore)”.

Il 2017 è stato un anno record anche per il caldo, ma in questo caso non è stato il più caldo in assoluto. “Dal punto di vista termometrico – scrive il Cnr – il 2017 ha fatto registrare, per l’Italia, un’anomalia di +1,3 gradi al di sopra della media del periodo di riferimento convenzionale 1971-2000, chiudendo come il quarto più caldo dal 1800 ad oggi, pari merito agli anni 2001,

2007 e 2016. Più caldi del 2017 sono stati solo il 2003 (con un’anomalia di +1,36 gradi), il 2014 (+1,38 gradi rispetto alla media) e il 2015, che resta l’anno più caldo di sempre, con i suoi +1,43 gradi al di sopra della media del periodo di riferimento”.

CO2, livelli mai visti: obiettivi climatici a rischio L’Organizzazione meteorologica mondiale lancia l’allarme: se non si inverte la rotta le temperature supereranno i limiti giudicati sicuri

arando zeppieri_roma_lavoro.jpgQuando parliamo di clima siamo ormai abituati a sentir parlare di record e non ci facciamo quasi più caso. Ma per l’Organizzazione Meteorologica Mondiale è ora di tornare a prestare attenzione, perché nel 2016 ha avuto luogo un aumento della concentrazione di CO2 in atmosfera che non ha precedenti, e questo avrà delle ripercussioni molto poco teoriche e assai tangibili su tutti noi. L’aumento di uno dei più importanti gas a effetto serra in atmosfera pone infatti le basi per un “pericoloso aumento delle temperature”.

Livello inedito in 800.000 anni

L’aumento della popolazione, l’intensificazione delle pratiche agricole l’aumento del consumo di suolo e della deforestazione, l’industrializzazione con l’uso di energia da fonti fossili ad essa associato, sono tutti fattori che hanno contribuito a far crescere la concentrazione di gas a effetto serra nell’atmosfera dal 1750 a oggi.

Le concentrazioni di CO2 hanno raggiunto stabilmente le 403,3 parti per milione nel 2016, a partire da 400,00 ppm nel 2015. La causa è da rintracciare in “una combinazione di attività umane e di un forte evento El Niño” che ha ridotto la capacità di assorbimento della CO2 da parte di foreste e oceani contribuendo quindi al suo aumento in atmosfera. “Le concentrazioni di CO2”, fanno sapere gli esperti del WMO nel Greenhouse Gas Bulletin appena pubblicato, “sono aumentate del 45% rispetto ai livelli preindustriali”. Erano rimaste per 800.000 al di sotto di 280 parti per milione, e poi in meno di 280 anni sono aumentate di 123 ppm.

L’ultima volta che sulla Terra ci sono state concentrazioni paragonabili è stato tra i 3 e i 5 milioni di anni fain un’epoca in cui le temperature globali erano di 2-3 gradi più elevate e il livello dei mari era di 10-20 metri più alto di adesso.

Un futuro inospitale

Dal 1990 a oggi c’è stato un aumento del 40% di ciò che viene chiamato il forzante radiativo totale, cioè l’effetto di riscaldamento sul clima, causato da tutti i gas serra, e il 2,5% dell’aumento si è verificato tra il 2015 e il 2016. “Senza rapidi tagli alla CO2 e alle altre emissioni di gas serra, ci avviamo verso incrementi pericolosi delle temperature per la fine di questo secolo, ben al di sopra dell’obiettivo fissato dall’accordo sul cambiamento climatico di Parigi”, ha spiegato il segretario generale del WMO, Petteri Taalas. “Le generazioni future erediteranno un pianeta molto più inospitale”.

Il problema, ricordano ennesimamente gli esperti dell’Organizzazione meteorologica mondiale, è che l’anidride carbonica rimane in atmosfera per centinaia di anni e ancor più a lungo negli oceani. Quindi non possiamo scappare a un futuro fatto di temperature più elevate ed eventi climatici più estremi. “Al momento non c’è nessuna bacchetta magica che possa rimuovere la CO2 dall’atmosfera”, ricorda Taalas, quindi l’unica contromisura possibile consiste nel frenare le emissioni, che continuano ad aggravare la situazione.

Le soluzioni ci sono, serve la volontà

I numeri non mentono”, ha dichiarato Erik Solheim, direttore del programma ambientale delle Nazioni Unite. “Stiamo ancora emettendo decisamente troppo e questa tendenza va invertita. Negli ultimi anni abbiamo assistito a una vasta adozione delle energie rinnovabili, ma ora dobbiamo raddoppiare gli sforzi per assicurare che queste nuove tecnologie low carbon possano crescere”. Le soluzioni ci sono, serve la volontà politica globale e il necessario “senso di urgenza” per metterle in pratica.