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Certificati falsi, arresti ad Avezzano Inchiesta Fiamme Gialle, coinvolti medici e imprenditori

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(ANSA) – (AVEZZANO), 24 MAG – Dieci ordini di custodia cautelare emessi dal Gip del Tribunale di Avezzano (L’Aquila) sono in corso d’esecuzione dalle prime ore dell’alba ad opera dei militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza dell’Aquila, nei confronti di altrettanti soggetti responsabili a vario titolo di frode processuale, corruzione, falsità materiale ed ideologica commessa da pubblici ufficiali in atto pubblico, frode assicurativa, truffa ai danni dello Stato e favoreggiamento.
Le indagini delle fiamme gialle avrebbero portato alla scoperta di un “emporio” per certificati falsi finalizzati ad ottenere pensioni, permessi lavorativi che vede coinvolti tra gli altri noti politici, medici, imprenditori.

orruzione, frode processuale e falso: 10 arresti tra politici medici e imprenditoriLe raccomandazioni del medico al paziente: non uscire, non farti vedere che vai a ballare

AVEZZANO. Dieci ordini di custodia cautelare emessi dal Gip del Tribunale di Avezzano (L’Aquila) sono in corso d’esecuzione dalle prime ore dell’alba ad opera dei militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza dell’Aquila, nei confronti di persone ritenute responsabili a vario titolo di frode processuale, corruzione, falsità materiale ed ideologica commessa da pubblici ufficiali in atto pubblico, frode assicurativa, truffa ai danni dello Stato e favoreggiamento.

Le indagini delle fiamme gialle avrebbero portato alla scoperta di un “emporio” per certificati falsi finalizzati ad ottenere pensioni, permessi lavorativiche vede coinvolti tra gli altri noti politici, medici, imprenditori.

DENTRO CARABINIERI POLIZIOTTI E FINANZIERI

Si tratta di 3 custodie cautelari in carcere e 7 ai domiciliari mentre 18 sono complessivamente gli indagati.

Ordine di carcerazione emesso per:

– Arnaldo Aratari, 60 anni, di Gioia dei Marsi (L’Aquila), ex professore e patron del centro di riabilitazione Medisalus, sul quale si erano accentrate all’inizio le indagini della Guardia di Finanza che sono partite su alcune verifiche nella sua struttura sanitaria,
– Orlando Morelli, 43, di Avezzano, pregiudicato.
– Angelo Gallese, 62enne medico responsabile del Cim. I fatti contestati si riferiscono alla attività di medico e in queste vesti  avrebbe rilasciato certificazioni attestanti false patologie in favore di una ventina di persone che le avrebbero utilizzate per fini pensionistici, assenze dal lavoro e fruizione di misure alternative o sostitutive alla  detenzione.

Ai domiciliari sono finiti

– Mario Panunzi, 72, di Avezzano, imprenditore ed ex consigliere ed assessore regionale all’agricoltura,

– Tiziana Mascitelli, 52, di Gioia dei Marsi, moglie di Aratari,

– Luigi Maiello, 48, di Avezzano, agente di polizia penitenziaria in servizio al carcere di Avezzano,

– Maria Palma Di Biase, 64, di San Benedetto,

– Gino Arioli, 65, medico di Ortucchio (L’Aquila)

– Carmine Macerola di Avezzano, carabiniere a Collarmele, già in congedo dal 30 giugno 2017, è ritenuto responsabile di favoreggiamento personale per aver individuato una microspia nell’ufficio del medico indagato dandogliene notizia.

– Giuseppe Agostinacchio, 52, di Roma, anche lui carabiniere in congedo, è irreperibile, secondo quanto si è appreso sarebbe all’estero da alcuni giorni. Ritenuto responsabile di corruzione, per aver elargito una somma di danaro in cambio di certificazione medica di comodo.

Anche i sette ai domiciliari sarebbero clienti di Gallese.

Otto gli indagati a piede libero, tra cui il consigliere provinciale dell’Aquila di Forza Italia Gianluca Alfonsi.

Risulta indagato in stato di libertà anche un luogotenente della guardia di finanza in servizio presso il Comando Generale.

Indagato anche il consigliere provinciale Gianluca Alfonsi.

LO PSICHIATRA CON “L’EMPORIO”

L’indagine è nata da controlli di ruotine della Finanza che si è concentrata su un’importante impresa sanitaria il cui amministratore, si è scoperto durante le indagini,  «risultava dedito a condotte truffaldine anche attraverso l’illecita remunerazione di pubblici impiegati e di pubblici ufficiali al fine di ottenere false certificazioni di natura medica a sé e alla sua famiglia favorevoli e, in particolare, alla di lui consorte».

Al centro del meccanismo ci sarebbe il medico del Cim per cui secondo i finanzieri sarebbero emersi «chiari elementi di prova circa la redazione di falsi certificati, dietro pagamento di somme di danaro».

Prove che sono state reperite anche attraverso intercettazioni telefoniche dentro lo studio medico.

Dall’ascolto è emerso «il quotidiano svolgimento da parte dell’indagato di un’incessante e lucrativa attività di vendita di certificati falsi ai diversi “avventori” che, si presume, sulla base di un criminale passaparola, si avvicendavano nel suo ufficio».

Dunque, da una parte, un rappresentante delle istituzioni che, nonostante il giuramento di fedeltà allo Stato ed il giuramento di Ippocrate, trasformava il suo ufficio presso il Centro di Igiene Mentale, preposto alla cura di persone con malattie psichiche, in un vero e proprio “emporio di certificati falsi”, dall’altra, una variegata  congerie di persone, anche fra loro diverse che non si facevano remora alcuna di pagare somme illecite pur di ottenere certificati medici falsi, con cui avanzare domande risarcitorie all’esito di sinistri stradali, istanze di congedo per malattia al proprio datore di lavoro, domande di invalidità o di esonero dal presenziare ai processi.

 E dallo studio medico sono passati  l’imprenditore, il politico locale, il medico di pronto soccorso, il dipendente della multinazionale, ma anche il vecchio migrante, il pluripregiudicato.

La Finanza, nonostante la gravità delle accuse e la rilevanza pubblica delle persone in ballo, non fa nomi nè riferisce particolari utili delle persone che consapevolmente hanno utilizzato a propri fini lucrativi certificati falsi.

Gli investigatori tuttavia hanno sequestrato le cartelle cliniche e i certificati redatti dallo psichiatra rinvenendo «importanti riscontri alle ipotesi accusatorie formulate».

In particolare, a seguito della perquisizione eseguita presso l’abitazione del medico infedele, la Guardia di Finanza ha accertato l’esistenza di due locali adibiti a studio; uno di questi presentava al proprio interno un lettino medico, un separé ambulatoriale ed un armadio a vetri contenente numerosi medicinali.

Il luogo, evidentemente, era dedicato anche alla ricezione dei pazienti, nonostante l’indagato operasse in regime di intra-moenia.

Avvalora tale ipotesi il rinvenimento di altro materiale quali cartelle cliniche, ricettari, timbri dell’ASL.

 

A CHE SERVIVANO I CERTIFICATI FALSI?

I casi più eclatanti di mercimonio delle funzioni da parte del detto medico hanno riguardato:

  • la produzione di elementi di prova fittizi per incrementare le richieste risarcitorie che un politico, noto a livello locale per aver ricoperto l’incarico di consigliere provinciale, aveva avanzato ad un importante società assicurativa;

  • l’elaborazione di false certificazioni a favore di un altro medico per evitare a quest’ultimo il trasferimento di sede;

  •  l’attestazione di patologie inesistenti fornita ad un noto pregiudicato che si era rivolto a lui per ottenere certificazioni sanitarie che lo esentassero dal presenziare ai processi a suo carico evitandogli così situazioni “particolarmente stressanti” (episodio riportato nell’allegato filmato);

  • il riconoscimento di false malattie psicosomatiche a due pubblici dipendenti che consentivano, ad uno, di assentarsi dal lavoro per periodi prolungati, e, all’altro, di ottenere l’esonero dalle attività lavorative pur mantenendo lo stipendio;

  • l’induzione in errore di un consulente del lavoro nominato dal Giudice del Lavoro di Avezzano che, grazie alle false certificazioni, riconosceva ad una donna una pensione di invalidità ai danni dell’INPS.

IL MEDICO: «HO SCRITTO CHE HAI LA DEMENZA SENILE, MENO PARLI E MEGLIO E’»  

Grazie ad alcune intercettazioni ambientali gli inquirenti hanno scoperto le raccomandazioni del medico ai pazienti dopo la creazioni di certificati medici falsi: «Quattro cinque giorni prima di andare in commissione non ti fare la barba… non devi venire così acchittato, con la giacca e la cravatte.

Devi farti vedere trascurato, con la barba lunga, un pò dimesso…

Le cose falle dire a me, tu non parlare altrimenti dimostri che ragioni. Qui ho scritto che hai la demenza senile, non devi commentare le cose della vita altrimenti il medico pensa ‘questo sta meglio di me’. Quindi meno parli meglio è. Se ti fanno una domanda, fai finta di non aver capito… qui ho scritto che hai problemi di udito.

Ad un altro paziente il medico chiede se per caso sia andato a farsi visitare al pronto soccorso e gli ribadisce che non deve andare perchè «sul certificato ho scritto che non puoi andare in udienza».

«Ci sono andato», risponde il paziente, «ma era troppo pieno e me ne sono andato».

E poi si contratta sul prezzo: «dottore devo darti 150».

E il medico ribatte: «altre 100 mi hai fatto scrivere tutte queste cose…»

Il paziente tira fuori 250 euro e le raccomandazioni del medico vanno avanti: «stattene a casa in questi giorni, non andare in giro, non farti vedere che vai a ballare».

Con il terzo paziente il medico esprime delle perplessità perchè, probabilmente, le richieste sono troppe: «ma io qui ogni volta faccio un falso, cioè ogni volta che vieni… tu stai meglio di me e di tutto il mondo, quindi…»

GALLESE PIANTONATO IN REPARTO PSICHIATRIA DI TIVOLI

Il responsabile del centro di igiene mentale della Asl ad Avezzano, Angelo Gallese, il 62enne su cui ruota l’inchiesta sulle false certificazioni, è stato raggiunto dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere in un letto di un reparto di psichiatria di Tivoli (Roma).

Il medico è piantonato nella struttura sanitaria dove, secondo quanto si è appreso, è stato ricoverato ieri sera intorno alle 22.30. Gallese, molto conosciuto ad Avezzano, è stato candidato sindaco per Forza Italia alle elezioni amministrative del 1994 nelle quali perse contro Mario Spallone, storico medico di Togliatti.

fonte: http://www.primadanoi.it/news/cronaca/577908/corruzione-frode-processuale-e-falso-10-arresti-ad-avezzano.html

Musicista di 77 anni mette le foto della ex nuda sul web

Noto musicista, residente a Spoltore (Pescara), è stato rinviato a giudizio per stalking dal Gip del Tribunale di Avezzano, Francesca Proietti. Lui, 77 anni, innamorato pazzo di una sua allieva di 38 anni, avezzanese, con la quale avrebbe intrattenuto anche una relazione affettiva per circa un anno, una volta lasciato, si sarebbe vendicato pubblicando sul web le foto di vita privata e immagini di nudo della donna. La vicenda è stata ricostruita ieri davanti al giudice alla presenza dell’avvocato difensore, Felice Iacoboni, e della parte lesa, rappresentata dall’avvocato Vincenzo Colaiacovo. Il processo è stato fissato per l’otto ottobre del 2018.

Doveva essere amore, invece la relazione con quell’uomo, all’inizio protettivo e rassicurante, si sarebbe trasformata in un incubo per la 38 enne. Lei aveva lasciato il compagno, di 39 anni meno giovane, quando si era accorta che il rapporto era diventato ormai morboso, ma lui non l’aveva mai accettato: ossessionato dall’ex compagna, incapace di lasciarla andare, sarebbe diventato un tormento. Avrebbe preso a controllarla a tutte le ore del giorno e della notte. Utilizzando ogni mezzo: pubblicando su facebook e su You Tube fotografie e ritratti della vita privata, nonché immagini e video rappresentativi di alcune esibizioni musicali della donna. Era dolce quando cercava di recuperarla, ma diventava minaccioso se veniva respinto.

Avezzano, sei anni di condanna allo stupratore dell’infermiera

La donna: «Pena irrisoria rispetto all’orrore provato». Il 20enne albanese sequestrò e torturò la giovane per tutta la notte.

01-WEB.jpgAVEZZANO. Sei anni di carcere per aver sequestrato e stuprato una infermiera, torturandola per tutta la notte. È la pena inflitta dal giudice del tribunale di Avezzano, Francesca Proietti, a Enriges Kavalli, albanese di 20 anni accusato di violenza sessuale, rapina, sequestro di persona, lesioni e porto abusivo di armi. Il giovane, mentre era ospite di una struttura residenziale psichiatrica della Marsica, era riuscito a procurarsi il coltello da cucina con cui aveva minacciato le due infermiere, per poi rapirne una e fuggire con un’auto al fine di abusare di lei.
LA CONDANNA. Il sostituto procuratore della Repubblica, Guido Cocco, aveva chiesto 16 anni, ridotti a dieci anni e otto mesi di reclusione per il rito abbreviato richiesto dall’avvocato difensore,Gian Luca Totani. Il giovane albanese, che dopo aver scontato la pena sarà espulso dall’Italia, è stato condannato a sei anni e 20 giorni. Tra le altre richieste anche 3.500 euro di multa, ridotti a 1.000 dalla condanna, e la revoca della sospensione condizionale di una sentenza di condanna pregressa per un altro caso di violenza sessuale avvenuto nel 2012, quando il giovane fece la stessa cosa con un’altra infermiera di un altro centro. Il difensore del giovane ha reso noto la volontà di attendere le motivazioni della sentenza prima di decidere se procedere con l’Appello. Nel 2015 è stato condannato per ben tre volte, prima a un anno e cinque mesi per furto e rapina, oltre ad altri due mesi per resistenza a pubblico ufficiale, e quattro mesi per 4 mesi per danneggiamento e incendio, dieci mesi per minaccia e porto d’armi su un aereo. Nel 2017 è stato condannato a otto mesi per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.
LE REAZIONI. La ragazza violentata ha espresso, tramite il suo legale, Pasquale Milo, il proprio «risentimento e disappunto per una pena irrisoria rispetto all’orrore provato». Ha espresso inoltre «delusione e mortificazione» dichiarando che si è sentita «colpita due volte, la prima dall’aggressione e dalle violenze dell’imputato, e poi dalla tenue sanzione inflitta dal giudice». E l’avvocato Milo ha aggiunto: «Sulla questione, il gip ha disatteso le già equilibrate richieste di condanna del pubblico ministero, e cioè 16 anni ridotti a 10 per la scelta del rito premiale. Valuteremo ogni iniziativa da intraprendere una volta che saranno depositate le motivazioni della sentenza entro 90 giorni».
NOTTE HORROR. Il 20enne di origine albanese era ospite nella struttura Crisalide dove stava scontando una misura di sicurezza. Il 24 ottobre scorso era riuscito a portare a termine il suo piano criminale, rapendo l’infermiera per abusare di lei tutta la notte. Al mattino, dopo aver liberato la donna, era fuggito, facendo perdere le sue tracce. Era stato infine rintracciato e arrestato dopo le ricerche delle forze dell’ordine. Secondo il consulente della Procura, l’uomo era «capace di intendere e di volere» mentre commetteva gli abusi e che poteva «partecipare al processo perché è lucido e integro».

 

AVEZZANO: DE ANGELIS, MAI CON DI PANGRAZIO; IL SINDACO, ”FIDUCIA PER CONSIGLIO DI STATO”

Gabriele De Angelis

AVEZZANO – “Non mi interessa nulla di ciò che fa Di Pangrazio, con lui non potrei mai governare. In attesa della risposta che ci darà il Consiglio di Stato, ho un programma da portare avanti per una città che ha scelto a gran voce di cambiare”.

Non cede di un millimetro Gabriele De Angelis, sindaco di centrodestra di Avezzano (L’Aquila), dopo che il Tar dell’Aquila ha accolto il ricorso presentato dallo sconfitto Gianni Di Pangrazio e altri assegnando 13 seggi alla coalizione di centrosinistra e 9 a quella del centrodestra, ribaltando di fatto l’equilibrio del Consiglio comunale e lasciando il sindaco senza maggioranza.

“Stiamo preparando il ricorso al Consiglio di Stato – spiega De Angelis in un’intervista ad AbruzzoWeb.it – chiedendo la sospensiva su cui sono fiducioso. Abbiamo un programma votato dai cittadini che hanno scelto un sindaco e la nostra azione amministrativa si deve muore seguendo il ‘faro’ della scelta degli avezzanesi”.

“Sorpreso dal Tar? Non sono un giurista – il suo commento sulla vicenda del ricorso di Di Pangrazio e soci – né un magistrato, sono un amministratore che rispetta le sentenze, d’altra parte sono rispettoso per forma mentis”.

“Non posso dire cosa avrei fatto se fossi stato al posto di Di Pangrazio – afferma poi ironico – perché non gradirei mai a trovarmi al suo posto. Posso governare con tutti, ma non con lui”.

Su ciò che dal suo osservatorio sta vivendo la città, De Angelis è convinto che Avezzano “sta difendendo il suo sindaco. Questa mattina la sala consiliare era piena di gente che auspicava il prosieguo della nostra azione amministrativa, che tra l’altro va avanti a ritmi serrati”.

“Tanto che la settimana prossima presenteremo altri tre progetti per la città”, conclude.

Avezzano, pronto soccorso: picchia due pazienti e i familiari Momenti di tensione nel reparto durante alcuni interventi in codice rosso. Mori: «Il servizio di sorveglianza sarebbe necessario 24 ore su 24»

AVEZZANO. Sono stati momenti di paura quelli vissuti da pazienti e personale medico infermieristico al pronto soccorso dell’ospedale di Avezzano. Un uomo ha aggredito due pazienti, oltre ad alcuni familiari proprio mentre la sala d’aspetto scoppiava di persone e mentre erano in corso interventi in codice rosso. In ospedale in quel momento non c’era il servizio di sicurezza perché è previsto soltanto dalle 18 in poi, fino alle 6 del mattino.
Alla fine l’aggressore è stato sedato e sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio. La situazione, in quello che risulta dal numero degli interventi uno dei più affollati pronto soccorso della regione insieme alla struttura di Pescara, è sempre più difficoltosa e i dipendenti sono preoccupati.
L’episodio di ieri mattina è solo l’ultimo di una lunga serie. In diverse occasioni ci sono stati pazienti che hanno perso il controllo, a volte per le attese interminabili che erano costretti ad affrontare. A causa del numero impressionante di utenti, i tempi di attesa superano quasi sempre le 6 ore per i pazienti meno gravi. Ma non mancano i casi di attese che arrivano a 12 ore.
A volte nelle sale interne ci sono anche 8 pazienti contemporaneamente, mentre nella sala di attesa si accalcano 30, 40 persone.
Le condizioni di lavoro insostenibili al reparto e i conseguenti rischi di errori nelle diagnosi e nelle terapie e hanno spinto gli undici medici del pronto soccorso a chiedere insieme a due legali l’intervento del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin.
La Asl è corsa ai ripari e nei giorni scorsi ha assunto un nuovo medico a tempo indeterminato e a breve ne arriverà un secondo al fine di potenziare progressivamente la dotazione di personale. Si tratta di un provvedimento tampone che però non risolve i problemi di una struttura così costantemente affollata.
Dal 1° ottobre è stata attivata anche la vigilanza notturna. Il servizio è però disponibile dalle 18 fino alle 6 mattino.
«Il servizio di sorveglianza», afferma Fabio Mori, sindacalista del Nursind, «sarebbe necessario h24 perché non c’è uno studio sull’incidenza dei casi di violenza all’interno dell’unità di pronto soccorso, «sono episodi che possono accadere a qualunque ora del giorno e della notte. La presenza dei vigilantes all’interno dell’ospedale serve anche a fare da deterrente. Alla fine ci rimettono gli operatori che devono anche improvvisarsi agenti di sicurezza per calmare utenti e avventori di ogni tipo». (p.g.)
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AVIZZANO – IL PRANZO CON NENCINI E LA PORCHETTA PER IL SINDACO PAGATI DALL’IMPRENDITORE

Il tribunale di Avezzano

AVEZZANO – L’imprenditore di Penne (Pescara) Sergio Giancaterino, durante una conversazione del 14 dicembre 2015 intercettata dagli investigatori dell’inchiesta sugli appalti pilotati della procura di Avezzano (L’Aquila), “agendo su input del Ruggeri (Antonio, suo sodale, ndr), accetta di accollarsi anche le spese di un pranzo offerto dal sindaco D’Angelo in occasione di un convegno sulla legge sugli appalti al quale doveva partecipare anche il vice ministro dei lavori pubblici Nencini, soggetto politico che viene spesso citato nel corso delle intercettazioni quale futuro punto di riferimento politico dei due”.

Lo scrive il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Avezzano (L’Aquila), Francesca Proietti, che puntualizza come “nulla di rilevante, ovviamente, emerge anche come mero sospetto a carico dell’alta carica istituzionale”. Citato nelle carte ma senza alcun coinvolgimento come già il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, e gli ex sindaci dellL’Aquila e Avezzano, Massimo Cialente Giovanni Di Pangrazio. Giancaterino e il faccendiere di Avezzano Ruggeri sono i personaggi chiave dell’inchiesta “master list” che ha scoperchiato un sistema per manovrare appalti pubblici in diversi enti dell’Abruzzo, finiti agli arresti domiciliari insieme al sindaco di Casacanditella (Chieti) Giuseppe D’Angelo, all’amministratore delegato del Consorzio acquedottistico marsicano (Cam), Giuseppe Venturini, all’ex vice sindaco con delega ai Lavori pubblici di Canistro (L’Aquila), oggi consigliere di maggioranza, Paolo Di Pietro, all’imprenditore di Montorio al Vomano (Teramo), Emiliano Pompa e ad Antonio Ranieri dell’Aquila, responsabile unico del procedimento al Comune di Campotosto (L’Aquila).

Per il magistrato, la “costante spendita di nomi di politici e funzionari pubblici è una grave e pericolosa costante del modo di agire della coppia Ruggeri-Giancaterino”.

Tra le conversazioni intercettate dagli investigatori ce n’è un’altra, che vede protagonisti Giancaterino e il nipote Marco Giansante, non coinvolto nell’inchiesta. Ecco cosa dice l’imprenditore: “Io gli ho dato…parecchie volte al sindaco…gli ho dato 10.000 euro… al sindaco quello là… Giuseppe mi aveva promesso un po’ di lavori che non mi ha dato… però quello mi sembra serio a me (…) il sindaco si è preso questi soldi per fare le feste… le cose… però mi ha detto non ti preoccupare io un lavoro te li ding (te lo do)… dopo lui… Antonio ha fatto dare due lavori (…) tramite Giuseppe, il sindaco e li ha fatti dare a Fara San Martino e lo ha fatto dare a coso…a Casacanditella… capito… glieli ha fatti dare lui… Antonio… glieli ha fatti dare… poi naturalmente, dice, guarda il sindaco mo tiene problemi quello… quell’altro… deve fare la porchetta non tiene i soldi…ha fatto la festa…eh, l’ho aiutato io”. “Di particolare rilievo in ragione dell’elevato importo”, scrive poi il gip, “è la gara per l’affidamento dei lavori di riassetto territoriale dell’area a rischio idrogeologico della località Colle Grande del Comune di San Martino sulla Marrucina dell’importo di base di euro 1.400.000 per la quale è emerso l’accordo concluso dal Giancaterino con i fratelli Florideo Silvano Primavera, a loro volta titolari di due distinte imprese”.

Questi ultimi sono tra i dodici indagati dell’inchiesta insieme a Luciano GiammarinoDomenico Primante e Vincenzo Zangrilli, oltre ai 7 ai domiciliari, e secondo i magistrati “dalle conversazioni è emersa la genesi di un vero e proprio patto di non belligeranza fra il Giancaterino ed i suddetti imprenditori del luogo”.

Per scongiurare lo scontro è stato raggiunto “un pacifico accordo optando” con “la spartizione dei lavori in tre”, ed il tutto “sotto la supervisione del sindaco D’Angelo.

Avezzano, giovane di 27 anni muore nello schianto frontale con un camion

Un giovane di Avezzano, Antonio Campora 27 anni, è morto in un incidente stradale avvenuto questa mattina alle porte della città. L’auto su cui si trovava Campora, guidata da un’altra persona, si è scontrata con un mezzo pesante che procedeva in senso inverso con a bordo sei giovani che erano diretti a Roma per il lavoro. Secondo la prima ricostruzione dei carabinieri si è appunto trattato di uno scontro frontale in un tratto di strada rettilineo. Forse la vettura era impegnata in un sorpasso. Sulla dinamica indagano le forze dell’ordine.

AVEZZANO – LE CARTE DELL’INCHIESTA ”MASTER LIST”: LA SPARTIZIONE DEI LAVORI IN MARSICA IL DEPURATORE DI CAPISTRELLO E LE ALTRE OPERE APPALTATE DAL CAM ALLE DITTE AMICHE

Depuratori (foto d’archivio) AVEZZANO – Metti una sera a cena, attorno allo stesso tavolo siedono il faccendiere, l’imprenditore e l’amministratore pubblico, che pianificano una serie di lavori pubblici da affidare a ditte amiche.

Gli interventi sono quelli programmati dal Consorzio acquedottistico marsicano (Cam), per i quali avrebbe commesso degli illeciti l’amministratore oggi dimissionario, Giuseppe Venturini, che, con i suoi comportamenti “denota un completo asservimento delle pubbliche funzioni alle aspettative illecite” della coppia Antonio Ruggeri e Sergio Giancaterino, personaggi chiave della nuova inchiesta “master list” su appalti pubblici pilotati della procura della Repubblica di Avezzano (L’Aquila).

Tutti e tre, nei giorni scorsi, sono finiti agli arresti domiciliari, insieme alll’ex vice sindaco con delega ai Lavori pubblici di Canistro (L’Aquila), oggi consigliere di maggioranza, Paolo Di Pietro, al sindaco di Casacanditella (Chieti), Giuseppe D’Angelo, all’imprenditore di Montorio al Vomano (Teramo), Emiliano Pompa, e al responsabile unico del procedimento al Comune di Campotosto (L’Aquila), Antonio Ranieri dell’Aquila.

Secondo la procura marsicana si tratta di un sistema per manovrare appalti pubblici con circa 15 aziende che venivano fatte partecipare a gare già compromesse grazie ad accordi corruttivi con amministratori locali e pubblici funzionari e che, con offerte al ribasso, indirizzavano la gara verso l’impresa prescelta per l’occasione, determinando un cartello in grado di deciderne l’esito.

Sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori sono finite, tra le altre, le gare d’appalto per i lavori di sistemazione del depuratore di Camporotondo, località sciistica del comuine di Cappadocia (L’Aquila), e di quello del comune di Capistrello (L’Aquila).

“Si è appurato”, si legge nell’ordinanza del giudice per le indagini preliminari, Francesca Proietti, “che Ruggeri manteneva stretti contatti con Venturini da lungo tempo in ragione del ruolo primario da tempo rivestito all’interno del Cam”.

Gli investigatori hanno “monitorato un incontro avvenuto in Avezzano e Luco dei Marsi quando, durante una cena, i tre ebbero a pianificare future attività illceite volte a favorire il Giancaterino”.

Proprio con l’amministratore del Cam, scrive sempre il gip, “Ruggerì individuò una pluralità di opere pubbliche che il Cam doveva commissionare”.

Con le stesse modalità illecite il “duo di potere”, com’è stato definito dai magistrati, prova a mettere le mani sull’appalto per il depuratore di Camporotonndo, ma l’operazione va a monte: “Sono subentrati imprevisti che impedirono agli stessi di portare a compimento i programmi illeciti concordati con il pubblico ufficiale”, scrive il gip.

“La pubblicazione del bando sul sito Internet del Cam e le modalità di gara, online con procedura aperta per via telematica, scelta attribuibile all’amministratore delegato dell’epoca, Leo Corsini“, si legge sempre nelle carte dell’inchiesta, “impedirono a Venturini di dare seguito alle promesse effettuate precedentemente, non potendo ricorrere ai previsti sistemi di alterazione di gara”.

Non sarà così per l’appalto di Capistrello, dove “Ruggeri e Giancaterino, durante una conversazione intercettata all’interno dell’autovettura di questi, individuano le ditte che il Venturini avrebbe dovuto invitare per poter condizionare la gara”.

“Dalle conversazioni intercettate – continua il gip – si intuisce che Venturini ha invitato effettivamente le ditte indicategli da Giancaterino” e che “fra tali ditte tanto la Giancaterino Costruzioni Sas quanto la Srl General Constructions di Vasto risulterebbero prive del certificato OS22 richiesto per quella categoria di lavori” e, infine, che “Giancaterino si preoccupa che la Generale Constructions possa comunicare l’assenza dell’abilitazione costringendo il Venturini a invitare altra ditta in sostituzione della stessa”. La ditta vastese, tuttavia, secondo quanto scrive il gip nell’ordinanza, non sarebbe a conoscenza della richiesta di partecipazione alla gara, visto che “i contatti intrattenuti da Giancaterino non sono stati con il titolare della stessa, bensì con una dipendente infedele, la quale avrebbe ricevuto mandato di distruggere la mail con l’invito inviato in posta elettronica, così impedendo la risposta”.

Cani maltrattati? Il caso finito a Striscia La Notizia «è una bufala»

1507107851566.jpg--cani_maltrattati__il_caso_finito_a_striscia_la_notizia__e_una_bufala_AVEZZANO.  Gli agenti della polizia locale di Avezzano hanno eseguito un sopralluogo nell’abitazione segnalata da un servizio di “Striscia la notizia”, in cui si ipotizzava un maltrattamento di animali, su sollecitazione di un condomino che sentiva i lamenti di alcuni cani provenire da un appartamento e non li avevano mai visti uscire. Il sopralluogo nel palazzo di via Infante è stato presieduto da un veterinario della Asl che ha stilato una relazione in cui si legge che non c’è stato alcun maltrattamento nei confronti dei cani di proprietà della famiglia. Gli animali sono in salute e non sono stati trovati in cattive condizioni igieniche. Il dirigente della polizia locale, Luca Montanari, conferma che non c’erano state segnalazioni sul caso. «Si tratta di problematiche pregresse vissute tra i condomini», il commento di Montanari, «sfociate poi nella richiesta di intervento della troupe televisiva». Nei giorni scorsi il servizio di Striscia La notizia aveva fatto molto scalpore perché l’inviato del Tg satirico era stato preso a bastonate. Il proprietario degli animali (4 cani e un gatto) infastidito dalle domande di Stoppa non ha voluto dare spiegazioni, anzi ha aggredito Stoppa e gli operatori prima lanciando un cartone di vino, poi con un bastone e infine tirando addirittura un sasso. I carabinieri della compagnia di Avezzano fin da subito hanno compiuto delle verifiche su quanto accaduto ed è stato immediatamente accertata l’inesistenza di denunce fatte in passato. I condomini, a quanto pare, avevano infatti deciso di bypassare i tradizionali canali di verifica e controllo e rivolgersi direttamente all’’amico degli animali’, Edoardo Stoppa.