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Cinema, Miriana Trevisan: «Scappai da Tornatore che cercava di toccarmi»

La confessione dell’attrice a Vanity Fair: «Successe venti anni fa negli uffici del premio Oscar. Speravo in una parte ne La leggenda del pianista sull’Oceano. Uscii da quella stanza piangendo e sentendomi uno straccio». La prima replica del regista: «Non l’ho mai sfiorata»

Miriana Trevisan al Maurizio Costanzo Show nel 2002 (LaPresse)Miriana

«Sì, lo confermo, mi spinse contro un muro e cominciò a toccarmi», dice l’ ex velina di Striscia Miriana Trevisan. Il nuovo (presunto) orco sarebbe nientedimeno che Giuseppe Tornatore. Il quale è a sua volta frastornato per la perdita del suocero, ventiquattro ore fa, e non vorrebbe parlare. Ma a caldo qualcosa dice: «Mai toccata con un dito». Poi ci pensa su e si rifugia nell’ ironia e nel disincanto della sua Sicilia: «Sono lusingato che una giovane donna si ricordi di me dopo tanti anni. Io rammento soltanto un incontro cordiale, pertanto respingo le insinuazioni mosse nei miei confronti. E mi riservo di agire nelle competenti sedi a tutela della mia onorabilità».

A dirla tutta, si è già rivolto a un avvocato, mentre lei, Miriana, al telefono dice di essere confusa: «Da ragazza mi dicevano che il mondo andava così, che hai potenzialità e che se non le sfrutti sei una matta. Sei talmente abituata all’ idea della sottomissione che ti sembra normale. Poi realizzi, ti isoli, e sei davvero sola.

Comunque non do altre interviste, mi state chiamando in trecento. Chiama Giulio Cavalli, il mio compagno, ti dirà lui i dettagli della storia. Ma certo ha ragione Asia Argento, se non la dai te la fanno pagare». Il telefono del suo fidanzato squilla a vuoto. È attore-scrittore-regista-politico. E lui al Corriere, quando richiama, conferma: «Miriana è sincera, è fatta così, lei per tanti anni ha taciuto perché si era sentita in colpa, pensava che fosse normale quello che le era successo. Adesso ha preso coraggio». Cavalli dice che c’ è un uomo nero del cinema italiano, «il suo nome sta per uscire fuori, questione di pochissimo. Non è Tornatore. Lei ha raccontato quello che ha vissuto in prima persona».

Miriana Trevisan è l’ ultima in ordine di tempo delle attrici o aspiranti tali che raccontano di aver subito molestie. La showgirl napoletana ha aperto il baule dei ricordi in un’ intervista a Vanity Fair . Raggiunse la notorietà grazie a tre programmi televisivi, Striscia la notizia , La Corrida e La Ruota della fortuna . Oggi ha 45 anni e dice: «È una storia di vent’ anni fa, probabilmente Tornatore nemmeno la ricorda. Ma io sì. E ricordo molto altro». Allora cosa successe? «Andai nei suoi uffici. Era un appuntamento che mi aveva organizzato il mio agente. Non era un provino, ma un primo incontro in vista di un film in lavorazione, “La leggenda del pianista sull’ Oceano”. C’ era una segretaria che mi accolse e poi se ne andò. Rimanemmo soli. Dopo qualche tranquilla chiacchiera sul film, quando ci stavamo salutando il regista mi chiese di uscire con lui quella sera per andare a mangiare una pizza». E lei? «Risposi che avevo già un impegno, lo ringraziai e feci per andarmene». E lui? «Lui mi seguì fino alla porta, mi appoggiò al muro e cominciò a baciarmi il collo e le orecchie». Anche le orecchie? «Sì, mi mise le mani sul seno in modo piuttosto aggressivo». Miriana continua: «Riuscii a sfilarmi e scappare via. Ero entrata sentendomi una principessa, a un passo da un sogno che si realizzava, pensavo che forse avrei fatto un film con un premio Oscar. Sono uscita sentendomi uno straccio». Dice di avere deciso di raccontare questa storiaccia dopo l’ ondata di rivelazioni seguite al caso Weinstein. Torniamo da Tornatore, che ha appreso ieri sera del caso dal re dei press agent, Enrico Lucherini: «Quella ragazza me la mandò la produzione, mai toccata con un dito. Ricordo però che era molto simpatica, nient’ altro».

Roma, corruzione: arrestato ex consigliere comunale Cozzoli

Dalle prime ore di questa mattina è in corso un’operazione della polizia di Stato, coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma, nei confronti di un’associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. La Squadra Mobile della Questura di Roma e il Servizio Centrale Operativo stanno eseguendo un’ordinanza di applicazione della misura degli arresti domiciliari a carico di 8 soggetti e contestuali perquisizioni.

Tra loro l’ex consigliere comunale di Roma capitale Ignazio Cozzoli finito ai domiciliari nell’ambito dell’operazione della polizia denominata «Pecunia non olet», relativa a truffa e corruzione nelle erogazioni pubbliche di Invitalia, l’agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa di proprietà del Ministero dell’Economia. Eletto nel 2016 in Assemblea capitolina con la Lista Marchini, Cozzoli è poi decaduto dopo un ricorso del Pd facendo spazio in aula alla consigliera dem Giulia Tempesta. Insieme ad altre 7 persone, Cozzoli è indagato per i reati di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di una molteplicità di truffe aggravate per il conseguimento di erogazioni pubbliche, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, rivelazioni ed utilizzazioni di segreti d’ufficio.

Gli altri raggiunti dalla misura degli arresti domiciliari sono Ignazio Poli Cozzoli, 43 anni; Emanuele Rigantè, 45 anni, Massimiliano Portaleone. 50 anni; Filippo Marullo, 49 anni; Riccardo Solfanelli, 48 anni; Francesco Capoccia, 41 anni; Silvia Pronti, 30 anni e Luigi Napoli, 45 anni. Sono indagati per i reati di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di una molteplicità di truffe aggravate per il conseguimento di erogazioni pubbliche, corruzioni per atti contrari ai doveri d’ufficio, rivelazioni ed utilizzazioni di segreti d’ufficio, nonché il solo Luigi Napoli anche per il reato di accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico con l’aggravante di rivestire la qualifica di pubblico ufficiale.

Le indagini hanno consentito di provare l’esistenza di un gruppo criminale, costituitosi al fine di ottenere illecitamente finanziamenti pubblici attraverso la presentazione di richieste di finanziamento create ad hoc, stilate sulla base di indicazioni ricevute grazie alla corruzione di Luigi Napoli, pubblico dipendente dell’ente erogatore delle agevolazioni, Invitalia – Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa di proprietà del Ministero dell’Economia. In concomitanza con il provvedimento restrittivo emesso dal Gip, sono state eseguite perquisizioni delegate presso le abitazioni e gli uffici degli indagati, compreso lo studio legale dell’avvocato Francesco Capoccia, nonché presso la sede dell’Ente Invitalia, attività che ha consentito l’acquisizione di ulteriori elementi di riscontro.

Droga, minorenni sniffano cocaina al parco

Fumavano spinelli e sniffano cocaina difronte ad un parco giochi e alla centralissisma piazza dei Pini. Tra i consumatori c’erano anche ragazzi minorenni. La piazza dello spaccio un bar di Silvi, ora chiuso in seguito ad una misura cautelare interdittiva emessa dal gip di Teramo Roberto Veneziano su richiesta del pm Andrea De Feis. A svolgere le indagini i Carabineri che da agosto hanno cominciato a tenere d’occhio il locale, in estate aperto anche all’esterno. Ed è proprio lì che a due militari in borghese uno spacciatore si era avvicinato con molta tranquillità per offrire della droga non sapendo con chi avesse a che fare. Secondo gli investigatori nel locale il titolare di fatto «era perfettamente conscio di ciò che accadeva nella propria attività, tuttavia ne tollerava tale situazione senza minimamente frapporre alcuna barriera alla sconsideratezza dei suoi deleteri indendimenti». Nei confronti del gestore è scattata la misura interdittiva prevista dall’articolo 79 del dpr 309/90 raramente applicata che ha portato alla chiusura del bar. L’uomo dovrà essere sottoposto all’interrogatorio di garanzia.

Commercio auto di lusso | Arrestato imprenditore pinerolese 50enne „Bancarotta fraudolenta e dichiarazioni dei redditi fantasiose, arrestato imprenditore delle auto di lusso“

Commercio auto di lusso | Arrestato imprenditore pinerolese 50enne
„L’evasione fiscale ammonta ad oltre 9.300.000 euro“
Arrestato un noto imprenditore pinerolese 50enne per bancarotta fraudolenta e omesse o infedeli dichiarazioni dei redditi. L’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Torino, è il risultato finale di un’indagine condotta dalla Compagnia di Pinerolo della Guardia di Finanza nei confronti di due società, entrambe con sede in San Secondo di Pinerolo, operanti nel settore del commercio e compravendita di autovetture di lusso.

I reati contestati spaziano dalla bancarotta fraudolenta alle dichiarazioni dei redditi omesse ed infedeli. I fatti risalgono agli anni dal 2012 al 2015, periodo in cui il destinatario dell’ordinanza non ha presentato, pur essendovi obbligato, neppure i bilanci delle società coinvolte nel sistema criminoso per rendere ancora più difficoltosa la ricostruzione del volume d’affari.

Le indagini dei finanzieri hanno fatto emergere che l’imprenditore aveva pianificato e realizzato un articolato sistema consistente nella creazione ad hoc, negli ultimi otto anni, di ben quattro diverse società che venivano costantemente e dolosamente “alleggerite” delle ricchezze, degli utili e degli assets, con grave danno per i creditori, in particolare per l’Erario.

Il Tribunale di Torino, al fine di tutelare l’ingente credito erariale constatato dai militari, su proposta del magistrato inquirente, aveva già dichiarato il fallimento di una prima società nel gennaio 2017.

L’evasione fiscale ai fini delle imposte dirette emersa nel corso delle investigazioni ammonta ad oltre 9.300.000 euro, mentre l’Iva constatata ammonta a circa 1.800.000 euro.

Roma, stuprò una ragazza in commissariato: ispettore condannato a 4 anni

di redazioneweb
E’ stata confermata dalla Cassazione la condanna a quattro anni di reclusione per un ispettore di polizia che nel 2013 aveva violentato, nella sua stanza al Commissariato Ps di San Basilio, una ragazza appena diciottenne fermata nel corso di un controllo antidroga sulla macchina dove con la giovane c’era il fidanzatino e tre amici con una modesta quantità di hascisc. Confermata l’aggravante di aver abusato della vittima «nell’esercizio delle sue funzioni di commissario ed all’interno del Commissariato dove lavorava».

Nel ricorso alla Suprema Corte, contro la condanna inflittagli nel 2016 dalla Corte di Appello di Roma, il poliziotto, Massimo Selva, ha sostenuto che la ragazza era consenziente e che nulla aveva fatto per fargli credere il contrario. I supremi giudici – sentenza depositata oggi, udienza del 30 gennaio – hanno replicato che la tesi del «consenso presunto» è «certamente da escludersi nell’ipotesi di abuso sessuale da parte di un ispettore di polizia nell’esercizio delle sue funzioni nei confronti di una ragazza fermata perché a bordo di un’autovettura contenente sostanza stupefacente e dunque in evidente posizione se non di soggezione comunque di timore tale da condizionarne le reazioni».

La ragazza di questa brutta vicenda, scrive l’Ansa, infatti non oppose resistenza, per timore di danneggiare la posizione degli altri quattro ragazzi e di rischiare anche per sé una denuncia per stupefacenti, quando il poliziotto le abbassò i pantaloncini e la violentò. Secondo gli ermellini, «con coerente e logica motivazione» i giudici di merito «hanno ritenuto irrilevante il fatto che l’imputato non avesse mai in concreto correlato l’acquiescenza della ragazza alla posizione dei suoi amici» affermando che era «la stessa posizione autoritativa derivante dal pubblico ufficio ricoperto dall’imputato ad aver ingenerato nella vittima, in condizioni di naturale soggezione e timore all’interno di un Commissariato nell’attesa di conoscere le sorti dei ragazzi che erano stati fermati con lei in flagranza di un possibile illecito, la costrizione a subire il compimento degli atti sessuali». È stata respinta dalla Cassazione anche la richiesta della difesa del poliziotto di ottenere l’attenuante della violenza sessuale di «minore gravità».

Per gli alti magistrati, in proposito, la sentenza d’appello «dà conto con puntuale e coerente motivazione della valenza particolarmente negativa della condotta posta in essere dall’imputato in relazione sia all’incisività dell’atto sessuale, sia all’abuso di autorità derivante dalla funzione ricoperta dall’imputato, circostanze entrambe volte ad escludere una attenuata compressione della libertà sessuale della vittima». L’ispettore venne arrestato nell’ottobre 2013, mesi dopo la violenza, quando la ragazzina, figlia di un carabiniere, decise di raccontare l’abuso subito dando anche il particolare di un tatuaggio sull’inguine dello stupratore in divisa.

Martinsicuro, inseguito e arrestato: aveva la cocaina nascosta negli slip

I carabinieri bloccano un 35enne che a bordo della sua C3 non si era fermato al controllo: dentro le mutande aveva una pallina con 120 grammi di droga

MARTINSICURO. I carabinieri lo hanno inseguito a folle velocità per le vie del centro di Martinsicuro (Teramo) perché volevano controllarlo, ma solo quando sono riusciti a bloccare la Citroen C3 hanno capito perché il conducente voleva evitare di essere fermato: l’uomo, un 35enne, nascondeva negli slip una “pallina” di cocaina del peso di 120 grammi. Quando i militari del nucleo operativo della Compagnia di Alba Adriatica lo hanno bloccato con la gazzella impedendogli di lasciare l’abitacolo, lui ha tentato di disfarsi dell’involucro. Secondo i militari la droga era destinata ai locali notturni della costa della provincia teramana e della vicina San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno). L’arresto è stato convalidato dal magistrato.

Banda della Magliana, arrestato il figlio del cassiere Nicoletti

Massimo Nicoletti, figlio di Enrico, lo storico cassiere e riciclatore della Banda della Magliana, è stato arrestato dalla Guardia di Finanza nell’ambito di un’indagine della procura di Roma nei confronti di quattro soggetti accusati di trasferimento fraudolento di beni per eludere la normativa antimafia in materia di misure di prevenzione patrimoniale. I finanzieri del Gico di Roma, nell’ambito dell’operazione denominata “Barba”, hanno anche sequestrato due società e le quote capitale di una terza, per un valore di oltre cinque milioni.

Massimo Nicoletti – conosciuto negli ambienti criminali romani con il soprannome di «Barba» (di qui il nome dell’operazione delle Fiamme Gialle) – è gravato da precedenti di polizia per traffico di droga, usura, estorsione, oltre ad essere stato colpito da una misura di prevenzione personale e patrimoniale. Le indagini, iniziate nel dicembre 2015, sono state sviluppate attraverso intercettazioni telefoniche ed ambientali, pedinamenti, appostamenti e meticolosi accertamenti economicopatrimoniali, consentendo di individuare il circuito relazionale di Nicoletti il quale – ancorché in maniera occulta, attesi i trascorsi giudiziari – è emerso come dominus di rilevanti investimenti nel mercato immobiliare dell’hinterland romano.

Tra le varie iniziative imprenditoriali spicca la realizzazione di un importante complesso residenziale, composto da 42 immobili di pregio, con un investimento iniziale pari a circa 3 milioni di euro di sospetta provenienza. Due le società di capitali utilizzate per la realizzazione di tali investimenti, la Koros S.r.l e la Dama Investment S.r.l., entrambe con sede a Roma: la prima, utilizzata per acquistare il complesso immobiliare e portare a completamento i lavori di costruzione delle abitazioni; la seconda, incaricata dell’alienazione delle abitazioni agli acquirenti finali. Le società, oggi sequestrate, erano di fatto gestite da Nicoletti in quanto i formali soci e amministratori erano meri «prestanome» che, per di più, operavano anche a favore di altri due noti pregiudicati gravati da precedenti di polizia per associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, furto, rapina, violenza e truffe. I due, destinatari di Ordinanza di Custodia Cautelare e tuttora oggetto di ricerche anche all’estero, «schermavano» al pari di Nicoletti, i loro rilevanti apporti di capitale, di origine ignota, intestando le partecipazioni societarie a congiunti e soggetti contigui – anch’essi, pertanto, qualificabili come prestanome – allo scopo di eludere la normativa antimafia ovvero favorire operazioni di riciclaggio.

In questo contesto, si inseriva la figura dell’imprenditore romano Mario Mattei, anch’egli destinatario di ordinanza custodiale, in affari con «Barba» ed incaricato della gestione dei rapporti con gli occulti finanziatori delle lucrose speculazioni immobiliari. Più in particolare, Mattei agiva come factotum di Nicoletti: incaricato solo formalmente dell’amministrazione della Dama INvestment Srl., era privo di qualsivoglia autonomia decisionale e, di fatto, «asservito» al Nicoletti, cui riferiva tutte le vicende gestionali della società. Nel corso delle indagini emergeva come, anche a causa della profonda crisi del settore immobiliare, i compartecipi/finanziatori occulti di Nicoletti, avendo deciso di desistere dagli investimenti iniziali, pretendessero la restituzione delle provviste finanziarie conferite: pretese non onorabili perché i relativi capitali erano stati «drenati» da Nicoletti. Ne scaturivano minacce nei confronti di Mattei, che veniva pure selvaggiamente picchiato, tanto da essere costretto a far allontanare i propri familiari dall’abitazione. Destinatari della misura cautelare sono 4 soggetti, tra i quali i menzionati Nicoletti e Mattei.

È stato, inoltre, eseguito il sequestro preventivo: – del capitale sociale, delle quote societarie e dell’intero compendio aziendale della Dama Investment 2011 S.r.l., con sede a Roma, esercente l’attività di «compravendita di beni immobili effettuata su beni propri»; – del capitale sociale, delle quote societarie e dell’intero compendio aziendale della Koros S.r.l., con sede a Roma, esercente l’attività di «costruzione di edifici residenziali e non residenziali»; – della quota di partecipazione pari al 32% del capitale sociale della E.L. Immobiliare 2007 S.r.l., con sede a Rocca Priora (RM), esercente l’attività di «costruzione, acquisto, vendita e locazione di beni immobili di proprietà» per un valore complessivo pari ad oltre 5 milioni di euro. Tra i beni in sequestro spicca il rilevante patrimonio immobiliare facente capo alla KorosS.r.l., composto – come detto – da 42 beni immobili (13 villini e 29 box), a Roma in località Vermicino. Sono stati impiegati sul campo più di 80 Finanzieri, che hanno effettuato numerose perquisizioni

Russia, arrestata coppia di cannibali: avrebbero rapito e divorato 30 persone

(Foto Ansa)
Un uomo e una donna sono stati arrestati dalla polizia nella regione di Krasnodar, in Russia, con il sospetto di aver rapito, ucciso e divorato fino a 30 persone. Lo riportano i media russi. Al momento le forze dell’ordine sono riusciti a identificare “solo” sette vittime. La coppia – stando a Mir24 – ha ammesso che le parti umane rinvenute nel frigorifero del loro appartamento erano destinate a un «consumo successivo». La coppia potrebbe aver cominciato nel 1999.

L’uomo è stato arrestato all’inizio di settembre, dopo il ritrovamento di alcuni resti umani all’interno di un secchio, in un dormitorio militare. Il sospettato si sarebbe scattato alcuni selfie con i resti di una delle vittime. È grazie a quelle foto che è stato poi identificato. Dopo aver negato tutto, l’uomo ha confessato due omicidi, come riportato da Ria Novosti. La donna fermata è sua moglie. Secondo alcuni media russi, lavorava come infermiera in un istituto militare, lo stesso dove sono stati ritrovati i resti da cui è partita l’indagine. Gli inquirenti, intanto, «stanno vagliando tutte le ipotesi».

Roma, offre sesso con la figlia minorenne in cambo di rapporti gay: arrestato

Le indagini degli investigatori del Commissariato Monteverde sono iniziate a seguito della segnalazione di un extracomunitario che, giunto negli uffici della Polizia di Stato, ha riferito di essere stato fermato in strada da un italiano che gli aveva fatto una proposta singolare. L’uomo, infatti, gli aveva offerto di avere un rapporto sessuale con una giovane donna, offrendo anche una somma di danaro quale compenso. I due avevano fissato anche un appuntamento, ma lo straniero, che ha aggiunto di essere stato un detective nel suo paese, ha preferito avvisare la Polizia. Gli agenti hanno pertanto organizzato un servizio di pedinamento, nel corso del quale hanno notato giungere all’appuntamento un fuoristrada con a bordo un uomo ed una giovane.

Il conducente, dopo essersi fermato a parlare con lo straniero, lo ha fatto salire a bordo, prospettandogli «dei giochi sessuali» con la giovane che si sarebbero dovuti concludere con un rapporto tra i due uomini. Avvisati con un sms dall’extracomunitario delle intenzioni, gli agenti sono intervenuti, accertando che la ragazza era la figlia minorenne dell’italiano, per giunta affetta da gravi problemi di salute. Le successive indagini hanno portato gli investigatori ad ispezionare il telefono dell’uomo, scoprendo la presenza di numerosi video amatoriali, nei quali la figlia veniva violentata da alcuni uomini, il tutto ripreso e «diretto» dal padre, che prendeva anche parte attiva alle scene di sesso. Nel corso della successiva perquisizione, i poliziotti hanno rinvenuto presso la sua abitazione una ingente mole di filmati pedopornografici, che saranno oggetto di ulteriori indagini. Al termine, pertanto, l’uomo è stato arrestato. Dovrà rispondere di violenza sessuale di gruppo, detenzione di materiale pedopornografico e di maltrattamenti.

Omicidio Bevilacqua: arrestato il presunto killer. C’è la confessione

I carabinieri del Nucleo Investigativo di Pescara e del comando di Montesilvano hanno arrestato Massimo Fantauzzi, il 46enne presunto autore dell’omicidio al pub a Montesilvano del 21 enne Antonio Bevilacqua. L’uomo è stato fermato in zona Montesilvano Colle, non molto distante dalla sua abitazione: era molto provato dopo la

latitanza durata una settimana nella quale, secondo quanto si apprende, ha vagato per le campagne.

L’omicidio è avvenuto nella notte di venerdì 15 e sabato 16 settembre: Fantauzzi dopo una lite con il giovane era tornato a casa, aveva preso un fucile, e dopo essersi recato di nuovo al pub aveva freddato il giovane con un colpo al viso. Il presunto assassino ha vissuto per 8 giorni alla macchia. Stamattina, stremato da fame e freddo, appena ha visto i carabinieri si è consegnato. Subito dopo, secondo indiscrezioni, avrebbe confessato il delitto