Categoria: WEB REPUTATION

Come fare per cancellare articoli da internet Google commette un errore su una testata giornalistica registrata, YOU-ng,

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Come fare per cancellare articoli da internet, con il diritto all’oblio Google tutto sembra apparentemente semplice ma se non si è abbastanza esperti nella cancellazione articoli che lede la vostra immagine persona, si incombe in situazioni non facile da venirne fuori.   Per questo abbiamo messo a disposizione un numero di telefono per una consulenza gratuita sul diritto all’oblio gdprCancellare dati personali da Internet ti consiglio di chiamare ( CELL 327.910.5006 )  PRIVACYGARANTITA è l’unico sito italiano che garantita la cancellazione di notizie negative dal web.

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Google ha cancellato un canale di una testata giornalistica registrata, YOU-ng, e de-indicizzato un’inchiesta giornalistica, che quindi ora è molto più difficile raggiungere. L’ha denunciato il direttore responsabile, Germano Milite, e il motivo risulta una segnalazione fatta a Google dal protagonista di quella stessa inchiesta, Matteo Pittaluga. Google ha ripristinato ieri sera il canale dopo la segnalazione fatta da Repubblica, parlando di “errore”. Stamattina, per un’altra segnalazione analoga (da un socio di Pittaluga), Google ha però cancellato di nuovo il canale, anche se ha rimesso l’inchiesta sul motore di ricerca. Probabilmente Google rimedierà anche a questo errore, dato che tutto è avvenuto con le stesse modalità. Anche a gennaio il gigante di Mountain View ha ammesso un errore simile, per la sospensione dell’app del Manifesto sul Google Store.

Nel caso di Young, Pittaluga ha presentato a Google richiesta di rimozione per violazione di copyright, a quanto risulta agli atti. YOU-ng ha fatto numerose inchieste su profili come quello di Pittaluga, che vendono corsi e consulenze per fare soldi (con facilità, dicono) con il digitale. Milite ha indagato su questo business che definisce sospetto e ingannevole per i potenziali clienti. “Con il pretesto infondato di violazione del copyright, Pittaluga ha ottenuto la censura della nostra inchiesta”, dice.

Google conferma a Repubblica: “Rivediamo periodicamente tutte le contro notifiche per violazione di copyright per identificare segnali di possibili abusi. Il canale di YOU-ng era stato chiuso nel corso di questo processo. Dopo un’ulteriore revisione, abbiamo rilevato che si è trattato di un errore e abbiamo prontamente ripristinato il canale. Ci scusiamo per l’inconveniente”.

 

Nel caso del Manifesto, a gennaio, Google aveva tolto l’app perché non si fidava che il Manifesto fosse un giornale (lo è da mezzo secolo) e in attesa di informazioni dal giornale che erano però presenti, come previsto dalla legge italiana (ad esempio su editore, collaboratori).

In quegli stessi giorni, Twitter aveva sospeso l’account di Libero per 14 ore, per “attività sospetta”, senza dare a tutt’oggi spiegazioni (a quanto fanno sapere da Libero).

È recente invece un’interrogazione parlamentare del senatore Gianluigi Paragone (Gruppo Misto, ex M5S) contro quella che definisce censura del canale Youtube di Byoblu (testata giornalistica di contro informazione).

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Motivazione: “YouTube non tollera contenuti che diffondano disinformazione in ambito medico, in contraddizione con le informazioni fornite sul COVID-19 dalle autorità sanitarie locali o dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)”. Paragone ha fatto anche un ricorso all’Agcom (del 25 febbraio).

 

 

Il tema è caldo anche negli Usa; soprattutto dopo che a ottobre 2020, Twitter aveva bloccato la diffusione di un’inchiesta del giornale filo-conservatore New York Post sul figlio di Joe Biden (attuale presidente Usa), prima di fare dietrofront. Secondo molti giuristi, la questione è ampia e tocca i diritti fondamentali. “Non c’è bilanciamento di poteri se è un solo soggetto, per giunta privato, a stabilire gli equilibri tra libertà di espressione e altri diritti”, come affermato dall’avvocato Guido Scorza (al Garante della Privacy).  Un maggiore bilanciamento è necessario, secondo il Congresso Usa, che sta valutando da mesi nuove proposte normative; e lo è per la Commissione europea, che per casi come questo ha proposto il Digital Services Act.

 

“Se il pacchetto del Digital Services Act diventerà legge, potremo sporgere reclamo più facilmente contro le decisioni delle piattaforme; sapere perché la piattaforma le ha prese e opporvisi”, spiega Rocco Panetta, avvocato esperto di Privacy. Un’attività ora molto complicata e spesso costosa per gli utenti. Un’altra misura pensata per ridare agli utenti un maggiore controllo sugli algoritmi (e sui signori degli stessi). “Oggi i diritti fondamentali dei cittadini europei non sono adeguatamente tutelati online. Le piattaforme possono ad esempio decidere di cancellare i contenuti degli utenti, senza informare l’utente o fornire una possibilità di ricorso. Ciò ha forti implicazioni per la libertà di parola degli utenti”, ha scritto la Commissione nel presentare l’Act.

Come cancellare o rimuovere il numero di telefono da Google in pochi passaggi

Puoi cancellare il tuo numero di telefono dai social network e su internet seguendo alcuni semplici passaggi che ti spiegherò in questo articolo.

Hai creato un account Google, Facebook, Instagram, Linkedin e/o Twitter? Al momento dell’iscrizione hai inserito il tuo numero di telefono, ma per qualche motivo ti sei ritrovato/a nelle condizioni di dover rivalutare la tua scelta o magari ti sei semplicemente pentito/a e vorresti rimuoverlo, ritenendo che questa rappresenti la scelta più opportuna per tutelare la tua privacy e/o per ragioni di sicurezza.

Proprio in materia di privacy, il 25 maggio 2018, è entrato in vigore il GDPR [1]. L’acronimo sta per General data protection regulation ed indica il nuovo regolamento europeo sulla privacy che ha cambiato le regole sulla riservatezza e sul trattamento dei dati personali.

I social network si sono dovuti adeguare al GDPR ed hanno invitato i propri iscritti a prendere visione delle nuove norme. A questo punto, con molta probabilità ti sarai chiedendo: come togliere il numero di telefono da internet? Prosegui nella lettura di questo articolo. Cercherò di darti tutte le informazioni necessarie.

Indice

1 Diritto all’oblio
2 Come cancellare i propri dati da Google?
3 Cosa dice il GDPR?
4 Come togliere il numero di telefono dall’account Google?
5 Come togliere il numero di telefono da Facebook?
6 Come togliere il numero di telefono da Instagram?
6.1 Come togliere il numero di telefono da un account personale?
6.2 Come togliere il numero di telefono da un account aziendale?
7 Come togliere il numero di telefono da Linkedin?
8 Come togliere il numero di telefono da Twitter?
Diritto all’oblio
Cancellare le proprie tracce da internet: è possibile? Quante volte ti sei posto/a questa domanda? Quando fai una ricerca su internet, visiti un portale e/o ti iscrivi ad un servizio web, lasci una traccia del tuo passaggio che può essere rilevata da Google e dal suo spider. Traccia che può essere inserita nelle Serp, acronimo che sta per Search engine results page (in italiano: pagina dei risultati del motore di ricerca).

osa può finire tra le Serp? Un post su Facebook; una foto o un video su Instagram; un cinguettio su Twitter; un video su Youtube; commenti su blog, siti o riviste online. Da queste informazioni possono trasparire le tue opinioni, si possono dedurre le tue abitudini, si possono carpire i tuoi pensieri.

Una volta che rimani intrappolato/a nella ragnatela dello spider web di Google, a meno che un determinato risultato non metta davvero a rischio la tua privacy, un contenuto non sia ritenuto offensivo o lesivo della tua dignità, l’esito di una ricerca non racchiuda informazioni particolarmente sensibili, con molta difficoltà sarà possibile rimuovere questi dati dalle Serp di Google.

Allora quali tutele esistono per gli utenti? La risposta arriva, per la prima volta, dall’Unione Europea con una sentenza della Corte di giustizia del 2014 [2] che obbliga Google a rimuovere i risultati dal proprio database, qualora le informazioni racchiuse nella Serp risultino lesive della privacy dell’utente e non rientrino nel “diritto di rendere accessibili le informazioni e l’interesse pubblico a trovarle”. E’ il cosiddetto diritto all’oblio. L’esigenza di tutelare il diritto ad essere dimenticati appare necessaria, soprattutto, nell’era di internet.

Le informazioni che ci vengono comunicate e che apprendiamo ogni giorno in tv o sulla carta stampata sono talmente numerose che ben presto si chiude il sipario su una notizia, mentre sul web non è sempre così. Digitando sui motori di ricerca poche parole chiave (keywords), è possibile recuperare e “riesumare” notizie di vecchia data, ormai finite nel dimenticatoio.

Dopo la decisione della Corte, su richiesta degli utenti è possibile eliminare tutti quei link che possono rendere accessibili le fonti di una notizia che riguarda questi soggetti nei seguenti casi:

la notizia risulta essere inesatta, falsa e lesiva della sua immagine;
è passato molto tempo dal fatto, dunque la notizia non è più attuale;
effettuando un bilanciamento tra la tutela della persona ed il diritto di informazione dei cittadini emerge che la conoscenza della notizia non è più di interesse pubblico.
Come cancellare i propri dati da Google?
Sei stato/a coinvolto/a in un fatto di cronaca e navigando su internet ti sei reso/a conto che il tuo nome compare su una rivista online. Leggi la notizia e ti accorgi che si parla solo dell’inizio delle indagini, senza specificare che sono state archiviate, oppure si fa riferimento ad una condanna di primo grado, ma non si dice che poi è stata riformata in appello. Cosa puoi fare? In questi casi, hai diritto di richiedere al titolare del sito internet la rettifica della notizia affinché possa emergere la verità processuale. Inoltre, puoi ottenere la cancellazione definitiva della pagina web qualora la notizia sia diventata obsoleta. Questo discorso vale anche nel caso in cui tu sia stato/a condannato/a e siano trascorsi alcuni anni.

Come puoi contattare il titolare del sito internet? Puoi inviargli un’e-mail autonomamente e avanzare le tue richieste. Cosa può fare il titolare? Potrebbe lasciare la pagina online e deindicizzarla, in modo che il contenuto non sia più accessibile attraverso i motori di ricerca. In alternativa, puoi rivolgerti ad un avvocato e diffidare la testata giornalistica.

Puoi anche segnalare la lesione del diritto all’oblio a Google compilando questo modulo e chiedendo la deindicizzazione di un contenuto ormai obsoleto. Tuttavia, anche dopo l’intervento di Google, la pagina web continuerà ad esistere e potrà essere trovata tramite l’URL del sito, la condivisione sui social media o attraverso altri motori di ricerca. Pertanto, la soluzione migliore resta contattare il titolare del sito che potrà rimuovere completamente la pagina.

E se la diffida al titolare del sito internet non porta ad alcun risultato? Sarà possibile presentare un ricorso al Garante della Privacy.

E se i tuoi dati non dovessero essere eliminati da Google? Sarà possibile presentare un ricorso d’urgenza al tribunale chiedendo che il proprietario del sito provveda alla cancellazione del contenuto.

In questi ultimi due casi, occorrerà l’intervento di un avvocato.

Cosa dice il GDPR?

Il GDPR [3] stabilisce che l’interessato ha il diritto di ottenere la cancellazione dei suoi dati personali dal titolare del trattamento e quest’ultimo ha l’obbligo di cancellare tali dati senza ingiustificato ritardo.

Ecco i casi a cui si fa riferimento:

i dati personali non risultano più necessari alle finalità per cui sono stati raccolti o trattati in precedenza;
i dati personali sono stati trattati in modo illecito;
l’interessato si oppone al trattamento dei dati personali che lo riguardano, nel caso in cui questi dati sono stati trattati per finalità di marketing diretto;
l’interessato revoca il consenso su cui si basa il trattamento dei suoi dati personali e se non sussiste altro fondamento giuridico per il trattamento;
il titolare della responsabilità genitoriale del minore di età inferiore ai 16 anni non ha prestato o autorizzato il consenso al trattamento dei dati personali riguardo l’offerta diretta di servizi della società dell’informazione al minore;
per adempiere un obbligo giuridico previsto dal diritto dell’Unione o dello Stato membro cui è soggetto il titolare del trattamento.

Come togliere il numero di telefono dall’account Google?
Hai deciso di creare un account Google. Oltre a specificare nome e cognome, indirizzo Gmail e password, hai indicato il tuo numero di telefono così da ricevere un avviso di sicurezza o riuscire ad accedere nuovamente al tuo account qualora abbia dimenticato la password.

Se hai selezionato la casella “Consenti alle persone che conoscono il tuo numero di contattarti sui servizi Google”, le persone che hanno il tuo numero di telefono possono contattarti facilmente. Ad esempio, i tuoi amici possono inviarti un messaggio o una foto anche se non hanno il tuo indirizzo e-mail o altre informazioni personali che hai deciso di rendere visibili su Google.

Magari hai anche attivato l’impostazione “Aiutale anche a trovare il tuo nome, la tua foto e altre informazioni che hai reso visibili su Google”. Quando i tuoi amici utilizzano il tuo numero per inviarti un messaggio o una foto, possono visualizzare informazioni come il tuo nome, la tua immagine profilo e altre informazioni da te rese visibili. Nel caso in cui questa impostazione è disattivata, le persone che hanno il tuo numero di telefono potrebbero non riuscire ad utilizzarlo per trovare i tuoi dati.

Con molta probabilità, se stai leggendo questo articolo vuol dire che hai deciso di togliere il tuo numero di telefono dall’account Google.

Ecco come occorre procedere:

accedi al tuo account Google;
vai nella sezione “Dati personali e privacy”;
clicca sul pulsante “Informazioni personali”;
poi pigia sul pulsante “Telefono”;
accanto al tuo numero potrai selezionare il tasto “Elimina”;
a questo punto sarai reindirizzato alla pagina di accesso del tuo account e dovrai indicare la tua password affinché l’operazione possa andare a buon fine.
Come togliere il numero di telefono da Facebook?
Ti sei iscritto/a su Facebook perché vorresti ritrovare i tuoi amici d’infanzia e restare in contatto con i tuoi amici di sempre o con i tuoi familiari residenti all’estero? O magari sei un professionista e vuoi intrattenere rapporti lavorativi tramite questa piattaforma? Facebook, infatti, può essere un ottimo mezzo per scambiare idee, tenersi aggiornati e monitorare i tuoi clienti ed i tuoi concorrenti. Oltre a poter usufruire del sistema di messaggistica istantanea, puoi fare telefonate, videochiamate e/o inviare allegati.

Tuttavia, hai deciso di inserire anche il tuo numero di cellulare per rendere più agevole lo scambio di informazioni, qualora non dovessi avere a disposizione una connessione internet. Dopo un po’ di tempo, ripensandoci, vorresti rimuovere il numero per evitare di ricevere telefonate o messaggi indesiderati sul tuo smartphone.

E allora, con molta probabilità, ti starai chiedendo: come posso rimuovere il mio numero di cellulare dal mio account Facebook?

Segui questi semplici passaggi. In poche mosse ti spiegherò come fare.

Per togliere il tuo numero di telefono dal social network di Mark Zuckerberg, procedi così:

inizia col cliccare sul tasto in alto a destra con tre linee orizzontali;
scorri tra le diverse voci fino a trovare nel menù la voce “Impostazioni” e clicca sul pulsante;
la prima voce che ti comparirà, e su cui dovrai cliccare, è “Informazioni personali”;
qui troverai il numero di telefono che hai indicato al momento della registrazione del tuo nuovo account sulla piattaforma;
a questo punto clicca su “Numero di telefono” e su “Rimuovi”;
Facebook ti chiederà conferma della rimozione del numero dal tuo account;
per salvare la tua scelta dovrai inserire la tua password di accesso alla piattaforma;
una volta inserita la password clicca su “Rimuovi telefono” ed il gioco è fatto.
Come togliere il numero di telefono da Instagram?
Siamo nell’era dei social network e questo è, ormai, un dato di fatto. Se ami scattare foto e girare video e non resisti dal condividerli con i tuoi contatti, Instagram è il social che fa per te. Che tu sia un’influencer o meno, la parola d’obbligo è: postare! Per rendere partecipi fan e followers delle tue attività, condividi sul tuo profilo: viaggi, attività professionali, serate in compagnia, attimi di vita quotidiana, momenti dedicati ai pasti, allo sport, al fitness, allo shopping, alla vita privata.

In questo Truman show che hai deciso di offrire su Instagram, puoi essere contattato/a tramite messaggio. In più, hai aggiunto anche il tuo numero di telefono. Tuttavia, ad un certo punto, ragionandoci su, ti sei reso/a conto che non sia poi così necessario e, soprattutto, vuoi evitare di esser disturbato/a da perfetti sconosciuti anche sul tuo numero di telefono, così hai pensato bene di toglierlo dal social network. Per farlo, devi seguire alcuni step.

La prima domanda che ti pongo è: hai un account personale o un account aziendale?

In entrambi i casi, puoi effettuare l’operazione di rimozione del tuo numero di telefono solo attraverso l’app di Instagram per Android, iOS e Windows 10, ma non è possibile tramite la sua versione web.

Come togliere il numero di telefono da un account personale?
Se hai un account personale e vuoi rimuovere il tuo numero di telefono, ecco cosa devi fare:

esegui l’accesso al tuo account di Instagram;
clicca sulla prima icona in basso a destra (un omino) e visualizzerai il tuo profilo;
vai sulla voce “Modifica il profilo”;
scorrendo tra le diverse voci, troverai le “Informazioni private” tra cui ci sarà il tuo “Numero di telefono”;
cancella il numero di telefono;
clicca sulla freccia in alto a destra;
avrai così concluso l’operazione di cancellazione del tuo numero dall’account personale di Instagram.
Semplice, non credi?

Come togliere il numero di telefono da un account aziendale?
Se hai un account aziendale e desideri togliere il numero di telefono, segui questi semplici passaggi:

accedi al tuo account Instagram;
clicca sul pulsante in alto a destra “Modifica profilo”;
vai alla voce “Opzioni di contatto”;
visualizzerai il tuo numero di telefono;
procedi con la cancellazione del numero;
clicca sulla voce “Fine” o sull’icona (✓) o sulla voce “Salva”, posti in alto a destra;
in poche e semplici mosse hai rimosso il numero di telefono dal tuo account aziendale.
Come togliere il numero di telefono da Linkedin?
Ti sei iscritto/a su Linkedin al fine di metterti in contatto con professionisti del settore di tuo interesse. Questo social network professionale, infatti, è nato per facilitare l’incontro fra domande e offerte di lavoro. Tra i consigli suggeriti nella sezione del sito dedicata all’assistenza, ti viene consigliato di aggiungere al tuo account almeno un numero di telefono così potrai reimpostare la password, qualora l’avessi dimenticata o nel caso in cui non dovessi più riuscire ad accedere al tuo account.
Se in un secondo momento decidi di togliere il numero di telefono da Linkedin, ecco cosa devi fare:

accedi al tuo account di Linkedin;
clicca sull’icona con la tua foto in alto a destra della tua homepage e seleziona “Impostazioni e privacy” dal menu;
vai sulla scheda “Account” nella parte superiore della pagina;
pigia su “Numeri di telefono” (che troverai nella sezione Informazioni di base);
clicca su “Rimuovi” accanto al numero di telefono già elencato;
per concludere la modifica, dovrai reinserire la tua password di LinkedIn.
Qualora l’operazione non dovesse andare a buon fine, poiché il tuo numero è stato utilizzato per creare il processo di verifica in due passaggi per il tuo account, prima di poter rimuovere il numero di telefono dovrai disattivare questo processo.

Ecco come fare i pochi passaggi: 

vai su “Accesso e sicurezza” nella sezione “Account”;
accanto a “Processo di verifica in due passaggi” clicca su “Cambia”;
poi pigia su “Disattiva”;
per ragioni di sicurezza, potrebbe essere richiesto l’inserimento della tua password.
Come togliere il numero di telefono da Twitter?
Prima di procedere all’iscrizione su Twitter, curiosando sul sito ufficiale, vai nella sezione dedicata all’assistenza del social network e leggi che l’inserimento di un numero di telefono sempre aggiornato rappresenta un passaggio importante per migliorare la sicurezza del tuo account. Così, al momento dell’iscrizione, piuttosto che indicare la tua e-mail, decidi di inserire il tuo numero di telefono o, in alternativa, decidi di effettuare la registrazione attraverso l’e-mail e, in seguito, aggiungi anche il tuo numero telefonico per completare il tuo profilo.

Potresti trovarti di fronte al dilemma: privacy o sicurezza? Per precauzione, decidi di togliere il numero di telefono da Twitter.

Ecco come bisogna procedere:

accedi al tuo account Twitter;
una volta che sei sulla “Home” clicca sull’icona in alto a destra con la tua foto;
comparirà un menù in cui dovrai selezionare la voce “Impostazioni e privacy”;
clicca sulla seconda voce “Privacy e sicurezza”;
scorri fino a trovare “Reperibilità e contatti”;
pigia sul tasto “consenti reperibilità tramite il tuo numero” e disattiva l’opzione.
Qualora avessi anche sincronizzato i tuoi contatti della rubrica e volessi rimediare alla scelta fatta, clicca su “Rimuovi tutti i contatti”, così saranno rimossi tutti i contatti caricati in precedenza e sarà disattivata la sincronizzazione della rubrica con Twitter su tutti i tuoi dispositivi.

 

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Come cancellare il proprio numero da Google ecco le agenzie specializzate

Roma – A molti voglio esseri presenti su internet, e dei milioni che vorrebbero “correggere” la loro immagine digitale, non è raro trovare qualcuno che dal world wide web vuole semplicemente scomparire. Per varie ragioni, più o meno nobili. Non è un caso che si stiano affermando piattaforme digitali, studi legali e agenzie di comunicazione che sono specializzate proprio in questo: la cancellazione di ogni traccia del cliente in Rete. Senza più profili social, immagini, video, pubblicazioni, citazioni, caselle e-mail. Nulla.

Ma è davvero possibile scomparire dal web? «In teoria sì – spiega il FONDATORE DELLA PIATTAFORMA PRIVACY GARANTITA nota agenzia di web reputation italina a cui CEO  fa capo a Cristin Nardi  una delle più specializzate ed economiche grazie alla a reputation nodes sofware  specializzato nella cancellazione in tempo reale. Ma non è qualcosa che si riesce a fare molto velocemente, soprattutto nel caso dei personaggi pubblici». Possono essere necessari mesi di duro lavoro e tenaci negoziazioni per cancellare migliaia di immagini, facendo leva ora sul copyright, ora sulla privacy, ora sul diritto all’oblio. «In alcuni casi abbiamo lavorato anche un anno per cancellare singoli clienti dal web».

È facile sparire dal web per chi non è stato un personaggio pubblico? Diciamo che è meno difficile, ma comunque arduo, in particolare se si desidera una cancellazione il più possibile completa. I passaggi principali sono cinque. Vediamoli uno alla volta.

Cancellarsi dai social network. Il primo passo è abbastanza semplice: basta seguire le istruzioni dei diversi social per cancellarsi (Facebook, Twitter, Linkedin, G+ e così via). Attenzione alla differenza che c’è – per esempio su Facebook – tra “disattivare” ed “eliminare” un account, poiché nel primo caso il diario scompare ma solo perché “congelato”, ed è riattivabile in ogni momento. Quando viene eliminato l’account, l’azzeramento di tutti i contenuti pubblicati – come foto, aggiornamenti di stato o altri dati memorizzati sui sistemi di backup – richiede fino a 90 giorni di tempo. Nell’eliminazione dell’account G+, attenzione a non cancellare l’eventuale casella Gmail (la posta elettronica è infatti l’ultima da eliminare nel processo di addio al web).

Cancellarsi da tutto il resto. Dopo i social, bisogna procedere all’eliminazione del proprio profilo da tutti gli altri “contenitori” dov’è finito: forum, Paypal, Amazon, eBay, Skype, YouTube, eventuali siti di dating, gambling, e-commerce e così via. Può non essere così semplice, perché i dati personali sono un asset che vale denaro per le società che operano su internet.Individuare foto, video e citazioni. Qui il lavoro diventa più difficile. Bisogna infatti fare una ricerca approfondita su tutti i motori di ricerca conosciuti (non solo Google) di ogni informazione su di voi, provando diverse stringhe: non solo nome e cognome, ma anche luoghi di nascita e di residenza, aziende in cui avete lavorato e così via. Bisogna poi prendere nota di tutto in vista del quarto, difficilissimo passo.

Chiedere l’eliminazione dei dati. Ora viene il difficile: bisogna contattare ogni singola società, webmaster, ente o blogger chiedendo la rimozione di tutti i dati su di voi. Molti di loro ignoreranno la vostra richiesta, rendendo necessaria l’adozione di vie legali, particolarmente complesse perché spesso ricadono sotto giurisdizioni di altri Paesi. In casi estremi, si può chiedere di intervenire direttamente sui server. Poi bisogna farsi cancellare dalle banche dati che raccolgono informazioni personali per rivenderle a scopo di marketing, in questo caso magari con l’aiuto – a pagamento

Il tocco finale è l’addio alla mail. Se siete arrivati fino a questo punto, siete stati molto bravi e soprattutto tenaci. Manca solo un passo per scomparire dal mondo digitale: la cancellazione della casella e-mail. Praticamente una passeggiata, rispetto al lavoro fatto. Il premio finale è il perfetto anonimato in Rete, e la cancellazione della propria identità digitale (almeno quella vecchia). A questo punto potete fare due cose: o costruirvi un’identità internet nuova di zecca, oppure spegnere il computer. E andare a fare una lunga passeggiata fuori.

Come si misura la reputazione personale o aziendale

WEB REPUTATION

In un clima in cui la vera differenziazione dei prodotti è difficile, il panorama normativo impegnativo, gli ecosistemi dei partner globali vulnerabili e la pressione per assumere talenti ad alto potenziale intensa, lreputazione di un’azienda è sempre più riconosciuta come una risorsa aziendale centrale per mantenere e aumentare il valore aziendale.

Nonostante questo riconoscimento, tuttavia, le competenze aziendali nella misurazione della reputazione spesso sono in ritardo. Anche i dirigenti con portafogli di ricerche di mercato sofisticati e intelligenti si ritrovano a chiedersi: “Come misurate la reputazione aziendale?” Dal nostro lavoro che aiuta i clienti a comprendere e gestire la loro equità e rischio reputazionale, il nostro team di gestione della reputazione ha identificato una serie di best practice nella misurazione della reputazione.

Guidare gli affari. Come ogni risorsa, la reputazione deve essere misurata e compresa nel contesto degli obiettivi di business della tua azienda. La misurazione e la gestione della reputazione a lungo termine sono più efficaci quando l’equità e il rischio reputazionali sono chiaramente collegati ai risultati di business degli stakeholder rilevanti per il business e ai loro comportamenti specifici e misurabili a supporto del business. In queste organizzazioni, la posta in gioco è riconosciuta come troppo alta semplicemente per misurare la reputazione per lavorare verso un grado o un punteggio più alto. I punteggi forniscono buone grida di rally, ma portano una vera gravità quando sono chiaramente collegati a dove sta andando la compagnia. Ciò significa che qualsiasi strumento di misurazione (e potenzialmente il progetto di ricerca in generale) si evolverà necessariamente, poiché i piani aziendali aggiornati richiedono che l’azienda comprenda la reputazione in modi nuovi,

Le aziende con i programmi di misurazione della reputazione più efficaci evitano semplicemente di fare tendenza in modo nostalgico alla metrica dell’anno scorso e consentono invece alla metrica di evolversi per soddisfare i loro obiettivi. Collegare l’equità reputazionale e il rischio agli attuali piani aziendali attiva la C-suite e crea una forte rilevanza tra i team operativi globali. Comprendiamo il desiderio umano di ottenere un punteggio, ma i manager della reputazione di maggior successo costringono le loro organizzazioni a incrementare il loro numero in base alla sua chiara capacità di influenzare le proprie metriche di successo condivise.

Ampia visione delle parti interessate. La maggior parte delle ricerche di mercato ha in mente un chiaro stakeholder e domande chiare come: “Come possiamo convertire i non clienti?” o “Come possiamo migliorare il nostro rapporto con i distributori?” La misurazione della reputazione, tuttavia, richiede che un’azienda consideri, anche se solo brevemente, tutti gli stakeholder nel suo panorama reputazionale.

Ci sono molte parti interessate con la capacità di influire sulla licenza di operare di un’azienda. Da una prospettiva pratica di misurazione della reputazione, spesso ce ne sono troppe. Con gli obiettivi aziendali come sfondo, le prime discussioni sulla progettazione delle misurazioni dovrebbero funzionare per dare priorità alle parti interessate per identificare il sottoinsieme più importante da includere nella ricerca.

Quando si tratta di selezione degli stakeholder, ci sono molte considerazioni pratiche che vale la pena discutere con un partner esperto di misurazioni, uno che sa condurre ricerche tra gli stakeholder difficili da raggiungere e le insidie ​​comuni che le aziende devono affrontare. Una discussione collaborativa può identificare un progetto che riunisce ciò di cui l’azienda ha bisogno (obiettivi, attuali relazioni con gli stakeholder, ecc.), Ciò che l’azienda può gestire (risorse reali in atto per l’implementazione, reale appetito per i dati, coinvolgimento interno degli stakeholder, ecc. ) e cosa ha senso (fattibilità, tempistica relativa ai cicli di pianificazione, costo, ecc.). Quando si tratta di selezione degli stakeholder, le organizzazioni con i migliori programmi di misurazione determinano ciò che è idealmente misurato in riferimento a ciò che ha senso per le loro risorse interne e il clima.

Quando la sfida principale che la sua reputazione deve sostenere è l’intensificazione delle restrizioni relative ai permessi nelle comunità chiave, ad esempio, un’azienda non può permettersi solo di misurare la propria reputazione presso il pubblico in generale. Sarebbe necessario comprendere l’equità reputazionale e il rischio tra gli “influenti” della comunità se i risultati devono informare le principali sfide di crescita dell’azienda.

Il loro obiettivo, non il tuo. La misurazione della reputazione deve tenere conto della verità lapalissiana secondo cui ogni stakeholder valuta la reputazione della vostra azienda attraverso la lente di ciò che conta per lui. È probabile che ci siano cose di cui sei orgoglioso della tua azienda, ma è anche probabile (molto probabile, in effetti) che queste non siano le cose che guidano la tua reputazione agli occhi dei tuoi stakeholder. L’obiettivo di un regolatore è diverso da quello di un investitore o di un potenziale talento futuro, e tutti sono diversi dal tuo. Ciò significa che il programma di misurazione deve essere progettato con un’ampiezza sufficiente per accogliere i parametri di valutazione in base ai quali le parti interessate importanti ti valutano.

Quindi, anche se potrebbe essere allettante semplicemente fare uno studio approfondito sul fatto che la tua azienda sia considerata innovativa, ad esempio (se questo è ciò per cui la tua azienda ei suoi dipendenti si impegnano attivamente ogni giorno), un piano di misurazione della reputazione migliore è capire l’impatto di un’ampia gamma di dimensioni che potrebbero guidare la tua reputazione, solo una delle quali è l’innovazione.

Lo stesso si può dire dell’etica, che ovviamente è importante per la reputazione di un’azienda. Tuttavia, sebbene l’etica sia sempre più un fattore trainante della reputazione (in particolare nei mercati emergenti, dove il modo in cui un’azienda si impegna con la società è molto importante, anche più spesso di come si comporta e offre), inquadrare l’analisi in modo da includere un insieme più dimensioni è essenziale per consentire di riflettere le lenti dei vari soggetti interessati.

Abbiamo visto casi specifici in cui, in un’area del mondo, l’etica riguardava principalmente la trasparenza, mentre in un’altra era dominata da idee relative all’impegno della comunità. Per ancora altre parti interessate, non sarebbe affatto un fattore chiave. Per loro, la reputazione potrebbe avere un impatto più produttivo sui rapporti d’affari se inquadrata in termini di leadership di pensiero o di un forte team esecutivo, per esempio.

Quindi una gamma di dimensioni della reputazione deve essere inclusa in un programma di misurazione, ma il modo in cui ciascuna di esse prende vita nello strumento di ricerca varierà (e dovrebbe) in modo significativo a seconda del settore e degli stakeholder e dovrebbe riflettere la storia unica di un’azienda. Il quadro delle dimensioni della reputazione offerto qui si basa su anni di misurazione della reputazione, ma sicuramente non esiste un elenco valido per tutti. I migliori programmi di misurazione della reputazione tengono conto di un’ampia gamma di dimensioni reputazionali che sono rilevanti per gli stakeholder necessari, e quindi forniscono una reale capacità di azione sensibile al contesto.

Impostazione delle priorità . L’analisi della misurazione della reputazione dovrebbe offrire il dono della concentrazione ai manager della reputazione. Fornendo una visione concisa e attuabile di ciò che guida la tua reputazione – in termini di piani aziendali reali e comportamenti necessari per ogni determinato stakeholder – la ricerca sulla reputazione dovrebbe far luce su dove dovrebbero essere allocate le risorse e su come i programmi e le iniziative esistenti dovrebbero essere raffinati per condurre nel modo più efficace a relazioni di successo con le parti interessate.

L’analisi intelligente che identifica le aree con il maggiore potenziale per amplificare i positivi reputazionali e neutralizzare i negativi dovrebbe essere un risultato chiave di tutte le misurazioni della reputazione. Senza l’attenzione che questo offre, l’ampia gamma di problemi misurati diventa spesso una lista della spesa nel migliore dei casi e paralizzante nel peggiore dei casi. Le prestazioni deboli su una qualsiasi dimensione della reputazione, ad esempio, dovrebbero diventare una priorità solo se il miglioramento lungo quella dimensione è un fattore scatenante significativo per una reputazione più forte. Per le aziende efficienti con una matura competenza nella gestione della reputazione, i risultati della misurazione della reputazione vengono socializzati e interiorizzati, diventando molto più di una piattaforma di messaggistica. Diventano un filtro per le decisioni aziendali sull’allocazione delle risorse, la pianificazione della comunicazione, gli investimenti operativi, la formazione e così via.

Prontezza organizzativa . In modo ottimale, misurare la reputazione di un’azienda richiede un ampio coinvolgimento in tutta l’azienda. Sebbene spesso siano le comunicazioni aziendali o un team simile a guidare le attività, un lavoro come questo non può essere svolto efficacemente in un silo. Questo vale per il front-end (misurazione della reputazione) e per il back-end (gestione della reputazione).

Ci sono molte ragioni per cui questo è il caso. La reputazione è responsabilità di un’ampia varietà di individui e funzioni in qualsiasi società, incluso il Consiglio di amministrazione e una varietà di dirigenti senior la cui attenzione quotidiana è concentrata sulle relazioni con gli stakeholder (relazioni con gli investitori, affari governativi, leadership della catena di approvvigionamento, ecc.). L’esecuzione dei piani d’azione richiede il coinvolgimento di comunicatori e team operativi in ​​tutto il mondo e, spesso, un cast di partner dell’agenzia fornisce contributi preziosi a questo processo. Aggiungi al mix il vantaggio di sfruttare la ricerca da parti disparate dell’organizzazione (fedeltà dei clienti, metriche sui media / social, sondaggi sulle risorse umane, studi sindacati e così via) e diventa chiara la necessità di lavorare oltre i silos tradizionali.

Questo è un compito arduo per molte organizzazioni e raramente è probabile il nirvana collaborativo. Va benissimo, una realtà con cui deve lavorare la stragrande maggioranza delle aziende. Tuttavia, alcuni modelli sono evidenti negli ambienti aziendali che sono i più efficaci per la misurazione e la gestione della reputazione e questi forniscono alcune utili guide e guardrail:

  • Ci deve essere uno sponsor esecutivo. Il contesto più impegnativo per queste attività è quando c’è una mancanza di coinvolgimento reale e visibile da parte del C-suite. La gestione della reputazione deve essere approvata dall’alto.
  • Alcune organizzazioni si muovono rapidamente, digerendo informazioni, sviluppando strategie e implementando piani. Altri impiegano più tempo per attraversare questo ciclo, con il consenso ricercato in vari punti. La cadenza e la tempistica corrette della misurazione devono corrispondere al reale appetito di un’azienda, ma devono comunque essere programmate per informare i calendari di pianificazione chiave.
  • L’efficacia e l’impatto della misurazione della reputazione beneficiano notevolmente del contributo di un team interfunzionale. I consigli consultivi sulla reputazione o simili, entità che possono essere utilizzate in modo efficiente in punti definiti durante la ricerca e la pianificazione delle azioni, funzionano bene in molti ambienti. Queste sedi offrono ai team ampi una voce nel processo di misurazione, spesso organicamente con il risultato che i membri diventano sostenitori continui degli sforzi di gestione della reputazione dell’azienda nel contesto dei loro diversi ruoli e attività.

Misurare la reputazione aziendale in modo efficace mostra alle aziende strategie attuabili che consentono loro di gestire proattivamente uno dei loro asset e punti di rischio più importanti. Le decisioni basate sulla ricerca informano quella che altrimenti potrebbe essere una disciplina amorfa o storicamente “guidata da un programma”. Questo è un momento produttivo e cruciale per la pratica della misurazione della reputazione, poiché le aziende di tutto il mondo cercano di allineare il loro portafoglio di approfondimenti di ricerca con l’importanza riconosciuta della reputazione nel mantenere e guidare la crescita del business.

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L’ordinamento italiano tutela il diritto all’oblio, il diritto di scomparire, di essere dimenticato. Si tratta però di una costruzione della giurisprudenza, che ha portato a definizioni diverse: una definizione tradizionale, secondo la quale il diritto all’oblio è il diritto a non veder pubblicati nuovamente determinati fatti legittimamente resi noti, ma rispetto ai quali è trascorso un certo lasso di tempo; una seconda definizione che deriva dall’avvento di Internet: le informazioni non vengono ripubblicate, ma permangono in rete a seguito della loro prima pubblicazione e il diritto all’oblio diventa diritto a contestualizzare l’informazione, affinché l’identità di un soggetto non ne sia alterata; infine, il diritto all’oblio come diritto alla cancellazione o alla deindicizzazione dei dati personali su Internet, introdotto dalla Direttiva 95/46/CE del 24 ottobre 1995, interpretato dalla storica sentenza Google Spain e, da ultimo, confluito nell’articolo 17 del Regolamento UE 2016/679.

È certo che il diritto alla deindicizzazione, tra le varie accezioni del diritto all’oblio, è quello che viene più in rilievo nel moderno mondo interconnesso, non solo perché i dati vengono diffusi spontaneamente su Internet dagli stessi interessati e sono potenzialmente accessibili a chiunque, ma anche perché la deindicizzazione dei link si può richiedere direttamente da pagine web programmate ad hoc, mediante moduli di facile compilazione.

Prendiamo in considerazione, ad esempio, il modulo predisposto da Google, motore di ricerca più utilizzato al mondo.

Per rimuovere un link dai suoi risultati di ricerca è necessario aprire la pagina di Google a ciò dedicata e rispondere ad alcune domande. Innanzi tutto, viene chiesto «quale prodotto Google è oggetto della richiesta»; quindi, per proporre una domanda di deindicizzazione, va selezionata l’opzione «Ricerca Google».

A questo punto, la pagina web sottolinea i limiti e gli effetti della deindicizzazione: «anche se Google rimuove una pagina web o un’immagine dai risultati di ricerca, non è in grado di rimuovere i contenuti dai siti web su cui sono ospitati. La pagina potrebbe essere ancora presente sul sito web e ciò significa che può essere trovata tramite l’URL del sito web [Uniform Resource Locator, si tratta di una stringa alfanumerica, composta da un numero variabile di caratteri, che identifica in maniera certa e univoca una risorsa all’interno della Rete], la condivisione sui social media o altri motori di ricerca. Consigliamo di contattare il proprietario del sito web per richiedere la rimozione».

Se l’interessato vuole comunque procedere alla richiesta deve selezionare l’opzione «vorrei rimuovere le mie informazioni personali dai risultati di ricerca di Google» e poi «vorrei presentare una richiesta di rimozione di informazioni ai sensi delle leggi europee per la protezione dei dati (Diritto all’oblio)». Quindi, si apre un modulo da compilare, inserendo i propri dati personali e il link di cui si richiede la deindicizzazione. Per ogni URL bisogna motivare la richiesta.

Quanto ai dati personali da inserire nel modulo, certamente vi sono nome e cognome del soggetto interessato, perché la Corte di giustizia ha espressamente stabilito che «gli articoli 12, lettera b), e 14, primo comma, lettera a), della direttiva 95/46 devono essere interpretati nel senso che, al fine di rispettare i diritti previsti da tali disposizioni, e sempre che le condizioni da queste fissate siano effettivamente soddisfatte, il gestore di un motore di ricerca è obbligato a sopprimere, dall’elenco di risultati che appare a seguito di una ricerca effettuata a partire dal nome di una persona, dei link verso pagine web pubblicate da terzi e contenenti informazioni relative a questa persona» [Corte di giustizia UE, Grande sezione, 13 maggio 2014, C-131/12].

Google nel tempo ha utilizzato questo argomento in modo formale per respingere le richieste di deindicizzazione relative a link raggiungibili non attraverso il nome dell’interessato, ma utilizzando «qualifiche» o comunque caratteristiche riferibili all’interessato diverse dal nome proprio.

Si tratta di argomento, appunto, eminentemente formale che non convince, soprattutto laddove il termine attraverso il quale si accede al link è chiaramente riconducibile a un soggetto specifico.

Per questa ragione il 20 giugno 2019 il Garante per la protezione dei dati personali ha respinto l’impostazione del motore di ricerca, accogliendo invece una nozione «sostanziale» di soggetto interessato, che guarda alla agevole riconducibilità di una qualifica a un soggetto anche senza diretta spendita del suo nome.

Il caso sottoposto al Garante era relativo alla richiesta di deindicizzazione di un URL collegato alla espressione «Presidente della Cooperativa XX», senza espressamente indicarne il nome. Google aveva ritenuto inammissibile la richiesta, al solito, per motivi formali: da un lato, come noto, il Regolamento 2016/679 si applica alle sole persone fisiche e, dall’altro, la Corte di giustizia, nel caso Google Spain, si era riferita espressamente al «nome di una persona».

Il reclamante, invece, sosteneva che la disciplina in materia di protezione dei dati personali si dovesse applicare a tutti i soggetti chiaramente identificabili, a prescindere da una espressa spendita del nome.

Il Garante, accogliendo l’istanza, ha sottolineato come le notizie cui rimandava il link si riferissero «inequivocabilmente alla persona reclamante stante il fatto che quest’ultimo riveste la carica di presidente della Cooperativa da molti anni e come tale è ampiamente conosciuto» [Garante Privacy, 20 giugno 2019, n. 9124401].

Non solo, ma il Garante ha anche fatto presente come la sentenza Google Spain vada oggi interpretata alla luce del nuovo Regolamento in materia e, in particolare, dell’articolo 21 che disciplina il diritto di opposizione al trattamento per motivi connessi alla propria situazione particolare.

Invero, l’articolo 4 del Regolamento definisce il dato personale come «qualsiasi informazione riguardante una persona fisica identificata o identificabile (“interessato”); si considera identificabile la persona fisica che può essere identificata, direttamente o indirettamente, con particolare riferimento a un identificativo come il nome, un numero di identificazione, dati relativi all’ubicazione, un identificativo online o a uno o più elementi caratteristici della sua identità fisica, fisiologica, genetica, psichica, economica, culturale o sociale».

Evidentemente, nel caso di specie, l’espressione «Presidente della Cooperativa XX» rientra negli «elementi caratteristici dell’identità culturale e sociale dell’interessato».

Anche il caso in esame conferma come la giurisprudenza delle Autorità garanti sia molto rilevante per lo sviluppo di una prassi in materia di diritto all’oblio e spesso preceda i giudici europei e nazionali.

In Italia, nell’ultima relazione annuale dal Garante della privacy, che riassume l’attività svolta e gli orientamenti espressi nel periodo, con particolare riferimento al tema della deindicizzazione, si legge che «la maggior parte delle richieste di rimozione di URL è stata respinta, essendo stato ritenuto prevalente l’interesse del pubblico ad avere accesso alle informazioni in questione. Questo è stato, ad esempio, il caso di notizie rinvenibili sul web non particolarmente risalenti» e «relative a condanne per reati gravi, tali da poter avere riflessi sull’attività professionale svolta».

Le richieste accolte, invece, riguardano soprattutto «vicende processuali risalenti e conclusesi con l’archiviazione, o comunque per le quali l’interesse pubblico all’informazione è risultato affievolito» [Garante Privacy, Relazione sull’attività 2018].

Anche il motore di ricerca Google, nel suo rapporto sulla trasparenza, tiene il conto delle richieste di deindicizzazione ricevute dal caso Google Spain a oggi: in relazione alle oltre 936.000 richieste di rimozione in riferimento a più di 3.000.000 di URL, Google ha deindicizzato il 46,4% dei link a livello mondiale. Nel rapporto si indica per l’Italia una percentuale più bassa, pari al 38,9% [Google, Rapporto sulla trasparenza].

Non è agevole comprendere la differenza del dato italiano rispetto a quello mondiale. I primi commentatori si limitano a sottolineare la complessità della lingua italiana e la sua ridotta diffusione nel mondo, che potrebbero comportare difficoltà nella comprensione del reclamo da parte degli uffici del motore di ricerca. Si è anche ipotizzato che nel nostro paese vi sia una percezione del bilanciamento tra oblio e cronaca diversa da quella accolta a livello globale, sì che Google spesso ritiene prevalenti le ragioni della cronaca, basandosi sui parametri universalmente riconosciuti. Non sembra invece elemento di per sé decisivo quello basato sui possibili errori nella compilazione del modulo di deindicizzazione, in quanto non vi è ragione per ipotizzare che siano maggiori gli errori commessi dai compilatori di lingua italiana*.

Al di là di queste peculiarità domestiche, deve rammentarsi che l’eventuale accoglimento di una richiesta di deindicizzazione da parte dei motori di ricerca non prevede alcun contraddittorio ed è raro che, in seguito a un diniego, la persona interessata si rivolga all’autorità giudiziaria o all’autorità garante nazionale, per la complessità e i costi della procedura. società specializzata cancellazione notizie dal web Diritto all’oblio internet

Al riguardo è stato scritto con preoccupazione che la decisione sulla richiesta di deindicizzazione rischia di diventare «una questione privata» e si è proposto di istituire, naturalmente con legge, una figura di mediatore che possa sin dall’inizio essere coinvolto dall’interessato nella presentazione e discussione del reclamo con il motore di ricerca**.

In realtà, pur tenendo conto della complessità del tema e dei problemi sempre nuovi che l’innovazione tecnologica comporta, non credo sia necessario e forse nemmeno utile introdurre ulteriori soggetti pubblici deputati al controllo della diffusione di dati personali.

Il rischio di sovraregolamentazione sembra maggiore dei possibili vantaggi derivanti da una ulteriore istanza di controllo.

Il diritto all’oblio, nelle sue varie declinazioni, è per sua natura in continua evoluzione, non racchiudibile in un «contenitore» e non definibile in modo statico.

Non a caso si tratta di fattispecie elaborata per via giurisprudenziale, che ha solo successivamente ricevuto un riconoscimento normativo, ma «tra parentesi», e forse creando più problemi di quanti non ne abbia risolti.

Non può che essere compito, in ultima analisi, della giurisprudenza seguire l’evoluzione tecnologica e trovare, nei casi concreti, soluzioni appropriate ed efficaci.

* A. BARCHIESI, La tentazione dell’oblio. Vuoi subire o costruire la tua identità digitale?, FrancoAngeli, Milano, 2016, pp. 127-129.

** S. PIETROPAOLI, Privacy e oblio. La protezione giuridica dei dati personali, in F. FAINI, S. PIETROPAOLI, Scienza giuridica e tecnologie informatiche, Giappichelli, Torino, 2017, pp. 61-62.

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diritto all'oblio cos'è

In rete gira un articolo o una foto che lede la vostra reputazione? Da oggi basta lungaggini: in tutta Europa Google consentirà ai cittadini di far valere il proprio diritto all’oblio in (quasi) un click.

Il colosso di internet ha predisposto un modulo online attraverso il quale i cittadini europei possono richiedere la rimozione di link dai risultati di ricerca. “Esamineremo ogni richiesta cercando di bilanciare il diritto alla privacy con quello all’informazione”, dice un dirigente Google, ricordando che una sentenza della Corte Ue del 13 maggio “richiede a Google  rimuovere url da ricerca google di prendere decisioni difficili in merito al diritto di un individuo all’oblio e al diritto del pubblico di accedere all’informazione”. Per questo, continua, “Stiamo creando un comitato consultivo di esperti che analizzi  rimozione contenuti da Google
attentamente questi temi. Inoltre, nell’implementare questa decisione coopereremo con i garanti della privacy ed altre autorità”.

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Sulla eliminare risultati personali google pagina messa online da Google (qui il link) ci sono tutte le istruzioni per far  diritto all’oblio privacy rimuovere dai risultati delle ricerche i contenuti ritenuti lesivi (che non saranno quindi più indicizzati). Saranno cancellati quelli che richiesta di rimozione di risultati di ricerca ai sensi della legislazione europea  “includono informazioni obsolete sull’utente” e quelli diritto all’oblio gdpr che non hanno “informazioni di interesse pubblico,  diritto all’oblio gdpr significato ad esempio se riguardano frodi finanziarie, diritto all’oblio wikipedia negligenza professionale, condanne penali o la condotta pubblica di funzionari statali”. Per richiederne la rimozione basta inserire i propri dati (o quelli del proprio assistito se l’istanza è avviata da un avvocato), spiegare brevemente il perché debbano essere cancellati e allegare una copia del documento di identità

Cancellare notizie da Google assistenza per rimuovere URL negativo

Nel contesto delle elezioni , il DPO ricorda che l’opinione politica è un dato personale sensibile (articolo 9 del GDPR) e aggiunge una serie di link per eliminare non solo i riferimenti alle proprie opinioni politiche ma anche altri dati personali tracciabile sui social network e Google:

Google

In generale, la procedura per rimuovere le informazioni da Google è su  https://support.google.com/webmasters/answer/6332384?hl=it&ref_topic=1724262.

A seguito della decisione della CGUE nel caso Google Spagna, Google consente la rimozione di informazioni dalle ricerche in base alle norme europee sulla protezione dei dati. Il richiedente la rimozione deve dimostrare la propria identità, identificare il sito web con il nome dell’interessato e descrivere la situazione in cui si sta verificando la violazione dei dati personali. Le informazioni e il modulo sono disponibili all’indirizzo  https://support.google.com/legal/contact/lr_eudpa?product=websearch .

Un’altra procedura offerta si applica ai casi in cui su Google compaiono dati di uso improprio (come un numero di conto bancario o un’immagine della firma scritta a mano). In questi casi, Google valuta se la divulgazione rappresenti un rischio significativo di furto di identità, frode finanziaria o altri danni. Se esiste un rischio di questo tipo, puoi richiedere questa rimozione dalla pagina di rimozione delle informazioni di Google:  https://support.google.com/websearch/troubleshooter/3111061 .

È inoltre possibile richiedere la rimozione dai risultati di ricerca se il richiedente la rimozione non è il proprietario del sito Web che contiene le informazioni e il contenuto non esiste più nel sito Web di origine. Per fare ciò, devi avere un account Gmail e utilizzare lo strumento Rimuovi contenuti obsoleti:  https://www.google.com/webmasters/tools/removals .

Puoi anche nascondere temporaneamente le informazioni a Google compilando una richiesta di rimozione dell’URL, disponibile all’indirizzo  https://support.google.com/webmasters/answer/1663419?hl=en_US .

Un altro approccio si applica direttamente per selezionare i servizi di Google (come Youtube o Google Play). Per richiedere la rimozione di informazioni da Internet, è necessario utilizzare lo https://support.google.com/legal/troubleshooter/1114905 Strumento per la risoluzione dei problemi di rimozione dei contenuti  , che descrive come segnalare i problemi per ogni servizio.

Google Maps (Street View)

Se il contenuto è stato aggiunto da Google, puoi utilizzare il https://support.google.com/maps/answer/3093484?hl=it problema   per sfocare ulteriormente il tuo viso o altre targhe (ad es. Numero di licenza del veicolo) . Puoi anche richiedere una foto sfocata o segnalare una foto se contiene il tuo viso, la tua casa o altre informazioni di identificazione senza il tuo consenso, nonché qualsiasi cosa che violi le immagini e le norme sulla privacy di Google Maps ( https: // www .google.com / intl / en / streetview / privacy / ).

In generale, l’informativa sulla privacy per l’aggiunta di foto a Google Maps è disponibile su  https://maps.google.com/intl/en/maps/streetview/policies/#privacy-and-blurring .

Mapy.cz

Le regole per l’aggiunta di foto al sito web Mapy.cz possono essere trovate su  https://napoveda.seznam.cz/cz/mapy/licencni-ujednani-ke-vkladani-fotografii-na-mapycz/ . Parti di fotografie che ritraggono persone, targhe e altre targhe devono essere sfocate. Le violazioni delle regole di cui sopra per l’aggiunta di foto possono essere segnalate all’indirizzo Internet  http://napoveda.seznam.cz/cz/mapy-hlaseni-chyby/ .

Facebook

Se un profilo Facebook è visualizzato nei browser Internet, questa vista può essere nascosta utilizzando lo strumento di impostazioni di ricerca pubblica  https://www.facebook.com/help/124518907626945?helpref=faq_content , in cui è in atto la procedura appropriata per impedire ai motori di ricerca Internet di fare riferimento a un profilo specifico.

Le impostazioni generali sulla privacy e le opzioni di pubblicazione per gli utenti di Facebook vengono regolate tramite lo strumento per la privacy:  https://www.facebook.com/help/325807937506242?helpref=popular_topics . In questa impostazione, è principalmente possibile controllare il pubblico dei post aggiunti, delle opzioni di etichettatura e della protezione dei dati personali.

Twitter

Nella sezione sicurezza e privacy  https://twitter.com/settings/security  è possibile controllare il tagging su foto e post, la rilevabilità per numero di telefono o indirizzo e-mail, nonché la possibilità di visualizzare annunci nei post.

 

Cancellare notizie da Google, come togliere un link negativo dai motori di ricerca

La decisione della Corte di Giustizia Europea sul cosiddetto “diritto all’oblio” e i motori di ricerca sta raccogliendo molte reazioni e commenti in tutto il mondo e molti dubbi e preoccupazioni, soprattutto da parte di chi si occupa di diritto della comunicazione, per le ricadute pratiche che potrebbe avere su come è usata Internet e su come funziona in Europa. In breve, la Corte ha stabilito che i cittadini europei hanno il diritto di chiedere ai motori di ricerca di eliminare dalle loro pagine dei risultati i link che rimandano verso “contenuti non più rilevanti” che li riguardano. La decisione, come è spiegato più estesamente qui, è nata da una causa sulla privacy in Spagna contro Google, il più grande motore di ricerca al mondo e il più utilizzato in buona parte dell’Unione.

In una analisi pubblicata sul Financial Times, Alex Barker e James Fontanella-Khan spiegano che la sentenza della Corte non può essere appellata e sancisce un principio che potrà essere ripreso dai tribunali dei singoli stati membri, sia con difficoltà di attuazione che con implicazioni potenzialmente enormi e non solo per Google. I motori di ricerca dovranno ripensare il modo in cui gestiscono i link e rimandano verso i contenuti dei siti che indicizzano.

Di fatto, la sentenza rende Google e gli altri motori di ricerca responsabili per la visibilità dei contenuti che circolano online, anche se li hanno solo aggregati per inserirli nei loro indici e nelle loro pagine dei risultati. Se riceveranno da singoli cittadini la richiesta di rimuovere i link verso particolari contenuti ritenuti non più rilevanti, dovranno farlo, anche se i siti che concretamente ospitano quei contenuti potranno continuare a mantenerli online. Semplificando, la Corte ha stabilito che in particolari circostanze alcuni contenuti non potranno essere più linkati sui motori di ricerca, anche se questi contenuti sono legittimati a esistere.

Cancellare notizie da Google privacygarantita.it La sentenza è abbastanza generica e ne consegue che moltissime cose possano rientrare sotto la estesa definizione del “non più rilevante”: link verso fotografie della propria adolescenza, commenti ingiuriosi sui social network, allusioni maliziose, provvedimenti giudiziari ormai scontati, documenti aziendali sulle assunzioni e così via. A valutarlo, stando alla sentenza, è l’utente stesso che può chiedere la “deindicizzazione” di quei contenuti, e se il motore di ricerca non acconsente può rivolgersi a una corte nazionale chiedendone il giudizio a partire dalla sentenza europea di oggi.

Il Financial Times si chiede se sarà mai possibile mettere in pratica quanto deciso dalla Corte, e se tutto questo non porterà a una serie infinita di richieste e ricorsi da parte di singoli cittadini, che vogliono rendere impossibili da trovare cose che ritengono di occultare del loro passato.

A tutto questo si aggiunge un secondo problema, forse ancora più grande e di natura etica. Per come è fatta la sentenza, di fronte a eventuali richieste Google e gli altri motori di ricerca saranno messi nella posizione di decidere che cosa sia di pubblico interesse ed ancora rilevante e cosa non lo sia. La Corte ha stabilito che nel caso in cui siano coinvolti “personaggi pubblici”, i motori di ricerca abbiano la facoltà di opporsi alla richiesta di rimozione e di rinviare il caso al tribunale nazionale competente o una autorità per la tutela della privacy. rimuovere notizie da internet Ma anche in questo caso ci sarebbe comunque un elemento di discrezionalità: Google, o un altro motore di ricerca come Bing o Yahoo, potrebbe decidere di opporsi ad alcune richieste e non ad altre, creando di fatto delle disparità di trattamento.

Lasciando da parte i personaggi pubblici (e la confusione generata da quali siano le informazioni “pubbliche” sui personaggi pubblici), ci potrebbero essere problemi anche per quanto riguarda i singoli utenti privati. In alcuni casi rendere meno accessibili le informazioni cancellare notizie da google “negative” sul passato di una persona può rappresentare un rischio per coloro togliere notizie da internet che ci abbiano a che fare: di fatto, già nella vita reale regoliamo le nostre scelte e le nostre decisioni nei confronti degli altri a partire dalle informazioni che abbiamo su di loro, come è normale. Per fare un esempio, l’informazione su una condanna per atti violenti deve essere nascosta o resa accessibile a chi abbia successivi rapporti con la persona condannata?

David Meyer di GigaOm osserva inoltre che la sentenza della Corte dimostra di essere poco lungimirante, perché fotografa la situazione per come è adesso, in cui fare una ricerca online equivale sostanzialmente a usare un solo motore di ricerca, Google, che detiene circa il 90 per cento del mercato europeo. Impedire a Google di linkare un determinato contenuto “non più rilevante” può avere senso, perché è sufficiente per rendere praticamente introvabile cancellare notizie dal web quel contenuto, ma in un mercato più aperto che cosa accadrebbe?

Se in futuro ci saranno più concorrenti alla pari, si chiede Meyer, chi vorrà fare rimuovere determinati link dalle pagine dei risultati dovrà presentare una richiesta a ogni singolo motore di ricerca? E che succederà nel caso in cui in futuro ci dovesse essere un motore di ricerca che funziona in modo distribuito e non centralizzato come fa Google oggi? Chi diventerebbe il referente? eliminare notizie da Google  Ce ne dovrebbe essere uno per ogni paese in cui c’è il motore di ricerca? E che senso ha comunque eliminare i link nelle pagine dei risultati se i contenuti in questione possono comunque rimanere online? Il risultato è che – stando al caso giudicato dalla Corte – se cercheremo su Google il nome della persona che ha fatto ricorso non troveremo elencata quell’informazione; se cercheremo sul sito del giornale il suo stesso nome, sì.

Per non dire della zona grigia in cui si trovano proprio i motori di ricerca interni dei siti: l’utente spagnolo può chiedere che l’articolo che lo riguarda non compaia nemmeno nei risultati delle ricerche fatte sul sito che ospita l’articolo?

Nelle prossime settimane Google e gli altri motori di ricerca dovranno trovare modi e vie legali per affrontare richieste analoghe a quelle che hanno portato alla sentenza della Corte di Giustizia Europea. cancellare notizie da internet Si dovranno inoltre confrontare con le decisioni dei singoli tribunali nazionali, che si muoveranno sulle basi della sentenza e senza un quadro legislativo ancora completo e coerente nell’Unione Europea. Nonostante l’entusiasmo di alcuni esponenti europei, che da tempo sostengono la necessità di normare il cosiddetto “diritto all’oblio”, tra i principali osservatori ed esperti di diritto della comunicazione c’è una cospicua preoccupazione per le conseguenze che potrà avere la sentenza sulla rimozione dei link e le complicazioni della sua attuazione. eliminare notizie da Google

fonte:https://www.ilpost.it/2014/05/13/diritto-oblio-corte-giustizia-europea-google/

 

come cancellare articoli di giornale da internet

cancellare notizie da google

Le informazioni che una volta sono entrate nello spazio virtuale possono essere memorizzate lì ed essere disponibili indefinitamente, danneggiando così i legittimi interessi delle persone. A questo proposito, è nata la necessità che emergesse il diritto di limitare la diffusione di informazioni su una persona divenuta pubblica in passato (di seguito “diritto all’oblio”, “diritto all’oblio”).

“Il diritto all’oblio” – il diritto del soggetto di opporsi all’ulteriore trattamento dei propri dati personali attraverso i motori di ricerca e di richiedere all’operatore di rimuovere i collegamenti a quei dati che, a suo avviso, potrebbero danneggiarlo.

 

Il concetto di “diritto all’oblio” è nato in Europa e poi è stato parzialmente adottato nella Federazione italiana

 

La legislazione russa e l’approccio russo al “diritto all’oblio”

Dal 1 ° gennaio 2016, i cittadini russi godono del “diritto all’oblio” su Internet . La legge “Informazioni, tecnologie dell’informazione e protezione dell’informazione” 1 (di seguito – Legge sull’informazione) si applica alle informazioni diffuse in violazione della legislazione della Federazione Russa; inaffidabile; irrilevante e non più rilevante per il cittadino a causa di eventi o azioni successive . Queste informazioni non includono dati su eventi contenenti segni di atti punibili penalmente per i quali non sono scaduti i termini di responsabilità penale, nonché informazioni sulla commissione di un reato per il quale non è stato rimosso o cancellato un casellario giudiziario.Ai sensi della parte 2 dell’art. 10.3 della Legge sull’Informazione, la richiesta del richiedente all’operatore del motore di ricerca deve contenere i seguenti dati:

 

  1. cognome, nome, patronimico, dati del passaporto, informazioni di contatto (numero di telefono e (o) fax, indirizzo e-mail, indirizzo postale);
  2. informazioni sul richiedente, l’emissione di link a cui è soggetto a risoluzione;
  3. puntatore alla pagina del sito su Internet, che contiene le informazioni;
  4. motivi per interrompere l’emissione di link da parte di un motore di ricerca;
  5. il consenso del richiedente al trattamento dei suoi dati personali.

Come applicare

La persona deve raccogliere tutti i collegamenti che devono essere rimossi dai risultati della ricerca. Se, dopo un po ‘di tempo, vengono scoperti nuovi materiali, dovrai presentare un’altra domanda.

 

Le informazioni su questi collegamenti dovrebbero riferirsi direttamente alla persona: dovrebbe essere possibile identificarla accuratamente per nome o per aspetto, se si tratta di foto e video. Se sono indicati altri segni (ad esempio, luogo di lavoro e posizione), è necessario spiegare perché è facile riconoscere questa particolare persona da loro. Come regola generale, non puoi fare domanda per un’altra persona, a meno che la persona non sia il genitore o il tutore legale della vittima. In questo caso, è necessario allegare le scansioni del certificato di nascita del bambino e una pagina del passaporto del genitore che indichi la relazione.

Istruzioni

In un apposito form è necessario inserire dati anagrafici e contatti correnti (sarà sufficiente un indirizzo email) in modo che i dipendenti del motore di ricerca possano contattare il richiedente; allegare una scansione del passaporto. È inoltre necessario copiare tutti i collegamenti che dovrebbero essere rimossi dai risultati della ricerca. È importante che si tratti di collegamenti diretti a contenuti inappropriati. È necessario indicare la categoria a cui appartengono le informazioni: inesatte, irrilevanti o illegali; spiega perchè. Se ci sono prove di una posizione, devono essere allegate (questo può essere un collegamento ad altre informazioni, scansioni di una decisione del tribunale, ecc.)

Se trova informazioni incomplete, imprecisioni o errori nella richiesta del richiedente, l’operatore del motore di ricerca ha il diritto di inviargli una notifica per chiarire le informazioni fornite. Entro 10 giorni l’operatore del motore di ricerca valuta la richiesta e, in caso di rifiuto, deve fornire un motivato rifiuto.

 

Ogni motore di ricerca dovrà scrivere una dichiarazione separata. Può essere inviato tramite posta raccomandata o compilare un apposito modulo online.

Il richiedente, che ritiene il rifiuto irragionevole, ha il diritto di presentare domanda al tribunale con una dichiarazione di reclamo per interrompere l’emissione di collegamenti alle informazioni specificate nella sua richiesta. Le prime cause contro Yandex, Google e Rambler sono state depositate presso il tribunale distrettuale Levoberezhny di Lipetsk nel febbraio 2016. Sono indicative anche le statistiche sulle richieste nel quadro della “legge dell’oblio”. Per 3 mesi dalla sua operatività, Google ha ricevuto 1463 richieste, di cui solo il 26,3% è stato soddisfatto. Yandex ha ricevuto 3.600 richieste da 1.348 persone. Va notato che il 51% delle richieste riguardava collegamenti a informazioni affidabili, ma irrilevanti , il 30% di collegamenti a informazioni inesatte, secondo il richiedente , e il 19% a informazioni diffuse in violazione di legge… Di tutte le richieste evase solo il 27% è stato soddisfatto, il 73% è stato rifiutato, di cui il 9% in parte (i requisiti sono stati soddisfatti rispetto ad alcuni link da circolazione). L’alto tasso di rifiuti è dovuto al fatto che Yandex non può verificare l’accuratezza delle informazioni e stabilire se la loro distribuzione viola la legge .

 

La legge sull’informazione non stabilisce criteri oggettivi per dividere le informazioni in rilevanti e irrilevanti. Inoltre, durante la discussione sulla legge “sul diritto all’oblio”, è stato più volte notato che quando si decide se l’informazione è irrilevante, deve essere preso in considerazione il criterio della sua importanza pubblica. Nella legge, tuttavia, non vi è alcuna indicazione diretta di ciò.

La legge conferisce a un cittadino il diritto di contattare un operatore del motore di ricerca in qualsiasi forma e obbliga l’operatore a rispondere nella stessa forma. Per questo motivo, i motori di ricerca si trovano ad affrontare il problema di ricevere richieste cartacee, il cui testo deve essere convertito in formato elettronico. Una forma di ricorso più efficace, che consenta di eliminare gli svantaggi indicati, sarebbe un modulo elettronico specializzato.

Solo le persone hanno diritto all’oblio. In un certo numero di paesi è stato ipotizzato che le organizzazioni dovrebbero anche avere il potere di tale diritto per rafforzare la concorrenza e migliorare le prestazioni economiche.

Le persone giuridiche devono rivolgersi direttamente al tribunale, ma i motivi e le prove devono essere seri.

Esempi di pratica giudiziaria della Federazione Russa

Sentenza d’appello del tribunale della città di Mosca del 22/05/2017 nel caso N 33-18722 / 2017

 

Requisito: alla cessazione dell’operatore del motore di ricerca del rilascio di informazioni sull’indice della pagina del sito Web su Internet, consentendo l’accesso alle informazioni sull’attore.

 

Circostanze: l’attore ha indicato che i collegamenti web del convenuto, che è l’operatore del motore di ricerca, forniscono informazioni che consentono l’accesso alle informazioni sull’attore, diffuse in violazione di legge, che sono irrilevanti e hanno perso il loro significato per l’attore a causa delle azioni successive dell’attore, il che crea un’impressione negativa di l’attore, nonché informazioni che screditano l’onore e la dignità dell’attore.

Decisione: la richiesta è stata respinta.

 

Altro: N è andato in tribunale con un reclamo contro N2, ha chiesto di obbligare l’imputato a interrompere la pubblicazione di informazioni sull’indice della pagina del sito Web su Internet, consentendo l’accesso alle informazioni sull’attore.

A sostegno delle affermazioni, l’attore ha indicato che i collegamenti web da parte del convenuto, che è l’operatore del motore di ricerca, sono forniti di informazioni che consentono l’accesso alle informazioni sull’attore, distribuite in violazione di legge, che sono irrilevanti e hanno perso valore per l’attore a causa di azioni successive dell’attore, creando un negativo impressione dell’attore, nonché informazioni che screditano l’onore e la dignità dell’attore, in relazione alle quali ha chiesto di obbligare l’imputato a interrompere l’emissione di informazioni sull’indice alle pagine del sito Web su Internet tramite link: …

La giuria non ha trovato motivi per annullare o modificare la decisione del tribunale, che è stata decisa in base alle circostanze di fatto del caso e ai requisiti della legislazione vigente.

Secondo la Parte 1 dell’Art. 10.3 della legge sull’informazione Un operatore di motori di ricerca che distribuisce pubblicità su Internet, che ha lo scopo di attirare l’attenzione dei consumatori che si trovano all’indirizzo, su richiesta di un cittadino è obbligato a interrompere la pubblicazione di informazioni sull’indice di una pagina del sito Web su Internet, consentendo l’accesso alle informazioni su il richiedente, diffuso in violazione della legge, che è inaffidabile, oltre che irrilevante, ha perso il suo significato per il richiedente a causa di eventi o azioni successivi del richiedente, ad eccezione delle informazioni su eventi contenenti segni di atti criminali, i termini dell’azione penale per i quali non sono scaduti, e le informazioni sulla commissione da parte di un cittadino di un reato per il quale la condanna non è stata revocata o annullata.

Come risulta dai materiali del caso e stabilito dal tribunale, dal verdetto del tribunale distrettuale sovietico N è stato ritenuto colpevole di aver commesso crimini ai sensi della parte 3 dell’art. 159, parte 4 dell’art. 159, parte 4 dell’art. 159 del codice penale della Federazione Russa, condannato alla reclusione in una colonia correttiva del regime generale.

Con il verdetto del tribunale distrettuale Zamoskvoretsky N è stato dichiarato colpevole di aver commesso crimini ai sensi della parte 3 dell’art. 159, parte 3 dell’art. 159, parte 3 dell’art. 159 del codice penale della Federazione Russa, condannato a una pena di 6 anni di carcere, in aggiunta parziale della pena con la pena imposta dal verdetto di cui sopra, è stata infine assegnata una pena sotto forma di 7 anni di reclusione con scontare la pena in una colonia correzionale di regime generale.

Con la decisione del tribunale della città di Istra, la petizione di N per la rimozione anticipata della condanna è stata accolta, la precedente condanna è stata rimossa da N dalla sentenza del tribunale distrettuale di Sovetsky e dalla sentenza del tribunale distrettuale di Zamoskvoretsky.

Facendo appello al tribunale con questa domanda, N ha indicato che al convenuto, che è un operatore di motore di ricerca, in violazione dei requisiti di legge, sui collegamenti Web forniti nella domanda, vengono fornite informazioni che consentono l’accesso alle informazioni sull’attore, che è irrilevante, ha perso il suo significato, diffamando l’onore e la dignità l’attore, mentre l’attore conduce attualmente una vita sociale attiva, alleva il figlio e occupa posizioni di rilievo.

Risolvendo la controversia, il tribunale di primo grado, valutando le prove raccolte nella causa ai sensi dell’art. 67 del codice di procedura civile e tenuto conto delle prescrizioni di legge, è giustamente giunto alla conclusione circa il rifiuto di soddisfare le pretese N, in quanto attore, in violazione di quanto previsto dall’art. 56 del codice di procedura civile, non è stata presentata alcuna prova con attendibilità che confermi il posizionamento di informazioni sull’attore su Internet, compreso l’emissione di collegamenti da parte del gestore del motore di ricerca “Google”, non è stato presentato un atto di ispezione da parte di un notaio delle pagine Internet e dei siti Web indicati dall’attore, non è stata presentata una domanda per garantire la prova in tribunale non presentato. Inoltre, il tribunale ha correttamente sottolineato che quando richiede di interrompere il rilascio di collegamenti Web alle informazioni sull’attore, l’attore indica che queste informazioni diffamano il suo onore, dignità e reputazione aziendale,

Decisione d’appello del tribunale della città di Mosca del 22/05/2017 nel caso N 33-14853 / 2017

Richiesta: in caso di riconoscimento di informazioni come inaffidabili, riconoscimento del rifiuto di interrompere l’emissione di informazioni illegali, obbligo di interrompere l’emissione di informazioni.

 

Circostanze: l’attore si riferisce al fatto che i collegamenti su Internet contengono informazioni sull’attore, che non corrispondono alla realtà, l’emissione da parte dell’operatore del motore di ricerca di informazioni sull’indice delle pagine Internet contenenti informazioni inesatte sull’attore viola i diritti dell’attore a un buon nome, onore , privacy e privacy.

Decisione: la richiesta è stata respinta.

 

Altro: Il querelante R. ha intentato una causa contro l’imputato LLC “Yandex” per aver riconosciuto le informazioni sull’attore come inaffidabili, riconoscendo il rifiuto di LLC “Yandex” di interrompere l’emissione di informazioni sull’indice delle pagine di siti su Internet illegale, l’obbligo di interrompere l’emissione di informazioni nel motore di ricerca Yandex.

 

Sulla pagina del sito web su Internet è presente uno speciale modulo elettronico (requisito) con l’aiuto del quale il rappresentante dell’attore ha generato e inviato al convenuto diverse dichiarazioni sulla cessazione dell’emissione di informazioni sull’indice delle pagine dei siti su Internet, consentendo l’accesso a informazioni imprecise sull’attore. Il convenuto ha inviato per posta elettronica al rappresentante dell’attore il rifiuto di adempiere ai requisiti dell’attore, motivandolo dal fatto che è impossibile trarre una conclusione univoca dalle informazioni a condizione che le informazioni sull’attore diffuse sui siti Internet indicati siano inattendibili. L’attore ritiene irragionevole il rifiuto dell’imputato, in quanto le informazioni fornite dal rappresentante dell’attore sono sufficienti per riconoscere come inattendibili le informazioni indicate sui siti Internet.

Come risulta dalla Risoluzione della Corte Costituzionale della Federazione Russa del 09.07.2013 N 18-P , in virtù della clausola 2 della parte 3 dell’art. 17 della Legge sull’Informazione, una persona che fornisce servizi per l’archiviazione di informazioni e per garantirne l’accesso non è responsabile civile per la diffusione delle informazioni se non poteva essere a conoscenza dell’illegalità di tale diffusione… Il regolamento di cui sopra è correlato al diritto di tutti di distribuire liberamente le informazioni in qualsiasi modo legale, che è riconosciuto e protetto dalla Costituzione della Federazione Russa (articolo 29, parte 4), dal Patto internazionale sui diritti civili e politici (articolo 19), dalla Convenzione sulla protezione dei diritti umani e fondamentali. libertà (art. 10), nonché – in relazione alla diffusione di informazioni tramite Internet – in una serie di altri atti giuridici internazionali.

 

Risolvendo la controversia, il giudice di primo grado ha ragionevolmente concluso che le pretese di R. sono state respinte, in quanto l’attore, in violazione di quanto previsto dall’art. 56 del codice di procedura civile non fornisce alcuna prova che al momento del ricorso dell’attore al convenuto con una dichiarazione per escludere collegamenti a informazioni controverse dai risultati della ricerca, tali informazioni erano ritenute inaffidabili e diffamavano il suo onore, dignità e reputazione aziendale . Allo stesso tempo, il tribunale di primo grado ha osservato che il servizio di ricerca Yandex non distribuisce informazioni, ma fornisce agli utenti servizi per la ricerca di informazioni pubblicate da terzi su Internet, il che esclude di imporgli la responsabilità per il contenuto delle informazioni pubblicate da altre persone.

 

Inoltre, rifiutandosi di soddisfare i requisiti dichiarati, il tribunale di primo grado ha ritenuto che l’attore stesse abusando del suo diritto, poiché oltre alle informazioni relative all’attore, queste pagine dei siti possono contenere altre informazioni, la cui diffusione non viola i suoi diritti .

 

La giuria concorda con le conclusioni del tribunale di primo grado, poiché per soddisfare la richiesta dell’attore di sospendere l’emissione di informazioni sull’indice della pagina del sito su Internet, consentendo l’accesso alle informazioni sul richiedente, è necessario confermare l’illegittimità della diffusione di queste informazioni o la sua irrilevanza per il richiedente .

 

L’attore non ha fornito tali prove, il disposto dell’art. 10.3 della Legge sull’Informazione non contiene le norme che obbligano l’operatore del motore di ricerca incondizionatamente, solo sulla base della domanda di un cittadino, a interrompere l’emissione di informazioni sull’indice della pagina del sito Web su Internet, consentendo l’accesso alle informazioni sul richiedente.

 

Approccio europeo al “diritto all’oblio” e prassi europea

Per la prima volta al mondo, il “diritto all’oblio”, come elemento del diritto al libero sviluppo, è stato formulato dalla Corte costituzionale federale della Repubblica federale di Germania nel 1973 nel caso Lebach. Il ricorrente ha partecipato alla rapina alla caserma delle forze armate tedesche, nel corso della quale diversi militari sono rimasti uccisi e gravemente feriti. Dopo essere stato arrestato e condannato, è stato condannato a 6 anni di carcere. Qualche mese prima del suo rilascio, un canale televisivo tedesco aveva in programma di lanciare un documentario basato sul crimine. Il programma ha mostrato una fotografia di Lebach, ha suonato il suo nome e conteneva una menzione delle sue inclinazioni omosessuali.

 

Il tribunale ha formulato una posizione giuridica in base alla quale il diritto alla libertà dei media ha la precedenza sulla protezione dell’identità dell’autore del reato in relazione agli attuali rapporti dei media di reati. Tuttavia, dopo la condanna dell’autore del reato, e anche dopo che ha scontato la maggior parte della pena, è inaccettabile coprire questo caso nei media nello stesso volume, poiché ciò potrebbe influire negativamente sulla risocializzazione dell’autore del reato.

 

Anche la Corte europea dei diritti dell’uomo non ha ignorato il problema del “diritto all’oblio”. Nel caso Gardel c. Francia [Gardel c. Francia] (ricorso n. 16428/05, sentenza del 17 dicembre 2009) 4 il ricorrente lamentava il sistema di registrazione nazionale degli autori di reati contro l’integrità sessuale. Il ricorrente era in prigione e stava scontando l’ergastolo per stupro. La legge n. 2004-204 del 9 marzo 2004 ha introdotto una banca dati giudiziaria automatizzata delle persone che hanno commesso reati contro l’inviolabilità sessuale. Le disposizioni del PCC relative a questa banca dati sono entrate in vigore nel giugno 2005. Nel novembre 2005 il ricorrente è stato informato che era stato inserito nella banca dati in relazione alla sua condanna. Secondo la legge francese, il periodo di conservazione dei dati nel sistema era di 30 anni dalla data di scontare la pena.

 

A differenza dei media precedentemente diffusi (stampa, radio, televisione), in cui il periodo di accesso alle informazioni è limitato, Internet fornisce accesso e archiviazione illimitati ai dati che una volta vi entravano.

 

Nel 2012, la Commissione europea dell’UE ha presentato la bozza del regolamento generale sulla protezione dei dati (2012/0011 (COD)) 5. Arte. 17 del disegno di legge prevede il “diritto all’oblio e alla cancellazione”. L’interessato ha il diritto di chiedere la cancellazione dei propri dati personali e la cessazione della loro ulteriore diffusione, soprattutto in relazione ai dati che gli sono stati forniti in qualità di minore. Per implementare il requisito, è necessario uno dei diversi motivi:

 

  1. i dati non corrispondono più alle finalità della loro raccolta ed elaborazione;
  2. l’interessato ha revocato il consenso in base al quale i suoi dati sono stati trattati o il periodo di conservazione dei dati è scaduto;
  3. l’interessato si oppone al trattamento dei propri dati personali;
  4. il trattamento dei dati non è conforme al Regolamento per altri motivi

Inoltre, elenca anche le condizioni per la conservazione dei dati : storico, statistico, necessità di ricerca, interesse pubblico. Nel marzo 2014, una nuova versione del disegno di legge è stata approvata dal Parlamento europeo, sostituendo la categoria  diritto all’oblio  con un più limitato  diritto alla cancellazione”. Il campo di applicazione del disegno di legge si applica non solo ai paesi dell’UE, ma anche alle società internazionali che operano sul loro territorio.

 

La chiave per comprendere il concetto di “diritto all’oblio” è stata la decisione della Corte di giustizia europea 6 del 13 maggio 2014 nel caso del cittadino spagnolo Mario Costej Gonzalez c. Google [Google Spain SL, Google Inc. contro Agencia Española de Protección de Datos, Mario Costeja González, C-131 / 12,13 maggio 2014]. Questa decisione è stata preceduta da un ricorso di Gonzalez all’Agenzia nazionale per la protezione dei dati (AEPD) con la richiesta di cancellare la versione elettronica dell’articolo del 1998 negli archivi del quotidiano La Vanguardia sulla vendita della sua casa all’asta in pagamento di un debito che è stato poi rimborsato da lui, nonché i link a questo articolo … Il reclamo del ricorrente relativo alla rimozione dell’articolo dal sito web del quotidiano è stato respinto sulla base della legittimità della sua pubblicazione, ma il reclamo a Google Spagna riguardante la rimozione del collegamento del giornale dalla ricerca è stato accolto. A Google è stato ordinato di rimuovere i link contenenti il ​​nome di Gonzalez. Dopo aver ricevuto la domanda riconvenzionale di Google, la Corte suprema spagnola ha deferito il caso alla Corte di giustizia europea, che ha anche ordinato alla società di rimuovere tutti i collegamenti sul sottodominio spagnolo Google.es contenenti il ​​nome del richiedente. Le informazioni originali rimangono disponibili su La Vanguardia, ma non sono più indicizzate dal motore di ricerca di Google.

 

Rinviando il caso alla Corte di giustizia europea, la Corte suprema spagnola ha sollevato le seguenti questioni:

 

  1. La direttiva sulla protezione dei dati 95 / 46EC del 1995 si applica ai motori di ricerca (in particolare Google)?
  2. La legge (direttiva) dell’UE si applica a Google Spagna dato che il server di dati dell’azienda si trova negli Stati Uniti?
  3. Un cittadino dell’UE ha il diritto di richiedere la rimozione dei suoi dati personali da un motore di ricerca?

Nella sua decisione, la Corte di giustizia europea ha fornito risposte alle domande sollevate:

 

  1. Il diritto dell’UE si applica ai motori di ricerca anche se il server di dati si trova fisicamente al di fuori dell’UE. Un prerequisito è la presenza nello Stato membro dell’UE di una filiale o filiale che promuove la vendita di spazi pubblicitari.
  2. I motori di ricerca sono operatori di dati personali. Ne consegue che Google non può eludere il rispetto delle leggi sui dati personali facendo riferimento allo stato di un “motore di ricerca”
  3. Gli individui, a determinate condizioni, hanno il diritto di contattare i motori di ricerca con la richiesta di rimuovere i collegamenti con informazioni personali su di loro.

Qual è il significato di questa sentenza?

 

All’inizio, i cittadini dell’Unione europea hanno ricevuto il diritto di richiedere a qualsiasi motore di ricerca la cancellazione di dati inesatti, irrilevanti ed eccessivi ai fini del trattamento dei dati personali. Di particolare rilievo è il fatto che il “diritto all’oblio” non è un diritto assoluto per natura. Di conseguenza, la decisione in ogni caso sarà presa dal tribunale tenendo conto delle circostanze specifiche. Google, che è il principale motore di ricerca dell’UE, applica le disposizioni della presente sentenza a tutti i servizi di ricerca, in particolare Google Search, Image Search, Video Search e Google News. Quindi, in appena un anno per soddisfare questi requisiti, Google ha elaborato 256 592 richieste da parte degli utenti di rimuovere informazioni dai risultati di ricerca sulle loro attività su 930 618 pagine di siti Internet. Allo stesso tempo, solo nel 41,3% dei casi ha soddisfatto queste richieste7. Dal 29 maggio 2014 all’aprile 2016, sono state ricevute 422.119 richieste di rimozione di 1.464.255 collegamenti. La decisione di rimozione è stata presa rispetto a 529.245 collegamenti (42,6%). I primi dieci siti Internet con il maggior numero di eliminazioni includono social network e siti di hosting video come Facebook, YouTube, Twitter.

 

In secondo luogo , dati criteri proporzionati per tale interferenza, questo diritto può essere efficacemente utilizzato per proteggere la privacy, l’onore e la dignità di una persona.

 

Sono emersi due approcci opposti alla privacy online. Quindi, l’approccio europeo è caratterizzato dalla priorità dei diritti del soggetto dei dati personali e l’approccio americano è caratterizzato dalla priorità della libertà di parola.

 

Anche la predetta sentenza è stata severamente criticata:

 

  • La decisione della Corte di giustizia europea garantisce che non vengano rimosse non informazioni su una persona, ma query di ricerca specifiche e collegamenti che conducono a tali informazioni. Questo è il problema principale del “diritto all’oblio”: alla fine nulla viene dimenticato, solo il processo di ricerca delle informazioni diventa più complicato.
  • L’applicazione arbitraria di questo diritto può portare alla frammentazione e alla censura delle informazioni, nonché alla falsificazione della storia. Inoltre, esiste la possibilità di abusi, soprattutto da parte di personaggi pubblici.
  • I motori di ricerca sono infatti dotati di poteri quasi giudiziari per decidere se le richieste degli utenti soddisfano i criteri per esercitare il “diritto all’oblio”. In particolare, la Corte di giustizia europea ha espresso un criterio di interesse pubblico che limita l’applicazione di questo diritto. Tuttavia, la presenza o l’assenza di interesse pubblico è determinata dai motori di ricerca e non dalle autorità pubbliche. Il motore di ricerca di Google soddisfa le richieste di rimozione dei link seguendo i criteri
    1. mancanza di interesse pubblico
    2. la presenza di informazioni sensibili (informazioni relative a salute, orientamento sessuale, razza, etnia, religione, opinioni politiche dell’utente o sua appartenenza sindacale)
    3. disponibilità di informazioni relative a minori (informazioni su minori o reati che l’utente ha commesso prima del raggiungimento della maggiore età)
    4. la presenza di una condanna annullata, revisione della pena del condannato, assoluzione (tenendo conto della legislazione sulla riabilitazione dei condannati, la prescrizione di tali informazioni e la natura dei reati)

Nonostante il fatto che nella nota esplicativa al progetto di legge russo sulla modifica della legge sull’informazione, si è notato che era coerente con la pratica europea comune (introduzione di un approccio europeo alla protezione dei dati personali), la legge adottata presenta una serie di differenze fondamentali.

 

L’UE e lIn italia adottano approcci diversi per limitare il “diritto all’oblio”. L’UE stabilisce un’eccezione generale (“se una persona svolge un ruolo nella vita pubblica, altrimenti”) e in italia un’eccezione privata (l’operatore non è obbligato a rimuovere i collegamenti alle informazioni sui crimini).

 

Anche la capacità di divulgare informazioni sulle richieste di rimozione dei collegamenti è diversa. Nell’UE, i dati della richiesta possono essere divulgati se non contengono dati personali della persona (ad esempio, statistiche). In Italia tuttavia, esiste un divieto generale di divulgare informazioni sul fatto di ricevere una richiesta.

Cancellare notizie di un giornale online diritto all’oblio elimina il tuo passato

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Nella sentenza in argomento (caso di M.L. e W.W. Germania – ricorsi nn. 60798/10 e 65599/10), la Corte europea dei diritti dell’uomo afferma, all’unanimità, che non si configura alcuna violazione dell’articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata) della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

 

Il caso riguarda il rifiuto della Corte tedesca federale di giustizia di vietare a tre diverse testate editoriali telematiche la possibilità concessa al pubblico di accedere alle informazioni ed articoli relativi alla condanna dei ricorrenti menzionati con il loro nome completo per l’omicidio di un attore conosciuto.

La Corte concorda con la conclusione del Tribunale Federale tedesco che i media hanno, in questo modo, consentito la formazione di un’opinione democratica mettendo a disposizione del pubblico vecchie informazioni pubbliche memorizzate nei loro archivi.

La Corte ricorda che in questo caso si configura una piena applicazione del principio di libertà giornalistica e che l’articolo 10 della Convenzione lascia ai giornalisti la decisione su quali dettagli devono essere pubblicati a condizione che queste scelte siano conformi agli standard etici e deontologici della professione. L’inclusione in un report giornalistico di dati di natura personale come il nome completo dell’imputato, è un aspetto importante per il lavoro del giornalista, soprattutto quando si tratta di procedimenti penali che hanno suscitato un notevole interesse pubblico che il passare del tempo non ha affievolito.

La Corte nota, inoltre, che, durante la loro ultima richiesta di revisione del processo nel 2004, i ricorrenti si sono egli stessi rivolti alla stampa a cui hanno trasmesso un numero notevole di documenti al fine di informare il pubblico. Questo comportamento di certo contraddice la loro speranza di ottenere l’anonimizzazione in merito al caso in argomento o il diritto all’oblio digitale.

In conclusione, la Corte ritiene che, nel caso di specie, in considerazione della legittimità dell’accesso alle notizie per il permanere dell’interesse pubblico ed in considerazione anche del comportamento dei ricorrenti nei confronti della stampa, non ci sono validi motivi per contraddire la decisione della Corte Federale di giustizia

In effetti il problema del diritto all’oblio nasce storicamente in rapporto proprio all’esercizio del diritto di cronaca giornalistica. Difatti, presupposto perché un fatto privato possa divenire legittimamente oggetto di cronaca è l’interesse pubblico alla notizia. La collettività va informata con tempestività, in modo da poter conoscere l’accaduto in tempo reale e con completezza, così da fornirle una chiara visione del fatto.

Ma una volta che del fatto il pubblico sia stato informato con completezza, cessa l’interesse pubblico in quanto la collettività ha ormai acquisito il fatto. Non vi è più una notizia. Riproporre l’accadimento sarebbe inutile, poiché non vi sarebbe più un reale interesse della collettività da soddisfare. Non solo inutile per la collettività, ma anche dannoso per i protagonisti in negativo della vicenda.

Il diritto all’oblio è quindi la naturale conseguenza di una corretta e logica applicazione dei principi generali del diritto di cronaca. Come non va diffuso il fatto la cui diffusione (lesiva) non risponda ad un reale interesse pubblico, così non va riproposta la vecchia notizia (lesiva) quando ciò non sia più rispondente ad una attuale esigenza informativa.

Ma un ulteriore fondamento del diritto all’oblio va rinvenuto nell’art. 27, comma 3°, Cost., secondo cui “Le pene […] devono tendere alla rieducazione del condannato”. E’ il principio della funzione rieducativa della pena. Questa, cioè, non deve avere soltanto la funzione di punire, ma anche (e soprattutto) quella di favorire il reinserimento sociale del condannato, la sua restituzione alla società civile. Ebbene, la pena non potrebbe assolvere alla funzione di restituire il condannato alla società civile se in quest’ultima rimanesse ben saldo il ricordo di quanto quel condannato ha fatto. Ricordo che sarebbe rafforzato proprio dalla riproposizione dello stesso fatto. E ciò dovrebbe valere tanto per i reati minori, quanto per quelli più efferati.

Ma con dei limiti. Come nel caso esaminato dalla CEDU, vi sono fatti talmente gravi per i quali l’interesse pubblico alla loro riproposizione non viene mai meno. Si pensi ai crimini contro l’umanità, per i quali riconoscere ai loro responsabili un diritto all’oblio sarebbe addirittura diseducativo. O ad altri gravi fatti che vengono riproposti proprio perché non vengano dimenticati. O anche a vicende che si può dire abbiano modificato il corso degli eventi diventando Storia, come l’attentato al Papa, il “caso Moro”, i fatti più eclatanti di “Tangentopoli”. Qui non si può parlare di diritto all’oblio perché i fatti non diventano mai “privati”. Al contrario, sarebbe proprio la loro mancata riproposizione a porsi in contrasto con l’interesse pubblico, che qui prevale sempre sul diritto del singolo individuo a non essere più ricordato. Ma ad eccezione dei casi in cui l’interesse pubblico è destinato a non affievolirsi, il diritto all’oblio scatta sempre, a partire dal momento in cui cessa l’interesse pubblico intorno ad un fatto perché ormai acquisito. Per il protagonista in negativo della vicenda, quel fatto diventa “privato” ed acquista pienezza il suo diritto alla riservatezza.

Essendo il diritto all’oblio subordinato al perdurare della mancanza dell’interesse pubblico, può accadere che a distanza di tempo sorga un interesse pubblico alla riproposizione del fatto medesimo. E’ il caso di chi, essendo stato condannato per stupro anni prima, commette un’altra violenza sessuale appena uscito dal carcere.

Qui diventa legittima non soltanto la diffusione della notizia relativa all’ultima violenza, ma anche la rievocazione del vecchio delitto, poiché stimola nell’opinione pubblica l’inevitabile dibattito sulla funzione rieducativa del carcere, nonché sulle misure da adottare per contrastare un’autentica piaga sociale. Come è stata legittima la rievocazione, a distanza di trent’anni, del massacro del Circeo ai danni di Angelo Izzo, dopo che questi ne aveva replicato la ferocia smentendo così ogni ipotesi di ravvedimento.

Al diritto all’oblio, quindi, deve essere contrapposto il cd. “diritto alla storia”. In effetti, proprio sulla scorta di quanto affermato in sede di giurisprudenza comunitaria il diritto ad essere “dimenticati”, in tutto o in parte, va visto con particolare attenzione. Non sempre è giusto rimuovere dallo spazio pubblico un’informazione reale, veritiera e corretta, che quando è stata pubblicata era di sicuro interesse di cronaca e di sicuro interesse pubblico. E il tutto in nome dell’interesse del singolo. A tale interesse può contrapporsi un interesse maggiore di carattere pubblicistico. In realtà la nostra storia ormai ci viene raccontata su Internet, o comunque in digitale.

Facendo passare, quindi, incondizionatamente questo principio che ciascuno di noi può riprendersi tutte le informazioni che lo riguardano pubblicate da terzi, fra quindici anni quando qualcuno (ammesso che Internet esista ancora) volesse ripercorrere la storia degli anni Duemila attraverso l’informazione on line, probabilmente trarrebbe l’errata conclusione che la nostra è stata un’età felice vissuta da gente per bene. È ovvio, infatti, che potendo, ciascuno andrà a togliere quello che non gli piace, in modo da avere la migliore “reputation” on line possibile.

L’attività giornalistica è stata modificata dallo sviluppo di Internet. La possibilità di raccogliere, incrociare, scambiare e archiviare informazioni personali si è enormemente accresciuta, consentendo una straordinaria circolazione e diffusione di conoscenze e di opinioni. La conseguenza è che oggi è divenuto estremamente difficile esercitare il diritto all’oblio in quanto le legittime richieste di cancellazione o aggiornamento devono anche tener conto dei diversi luoghi virtuali in cui tali informazioni compaiono: sul sito, sulla copia cache della pagina web, sui titoletti che costituiscono il risultato della ricerca tramite motore di ricerca.

Ognuno di questi luoghi ha un titolare di trattamento diverso e per i gestori dei motori di ricerca extraeuropei c’è l’ostacolo della disciplina applicabile. Una volta entrati nel circuito elettronico della rete, insomma, è davvero difficile far valere i propri diritti.