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Geotermia e pompe di calore per raggiungere l’autosufficienza energetica. E l’ambiente respira: 2200 tonnellate di CO2 in meno

Duemiladuecento tonnellate di anidride carbonica emessa in meno nell’aria. Un numero, relativo agli ultimi tre anni, che fotografa il “peso” della sostenibilità di Eneren, azienda del sistema HiRef, che dal 2007 sviluppa soluzioni di climatizzazione tecnologiche, affidabili, sostenibili ed ora anche di design. Precursori in Italia nel campo della geotermia, il team dell’azienda padovana sta rispondendo ora ad un aumento esponenziale di richieste per le pompe di calore e gli altri prodotti del catalogo Eneren.

«Da edifici complessi di grandi dimensioni alle case di ognuno di noi: il nostro know-how ci permette di intervenire analizzando con modelli matematici precisi le diverse situazioni progettando soluzioni ad hoc, con la capacità di individuare il prodotto migliore: un servizio che copre quindi tutta la filiera delle esigenze del cliente, dall’idea all’installazione – spiega Alberto Salmistraro, General Manager di Eneren –. Ultimamente ci troviamo di fronte ad un grande aumento di richieste: solo nel primo quadrimestre 2022 abbiamo portato a termine un numero di interventi quasi uguale a quello dell’intero 2021. Un risultato che premia in primis la nostra capacità di crescere che abbiamo avuto dal 2007, data di fondazione di Eneren, ad oggi: abbiamo saputo anticipare le domande che il mercato ci avrebbe posto. A far crescere la richiesta di pompe di calore ci sono anche altri due motivi: gli incentivi, ovvero gli ecobonus, e ora la guerra in Ucraina, con il pericolo di carenza energetica che ne consegue. Sta cambiando il punto di vista di molti: se prima la sostenibilità veniva vista come un elemento in più che poteva dare valore agli edifici, ora invece viene percepita sempre più essenziale, tanto che sempre più persone si domandano come fare per raggiungere, possibilmente, l’autosufficienza dal punto di vista energetico».

Uno dei punti di forza di Eneren è l’esperienza accumulata nel campo della geotermia: ovvero la capacità di utilizzare il calore che c’è nel sottosuolo per raffreddare o raffrescare edifici. «Utilizziamo modelli geotermici per utilizzare, dove possibile, una risorsa totalmente non inquinante, il calore della terra – ricorda Salmistraro –. Quindici anni fa la geotermia era poco conosciuta in Italia: noi siamo stati precursori nel campo e abbiamo contribuito a diffondere un know-how che prima non c’era nel Paese».

H-FARM E L’EFSA DI PARMA

Dalla terra agli edifici, quindi. Come dimostrano due impianti realizzati da Eneren. Il primo è la sede dell’EFSA (European Food Safety Authority) di Parma. Un impianto costituito da 80 sonde geotermiche da 100 metri, con utilizzo di acqua pura: la nostra competenza progettuale ci ha permesso di realizzare un impianto senza additivi chimici anticongelanti.

«La scelta di un ente europeo importante come EFSA di adottare un impianto geotermico è sintomo di consapevolezza della necessità di scegliere soluzioni green a servizio di edifici così impattanti all’interno dei territori urbani», ricorda Salmistraro.

La geotermia è al centro anche dell’impianto installato a H-Farm a Roncade (Treviso) uno dei maggiori poli di formazione e innovazione a livello europeo. Uno spazio ampio: abbiamo realizzato un impianto ad anello a servizio di tutte le sottocentrali termiche degli edifici. Grazie a questa particolare soluzione il corretto dimensionamento del campo di geoscambio è garantito dalla presenza di un unico “motore”, in grado di bilanciare il fabbisogno di energia di tutti gli edifici. Il risultato è stato l’ottenimento di efficienze energetiche estreme, ben superiori ai tradizionali impianti aerotermici o a combustibile e un notevole risparmio economico d’esercizio.

IL DESIGN IN MOSTRA A KLIMAHOUSE

Eneren sarà presente con uno stand a Klimahouse 2022, che andrà in scena dal 18 al 21 maggio, in Fiera a Bolzano. «Porteremo una pompa di calore innovativa, con un design capace di farla diventare elemento d’arredo – conclude Salmistraro –. Ci siamo concentrati su un aspetto che ancora non viene considerato, creando un prodotto che non debba essere per forza nascosto, ma che possa aumentare il valore estetico del contesto nel quale viene inserito».

Aria sanificata col plasma freddo: così le residenze per anziani combattono il Covid

Garantire la migliore qualità dell’aria possibile agli ospiti delle residenze per anziani e, in generale, delle Rsa (Residenze Sanitarie Assistenziali). Ovvero quelle strutture sanitarie fortemente colpite dalla pandemia, con focolai capaci – vista anche la fragilità delle persone ospitate, molto spesso anziani con patologie pregresse – di espandersi velocemente, facendo così aumentare il numero delle vittime del Coronavirus.

Sanitizzare l’aria all’interno degli ambienti chiusi è da sempre l’obiettivo dei dispositivi Jonix, prodotti che utilizzano la tecnologia al plasma freddo, quella con più evidenze scientifiche di efficacia sul mercato. Dispositivi utili per ogni tipologia di ambiente chiuso, dalle scuole agli uffici, dalle palestre alle strutture sanitarie: l’azienda padovana, durante la pandemia, ha sviluppato un particolare know-how relativo proprio alle Rsa. Sono infatti già 30 le residenze sanitarie assistenziali che hanno scelto di sanitizzare l’aria grazie alla tecnologia Jonix.

Un know-how che verrà raccontato giovedì 12 maggio 2022, dalle 10 alle 13, nel convegno «Il Respiro dell’organizzazione felice: la qualità dell’aria per il benessere dei residenti, professionisti e familiari, durante e dopo il Covid», uno degli eventi che di Exposanità, mostra internazionale a servizio della sanità e dell’assistenza, che si terrà in Fiera a Bologna dall’11 al 13 maggio. Durante l’evento si parlerà dell’importanza che ha tuttora l’avere ambienti sanitizzati, liberi dal virus e agenti patogeni. Un’importanza confermata anche studi recenti sulla persistenza della capacità infettiva di Omicron, la variante del virus ormai prevalente in molte aree del mondo. Secondo la Kyoto Prefectural University of Medicine, infatti, Omicron è in grado di mantenersi infettiva fino ad 8 giorni dalla sua presenza in un ambiente.

PLASMA FREDDO, L’ULTIMA FRONTIERA DELL’ARIA PULITA

Tutti i prodotti Jonix utilizzano la Non Thermal Plasma Technology. Ovvero una forma evoluta di ionizzazione che garantisce ambienti decontaminati in modo continuativo, senza utilizzo né residui di sostanze chimiche. Così Jonix sanifica gli ambienti sfruttando le proprietà decontaminanti dell’aria quando è attivata dall’energia controllata, prodotta dagli speciali generatori NTP brevettati. L’aria così attivata è composta da molecole “eccitate” che vanno ad attaccare sia le sostanze inquinanti, disgregandole, che i microrganismi provocando loro danni strutturali e funzionali tali da renderli inattivi (azione biocida e virucida). Jonix Non Thermal Plasma Technology elimina da aria e superfici una grande varietà di inquinanti come virus, batteri, muffe, allergeni, composti chimici volatili e ogni tipo di odore.

  • Jonix, Pmi innovativa e società benefit, è un’azienda che ha nella compagine societaria Antonio Cecchi, Mauro Mantovan Holding e Galletti Spa. Quotata in Borsa da maggio 2021, ha un know-how riconosciuto nella sanitizzazione dell’aria negli ambienti interni. A certificarle è il dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università di Padova, diretto dal professor Andrea Crisanti, ha sottoposto la tecnologia Non Thermal Plasma presente nei dispositivi Jonix a test di laboratorio per verificarne l’attività virucida. I risultati ottenuti mostrano che il dispositivo utilizzato (Jonix CUBE – tecnologia Non Thermal Plasma), opportunamente utilizzato e dimensionato, agisce nei confronti di SARS-CoV-2 (il cosiddetto Covid-19), con un abbattimento della carica virale fino al 99,9999%. Così come, sempre la stessa equipe, ha testato nel 2021 l’efficacia di Jonix nel combattere la presenza di batteri multiresistenti, spesso causa di epidemie nelle strutture sanitarie.

Caro gas e alternative energetiche: Progetto Fuoco dal 4 al 7 maggio in Fiera Verona

Cresce l’interesse per i sistemi di riscaldamento a legna e a pellet. Dai dati ricavati da Google Trends emerge che il motore di ricerca ha fatto registrare un picco il 12 marzo, giorno in cui le ricerche si sono triplicate rispetto alla media dei due mesi precedenti. Complice il continuo rialzo dei prezzi dell’energia e del gas, e i timori legati alla guerra in Ucraina, per tante famiglie e imprese la scelta è quella di guardare sempre più alle energie rinnovabili che rappresentano oggi la giusta risposta contro crisi climatica, caro energia, speculazioni e dipendenza dagli approvvigionamenti esteri. Fonti rinnovabili come i biocombustibili legnosi, antiche ma rese moderne dalla continua ricerca e innovazione del settore. Ricerca e innovazione che sono al centro della nuova edizione di «Progetto Fuoco», il più importante evento mondiale dedicato al riscaldamento a biomassa, promosso da Piemmeti e in programma dal 4 al 7 maggio in fiera a Verona, con più di 800 brand presenti e con oltre 60mila visitatori attesi. L’inaugurazione si terrà mercoledì 4 maggio alle ore 11.30 alla presenza del presidente della Regione Veneto Luca Zaia.

 

«Quello del riscaldamento a biomassa è un mercato in continua innovazione. Si tratta di un’energia rinnovabile, economica e sicura, capace di dare risposte al recente picco di interesse da parte dei consumatori», commenta Raul Barbieri, direttore generale di Piemmeti. «Progetto Fuoco 2022 metterà al centro proprio i temi dell’innovazione e della sostenibilità, e quella che si prospetta è una grande edizione: ci attendiamo un numero di visitatori nell’ordine dei 60 mila, di cui almeno 15 mila dall’estero, mentre avremo la presenza di 800 espositori».

 

Progetto Fuoco: innovazione al centro

 

Innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale. Sono due elementi decisivi attorno a cui si decidono le sorti del nostro futuro, ed imprescindibili per il settore del riscaldamento a biomassa. Dalle stufe ai caminetti passando per caldaie, barbecue e cucine a legna e pellet: in prima linea a Progetto Fuoco, assieme alle grandi imprese, che da sempre collaborano per lo sviluppo del comparto, saranno presenti giovani innovatori e startup. Ma anche convegni, workshop, dimostrazioni pratiche e occasioni di formazione, distribuiti in 7 padiglioni della Fiera di Verona, su un’area espositiva di 130 mila metri quadri. Le startup troveranno posto nell’Innovation Village una “future showroom” che racchiuderà le migliori startup italiane, e nella seconda edizione di “Give Me Fire – Progetto Fuoco Startup Award”, la challenge promossa da Progetto Fuoco, Blum e AIEL che vedrà numerose aziende innovative presentare i loro prodotti tecnologici relativi al settore del riscaldamento a biomassa. Le startup si sfideranno in due round di pitch, brevi presentazioni in cui dovranno dimostrare la validità del loro prodotto e rispondere alle domande della giuria e del pubblico in modo rapido e brillante, previsti giovedì 5 e venerdì 6 maggio. La giuria ha selezionato 8 startup finaliste che si contenderanno il premio finale nell’evento che si terrà sabato 7 maggio alle ore 11.00.

 

La manifestazione ospiterà anche un Hackathon, una maratona in cui i giovani innovatori – studenti, sviluppatori, talenti – troveranno risposte ai problemi posti da tre grandi aziende del settore come Edilkamin, La Nordica Extraflame e Palazzetti. Il programma dell’Hackathon, nella giornata di giovedì 5 maggio, prevede alle ore 9.00 il brief delle aziende in forma pubblica ai partecipanti. Ogni brief sarà sviluppato da due team di cinque persone. Complessivamente saranno quindi impegnati 30 tra studenti e startupper, divisi in sei gruppi. Dalle 10.00 alle 16.00 si svolgerà il lavoro dei gruppi, alle 16.00 la presentazione dei progetti e alle 17.30 la premiazione.

 

Ma Progetto Fuoco è anche attenzione a bellezza e design dei prodotti. Grazie ad una partnership con il blog “Fire Observer | Danilo Premoli”, dedicato al design e al mondo del fuoco, Progetto Fuoco organizza il “PRIZE X 2021” il premio di design per le stufe e i caminetti, quest’anno assegnato sia sulla base dei voti dei lettori del blog che sui voti di una giuria specializzata di architetti. Saranno le aziende di Lignum – Distretto del Mobile di Verona, ognuna con un proprio spazio, a caratterizzare le stufe vincitrici del premio proponendo, per ognuna di esse, un’ambientazione studiata per valorizzarne le caratteristiche e i valori estetici del prodotto.

 

Nell’area esterna sarà presente anche “Progetto Bosco”, l’area tematica dedicata al bosco e alla meccanizzazione forestale. I principali costruttori e i più famosi brand mondiali proporranno le più avanzate tecnologie disponibili oggi sul mercato: attrezzature macchine e impianti per la trasformazione, il confezionamento e lo stoccaggio del legno in combustibile “verde” (legna da ardere, cippato e pellet), silos e sistemi di caricamento, autobotti per trasporto e distribuzione, nastri trasportatori, logistica, cippatori professionali e industriali, centri per la produzione di legna da ardere, macchine taglia-spaccalegna, segherie mobili, teleferiche forestali.

 

Progetto Fuoco: gli appuntamenti principali

 

La manifestazione prenderà il via mercoledì 4 maggio alle ore 11.30 con l’inaugurazione ufficiale in Sala Convegni (Padiglione 6) dal titolo “L’alternativa dei biocombustibili legnosi per una reale transizione energetica” e la conferenza stampa di presentazione. A seguire un primo panel che farà il punto su “Il settore della biomassa, una risorsa per il futuro del Paese”, con la presenza di Maurizio Danese, presidente di VeronaFiere, Annalisa Paniz, direttore generale di AIEL che parlerà de “La risorsa legno per dare energia all’Italia” e Raul Barbieri, direttore generale di Piemmeti, con un intervento su “Innovazione e tecnologia, la sfida delle imprese”.

 

Nel corso della prima giornata, alle 15.30 (Area Prize X 2021 – Padiglione 7) si terrà la Cerimonia di premiazione di Prize X 2021, il concorso di design per stufe e caminetti, a cura di Progetto Fuoco e FireObserver Danilo Premoli in collaborazione con Consorzio Lignum.

 

Giovedì 5 maggio dalle 9.30 alle 13.00 (Sala Convegni – Padiglione 6) si terrà il convegno “2050 e calore rinnovabile dal legno”. Un incontro su politiche e azioni concrete per accelerare la decarbonizzazione del settore del riscaldamento e migliorare l’aria che respiriamo. In questa occasione il Ministero della Transizione Ecologica sottoscrive un nuovo protocollo d’intesa con AIEL e le Regioni, a cura di AIEL e Progetto Fuoco.

 

Venerdì 6 maggio il programma si apre alle 9.30 (Sala Convegni – Padiglione 6) con il convegno “Il sistema foresta-legno in Italia”: Un incontro per promuovere il settore forestale come elemento strategico dell’economia circolare, garantendo la multifunzionalità delle foreste e coordinando le filiere dei prodotti legnosi, a cura di AIEL, Progetto Fuoco, MIPAAF e portatori di interesse aderenti.

 

Il programma integrale di tutti i convegni tecnici e degli workshop dedicati ai professionisti del settore può essere consultato a questo link.

Sanitizzatori d’aria in ambienti chiusi: Jonix vince l’«Open Innovative Pmi»

Il premio per l’«Internazionalizzazione» a Jonix, società benefit padovana quotata in Borsa da maggio 2021, mentre quello nella categoria «Millennials» ad Archa, che collabora da anni con il JonixLAB, centro di Ricerca e Sviluppo di Jonix che ha in Toscana una seconda unità operativa. Un doppio successo quindi per Antonio Cecchi – che con Mauro Mantovan Holding e Galletti Spa – forma proprio la compagine societaria di Jonix, al premio «Open Innovative Pmi», promosso da Grant Thornton, network internazionale nella consulenza in area audit, tax e advisory.

«Aver ottenuto questo doppio riconoscimento è per me motivo di grande soddisfazione – afferma Cecchi, cofounder di Jonix e presidente di Archa –. «Open innovative Pmi» è un premio importante, che mette insieme due mondi, quello della ricerca e quello istituzionale e il patrocinio del CNR, del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e del Consiglio Nazionale Economia e Lavoro ne sono una dimostrazione.

Sentivamo il bisogno di raccontarci e di conseguenza di metterci in gioco. Il parere di esperti terzi sul nostro lavoro è importante: un feedback prezioso, e in questo caso alquanto confortante, del quale faremo tesoro. I premi ottenuti non sono ovviamente per noi un punto di arrivo, ma uno sprone a continuare a guardare avanti, anticipando il futuro».

JONIX ARRIVA IN TUTTO IL MONDO

Continua così la crescita di Jonix, che da quasi dieci anni sviluppa la cultura della sanificazione dell’aria in ambienti chiusi. E lo fa mettendo insieme un costante lavoro di ricerca con le più moderne tecnologie a disposizione. «Utilizziamo la Non Thermal Plasma Technology – ricorda Cecchi – ovvero una forma evoluta di ionizzazione che garantisce ambienti decontaminati in modo continuativo, senza utilizzo né residui di sostanze chimiche. Così Jonix sanifica gli ambienti sfruttando le proprietà decontaminanti dell’aria quando è attivata dall’energia controllata, prodotta dagli speciali generatori NTP brevettati. L’aria così attivata è composta da molecole “eccitate” che vanno ad attaccare sia le molecole inquinanti, disgregandole, che i microrganismi provocando loro danni strutturali e funzionali tali da renderli inattivi (azione biocida e virucida)». L’efficacia nell’eliminare dall’aria anche le tracce di Coronavirus è stata testata, a fine 2020, all’équipe del professor Andrea Crisanti dell’Università di Padova. Così come, sempre la stessa equipe, ha testato nel 2021 l’efficacia di Jonix nel combattere la presenza di batteri multiresistenti, spesso causa di epidemie nelle strutture sanitarie.

ARCHA ACCOMPAGNA LA CRESCITA DELLE AZIENDE

I laboratori Archa, invece, hanno visto riconosciuto il loro lavoro nella categoria che metteva in competizione le Pmi riconosciute come innovative prima del 2010. L’azienda di Pisa svolge da più di 30 anni – precisamente dal 1989 – attività di laboratorio di analisi chimiche e biologiche per le industrie a cui ha affiancato, dopo qualche anno dalla fondazione, l’importante attività di ricerca e sviluppo oggi core business dell’azienda, attraverso progetti altamente innovativi finanziati da programmi regionali, nazionali ed europei. Il progetto che è stato presentato per il premio è Sensor, di cui Archa è capofila e coordinatore: lo sviluppo di sensori innovativi e piattaforme multi-sensore ad alta sensibilità per il monitoraggio in tempo reale di contaminanti chimici e microbiologici in aria e acqua.

Dagli Emirati Arabi a Las Vegas, i più spettacolari «Big Eye» del mondo hanno un cuore tecnologico made in Italy

Quasi due volte più alta del London Eye, stacca di 82 metri l’High Roller di Las Vegas e osserva tutti con lo sguardo rivolto verso il basso. È Ain Dubai, la ruota panoramica più alta del mondo, inaugurata a fine ottobre e già diventata uno dei totem dell’Expo e dell’intrattenimento planetario. Alta 250 metri e realizzata in otto anni di lavori, dietro la faraonica struttura dei record troviamo la migliore tecnologia italo-francese. A realizzare le 48 cabine, ciascuna da 30 metri quadrati di superficie, che possono ospitare fino a 40 passeggeri l’una, autentico cuore e simbolo dell’impianto, ci ha pensato infatti Poma, società francese che fa capo al gruppo altoatesino HTI che mette ancora una volta il proprio nome accanto alle ruote panoramiche da Guinness in giro per il mondo, da Las Vegas a Shenzhen, passando per Londra, Chicago, Montreal, Hong Kong, Baku, Helsinki e Macao.

«La nuova ruota panoramica e il nuovo record mondiale ci riempiono ancora una volta d’orgoglio – commenta Anton Seeber, presidente del gruppo HTI che comprende aziende come Leitner, Poma, Prinoth, Demaclenko e Leitwind -, perché dietro la crescita tecnologica di questi impianti speciali troviamo sempre il know-how delle nostre imprese. Imprese che, nel recente caso delle cabine di Dubai, hanno realizzato un autentico capolavoro e dato vita a un altro vero e proprio simbolo che va ad arricchire il panorama dell’entertainment globale».

Un concentrato di innovazione

Otto anni di lavori per realizzare un’opera-monstre progettata per durare 300mila cicli o sessant’anni. Per provare a descrivere Ain Dubai, questo il nome della ruota panoramica più alta del mondo, non c’è nulla di più preciso dei numeri. E sono cifre che disegnano alla perfezione l’impatto della struttura. Per realizzarla sono state lavorate 11.200 tonnellate di acciaio (il 33% in più rispetto alla quantità utilizzata per costruire la Torre Eiffel), Il mozzo e l’asse della struttura pesano 1.805 tonnellate, equivalenti a quattro Airbus 380, mentre il peso combinato del cerchione e delle 48 cabine da 40 passeggeri l’una è di 7.500 tonnellate. La capacità complessiva è di 1.750 persone. Che potranno godersi il panorama su Dubai a 250 metri di altezza attraverso tre tipologie di cabine – cuore dell’opera – firmate Poma: la cabina “Observation” (esperienza standard), la cabina “Social” (con un bar al centro) e la cabina “Private” (che include l’opzione di una cena privata di tre portate su due giri della ruota da 38 minuti).

Altre cabine e altre ruote

Ma per l’azienda del gruppo altoatesino HTI, quella con Dubai è solo l’ultima di una serie di collaborazioni nel settore delle ruote panoramiche che in vent’anni hanno cambiato lo skyline di numerose metropoli mondiali aprendo di fatto nuove frontiere per l’entertainment, non solo turistico. Uno dei primissimi successi, e di certo il primo «Big Eye» divenuto uno dei simboli della città che lo ospita, è stato il London Eye, realizzato nel 2000. Dall’iconica struttura bianca sulle rive del Tamigi e dalle sue cabine di design sono iniziate infatti a sorgere ruote panoramiche sempre più tecnologiche e sempre più importanti dal punto di vista della dimensione. Prima di Ain Dubai il record di ruota panoramica più alta del mondo era detenuto dall’High Roller di Las Vegas, una struttura avveniristica realizzata nel 2014 con 28 cabine e 167 metri d’altezza. Ma altri sono stati i «Big Eye» che hanno lasciato il segno tra design delle cabine e dimensioni. Dal Golden Reed di Macao, a forma di 8 incastonato in un mega complesso, alto 130 metri  con 17 cabine all’Hong Kong Observation Wheel con le sue 42 cabine che salgono sino a 60 metri di altezza, passando per il Centennial Wheel di Chicago e le ruote di Baku, Montreal, Helsinki, fino a quella di Shenzhen, in Cina, senza dimenticare infine la piattaforma da 200 metri quadrati che sale sino alla cime, a 138 metri d’altezza, della torre di osservazione installata nel 2016 sulle spiagge inglesi di Brighton.

«La nostra azienda è presente in questo mercato da molti anni – precisa Frederic Longeot, responsabile di progetto Poma -, abbiamo dimostrato di poter realizzare progetti complessi, grazie ad un’organizzazione flessibile e alla tecnologia più avanzata. E i più recenti progetti a Dubai e Shenzhen sono l’ennesima dimostrazione della posizione di rilievo che siamo riusciti a conquistare nel settore dell’intrattenimento».

HTI

Il Gruppo High Technology Industries (HTI) è protagonista a livello mondiale nel settore degli impianti a fune (Leitner e Poma), dei battipista e veicoli cingolati (Prinoth), dell’innevamento programmato (Demaclenko) e dell’energia eolica (Leitwind). Dopo aver superato il miliardo di fatturato nel 2018 e 2019, il Gruppo HTI ha chiuso il 2020, segnato dalla pandemia Covid, con un fatturato di 887 milioni di euro, investendo 26,9 milioni in ricerca e sviluppo e 23,8 milioni in beni strumentali. Sono oltre 3.800 i collaboratori del Gruppo HTI operativi nel mondo.

Farine, prodotti gluten free e low carb: con Marketplace Mentor Molino Bongiovanni vola su Amazon

Da 463mila euro a un milione e 309mila nel giro di 12 mesi. Ovvero un aumento del 282%, solo su Amazon. Sono i risultati che Molino Bongiovanni, azienda della provincia di Cuneo, ha ottenuto con il supporto di Marketplace Mentor, agenzia full-service, con sede a Padova, che accompagna le imprese in un percorso strategico e operativo nei marketplace globali. Una storia di successo per l’impresa a conduzione familiare specializzata nella produzione, lavorazione e distribuzione di farine speciali macinate a pietra, fiocchi, muesli, cereali, legumi e un’ampia gamma di prodotti. Aldo Bongiovanni, 39enne titolare dell’azienda, ha convinto i propri genitori, all’inizio degli anni Duemila, a passare alla macinazione a pietra, innovando così un molino storico, attivo dal 1880.

Appassionato di informatica, Bongiovanni ha creato un sito e-commerce per la propria azienda che ha fruttato una buona crescita, almeno fino al 2017. «La realtà è che il buon successo ci aveva fatto un po’ abbassare la guardia – spiega –. Avevo capito le dinamiche di mercato, ma questo cambia. Così su Amazon altre realtà hanno cominciato a farci concorrenza. Prima blandamente, poi però hanno preso sempre più fette di mercato». Così, grazie anche alla consulenza di Eleonora Calvi Parisetti e Andrea Giavara, i due fondatori di Marketplace Mentor, Bongiovanni ha fatto di Amazon uno dei principali canali di vendita. E i risultati citati, con l’aumento del 282% (il periodo preso in considerazione è cavallo fra il 2020 e il 2021), dimostrano l’efficacia della strategia di marketing online.

IL RUOLO DELLA PANDEMIA

A far crescere le vendite c’è stata anche la pandemia da Covid-19. Ovvero il periodo in cui le persone, costrette a rimanere in casa, hanno riscoperto la panificazione fai da te, ordinando così grandi quantità di farina. «In questo caso si è vista la lungimiranza della strategia messa in atto per Bongiovanni – spiega Eleonora Calvi Parisetti –. Il fatto di presidiare già il canale di vendita ha permesso infatti di essere reattivi, presenti ed efficaci quando c’è stato il grande incremento di richieste». Ma c’è un altro aspetto da sottolineare: una buona parte di clienti che ha conosciuto i prodotti Bongiovanni durante il lockdown si è poi fidelizzata. «La presenza su Amazon ha prodotto un ottimo risultato anche sul medio periodo – continua Calvi Parisetti –. Utenti che sono entrati in contatto con Bongiovanni attraverso ricerche base, sulla farina, hanno poi allargato il loro range di richieste, andando a diversificare i loro acquisti. In questo modo si è ampliata la scelta: anche l’utente che è entrato in contatto con Amazon durante la pandemia, infatti, è passato ad un approccio al canale di vendita sempre più esperto».

I clienti di Bongiovanni hanno poi lasciato un altro segno alquanto tangibile: centinaia di recensioni positive, un patrimonio sul web. A dimostrazione che scelte lungimiranti vengono poi premiate. Ora per il molino piemontese, azienda da 3,5 milioni di fatturato e 18 dipendenti, si aprono già nuove sfide. «Penso che ci sarà uno sviluppo di due prodotti che noi già produciamo: low carb e sostitutivi della carne – spiega Bongiovanni –. Fra gli obiettivi futuri c’è anche una strategia di sviluppo, sempre su Amazon, per arrivare sul mercato estero».

 

«Milano», la bilancia smart per le donazioni entra nell’ADI Design Index 2021

bilancio

La nuova bilancia per la donazione del sangue, chiamata «Milano», in omaggio alla capitale italiana del design e nata dalla collaborazione tra Delcon, azienda italiana specializzata nella progettazione e produzione di dispositivi medicali e software per la filiera del sangue, Cefriel e il New York Blood Center (NYBC) entra nell’ADI design Index 2021, la selezione del miglior design italiano compiuta ogni anno dall’Osservatorio permanente del Design ADI (Associazione per il Disegno Industriale), che completa la preselezione per il prossimo Compasso D’Oro.

La selezione, realizzata dall’Osservatorio permanente del Design, comprende prodotti o sistemi di prodotto di ogni merceologia, ricerche teorico-critiche, ricerche di processo o d’impresa applicate al design. Tutti i prodotti selezionati vengono pubblicati anche sul sito di Adi Design (https://www.adi-design.org/) e ogni anno i prodotti selezionati concorrono al Compasso d’Oro. Vengono selezionati i prodotti che si distinguono per originalità e innovazione funzionale e tipologica, per i processi di produzione adottati, per i materiali impiegati, per la sintesi formale. Particolare attenzione viene prestata ai prodotti che esprimano rispetto ambientale, valore pubblico e sociale, cura per l’usabilità, l’interazione e Design for all.

La bilancia «Milano»

È smart, versatile, e ha un design tutto italiano: cambia posizione con grande facilità, riuscendo a sfruttare ogni configurazione di utilizzo; è dotata di sensori e di un innovativo display touch; è alimentata da una batteria che garantisce oltre 100 donazioni con una ricarica aumentando l’autonomia del dispositivo. Per rispondere all’esigenza di portare innovazione e nuove tecnologie nel mercato Usa, un mercato in cui le donazioni di sangue avvengono molto spesso attraverso postazioni di raccolta mobili Delcon ha avviato con Cefriel un processo di co-design che, iniziato nel 2018, ha coinvolto un team di dieci persone. Risultato: al termine del picco dell’emergenza Covid-19, dopo un anno e mezzo dal primo prototipo, sono stati inviati 12 dispositivi per un primo pilota presso il New York Blood Center. A breve, non appena la situazione legata alla diffusione del Covid-19 lo consentirà, verranno installati e testati in mobilità su due bus (centri trasfusionali itineranti) da sei bilance ciascuno, con sei postazioni di donazione, che andranno a raccogliere donazioni di sangue tra la popolazione statunitense.

«L’approccio Design Thinking da cui è nata la collaborazione con Cefriel e che ha portato al nuovo dispositivo commenta Barbara Sala, CEO Delcon – ha permesso all’azienda di ottenere due risultati fondamentali: rafforzare la relazione con il cliente finale, e disporre di uno strumento importante per interpretare i bisogni del cliente al fine di creare valore nella filiera. Siamo onorati di far parte di ADI Design Index 2021 soprattutto con un prodotto medicale, che non è comune all’interno della selezione annuale di ADI del miglior design italiano».

«Siamo felici e onorati di condividere con Delcon questo prestigioso riconoscimento. La selezione da parte di ADI Design Index conferma il valore di una collaborazione in grado di mostrare le grandi potenzialità della metodologia Design Thinking nella creazione di una reale innovazione di prodotto anche in ambito medicale – dichiara Alfonso Fuggetta, CEO e Direttore Scientifico di Cefriel -. La nuova bilancia “Milano” è il risultato di un percorso che ha saputo coniugare i bisogni utente, le migliori tecnologie, le esigenze di business e l’attenzione alla sostenibilità in un continuo dialogo creativo e progettuale con tutti gli attori coinvolti».

«La selezione dell’ADI Design Index e il Compasso d’Oro che si svolgerà l’anno prossimo – aggiunge Luciano Galimberti, presidente di ADI – sono unità di misura della qualità di prodotti e servizi: un’operazione fondamentale per fornire strumenti critici rispetto alla realtà, non solo come strumento di misura, bensì come supporto alle strategie di sviluppo».

Delcon

Fondata nel 1981, Delcon è una giovane “boutique tecnologica” ispirata al design italiano e impegnata a creare soluzioni flessibili e incentrate sul cliente.

Alla base di questo impegno c’è un’idea molto semplice: pensare sempre alle esigenze delle persone che utilizzano i nostri dispositivi. Leader nella progettazione e produzione di software e dispositivi medici per la filiera trasfusionale, la raccolta di sangue e la produzione di emocomponenti, la diagnostica in ematologia e microbiologia, Delcon ha stabilito la sua presenza in tutto il mondo attraverso una rete di distributori a livello globale e accordi “Private Label” con aziende leader nel settore medicale. Da qualche anno la società ha introdotto un forte approccio “design driven” nella progettazione e creato un solido ecosistema di partner innovativi, sia in Italia che negli USA, che includono rinomate organizzazioni accademiche da un lato, ma anche un network di aziende partner attive in svariati ambiti tecnologici. A gennaio 2018 è nata Delcon USA, la startup americana di Delcon focalizzata nella creazione di relazioni verso clienti finali e aziende leader del settore con lo scopo di creare progetti di co-design all’interno della filiera, rinforzando il valore dell’approccio design, della co-creation e dell’innovazione aperta attraverso l’applicazione del proprio framework di innovazione.

Lavoro post covid: nasce 1Board, l’app che abbatte le distanze in azienda e fa crescere la produttività

1board

In un periodo storico in cui il paradigma di lavoro è cambiato e la pandemia ha portato a forme lavorative ibride, la fiducia è divenuta un valore fondamentale all’interno di aziende e organizzazioni, un indice in grado di incidere sensibilmente non solo nel clima ma soprattutto nel risultato economico.

Per facilitare comunicazione, interazione, per coinvolgere, motivare e far crescere la qualità di un lavoro sempre più smart, nasce 1BOARD, l’applicazione mobile che stimola e valorizza le relazioni all’interno dell’azienda.

«Potenziare la fiducia ed il coinvolgimento di tutte le persone interne ed esterne all’organizzazione produce evidenti riflessi positivi – commenta Alberto Lamberti, founder di 1BOARD – per questo è importante introdurre uno strumento che da una parte faccia evolvere il livello di profondità dei legami tra le persone e dall’altra consolidi il rapporto con l’azienda, facendola sentire presente e pronta a supportare ogni bisogno della persona. La fiducia si sviluppa essenzialmente sulla base delle esperienze dirette vissute, e in questo particolare momento storico è necessario trovare forme alternative, innovative, sempre più smart, per raggiungere l’obiettivo».

L’INDAGINE

I numeri confermano l’efficacia delle azioni di coinvolgimento e motivazione dei collaboratori aziendali. Un’analisi di Gallup, che ha coinvolto 25 milioni di lavoratori in tutto il mondo, evidenzia come il coinvolgimento continuo e la comunicazione tra dipendenti nelle aziende virtuose abbatte di oltre l’80% l’assenteismo, del 64% gli infortuni sul lavoro, del 41% la difettosità del prodotto. Aumenta inoltre del 14% la produttività, del 18% le vendite e addirittura del 23% la profittabilità.

STIMOLARE LA FIDUCIA

1BOARD nasce per offrire in particolare alle PMI, le aziende che costituiscono oltre il 90% del tessuto imprenditoriale italiano, in una sola, semplice app che invia notifiche su smartphone e via mail, uno strumento per:

 

  • Conoscere. Finita l’era del passaparola nell’area break l’azienda può oggi comunicare ed interagire in forma agile ed immediata con tutti gli attori, a prescindere dalla funzione e dagli strumenti assegnati. Lo smartphone diventa il veicolo principale di partecipazione attiva
  • Condividere. Gli utenti possono contribuire alla discussione dei temi proposti ma anche proporre argomenti di interesse, presentare ad esempio nuovi colleghi. Il sistema può offrire inoltre brevi pillole di formazione a rilascio lento intercalate da corsi di formazione in presenza. Un modo per mantenere la comunicazione inclusiva in realtà che possono prevedere: produzione, logistica, ufficio, persone in smart working, sedi o punti vendita dislocati.
  • Comunicare. In sostituzione a sistemi di chat è possibile comunicare direttamente con ogni utente abilitato con la garanzia della massima riservatezza sui propri dati di recapito personali.
  • Chiedere. Ogni bisogno viene soddisfatto attraverso un filo diretto, personale, con l’azienda. Un sistema di inoltro automatico delle richieste consente di evitare dispersioni di tempo e risorse, garantendo di converso il massimo livello di reattività ed efficienza nelle risposte.
  • Segnalare. La prevenzione e la sicurezza sono elementi determinanti. Ogni collaboratore può essere parte attiva segnalando eventuali criticità in tempo reale, oppure suggerendo anche delle idee o soluzioni operative.

L’ECOSISTEMA

L’applicazione consente di affrontare tematiche di sicurezza, supporto IT, igiene, desk, segreteria, formazione, welfare e molto altro in base alle esigenze di ogni singola azienda. Consente inoltre l’accesso e l’inclusione di professionisti esterni selezionati costituendo un vero e proprio ecosistema aziendale di comunicazione e condivisione.

1BOARD è inoltre una tecnologia a impatto zero: offre i propri servizi in cloud senza necessità di integrazioni con sistemi informativi. Tutto è semplice e governabile autonomamente dall’amministratore di sistema.

Per il ‘decollo’ di ogni progetto il team di Komorebi applica una metodologia specifica che coinvolge e motiva in primis gli “sponsor evangelisti”, per accelerare la diffusione e l’utilizzo massivo: «1BOARD – prosegue Lamberti – è un sistema che funziona al massimo se tutti lo usano, per questo dedichiamo particolare attenzione allo startup e forniamo, per le aziende interessate, anche pillole di formazione, video o podcast, da tre minuti l’uno fruibili in qualsiasi luogo e momento».

1BOARD

1BOARD è una iniziativa di Komorebi Srl, una azienda che sviluppa applicazioni verticali per migliorare la socialità e la qualità della vita per gruppi circoscritti di individui. Nata nel 2017 ha sviluppato delle tecnologie di gestione legate al settore condominiale. Nella seconda parte del 2020 attraverso l’ingresso di due nuovi soci di maggioranza e la riorganizzazione strategica del modello di business ha riposizionato, realizzato e rilanciato la nuova piattaforma applicativa DOMI Social, app per i condomini disponibile da febbraio 2021 sugli app stores e 1BOARD, piattaforma per la valorizzazione delle relazioni aziendali disponibile da settembre 2021.

Il gruppo dei team leader è composto da Alberto Lamberti – strategia & sviluppo, Ekaterina Matveeva – ecosistema commerciale & risorse umane, Nicole Girod – comunicazione social & media, Irene Rizzi – operation e supporto clienti.

Cocktail bar Seta Garden di Giulianova. Carmelo Licata e Federica Feriozzi: l’abiezione del lusso

breakmagazine.it sbarca in Abruzzo, e lo fa in grande stile portando in copertina Il cocktail bar Seta Garden di GiulianovaCarmelo Licata e Federica Feriozzi fondatore del progetto lusso punta ad offrire agli abruzzesi un nuova dimensione, nuove geometrie che sa di rivoluzione. una selezione di drink in porzione compact, vini, sake, fermentati e spiriti. L’offerta beverage è ampia e variegata, con tanto spazio ai classici, una bella selezione di gin (e toniche!) e una favolosa lista di signature drink assolutamente da provare.

Come cresce HiRef: raddoppia la sede del gruppo nato il giorno delle Torri Gemelle

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Iniziano i lavori per il raddoppio della sede produttiva nell’head quarter di Tribano, in provincia di Padova. Così HiRef, realtà consolidata nel panorama internazionale del cooling system, «festeggia» i vent’anni di attività. D’altronde Mauro Mantovan, co-fondatore e amministratore delegato dell’azienda, lo ricorda spesso: «Il nostro maggior punto di forza è la capacità di anticipare il cambiamento, senza aspettarlo: è l’unica via per continuare a crescere». E in occasione dei vent’anni arriva anche il rebranding aziendale: «Innovators above the standards» è il nuovo payoff che racchiude la vision di HiRef.

DATE SIMBOLICHE
Ecco quindi che l’11 settembre 2021, in occasione del ventennale dell’azienda, si è dato il via all’opera, che in un paio d’anni sarà pronta: l’attuale sede produttiva passerà da 11.000 a 17.000 metri quadrati di superficie coperta su un’area di 50.000. Un nuovo, grande passo avanti per un gruppo che già lo scorso anno, in piena pandemia, aveva aperto una nuova sede accanto a quella su cui ora si andrà ad intervenire. Era il 4 maggio, anche in quel caso una data simbolica: il primo giorno di riapertura, seppur parziale, dopo il lockdown.

 

Ma è la storia di HiRef a cominciare in una data iconica: l’11 settembre 2001, il giorno nel quale il mondo intero guardava New York e l’abbattimento delle Torri Gemelle. Allora Mantovan fondava in società con Galletti SpA, un’azienda che realizza impianti di condizionamento di precisione per l’IT cooling e il process heating capaci di mettere insieme la massima performance ed efficienza energetica, con un’alta attenzione alla sostenibilità.

LA FORZA DI UN GRUPPO GIOVANE

Un gruppo che ha saputo crescere in fretta: 71,4 milioni di fatturato a fine 2020 (+30% rispetto al 2019), dei quali 45,3 milioni provengono da HiRef e i restanti da 7 spin-off fondati nel corso degli anni per diversificare e far rendere al meglio le varie linee innovative: da Eneren a HiDew passando per Tecno Refrigeration, It.Met, Jonix, HiRef Engineering ed Ecat, per un totale di 320 dipendenti tutti in provincia di Padova. Spin-off che rappresentano uno dei fiori all’occhiello di HiRef. Jonix, ad esempio, realizza prodotti in grado di abbattere virus, batteri e agenti patogeni all’interno di ambienti chiusi. Tecnologia testata e validata anche contro il Covid-19, con una crescita che ha portato Jonix all’exit e alla quotazione in Borsa a maggio 2021.

La crescita aziendale, in HiRef, va di pari passo a quella personale: dal 2003 ad oggi sono 40 le tesi di laurea svolte in azienda, in collaborazione con grandi atenei italiani e internazionali (Padova, Bologna, Trieste, Roma, Genova e, fra le altre all’estero, Leeds, Valencia, Stoccolma, Leuven). Sei laureati su dieci, poi, rimangono in azienda, creando così un gruppo giovane: l’età media è di 38 anni. HiRef nel corso degli anni si è ampliata nel mercato internazionale con diverse filiali commerciali e un forte network di dealer in Europa, America Latina, Africa e Russia.