Categoria: GOSSIP

Mercedes vende un’auto per 135 milioni di euro: è la più costosa di sempre

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Una Mercedes 300 Slr Uhlenhaut Coup è diventata l’auto più costosa di sempre. La vettura è stata battuta da Sotheby’s per la cifra record di 135 milioni di euro, superando il primato della Ferrari 250 Gt, venduta per 45 milioni di euro nel 2018.

L’asta segreta si è tenuta presso una sala privata del museo Mercedes di Stoccarda, alla presenza di 15 persone. L’acquirente, un famoso collezionista che ha preferito rimanere anonimo, si è assicurato una delle due unità disponibili. La seconda rimarrà nelle mani della casa automobilistica e verrà esposta in una sala del museo.

Per l’occasione, Mercedes ha preteso il rispetto di alcuni criteri. Nello specifico, si è voluta assicurare la massima cura della vettura da parte dell’acquirente, il divieto di vendita terzi e la messa a disposizione dell’auto in occasione di eventi e manifestazioni del settore. “La Uhlenhaut Coupé è una pietra miliare dello sviluppo delle auto sportive e uno degli importanti capisaldi storici del nostro marchio”, ha spiegato Ola Källenius, presidente del consiglio di amministrazione Mercedes. Il ricavato della vendita dell’auto sarà utilizzato per un programma di borse di studio Mercedes-Benz Fund.

Mercedes Benz 300 Slr Uhlenhaut Coupe
Foto Wikimedia Commons

La sua denominazione deriva dal capo reparto collaudi della Mercedes, Rudolf Uhlenhaut, che decise di utilizzarla come vettura aziendale. Considerata un capolavoro di ingegneria e tecnologia, si tratta di un’auto da corsa omologata per la strada. Progettata sulla base della Mercedes monoposto da Formula 1, era dotata di un motore a otto cilindri da 2.982 cc, in grado di erogare 310 CV per una velocità di oltre 300 km/h.

La vettura è stata guidata da Juan Manuel Fangio, Stirling Moss e Karl Kling per vincere le principali corse su strada del 1955, come il Tourist Trophy e il Gran Premio di Svezia. In quella stagione Moss riuscì a battere anche il record alla Mille Miglia, un’impresa considerata da molti come uno dei più grandi successi nella storia dell’automobilismo.

Recensita dalla stampa d’epoca, l’auto passava da 0 a 160 km/h in 6,9 secondi. “Averla guidata ha superato tutte le precedenti esperienze di 20 anni di test drive sulle più belle auto del mondo, e non mi aspetto di trovarne una uguale per molto tempo a venire”, scrisse il giornalista di Autocar Gordon Wilkins nel 1957. Una previsione quanto mai azzeccata.

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Nuove professioni, aiutanti virtuali, formazione potenziata: come si lavorerà nel metaverso

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Il mondo del lavoro è in evoluzione e la tecnologia diventerà sempre più imprescindibile per ogni figura professionale. Il tanto discusso metaverso, quindi, offrirà nuove opportunità alle organizzazioni in termini di formazione, collaborazione e supporto per aziende e dipendenti. Oltre a contribuire alla nascita di nuove professioni.

Ma in che modo possono nascere esperienze più avvolgenti nel metaverso? “Per esempio, si può sfruttare il metaverso per creare stand virtuali in cui, tramite dispositivi di realtà virtuale, gli avatar di senior e junior si incontrano nel primo mese di lavoro”, spiega Daniele Bacchi, cofondatore di Reverse, azienda di headhunting e consulenza hr. “O ancora, per creare luoghi di incontro dove svolgere attività di lavoro e di svago – penso ad aree wellness virtuali, ristoranti in riva all’oceano -, che alimentino la coesione del team, magari tra persone anche molto lontane tra loro. Le possibilità sono infinite. L’importante è farsi trovare preparati, concretamente e psicologicamente”.

Il nuovo mondo virtuale, infatti, avrebbe le potenzialità per rimodellare il mondo del lavoro. Gli esperti di Reverse hanno individuato, in particolari, quattro vettori della trasformazione.

Nuove forme di collaborazione

Sarebbero utili per migliorare il lavoro di team e le riunioni. Esistono già applicazioni che permettono di ospitare meeting ed estendono la modalità 2D a cui ci siamo abituati su Zoom, Google Meet e Teams. Si possono personalizzare le sale riunioni virtuali con colori, logo, scenografia. Si costruisce il proprio avatar, con la fisionomia preferita, si infila l’Oculus e ci si immerge nella riunione. Gli altri possono partecipare anche nella “vecchia” modalità 2D.

Gli aiutanti virtuali

Sono i pronipoti dei chatbot. Nel mondo 2D questi assumono le sembianze di fumetti in basso a destra sullo schermo. Nel metaverso, invece, l’intelligenza artificiale assume sembianze umane. Si pensi a quando si gioca “contro il computer” in videogiochi sportivi o di guerra: già oggi è impossibile distinguere i personaggi guidati da umani e quelli pilotati da algoritmi.

La formazione “potenziata”

In un recente sondaggio condotto con Reverse, che ha messo a confronto hr director e collaboratori sul lavoro liquido, è emerso che quello della formazione è un tema fondamentale. Bello il lavoro da remoto, ci dicono sia lavoratori che aziende, ma si perde molto in formazione, trasmissione della cultura, esperienza. Tutti aspetti cruciali per si occupa di risorse umane. Il metaverso, invece, sembra essere un’opportunità.

Nuovi lavori e nuove competenze

Come internet, una ventina di anni fa, ha fatto nascere nuovi ruoli professionali – per esempio, i responsabili del marketing digitale, i consulenti per i social media e i professionisti della sicurezza informatica -, così anche il metaverso porterà molti nuovi ruoli che oggi, forse, non riusciamo neanche a immaginare. Sono già nate startup che vendono servizi per andare incontro ai nuovi bisogni. E, anche se non esiste ancora un metaverso che sia una fedele trasposizione del mondo reale, tutto fa pensare che alcuni lavori saranno possibili solo lì.

Imvu, ad esempio, è un social network basato su avatar con oltre sette milioni di utenti mensili. Già oggi conta migliaia di creator che creano e vendono prodotti virtuali utilizzabili solo nel metaverso: abiti firmati, arredamento, trucco, musica, adesivi e animali domestici. Il tutto genera sette milioni di dollari al mese di entrate. Poi ci sono i mesher: sviluppatori che progettano i modelli 3D di base che poi altri utenti possono personalizzare. Lo sviluppatore guadagna ogni volta che il suo prodotto base viene scelto e personalizzato. La piattaforma Decentraland, invece, sta creando agenti immobiliari virtuali, per permettere agli utenti di acquistare, vendere e costruire su appezzamenti di terreno virtuale, guadagnando denaro digitale chiamato Mana. Mentre noi ancora parliamo di aziende native digitali, stanno già nascendo imprese native del metaverso.

“Basta politiche anacronistiche e tecnologie obsolete”

“Le aziende devono evitare di farsi trovare impreparate come già avvenuto con la transizione al digitale”, dice ancora Bacchi. “Politiche anacronistiche e tecnologie obsolete non sono più accettabili. Nel metaverso l’approccio andrà ripensato: bisogna imparare dalle generazioni più giovani e studiare le loro abitudini, perché saranno i lavoratori di domani. Sarà fondamentale investire tempo nella sperimentazione ed esplorare liberi da qualsiasi pregiudizio”. 

Se i benefici di questa realtà possono essere numerosi, come la formazione da remoto o la possibilità di lavorare da qualsiasi posto del mondo, d’altra parte anche i rischi non sono pochi. L’utilizzo di tecnologie datate rischierebbe infatti di rendere il lavoro nel metaverso una brutta copia del lavoro da remoto, oppure di giustificare il timore di perdere il contatto umano. Le nuove tecnologie, invece, potrebbero essere addirittura un’opportunità per riavvicinare le persone.

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Bill Gates su Reddit: “Ecco perché non possiedo criptovalute”

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Il cofondatore di Microsoft, Bill Gates, non è un fan delle criptovalute.

Gates, ora la quarta persona più ricca al mondo, con un patrimonio netto di 125 miliardi di dollari, giovedì ha dichiarato su “Ask Me Anything” di Reddit che non possiede alcune criptovaluta. “Mi piace investire in asset che hanno un output misurabile. Il valore delle aziende si basa sulla loro capacità di realizzare ottimi prodotti. Il valore delle criptovalute, invece, è basato su un prezzo deciso da un’altra persona. Di conseguenza, non può essere assimilato ad altri investimenti”, ha sottolineato.

Inoltre, recentemente Bill Gates ha espresso scetticismo sui Bitcoin. A febbraio, in un’intervista con Bloomberg, il miliardario ha detto di essere preoccupato per tutte le persone comuni che vengono risucchiate dal vortice della ‘mania dei Bitcoin’. E probabilmente ha ragione. Con il crollo della stablecoin TerraUSD, che ha colpito anche altre valute digitali, la scorsa settimana, infatti, il mercato delle criptovalute ha dimostrato di essere in caduta libera. Questo mese, il Bitcoin è crollato del 27%, mentre Ethereum del 36%. “Se hai meno soldi di Elon, dovresti probabilmente stare attento”, ha detto a febbraio.

Durante l’Ask Me Anything, Bill Gates ha toccato diversi argomenti. Negando, ancora una volta, la folle teoria complottista secondo la quale starebbe monitorando gli spostamenti delle persone tramite microchip impiantati nelle loro teste con i vaccini. “Perché vorrei sapere dove si trovano o vanno le persone? Cosa farei con queste informazioni?”, ha ribadito.

Sul tema di un possibile incremento delle tasse per i miliardari, Gates, che in precedenza aveva sottolineato di essere favorevole a pagare di più, ha affermato che, se si decide di alzare ancora una volta la soglia, potrebbero aumentare gli evasori fiscali. “Fissare aliquote superiori al 60% spesso può portare a un tipo di evasione molto complessa, se il tuo sistema lo consente. È strano, infatti, avere un tasso di guadagno in conto capitale al di sotto del tasso di reddito ordinario. Una tassa di successione potrebbe superare leggermente il 60%: è incredibile come pochi paesi le abbiano”, ha affermato.

LEGGI ANCHE: “Fateci pagare più tasse”: chi sono i 102 milionari che chiedono un fisco più equo”

Dal momento che la sessione di domande e risposte si è svolta su Reddit, non sorprende che qualcuno gli abbia chiesto informazioni su GameStop, il titolo preferito del social network tra gli investitori retail. “Su Gamestop non ho mai avuto né una posizione corta, né una lunga”, ha detto Gates. Inoltre, non ci sono state domande sul suo short in Tesla. Decisione che ha fatto molto arrabbiare il ceo dell’azienda, Elon Musk, che ha addirittura deciso di ritirarsi dalla possibilità di dar vita a una partnership filantropica con lui.

Proprio in riferimento alle critiche pubbliche che gli ha rivolto Musk a inizio mese, Bill Gates ha detto che il suo short su Tesla “non ha nulla a che fare con il cambiamento climatico”, sottolineando che c’è una differenza tra scommettere contro un singolo produttore di auto elettriche e scommettere contro i veicoli elettrici in generale.

LEGGI ANCHE: “Elon Musk “perde” $12,4 miliardi per l’esclusione di Tesla dall’S&P500 Esg. E attacca la politica americana”

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Quanto costa il cambiamento climatico: nel 2021 danni record per uragani, inondazioni e siccità

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Combattere il surriscaldamento globale non è solo una questione ambientale. La lotta ai cambiamenti climatici e a tutto ciò che ne consegue in termini di siccità, uragani e inondazioni è, o dovrebbe essere, anche un obiettivo economico. I costi dei disastri naturali, infatti, sono enormi. Nel 2021, secondo le stime della compagnia di riassicurazione Munich Re, la cifra si è aggirata intorno ai 280 miliardi di dollari.

Nel suo report annuale la società tedesca ha calcolato a quanto ammontano i danni causati dalle varie forme di tragedie ambientali: dagli incendi agli uragani, fino alle piogge torrenziali. Danni che sono aumentati rispetto agli anni precedenti: nel 2020 erano stati pari a 210 miliardi di dollari,  nel 2019 a 166. Insomma, l’incremento è stato notevole e non ci sono segnali di rallentamento.

Va sottolineato, poi, che solo 120 dei 280 miliardi relativi al 2021 erano assicurati. In altre parole, la perdita secca per le collettività, le imprese e le famiglie ammonta a 160 miliardi. E questo al netto dei costi in termini di vite umane, ovviamente incalcolabili. Solo l’anno scorso, oltre 10mila persone sono morte a causa di calamità naturali.

I paesi più colpiti dal cambiamento climatico

A pagare il prezzo più alto sono stati gli Usa, dove il clima estremo – tipico soprattutto degli stati del Sud, vicini alle zone equatoriali – ha provocato danni per 145 miliardi di dollari. A incidere sulla cifra è stato soprattutto l’uragano Ida, che ha travolto la Louisiana meridionale tra agosto e settembre. I suoi danni sono stati pari a 65 miliardi di dollari, dei quali solo 36 assicurati. Anche nel caso degli Stati Uniti il trend è decisamente peggiorato rispetto agli anni precedenti: nel 2019 i danni ammontavano a 52 miliardi di dollari, per poi sfondare quota 100 miliardi nel 2020.

“È tempo di agire sui cambiamenti climatici, che giocano un ruolo sempre maggiore nelle perdite derivanti dai disastri (naturali, ndr)”, aveva dichiarato già a inizio 2021 Torsten Jeworrek, membro del consiglio di amministrazione di Munich Re. E in occasione della presentazione dell’ultimo report della compagnia assicurativa, a gennaio, a più di un anno di distanza, Jeworrek è tornato a sottolineare l’importanza della lotta. “Le immagini dei disastri naturali del 2021 sono inquietanti. La ricerca conferma che un clima estremo è diventato più probabile. Le società devono adattarsi con urgenza all’aumento dei rischi meteorologici e fare della protezione dal clima una priorità”.

Ma la battaglia per migliorare, o almeno ridurre, i danni dovuti ai disastri naturali passa anche attraverso adeguati incentivi economici. “Le assicurazioni svolgono il loro compito coprendo una porzione dei rischi e delle perdite”, ha aggiunto Jeworrek. “Applicando adeguati premi legati al rischio, si dà un prezzo ai pericoli naturali. Così si incoraggia un comportamento attento, per limitare le perdite”.

I danni in Europa

Sempre secondo le stime di Munich Re, in Europa i danni sono stati pari a 46 miliardi di euro lo scorso anno. Il Paese più colpito è stato di gran lunga la Germania, con 33 miliardi di perdite. A pesare sono state soprattutto le piogge torrenziali del luglio 2021 e le conseguenti inondazioni che hanno devastato, in particolare, la Germania occidentale, causando ingenti danni alle infrastrutture. L’alluvione, che ha spazzato via edifici e distrutto ponti, strade e ferrovie, ha provocato la morte di oltre 220 persone.

Sebbene in aumento rispetto agli anni scorsi, il numero delle polizze assicurative che coprono contro i disastri naturali è ancora basso. A livello globale, infatti, il 57% dei danni causati da calamità ambientali nel 2021 non era assicurato. Le persone coinvolte, di conseguenza, hanno dovuto affrontare direttamente le perdite o affidarsi agli aiuti messi in campo dagli stati o dalle associazioni non governative. E se nei paesi industrializzati l’attenzione verso i temi ambientali ha portato a un maggiore ricorso a strumenti assicurativi, in quelli più poveri il 90% degli eventi catastrofici è ancora privo di qualsiasi forma di protezione finanziaria.

Cambiamento climatico ed eventi catastrofici

Nelle nazioni avanzate, prosegue la nota di Munich Re, “la proporzione delle perdite assicurate dipende dal tipo particolare di pericolo naturale. Per esempio, negli Usa e in Europa la densità assicurativa (cioè la percentuale di eventi assicurati rispetto al totale, ndr) è molto più bassa per le inondazioni che per le tempeste”. Secondo Ernst Rauch, direttore del dipartimento clima di Munich Re, “una maggiore densità assicurativa può aiutare le persone e i Paesi ad affrontare meglio le conseguenze finanziarie di un disastro e a ritornare a una vita normale”. Nel 2021, il valore dei beni coperti da eventi naturali estremi era di 120 miliardi di dollari. Una quota nettamente maggiore rispetto al 2019 e al 2020, quando erano state emesse polizze per 57 e 82 miliardi, rispettivamente.

“Le statistiche del 2021 sui disastri naturali sono impressionanti. Alcuni tipi di eventi catastrofici, a causa dei cambiamenti climatici, diventeranno più frequenti e più gravi”, ha spiegato Rauch. “Penso alle forti bufere negli Stati Uniti o alle pesanti piogge seguite da inondazioni in Europa”. Per quanto riguarda gli uragani, il legame con il cambiamento climatico, secondo la maggioranza degli scienziati, è fuori discussione. Mentre le alluvioni saranno sempre più frequenti in futuro. “Sebbene una calamità non possa essere attribuita automaticamente al cambiamento climatico”, ha concluso Rauch, “le analisi sui fenomeni avvenuti nel corso dei decenni forniscono indicazioni convincenti della connessione con il surriscaldamento dell’atmosfera e degli oceani”.

L’articolo Quanto costa il cambiamento climatico: nel 2021 danni record per uragani, inondazioni e siccità è tratto da Forbes Italia.

Lanciato Starliner, il taxi spaziale di Boeing: si alternerà con il Crew Dragon di SpaceX

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Una navicella spaziale Boeing Starliner senza equipaggio ha raggiunto l’orbita terrestre giovedì sera ed è ora in rotta verso la Stazione Spaziale Internazionale. Questo potrebbe diventare il primo lancio di prova di successo della capsula, dopo un tentativo fallito nel 2019. Si tratterebbe di un passo importante per Boeing e Nasa nel percorso che porterebbe all’utilizzo dello Starliner per missioni con equipaggio.

Aspetti principali

  • Il Boeing Starliner è decollato con successo alle 18.54 dallo Space Force Station di Cape Canaveral. Il razzo Atlas V, che trasportava la navicella spaziale Starliner all’altitudine di 181 km, ha sganciato la navicella, che ha poi raggiunto l’orbita stabile utilizzando il sistema di propulsione di bordo. Nel 2019 Starliner aveva fallito questo test.
  • Secondo quanto dichiarato da Boeing, la navicella spaziale dovrebbe raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale (Iss) venerdì intorno alle 19.10 e testerà i suoi sistemi di attracco lungo la strada, prima di dirigersi nuovamente verso la Terra e atterrare.
  • Lo Starliner sta trasportando circa 360 chili di carico verso la Iss, con un manichino di prova chiamato Rosie the Rocketeer.

Da considerare

Secondo le parole di Mark Nappi di Boeing, riportate dalla Cnbc, lo Starliner potrebbe essere pronto per il suo primo volo di prova con equipaggio entro la fine dell’anno.

Sullo sfondo

Nel 2014 la Nasa ha stipulato un contratto da 4,2 miliardi di dollari con Boeing per trasportare i suoi astronauti verso la Stazione Spaziale Internazionale. L’agenzia ha cercato di tornare a utilizzare veicoli spaziali di costruzione americana dopo aver ritirato lo space shuttle e aver esternalizzato le sue missioni con equipaggio in Russia. La Nasa voleva utilizzare i veicoli americani per trasportare gli astronauti già nel 2017. Il programma di Boeing ha subito rallentamenti a causa di battute d’arresto tecniche.

Nel dicembre 2019 un test è andato storto dopo che lo Starliner si è separato dal suo razzo ma non è riuscito a puntare verso l’orbita corretta, a causa di un malfunzionamento dei sistemi interni. Nell’agosto 2021 un test è stato annullato prima del decollo dopo che il personale ha scoperto un problema con la valvola. Secondo quanto riferito, dal test fallito del 2019 Boeing ha speso 595 milioni di dollari per il programma Starliner.

A margine

Nel 2014, la Nasa ha anche sottoscritto un contratto per un veicolo spaziale con equipaggio con SpaceX, la società di Elon Musk. Dopo aver affrontato delle difficoltà nei test, SpaceX ha lanciato la sua prima missione con equipaggio verso la Stazione Spaziale Internazionale nel maggio 2020 e da allora la sua navicella spaziale Crew Dragon è stata utilizzata per quattro missioni operative dalla Nasa.

L’articolo Lanciato Starliner, il taxi spaziale di Boeing: si alternerà con il Crew Dragon di SpaceX è tratto da Forbes Italia.

Dalla ristorazione al real estate, Andrea Maurizio Gilardoni propone la prima area di servizio per il settore immobiliare

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Brandvoice tratto dal numero di aprile 2022 di Forbes Italia. Abbonati!

Quando ci si sposta, trovare una stazione di servizio capace di soddisfare tutte le nostre necessità è di estrema importanza per la qualità e la velocità del nostro viaggio. Abbiamo bisogno di carburante, magari di cambiare l’olio, di qualcuno che dia una pulitina al vetro. Se ci fosse anche un’officina, non sarebbe male. Ci vuole poi un punto di ristoro: se tutti questi servizi non fossero insieme, quale fatica dovrebbe fare il viaggiatore per soddisfare le sue esigenze? L’ecosistema aziendale di Andrea Maurizio Gilardoni può essere paragonato a un’area di servizio per gli addetti al settore immobiliare, ma con elementi in più. Permette infatti non solo di fare il carburante, ma persino di generarlo.

Fuori dalla metafora, la molla che ha dato l’avvio alla sua storia aziendale è la consapevolezza. Andrea si accorge infatti che lavorare al ristorante, anche se è quello del padre, non è la vita che desidera: troppo il tempo passato in sala e poca, di conseguenza, la vita da vivere. “Alla mia famiglia restavano solo le briciole, ma l’aver capito che quella del ristoratore non era la mia identità mi ha dato la spinta definitiva”, ricorda Gilardoni, che nel 2005, a 28 anni, decide di reinventarsi prima come imprenditore e poi come formatore.

La svolta arriva nel 2006

Di fronte all’esigenza di un cambiamento radicale, non si scoraggia. Va in cerca di un’attività che gli permetta di avere molto tempo libero, senza tuttavia rinunciare al benessere finanziario. Nel 2006 incontra Lucia Lozancic e la sua vita prende un’accelerazione verso l’alto: nel 2007, l’anno in cui nasce la prima figlia, la coppia decide di entrare nel settore immobiliare, in cui Lucia ha già una certa esperienza. I due procedono a passi da gigante e già nel 2012 fanno il loro primo salto di qualità creando società immobiliare specializzata in npl (non performing loans, i cosiddetti crediti deteriorati).

Il mercato offre molte opportunità e bisogna essere in molti a coglierle. Andrea crea dunque Guadagnare con le case, un percorso di formazione giunto ormai alla 17esima edizione che ha raccolto più di 15mila iscritti.
Ormai sono in tanti ad avere ricevuto l’imprinting della scuola di Andrea, che pensa allora di offrire a questa rete di imprenditori, attivi in tutto il Paese, una qualifica professionale distintiva e un luogo di appartenenza: nel 2017 nasce così Case Italia. Le pratiche portate dai suoi operatori sono in costante aumento. Ecco allora che prende vita il Middle Office, un centro servizi specializzato in compravendite, trattative immobiliari, npl e risoluzione del debito.

La nascita della Gilardoni Corporate

Nel 2019 nasce la Gilardoni Corporate, un’evoluzione della società immobiliare specializzata in compravendita e riqualificazione di immobili. Bisogna però accelerare il processo. Andrea si rende conto che molti bravi professionisti sono frenati dalla mancanza di capitale e, per dimostrare che i soldi non sono mai un problema, vara la piattaforma di Rendimento Etico, una piazza virtuale in cui piccoli e grandi risparmiatori incontrano imprenditori immobiliari che richiedono un finanziamento per operazioni etiche e profittevoli. In questo incontro win win, i risparmiatori guadagnano un interesse a chiusura dell’operazione, mentre gli operatori dispongono di un finanziamento veloce.

Secondo l’Osservatorio sul Crowdfunding della School of Management del Politecnico di Milano, nei suoi primi due anni di vita Rendimento Etico è stata la piattaforma italiana di crowdfunding immobiliare che ha erogato più finanziamenti per opportunità: oltre 45 milioni di euro.
“Le nostre attività partono dal presupposto che l’impresa deve essere sempre motivata da un forte fine etico”, dice Gilardoni. “Credo che questa prerogativa non debba appartenere soltanto ai sistemi filantropici: anche un sistema economico che punta al profitto può scegliere di appianare le storture e di fornire un forte contributo per risolvere situazioni difficili. Rendimento Etico e Case Italia ne sono esempi: si tratta di aziende che realizzano profitti con le compravendite immobiliari e, al contempo, aiutano famiglie che rischiano di rimanere fortemente indebitate anche dopo aver perso la casa all’asta a risolvere la situazione nel modo migliore possibile”.

Un ecosistema al completo

L’ultimo tassello di questo ecosistema è Klak, primo human instant buyer italiano, nato lo scorso anno per semplificare la vendita degli immobili sul territorio nazionale. Klak fa incontrare persone che vogliono vendere casa in maniera veloce, gratuita e tecnologica con imprenditori disposti a comprare case in tutto il Paese. In mezzo c’è l’intelligenza artificiale, ovvero un algoritmo in grado di valutare una proprietà in maniera accurata sulla base di pochi dati forniti dall’utente.

Il cerchio, a questo punto, è chiuso: l’area di servizio è al completo. Ma può essere migliorata. Per questo, ad aprile 2022, uscirà Guadagnare con la mente, un libro che spiega come, se si vuole crescere e migliorare, sia necessario partire da un lavoro su se stessi. “Nell’arco di sedici anni, partendo da zero, siamo riusciti a mettere insieme un ecosistema che ha rivoluzionato il mercato immobiliare italiano”, afferma Gilardoni. “Abbiamo creato strumenti e servizi che semplificano la compravendita immobiliare e un network in grado di accelerare il business delle imprese che entrano a farne parte. E non dimentichiamoci che l’impresa della nuova era non ruba la vita all’imprenditore, ma gliela regala”. Il noi di Andrea non è un pluralis maiestatis ma un vero e proprio plurale: al suo fianco c’è infatti la presenza costante e attiva di Lucia, che è a capo delle varie strutture.

La flessibilità nel modo di operare, unita all’attenzione, alla sostenibilità e al rigore etico, ha portato centinaia di persone a cambiare la propria vita e decine e decine di aziende ad accelerare il loro business. In questo ecosistema modello, anche l’informazione ha una sua area dedicata e organizzata. E per accedervi basta fare un click su www.andreamauriziogilardoni.it.

L’articolo Dalla ristorazione al real estate, Andrea Maurizio Gilardoni propone la prima area di servizio per il settore immobiliare è tratto da Forbes Italia.

Quando la formazione classica diventa la chiave per raccontare il mondo delle startup e delle pmi innovative

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Articolo tratto dal numero di maggio 2022 di Forbes Italia. Abbonati!

Una formazione classica come base per affrontare i temi del tech e dell’innovazione. È con queste peculiarità che Bianca Maria Sacchetti, fondatrice di StudioB, realtà specializzata in ufficio stampa e strategie di comunicazione, si è fatta strada, usando come punto di partenza la sua origine umanistica che le ha trasmesso creatività, metodo e versatilità.

“StudioB nasce a Roma nel 2018”, racconta Sacchetti, “dopo esperienze maturate in grandi agenzie di marketing e comunicazione. Lì ho capito che questo mestiere era davvero fatto per me e ho quindi deciso di intraprendere una nuova avventura professionale. Ho mantenuti i rapporti che mi ero creata, specie con i miei maestri, ma avevo l’esigenza di essere autonoma”.

Il percorso di Sacchetti è ricco di sfaccettature. Queste esperienze hanno contribuito a darle sicurezza e ad acquisire una prassi di lavoro che le ha permesso di trattare le più variegate realtà imprenditoriali, economiche, associative, culturali e, soprattutto, legate alla sfera dell’innovazione.

Laureata in Lettere classiche all’Università degli studi di Firenze, Bianca Maria è nel mondo della comunicazione dal 2010. Collaboratrice de Il Foglio, conduttrice e autrice del programma televisivo di Sky Classica dal titolo Le Note di Bianca (un format itinerante ideato con Piero Maranghi e consistente nel racconto di aneddoti legati alla storia della musica classica), ha curato la comunicazione per diverse case editrici, fra le quali Treves Editore, aziende e multinazionali, festival e manifestazioni come il G7 Ambiente All for the Green.

Ma la svolta vera è avvenuta con il passaggio al mondo delle startup, delle pmi innovative e dei progetti tech e digitali. “Tutto il mio bagaglio accademico e professionale mi ha aiutato ad affrontare ciò di cui mi occupo ora in ogni possibile declinazione e senza mai porre limiti ad accostamenti, parallelismi e chiavi di lettura e notiziabilità. Lavorare nel mondo della televisione ha poi acuito la mia passione per la narrazione. Storie di persone, in particolare, e dei loro sogni, di cui, in fin dei conti, mi sto occupando ancora oggi”.

Dal 2018, infatti, Bianca Maria con StudioB è specializzata nel campo dell’innovazione. Ha curato l’ufficio stampa di svariate edizioni di Maker Faire Rome e seguito varie realtà, tra cui quella di Starting Finance e Ventive insieme a molti altri progetti afferenti alla sfera Nft, criptovalute e tech. Il suo team è composto principalmente da donne e con Benedetta Di Lelio è avvenuto il vero salto aziendale. “Mi trovo bene a lavorare con l’universo femminile, perché nelle colleghe rintraccio spesso una forte sintonia nel modo di affrontare le criticità e di narrare le storie e le aspirazioni dei clienti”.

Nel futuro vuole continuare a seguire startup e pmi innovative. “Vedere nascere queste realtà e aiutarle a emergere è davvero emozionante, sento di contribuire al progresso e al posizionamento di tanti giovani con idee geniali”. I suoi piani sono legati anche a due personalità con cui si è trovata a collaborare in momenti diversi della sua vita professionale. “Vorrei senza dubbio continuare la mia collaborazione con Gian Luca Comandini, una figura visionaria nel panorama dell’innovazione. Mi piacerebbe, inoltre, tornare ad affrontare nuove sfide con Piero Maranghi, con cui ho lavorato per Sky Classica, perché lo ritengo tra i più preparati e audaci in ambito culturale e perché gli sarò sempre grata per avermi dato così tanta fiducia iniziale”.

L’articolo Quando la formazione classica diventa la chiave per raccontare il mondo delle startup e delle pmi innovative è tratto da Forbes Italia.

Il ritorno delle Big Oil: Shell è la società più grande d’Europa secondo la Forbes Global 2000

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Il gigante del petrolio e dell’energia Royal Dutch Shell ha riconquistato il primo posto della Forbes Global 2000 per quanto riguarda le società europee, spingendo il colosso automobilistico tedesco Volkswagen AG al secondo posto.

Il colosso anglo-olandese con sede a Londra, con il suo caratteristico marchio giallo e rosso noto per essere presente nelle aree di rifornimento d’Europa, quest’anno ha un valore di 211 miliardi di dollari. Si tratta di un aumento di quasi il 40% nel corso dell’anno che ha portato il valore di Shell a raddoppiare quello della Volkswagen AG, seconda classificata.

A maggio, Shell ha avuto i profitti trimestrali più alti mai registrati per i primi tre mesi del 2022: 9,13 miliardi di dollari. Tutto ciò è avvenuto a seguito di un forte aumento dei prezzi del petrolio ulteriormente accentuato dall’invasione russa dell’Ucraina a febbraio e dal regime di sanzioni punitive imposto in seguito alla Russia. Dopo essere scesa al 324° posto nell’elenco delle 2000 società quotate nel 2021, Shell si è scrollata di dosso la sua crisi da pandemia ed è tornata al 16° posto a livello globale nel 2022.

La crisi del settore automobilistico

Al secondo posto in Europa, Volkswagen AG, il famoso colosso automobilistico tedesco che produce alcuni dei nomi più noti dell’automobilismo mondiale – Porsche, Audi, Lamborghini, Bentley – che ha perso oltre 60 miliardi di dollari di valore negli ultimi 12 mesi. Case automobilistiche come Volkswagen hanno tagliato la produzione a causa di una grave carenza globale di chip e delle continue ricadute dello scandalo sulle emissioni diesel, che ha fatto scendere il prezzo delle azioni di circa il 30% da quando è stato pubblicato il listino dello scorso anno.

Il terzo in classifica è Total SA. Un altro gigante europeo del petrolio e del gas, Total è cresciuto insieme a Shell per le stesse ragioni. La società, al 344° posto dell’anno scorso nel Global 2000 di Forbes, quest’anno è balzata nella top 30 (29° posto globale). I successivi in classifica non hanno a che fare con il petrolio e sono il colosso assicurativo tedesco Allianz e la più grande banca britannica HSBC.

Le 10 europee più grandi

Dal 2003, la classifica Forbes Global 2000 ha misurato le più grandi società pubbliche del mondo in termini di quattro parametri equamente ponderati: asset, valore di mercato, vendite e profitti. Quest’anno l’elenco viene compilato utilizzando i dati di FactSet Research e il nostro calcolo del valore di mercato si basa sui prezzi di chiusura del 22 aprile 2022. Tutti i dati sono consolidati e in dollari.

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Le 10 società europee più ricche nella Forbes Global 2000

In termini di potenze e geografia, le tre economie dominanti d’Europa – Germania, Francia e Regno Unito – si spartiscono così il numero di aziende: la Germania ha 52 società nella classifica; La Francia ne ha 54; il Regno Unito ne ha 57. L’Italia conta invece 26 società.

Se la classifica dell’anno scorso è stata segnata dalla pandemia di coronavirus e dai cambiamenti nell’ambiente imprenditoriale, quest’anno a cambiare gli equilibri è stato il prezzo del petrolio sulla scia dell’invasione russa dell’Ucraina.

Salgono anche le compagnie petrolifere russe

Mentre i miliardari russi hanno perso una percentuale significativa della loro ricchezza dall’invasione dell’Ucraina a febbraio, i giganti del petrolio e del gas russi stanno affrontando meglio la tempesta.

Il gigante russo Gazprom ha infatti scalato la classifica di oltre 300 posizioni ed è ora tornato tra i primi 50 (49). Rosneft rimane nella top 100 e LukOil sale di oltre 300 posizioni nella lista.

Il colosso petrolifero al primo posto al mondo è fuori portata per la concorrenza. La Saudi Arabian Oil Company (Saudi Aramco) infatti è ora terza nella lista di Forbes Global 2000 con un valore di duemila miliardi di dollari.

L’articolo Il ritorno delle Big Oil: Shell è la società più grande d’Europa secondo la Forbes Global 2000 è tratto da Forbes Italia.

Un’economia scolpita nella roccia: così l’Alto Adige ha trasformato l’amore per la montagna in un business fiorente

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Articolo tratto dal numero di maggio 2022 di Forbes Italia. Abbonati!

Solo il 14% della superficie dell’Alto Adige si sviluppa sotto i mille metri di altitudine. È qui che si concentrano le 56mila aziende del territorio. Un tessuto imprenditoriale costituito per la maggior parte da Pmi, vere e proprie multinazionali tascabili. Tutte accomunate dall’amore per le vette, da cui traggono ispirazione per il loro business

Un’economia scolpita nella roccia. Sbocciata fra cime monumentali, o meglio, proprio in virtù di quelle guglie e pinnacoli che hanno nome Dolomiti. Siamo in Alto Adige, area che in un secolo ha cambiato pelle e nazionalità (italiana dal 1919) riuscendo però a rimanere sempre sè stessa. Dopo l’addio all’impero austro-ungarico, ha conosciuto l’industrializzazione forzata degli anni Trenta e il crollo del decennio successivo che la sprofondò tra le province più povere d’Italia.

Poi la risalita fino al decollo economico degli anni Settanta che ebbe nel turismo il suo vettore e nel riconoscimento dello statuto di autonomia una potente leva. Perché autonomia vuol dire agevolazioni fiscali, velocità, snellezza delle procedure anche in termini di incentivi all’innovazione. Altri punti di forza di questo territorio, il bilinguismo, e pure trilinguismo se si aggiunge il ladino, quindi l’abbraccio della cultura latina con la lingua germanica.

Le 56mila aziende del territorio

Soltanto il 14% della superficie altoatesina si sviluppa sotto i mille metri di altitudine, ed è lì che si concentrano le 56mila aziende per il 28,9% attive nell’agricoltura, il 20% nei servizi, il 13,6% nella ristorazione e hotellerie, il 13,5% nel commercio, il 12,3% nelle costruzioni, il 6,6% nel comparto manifatturiero e 2,5% in ambiente (dati Ire). Percentuali che si rovesciano quando si va a misurare il valore aggiunto generato dai singoli settori per cui l’agricoltura contribuisce solo per il 4,8%, mentre impattano in grande misura i servizi privati (27%) e il settore pubblico, istruzione, sanità (18%), quindi commercio (15%), manifattura (11,9%), ristorazione e hotellerie (11,4%), costruzioni (5,8%), energia e ambiente (5,2%).

Il 13% delle aziende conta più di 250 dipendenti, per il resto il tessuto imprenditoriale è costituito da Pmi. Delle 3.740 aziende manifatturiere ben 1.003 orbitano nel mondo del legno, 603 nel settore dei metalli, 343 nell’alimentare. Al di là dei numeri, il tratto identitario dell’imprenditoria altoatesina sta nell’incredibile concentrazione di multinazionali tascabili, aziende perlopiù di medie dimensioni però leader di settore: hanno scovato i mercati di nicchia concentrandovi saperi e energie.

La montagna come maestra di vita

Qui dalla montagna non si scappa. Anzi, è maestra e dà lezioni di vita. “È eterna e maestosa, la guardi e rifletti su quanto siamo piccoli al suo cospetto. Quelle cime insegnano l’umiltà”, spiega Heiner Oberrauch, presidente di Assoimprenditori Alto Adige, fondatore e presidente di Oberalp, un circuito di sei marchi che stanno riscrivendo la storia della montagna attraverso la rinnovata attrezzatura per sci alpinismo: Dynafit, l’abbigliamento per montagna Salewa, le pelli Pomoca, quindi Evolv, Wild Country, LaMunt.

Oberrauch incarna la peculiarità dell’imprenditoria sudtirolese, modellata sullo stile di vita del territorio che vuol dunque dire operatività precisa e senza risparmio dal lunedì al venerdì, sport e svago nei fine settimana. “In Oberlap abbiamo 15 persone impegnate nella ricerca e sviluppo. Però anch’io do un mio contributo. Quando nel fine settimana faccio alpinismo o trekking libero la mente e rifletto. E il lunedì torno sempre in ufficio con qualche idea nuova. Nel Sud Tirolo sono gli stessi imprenditori a collaudare personalmente i propri prodotti perché spesso nascono proprio per soddisfare le esigenze del territorio”, spiega Oberrauch nell’edificio Salewa, struttura fatta di volumi che dialogano con le montagne, articolato in piastre e torri, a zero emissioni, completamente sostenibile e produttrice autonoma di energia.

Le multinazionali tascabili dell’Alto Adige

In tema di multinazionali tascabili, la mente va alla Microtec di Bressanone, numero uno per i sistemi di scansione per le segherie e l’industria della lavorazione del legno. Ha introdotto l’ultima tecnologia in fatto di misurazione in 3D del legno, per esempio telecamere stereoscopiche riescono a misurare il volume dei tronchi caricati su un autocarro mentre è in movimento, consentendo così la determinazione immediata e precisa del volume caricato. Con un tomografo computerizzato il tronco è ricostruito digitalmente ottimizzandone il taglio.

A fondarla Federico Giudiceandrea, ingegnere elettronico, che da studente aveva un sogno: lavorare nella Durst, allora attiva – a Bressanone – nel mondo delle macchine fotografiche. Poi l’azienda andò in crisi per l’avvento del colore, ma proprio dalle sue ceneri nacquero plurime fenici specializzate nel campo della visione. Oggi in tutto sono sette (Durst Group, TTControl, Microtec, Alupress, Microgate, Mpd, Barbieri Electronics), riunite nel consorzio di Bressanone Covision Lab, sotto la guida di Franz Tschimben.

CovisionLab è nato nel 2019, “da tempo era nell’aria l’idea di un centro di ricerca e sviluppo. Il mio ingresso in azienda ha accelerato il processo. I fondatori hanno identificato due settori comuni di investimento: computer vision e machine learning. A dire il vero, i sette imprenditori già lavoravano su questi fronti, ma in autonomia. Covision Lab è nata dalla consapevolezza che tutti avrebbero tratto vantaggi dall’aggregarsi nel nome di una ricerca condivisa, con operazioni di open innovation”, spiega Tschimben.

Tecnologia e innovazione sul territorio

Questo centro di innovazione dialoga con il più ampio Noi Techpark, il parco dell’innovazione altoatesina avviato nel 2017 grazie a un investimento da 124 milioni di euro (tutti fondi pubblici). Accorpa 70 enti fra aziende, startup, istituti di ricerca e università, il quartiere cresce al punto che “nel 2024 contiamo di ospitare 1.500 persone, 600 in più rispetto alle attuali. Aggiungeremo la facoltà di robotica e intelligenza artificiale” spiega il ceo Ulrich Stofner.

In questo distretto si fa trasferimento tecnologico creando un ponte fra ricerca e impresa. Accade anzitutto in quattro aree strategiche: alimentare, digitale, automotive, verde. Che vuol dire sviluppo della mobilità sostenibile, robotica, agroautomazione, intelligenza artificiale. Altro pilastro è la tecnologia verde, si va dalle tecnologie legate all’acqua a quelle per l’efficientamento energetico. Qui entra in campo Inewa, una Esco (Energy service company) che, in quanto tale, è attiva nel sostenere la transizione energetica. Lanciata da Nikolaus Widmann due anni fa, Inewa ha realizzato oltre 70 progetti, ha 30 impianti di proprietà, un portfolio di oltre 250 clienti attivi per un valore contrattualizzato della produzione di oltre 100 milioni di euro.

“Un Sud Tirolo sempre più sostenibile”

“Io mi batto per un Sud Tirolo sempre più sostenibile”, dice Oberrauch. “Dobbiamo lavorare tutti nella stessa direzione. Tra l’altro abbiamo il vantaggio che tante aziende operative nella sostenibilità sono proprio nella nostra area, penso a Intercable (Brunico), specializzata nella componentistica per auto e strumenti per la motricità elettrica. Stesso discorso per Alpitronic che produce colonnine di ricarica veloce per veicoli elettrici. La lista prosegue”.

Chiudiamo ricordando un altro elemento di forza di questa provincia del Nord Est: l’amore sconfinato, che si traduce in difesa e tutela, del proprio territorio. Qui la montagna non si è spopolata, è ricca e non solo per via della vocazione turistica. I pendii sono disseminati di masi, le tipiche case in legno e pietra dei contadini di alta quota, con annesse stalle e fienili. Contadini attivi e che dunque danno linfa alle vallate, lo testimoniano i prati: puri giardini. Il lusso del praticare l’agricoltura in montagna lo si deve al fatto che spesso i contadini lavorano anche nelle aziende delle vallate disposte a offrire la flessibilità dell’orario per consentire ai dipendenti di condurre le operazioni legate alla gestione di un maso. Una manovalanza eccellente che non si è voluta disperdere.

Le vette del successo

AZIENDE EMERGENTI


• Inewa
Aiuta le aziende a ridurre le emissioni e i consumi di energia per realizzare la propria transizione energetica. Inewa accompagna il cliente dalla fattibilità alla gestione con soluzioni integrate e su misura, finanziando i progetti. Concentra le sue attività su due soluzioni chiave per la decarbonizzazione: efficienza energetica per ridurre i consumi e generazione di energia verde, in particolare fotovoltaico e bioenergie, per aiutare i clienti a coprire i consumi rimanenti con un approvvigionamento stabile di energia pulita.

• Lenet Group
Nato recentemente come evoluzione della Thun Spa (gli iconici angioletti) integra retail, e-commerce, marketplace, logistica e piattaforme digitali in una sinergia innovativa fra b2b e b2c. Sotto l’ombrello Lenet si stanno aggregando marchi come Luxpets, Thun, Teddy friends, La Porcellana bianca, Rituali domestici, Rose e tulipani, Domino e la società tecnologica Connecthub logistics & digital.

• Iprona
È tra le aziende emergenti nel settore della lavorazione, trasformazione e commercializzazione di frutta. La gamma di prodotti spazia da concentrati di bacche, agrumi e frutti tropicali a infusi e coloranti alimentari, passando per estratti polifenolici funzionali e basi per bevande su misura.

• ITbyCLoud
Sviluppa soluzioni IT industriali da più di dieci anni, con focus sull’industria alimentare e delle bevande. Supporta i clienti nella realizzazione di progetti IT e nella costruzione di Digital Twins, sviluppa software per tracciare l’intera catena del valore dei prodotti. Un sigillo di qualità digitale garantisce sostenibilità e provenienza locale.

• Mountain-eering
Mountain-eering offre servizi nel campo dell’analisi, modellazione, previsione e mitigazione dei rischi naturali. Esegue poi analisi idrologiche di aree montane, misure ambientali (rilievi topografici finalizzati alla misurazione dei fiumi e delle strutture di mitigazione e misure idriche nei fiumi e nel suolo)..

AZIENDE LEADER DI SETTORE

• Gruppo Hti
Con 90 ingegneri e tecnici impegnati in attività di R&S al NOI Techpark, il gruppo di Vipiteno Hti (High Technology Industries) è leader mondiale nel settore degli impianti a fune (Leitner), protagonista per battipista e veicoli cingolati (Prinoth), impianti di innevamento (Demaclenko) ed energia eolica (Leitwind). Ha investito negli ultimi due anni oltre 50 milioni in R&S e tra le innovazioni prodotte brilla ConnX, il primo sistema di mobilità integrato in cui la funivia diventa un minibus con le ruote. E ancora, Leitwolf h2Motion, il primo battipista al mondo con motore elettrico alimentato a idrogeno.

• Microtec
Di Bressanone, ma con filiali in Usa, Svezia, Germania, Finlandia e Canada, è leader mondiale nella produzione di scanner per il legno. Ha messo in campo una serie di innovazioni che hanno rivoluzionato il sistema di misurazione del legno. Le stesse tecnologie utilizzate nel mercato del legname, ovvero scanner a raggi X e a risonanza magnetica nucleare, stanno per essere introdotte da Microtec anche nel mercato della frutta.

• Rubner Haus
Con i 25mila edifici costruiti fino ad oggi, è l’unica azienda europea capace di offrire tre differenti soluzioni costruttive: Blockhaus per case in legno massiccio, Telaio, sistema costruttivo ad intelaiatura di legno, Casablanca per case in legno massiccio intonacato. Il Gruppo ha il suo quartier generale a Chienes, in Val Pusteria, impiega 1.400 persone con stabilimenti in Italia, Austria, Germania e Francia.

• Loacker
Ai celebri wafer e cioccolati Loacker ora sta per aggiungersi una gamma di gelati. Ogni giorno dall’azienda vengono lavorate cinque tonnellate di nocciole tostate. Nel 2021 sono stati fabbricati complessivamente 966 milioni di pezzi, il 30% dei quali per il mercato italiano, il resto per quelli esteri. La sede principale è ad Auna di Sotto, a 1000 metri di altezza, con vista del Monte Sciliar la cui silhouette è l’anima del logo Loacker.

• Dr. Schär
Azienda alimentare con un vasto assortimento di prodotti per una dieta senza glutine e attenta alla salute. I marchi vengono distribuiti in oltre 100 Paesi. Fondata da un mugnaio di Bolzano, l’azienda è tuttora a conduzione familiare ma di portata globale, con 18 sedi in 11 Paesi, 1.400 dipendenti nel mondo. L’azienda fa R&s al Noi Techpark, dove quello dell’alimentazione è un settore in cui si contano 16 laboratori e due impianti pilota semi-industriali dedicati alla ricerca applicata, impegnati a sviluppare alimenti più sani e digeribili, integratori e nutraceutica, così come a ricavare sostanze preziose dagli scarti.

L’articolo Un’economia scolpita nella roccia: così l’Alto Adige ha trasformato l’amore per la montagna in un business fiorente è tratto da Forbes Italia.

Approccio ibrido e personalizzazione dei prodotti: così Mooney vuole rivoluzionare i pagamenti elettronici

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Articolo tratto dal numero di maggio 2022 di Forbes Italia. Abbonati!

Interconnessi, fisici e digitali, orientati al consumatore e integrati con abitudini, esperienze d’uso, community e passioni degli utenti. Il futuro dei sistemi di pagamento lo racconta Salvatore Borgese, general manager commercial & banking services di Mooney, azienda nata a dicembre 2019 dall’unione tra SisalPay e Banca 5 – Gruppo Intesa Sanpaolo.

Mooney ha l’obiettivo di rendere servizi e operazioni di pagamento sempre più a portata di mano, conta una rete di oltre 45mila punti vendita (tra cui bar, tabaccherie ed edicole), oltre 20 milioni di clienti, 260 milioni di euro di transato e con il recente riconoscimento di Prodotto dell’Anno 2022, assegnato alla sua carta prepagata.

Già direttore generale di Banca 5, Borgese ha una lunga esperienza come manager nel settore bancario, dei sistemi di pagamento e membro di board di soggetti internazionali. Attualmente è anche docente del master in Innovazione digitale e fintech all’università Cattolica di Milano e membro del board Apsp e del CeTif divisione bancaria. Di recente, la società è stata oggetto di un’importante operazione siglata da Enel, attraverso Enel X, e Intesa Sanpaolo. Enel X e Banca 5 risulteranno titolari ciascuna di una partecipazione pari al 50% della società, al closing, previsto per l’estate, Enel X trasferirà al Gruppo Mooney la totalità delle sue attività nel settore dei servizi finanziari, creando così una joint fintech europea.

Quali sfide ha di fronte Mooney per il 2022, considerando anche l’operazione con Intesa ed Enel?

Il 2022 rappresenta per noi un anno di crescita, per ricavi, margini, portafoglio prodotti e numero di clienti, sia sulla rete di esercizi convenzionati sia per i consumatori diretti. Oltre agli obiettivi di crescita strutturale, il 2022 sarà un anno di transizione verso la nuova governance societaria. Il nuovo piano è ancora in fase di consolidamento ma oggettivamente i nuovi azionisti sono due tra le più grandi imprese italiane nel mondo e daranno un contributo significativo alla crescita della società anche in ambito internazionale. Continueremo nel percorso di rendere i nostri servizi sempre più fruibili secondo una prospettiva phygital che coniughi le esigenze di chi si reca presso i punti vendita convenzionati per svolgere le operazioni di pagamento con quelle di chi utilizza i canali digitali, rendendo alcune customer experience ibride tra i due canali, mantenendo i più elevati standard di sicurezza e le migliori caratteristiche in termini di comodità e convenienza.

Mooney ha lanciato diverse iniziative di co-branding con squadre di calcio e team sportivi come il VR46. Quali incentivi guidano queste iniziative?

Abbiamo unito due trend che riteniamo fondamentali per i prossimi anni: il tasso di crescita delle carte prepagate e il consumer trend legato alla personalizzazione. Le nostre carte di pagamento hanno avuto un importante tasso di crescita: sono dotate di Iban, possono essere considerate carte conto o conto light. La personalizzazione dei prodotti è un trend in crescita in molti settori e rappresenterà un elemento cruciale per le strategie future di customer acquisition. Quindi abbiamo deciso di diversificare la nostra offerta di carte prepagate aggiungendo una linea di business dedicata alle carte co-branded, legate a community, come le fan base di team sportivi, squadre di calcio o come quella di Valentino Rossi, la VR46, coniugando strumenti di pagamento digitali a un forte senso di appartenenza e grado spinto di personalizzazione. Le carte co-branded hanno a disposizione, oltre ad app dedicate per la gestione dei pagamenti, anche prodotti finanziari personalizzati (come insurance, loyalty etc.) e benefit associabili alle rispettive community con un intero ecosistema di vantaggi personalizzati intorno allo strumento di pagamento.

Il nostro Paese registra tassi piuttosto bassi di penetrazione di pagamenti elettronici e carte. Sta cambiando qualcosa?

Per l’osservatorio di Mooney, c’è una costante crescita di pagamenti cashless e servizi digitali, e riguarda sia la rete degli esercenti che i nostri consumatori. L’effetto pandemia ha consolidato nuovi comportamenti, come una maggiore adozione di strumenti di moneta elettronica. Ci sono infine evoluzioni legate all’educazione finanziaria e al Pnrr, che prevede importanti investimenti nella transizione digitale.

Come vede il futuro del banking in Italia?

Sicuramente un po’ tutti i comparti del banking vedranno il digitale come una costante. Vivremo sviluppi nei prodotti e nelle relazioni a seconda delle tipologie di clienti, di fabbisogno finanziario e di scopo progetto. Alcuni prodotti verranno veicolati con canali digitali più mass, e con minor esigenza di relazione umana. Più ci spingeremo verso prodotti strutturati, come mutui, crediti o attività in area finanza, più vedremo una connotazione importante nella relazione con il gestore, il private banker o advisor. Infine, intelligenza artificiale e predictive analysis saranno sempre più presenti sia nella relazione qualificata e specializzata con la clientela, sia nello sviluppo di nuovi prodotti orientati alle esigenze ed alla progettualità dei clienti.

Che tipo di servizi si aspettano le nuove generazioni?

I giovani desiderano servizi veloci e integrati, con una customer experience che permetta loro di arrivare a un obiettivo senza frizioni. Il pagamento, per loro, è un mezzo e non un fine, che consente di raggiungere traguardi e obiettivi diversi, come la pianificazione di un viaggio dove trovare una soluzione door to door che seppur con diversi mezzi di mobilità utilizzi un unico mezzo di pagamento. Il riconoscimento ricevuto con la carta Mooney testimonia come il nostro prodotto abbia incontrato soddisfazione dei consumatori più giovani, rendendoci fiduciosi nel futuro e consapevoli che la strada da noi intrapresa sia quella vincente.

Qual è l’insegnamento più importante per chi vuole affacciarsi al mondo fintech, come i suoi studenti, o giovani imprenditori?

Le realtà fintech puntano ad una customer experience coinvolgente e integrata che farà sempre più la differenza nella acquisizione di nuova clientela. Si riteneva che le istituzioni finanziarie e le società fintech fossero entità contrapposte e in competizione, ma il tempo ci ha insegnato che è possibile estrarre valore dalla loro integrazione. Fintech e operatori finanziari istituzionali attiveranno sinergie sia in termini di prodotto sia di competenze, al fine di generare valore verso il cliente finale. Le realtà fintech avvieranno partnership con operatori finanziari oppure loro stesse lo diverranno e, parallelamente istituzioni finanziarie guarderanno sempre più a business model fintech like.

L’articolo Approccio ibrido e personalizzazione dei prodotti: così Mooney vuole rivoluzionare i pagamenti elettronici è tratto da Forbes Italia.