Categoria: Covid-19

Scuola, ripartenza in sicurezza. A Palazzolo sull’Oglio sensori in 120 le aule per sapere quando aprire le finestre

fybra scuola

Finestre aperte per garantire la ventilazione delle aule: è questo uno dei pilastri del protocollo anti-Covid adottato dal governo italiano in vista dell’imminente inizio del nuovo anno scolastico. Una necessità dettata dall’emergenza pandemica, che grazie a Fybra può essere sfruttata come un’opportunità per migliorare la qualità dell’aria coniugandola con la tutela della salute di studenti e insegnanti – evitando di esporli inutilmente a basse temperature per periodi prolungati – e con la massima efficienza energetica – ad esempio non sprecando il calore dei sistemi di riscaldamento in inverno.

Fybra è il sensore intelligente in grado di migliorare la qualità dell’aria nei luoghi chiusi, come scuole e uffici. Brevettato nel 2020 dall’omonima startup di Milano e già installato in alcune scuole nello scorso anno scolastico, sta riscontrando un crescente interesse. Negli ultimi tre mesi oltre 70 scuole italiane – distribuite tra Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte, Veneto, Alto Adige e Marche – hanno montato il sensore nelle aule, contribuendo a creare un ambiente di studio più salubre per circa 15 mila studenti.

Il primo comune a installare proprio in questi giorni Fybra in tutti gli istituti scolastici di sua proprietà è Palazzolo sull’Oglio. L’amministrazione della cittadina di circa 20 mila abitanti in provincia di Brescia ha deciso di investire proprie risorse per dotare di Fybra tutte le 14 scuole comunali – un nido, cinque materne, cinque primarie e tre secondarie di primo grado – fornendo così un totale di 120 aule di altrettanti sensori intelligenti collegati tramite wifi. L’installazione si è svolta nei giorni scorsi, preparando così le scuole all’avvio in sicurezza del nuovo anno scolastico.

«Negli ultimi mesi registriamo un’impennata di richieste da enti locali e mondo dell’istruzione – afferma Gaetano Lapenta, co-founder e Ceo di Fybra –. Il nostro sistema unisce facilità di installazione, costi contenuti e valore educativo: i dati rilevati dal dispositivo possono essere utili per la didattica scientifica, ambientale e per l’educazione civica. Fybra è una soluzione basata su dati scientifici, che permette di migliorare la qualità dell’aria, abbattere la quantità di microdroplets presenti e tutelare la salute degli studenti senza esporli inutilmente al freddo».

«Migliorare la qualità della vita dei nostri studenti ci sta molto a cuore e in questi anni abbiamo lavorato molto per rinnovare le strutture e gli edifici sotto ogni profilo: da quello ambientale ed energetico, a quello della sicurezza», ha commentato il vicesindaco e assessore alla Pubblica Istruzione di Palazzolo sull’Oglio, Gianmarco Cossandi.

«Con il progetto Fybra vogliamo andare a migliorare ancora di più la qualità del tempo trascorso a scuola, il tutto con zero sprechi ambientali e con un occhio di riguardo alla questione Covid e all’impatto che la pandemia può avere sul mondo scolastico – ha aggiunto l’assessore all’Ambiente, Francesco Marcandelli –. Infatti, il ricambio d’aria è da sempre uno strumento per la salubrità degli ambienti, sia privati, sia pubblici, e poterlo fare in maniera scientifica è molto valido, perché significa garantire la qualità dell’aria senza sprechi in termini di riscaldamento e senza disagio per gli alunni e il personale scolastico».

Molte altre realtà scolastiche stanno dimostrando interesse verso una soluzione semplice e veloce da installare – il montaggio dura pochi minuti, basta fissare alla parete il sensore e collegarlo a una presa elettrica – e dal prezzo contenuto – rispetto ad altre soluzioni che prevedono la ventilazione meccanica o la purificazione dell’aria, il costo di Fybra si attesta su un ordine di grandezza circa 10 volte inferiore.

Come funziona Fybra

Fybra rileva tre parametri – anidride carbonica, temperatura e umidità – e nel tempo, attraverso algoritmi predittivi e dinamici, ne “impara” l’andamento e definisce di volta in volta le soglie ideali rispettando le quali, in uno specifico ambiente, si può prevenire il deterioramento della qualità dell’aria e mantenere temperature di comfort.

Una luce led comunica in tempo reale la situazione con diverse colorazioni: il rosso indica la necessità di ventilare l’aula per disperdere microdroplets (veicoli di virus trasmessi per via aerea), CO2 e inquinanti, il viola un progressivo miglioramento della qualità dell’aria. Quando la luce diventa azzurra, significa che la qualità dell’aria è buona, ed è quindi possibile richiudere le finestre, evitando sprechi di calore e raffreddori.

Il sensore fisico è integrato da un avanzato sistema di monitoraggio attraverso app e dashboard proprietarie, che consente di analizzare in tempo reale la qualità dell’aria nell’aula. Un insieme di conoscenze di facile accessibilità, utili anche a fini didattici: basti pensare al valore educativo in relazione alla fisica, alle scienze ambientali e all’educazione civica.

In alcune scuole la riqualificazione dei serramenti è stata accompagnata dall’installazione di Fybra: in quel caso viene installato un motore per l’apertura automatica delle finestre che viene governato dall’algoritmo. È quest’ultimo a decidere quando aprire e quando chiudere, in base alla qualità dell’aria rilevata.

“Professionisti non medici: “Vitals” & “Walking deads”?

Gentilissimi e stimatissimi colleghi infermieri,

Piace replicare a quanto discusso su una vostra testata [1], sulla vostra c.d. “indennità di specificità infermieristica”.

Pur partendo dal presupposto che, al pari delle specializzazioni mediche, ognuna delle professioni sanitarie non mediche abbia la propria peculiarità e, conseguentemente, abbia diritto alla propria indennità professionale specifica, è assai triste leggere i cantilenanti comunicati che la vostra federazione Fnopi in questi giorni tanto si stia impegnando a propagandare.

Sul punto è quanto mai opportuno chiarire quanto segue:

Anzitutto chiedere cosa si intenda con l’espressione

«professione fino a oggi “diluita” nel Pubblico impiego»

, perché, perdonerete un improvviso calo di fantasia – bisognerà assumere un integratore da voi consigliato – ma proprio non si riesce a coglierne il senso; anche perché pare che le vostre richieste a carattere amministrativo vadano anche a creare un perplimente distinguo proprio tra i professionisti che operino nel SSN – ove, giusto caso, si “diluiscano” – e tra quei “poveretti” che, diluiti o no, hanno legittimamente scelto di operare nell’ambito privatistico della sanità Italiana.

Mentre ciò che si intende benissimo è la tendenziosità di una molteplicità di affermazioni:

«l’unicità di un’attività nel suo genere e che solo gli infermieri svolgono» ;

«Una professionalità molto diversa da tutte le altre professioni sanitarie»;

… cui forse la più grave è:

«dove gli infermieri sono una professione a sé, parallela,

con compiti evidentemente diversi ma complementari, a quella dei medici».

 

Forse che al distinguo dei medici, che all’alba del terzo millennio, in un atto di biblico Caifìano sdegno, si sono improvvisamente stracciate le vesti dell’appellativo “dottori” per vestire quelle dei “medici” , per distinguersi dagli “altri” emergenti dottori, ne vada aggiunto un altro: quello dei “promedici”, o dei “feremedici”? Oppure, visto che

«è stato evidente che il loro ruolo è stato speciale»

, quello dei… “sanitari preclari” ? … ma qui c’è bisogno di una seconda dose di integratore di fantasia …

La Marvel vi identifica come “The Vitals” [1], bene, benissimo … ma non vorremmo proprio che tutti gli altri siano assimilati a dei “Walking deads” …

Oppure, ancora, … cosa dovrebbero fare i Tsrm, vista la LORO «singolarità, della formazione» e professione? Esporsi ai raggi gamma per trasformarsi nei “Fantastici” o “Incredibili” sanitari?

… overdose di fantasia ?! Certamente sì, in sintonia con la vostra…

Tornando alla realtà, nel merito alle famose “videochiamate” … ciò che è veramente noto a tutti è uno sforzo comune di TUTTI gli operatori, anche non sanitari, fino anche a quelli dei servizi in appalto, di tentare in ogni modo possibile ed al contempo sicuro (perché anche loro bardati, mascherati e con tanto di visiera – certamente non con un «pesante scafandro»), di tenere in contatto (anche solo con colloqui di mediazione) pazienti e familiari … pertanto … è fin troppo tanto facile quanto scorretto auto-attribuirsi indebite medaglie, che invece andrebbero conferite anche ad altri.

Per quanto alla «umanizzazione dell’assistenza», premesso che non si possa spacciare l’umanità per qualcosa di diverso da quello che è, e che volendo TUTTI possono dimostrare, e premesso anche che, ad un livello professionale, tale prerogativa sia anche “indirettamente” esercitabile, ad esempio con la scrupolosa, corretta analisi dei tamponi (o anche di una analisi del sangue o delle urine) operate dai tecnici di laboratorio – che il paziente nemmeno lo vedono –  ebbene, nel merito della assistenza, è irrinunciabile domandare:

ne esiste una d’altro genere?

Nel merito delle «esternazioni verso gli infermieri di questi mesi», considerando la assenza di un riferimento che confermi la bontà del pur pleonastico dato riferito («gradimento dei cittadini superi il 92%» –  e vorremmo pure sapere perché un 8% ca. si sia diversamente dichiarato), non si può non pensare alle parallele, costanti polemiche condotte contro un esercito di giornalisti e commentatori che, pur di sacrificare la sostanza ad una misera forma, hanno continuato a ringraziare sempre e soltanto “medici ed infermieri”, mostrando il fianco scoperto di una mera forte ignoranza in campo sanitario…

Una altra caratteristica comune a TUTTI i professionisti sanitari: quella «singolarità, della formazione, della qualità e dell’abnegazione di un’intera categoria professionale» che se non fosse presente in ognuno dei professionisti della sanità farebbe perdere di significato lo scopo di una vita: volendo ogni “professione” è titolata ad un medesimo scopo: gli ingegneri, i matematici, i cosmologi … etc. tutti devono concorrere al bene e progresso dell’umanità; si sarebbe semplicemente disonesti se si fosse diversamente ispirati …

Mentre sul «di cui fanno parte oltre 450 mila professionisti», si può parafrasare Jovanotti:

«Chissà perché,  rispose il piccoletto, sono sempre i grandi a fare il pistolotto»

… ove il “grandi” è, ovviamente, inteso numericamente.

Concludendo, premesso che l’obiettivo del normare è di garantire il funzionamento della convivenza sociale, della giustizia e dell’ordine – e nessun altro, premesso che non soltanto gli infermieri possono indicare, proporzionalmente, i “propri” caduti nella lotta contro la pandemia, ed infine premesso che gli infermieri possono certamente ritenersi, per diversi giusti ed indiscutibili meriti, come “l’elemento trainante” delle professioni sanitarie, ma che non possono altresì considerarsi come un “Fort Knox” da svaligiare, non si può non leggere tra le righe di tali vostre formulazioni, un atteggiamento di tanto improvvisa quanto improvvida oltracotanza, che può anche essere visto come un  “negotium contra legem”: non si dovrebbero mai perdere di vista alcuni concetti “di struttura” di tutte le professioni sanitarie: l’individuazione dei campi di attività e di responsabilità delle professioni sanitarie è effettuata contemplando in maniera integrata: 1. I profili stabiliti dai decreti ministeriali; 2. Il contenuto degli ordinamenti didattici dei corsi di laurea e di formazione post-base; 3. Il contenuto dei codici deontologici (che costituiscono, i c.d. “criteri guida”); e da: 4. Le competenze previste per le professioni mediche; 5. Le competenze delle altre figure professionali laureate (che costituiscono, i c.d. “criteri limite”), laddove la norma di legge,  all’articolo 1 della Legge 26 febbraio 1999 n. 42 – Disposizioni in materia di professioni sanitarie – declini una definizione di maggiore laconicità ed efficacia:

«nel rispetto reciproco delle specifiche competenze professionali».

Così e scritto … e così sarebbe da farsi: la conquista di quanto anelato dall’arcinoto comma 566 della legge di Stabilità 2015, di un superamento della sentenza n. 54 della Consulta dello stesso anno (e ci si può fermare anche qui) sono temi troppo importanti per i quali i professionisti non medici non possano pensare, nemmeno per un istante di insano egoismo, di non far fronte comune.

Pertanto, abuso di integratori di fantasia escluso, da una parte nessuno deve ritenersi né un supereroe da fumetto, né un protagonista di un thriller, e dall’altra né alcuno deve stracciarsi le vesti, né tantomeno deve in simil modo “tradire” … per soli trenta denari.

Grazie per averci seguito … e nessuno tocchi … nessun’altro.

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[1]https://www.nurse24.it/infermiere/ordine/fnopi-nessuno-tocchi-indennita-specificita-infermieri.html

[2] https://triblive.com/local/ahn-nurses-featured-in-new-marvel-comic-book/

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Dr. Calogero Spada
Dottore Magistrale
Abilitato alle Funzioni Direttive
Abilitato Direzione e Management AA SS
Specialista TSRM in Neuroradiologia

“Professionisti non medici: “Vitals” & “Walking deads”?

Putin “La situazione sul fronte della pandemia continua a essere drammatica”

Il primo ministro Mikhail Mishustin è stato dimesso dall’ospedale dopo essersi ripreso dal COVID-19 ed è tornato alle sue funzioni di capo del governo russo. Ma le buone notizie, per la Russia, potrebbero finire qui.

La situazione sul fronte della pandemia continua a essere drammatica. Durante lo scorso fine settimana, il Brasile ha superato la Russia come secondo paese più colpito al mondo (gli USA restano a capo di questa triste classifica), tuttavia i casi in Russia continuano ad aumentare e superano ormai quota 350.000. Ma quello che davvero spaventa sono le conseguenze economiche della crisi sanitaria e, soprattutto, delle misure di lockdown che continuano ad essere in vigore in molte regioni, inclusa la regione di Mosca, epicentro dell’epidemia e centro nevralgico dell’economia del paese. Dopo aver registrato per il Pil un aumento dell’1,6% nel primo trimestre del 2020, nel secondo trimestre, molti economisti si aspettano un calo del 16%, il peggior rendimento trimestrale dall’inizio degli anni ’90. Due terzi di questa contrazione derivano dalle misure di quarantena, mentre un terzo deriverebbe dal crollo dei prezzi del petrolio.

La situazione economica critica detta l’urgenza di avviare una difficile Fase 2. Come riporta il quotidiano russo Vedomosti, il primo ministro Mishustin ritiene che 27 regioni siano pronte per iniziare ad allentare le misure di quarantena. Diverse regioni hanno tuttavia iniziato ad ridurre prematuramente le restrizioni mentre i vertici di Rospotrebnadzor, l’agenzia russa dei consumatori, hanno richiesto ai governatori delle regioni di Sverdlovsk e Smolensk il ripristino e, in alcuni casi, l’inasprimento delle misure di quarantena. A Saratov, il blocco è tornato dopo un breve periodo di allentamento che ha portato i tassi di crescita giornaliera delle infezioni a salire del 7,5%, ben al di sopra della media nazionale del 3,9%. A Mosca e San Pietroburgo, anch’essa duramente colpita dall’epidemia, continueranno a vigere restrizioni severe, nonostante la parziale riapertura il 25 maggio di uffici governativi e di alcuni reparti ospedalieri che avevano interrotto la loro regolare attività per colpa dell’emergenza.

Il piano per la Fase 2

È in preparazione un piano in tre fasi per la rilancio dell’economia russa entro la fine del 2021. Secondo il ministro dell’economia Maxim Reshetnikov, il piano sarà presentato al governo nei prossimi giorni e potrebbe includere tre fasi:

Fase 1: adattamento. Attraverso il terzo trimestre del 2020, il governo mirerà a impedire che la recessione economica si diffonda in più settori e a stabilizzare la situazione nei settori più colpiti.

Fase 2: recupero. Dal quarto trimestre del 2020 al secondo trimestre del 2021, il governo mirerà al recupero dell’attività economica e degli standard di vita in tutta la popolazione.

Fase 3: crescita attiva. Dal terzo al quarto trimestre del 2021, l’economia russa dovrebbe tornare alla crescita attiva e il governo ripristinerà gli obiettivi di crescita pre-COVID, sperando di ottenere una crescita del Pil superiore alla media globale. Un piano ambizioso, il cui successo non potrà prescindere da condizioni internazionali favorevoli e, in particolare, da un rialzo dei prezzi del petrolio.

Il nodo del petrolio e del National Welfare Fund

Secondo le leggi di bilancio, i proventi dell’export energetico a prezzi del petrolio superiori a 42 dollari al barile sono depositati nel National Welfare Fund (NWF), il fondo sovrano russo che detiene attualmente l’11% del Pil della Federazione in risparmi liquidi da usare solo per coprire un deficit di bilancio dovuto ai bassi prezzi del greggio. Quando i prezzi del petrolio sono inferiori al limite di 42 dollari, l’NWF deve infatti coprire il gap, depositando la differenza nel bilancio federale. Sospendendo questa misura di legge, il governo potrebbe prendere direttamente dall’NWF i fondi necessari a finanziare le misure anticrisi per stimolare l’economia.

Secondo il ministro delle Finanze, Anton Siluanov ridurre le risorse dell’NWF per finanziare misure di anticrisi “non sarebbe saggio”. Se le condizioni economiche dovessero peggiorare ulteriormente, tuttavia, i funzionari del governo russo potrebbero valutare la possibilità di sospendere questa norma fiscale per il resto del 2020. In tale scenario, il bilancio federale riceverebbe direttamente tutte le entrate petrolifere per il resto dell’anno, anche se il prezzo del petrolio Ural superasse i 42 dollari. Se dovesse realizzarsi questa eventualità, oltre all’aumento della spesa sociale e al conseguente miglioramento delle condizioni di vita per molti cittadini, ci sarebbe probabilmente un innalzamento dell’indice di popolarità di Putin, cosa importantissima ai fini dell’esito del referendum costituzionale che potrebbe mantenere il presidente al potere fino al 2036. Il referendum era previsto per il 22 aprile, ma è stato rinviato causa pandemia. Le indiscrezioni sulle possibili nuove date per il voto si susseguono sui canali social russi e sembrano per ora suggerire due possibili opzioni: il 24 giugno o, più realisticamente, l’8 luglio. Non resta molto tempo, dunque, a Putin per tentare di migliorare una situazione economica che si preannuncia estremamente complicata per un paese che era già alle prese con la stagnazione economica ben prima dello scoppio della crisi COVID-19.

I fatti su Covid-19 per alcuni mai evidenziati dalla stampa.

 

Fatti su Covid-19, curati da esperti e completamente referenziati, per aiutare i nostri lettori a fare una valutazione realistica del rischio virus. (Aggiornamenti vedi sotto)

„L’unico modo per combattere la peste è l’onestà.“ Albert Camus, La peste, 1947

Prospettiva

  1. Secondo i dati dei paesi e delle regioni meglio studiati, la mortalità di Covid19 è in media circa lo 0,2%, che è nel range di un’influenza grave e circa venti volte inferiore a quanto inizialmente ipotizzato dall’OMS.
  2. Anche negli “hotspot” globali, il rischio di morte per la popolazione generale in età scolastica e lavorativa è generalmente compreso nell’ambito del rischio di un viaggio giornaliero in auto per andare al lavoro. Il rischio è stato inizialmente sopravvalutato perché molte persone con sintomi lievi o nessun sintomo non sono state prese in considerazione.
  3. Fino all’80% di tutte le persone positive al test rimangono prive di sintomi. Anche tra i 70-79 anni, circa il 60% rimane privo di sintomi. Oltre il 97% di tutte le persone mostra al massimo sintomi lievi.
  4. Fino a un terzo di tutta la popolazione ha già una certa immunità di fondo a Covid19 a causa del contatto con i coronavirus precedenti (cioè comuni virus del raffreddore).
  5. L’età mediana o media dei deceduti nella maggior parte dei paesi (compresa l’Italia) è di oltre 80 anni e solo l’1% circa non aveva gravi patologie pregresse. L’età e il profilo di rischio dei decessi corrispondono quindi essenzialmente ad una normale mortalità.
  6. Nella maggior parte dei paesi occidentali, tra il 50 e il 70% di tutti i decessi si sono verificati in case di cura per anziani, che non hanno beneficiato dei confinamenti. Inoltre, in molti casi non è chiaro se queste persone siano davvero morte a causa di Covid19 o dello stress estremo, della paura e solitudine.
  7. Fino al 50% di tutti i decessi aggiuntivi potrebbe essere stato causato non da Covid19, ma dagli effetti del blocco, del panico e della paura. Ad esempio, il trattamento di infarti e ictus è diminuito fino al 60% perché molti pazienti non hanno più avuto il coraggio di andare in ospedale.
  8. Anche nei cosiddetti “decessi da Covid19” spesso non è chiaro se siano morti per o concoronavirus (per esempio a causa di malattie sottostanti) o se siano stati conteggiati come “casi presunti“, senza essere testati. Comunque, le cifre ufficiali di solito non riflettono questa distinzione.
  9. Molti resoconti dei media su persone giovani e sane che sarebbero decedute a causa di Covid19 si sono rivelati falsi: molti di questi giovani o non sono morti a causa di Covid19, erano già gravemente malati (ad es. di leucemia non diagnosticata), oppure avevano 109 anni invece di 9.
  10. Negli Stati Uniti, la normale mortalità complessiva giornaliera è di circa 8000 persone, di circa 2600 in Germania e di circa 1800 in Italia. Il numero dei decessi a causa dell’influenza è arrivato ad 80.000 negli Stati Uniti e a 25.000 in Germania e Italia. In molti paesi il numero dei decessi per Covid19 è rimasto al di sotto dei livelli delle forti stagioni influenzali.
  11. In alcune regioni, gli aumenti della mortalità possono essere influenzati da ulteriori fattori di rischio come alti livelli di inquinamento atmosferico e contaminazione microbica, nonché un collasso dell’assistenza agli anziani e ai malati a causa di infezioni, panico di massa e confinamento. L’applicazione di ordinanze speciali nella gestione dei defunti hanno talvolta comportato ulteriori congestionamenti nello svolgimento dei servizi funebri e di cremazione.
  12. In paesi come l’Italia e la Spagna, ed in una certa misura nel Regno Unito e negli Stati Uniti, i sovraccarichi ospedalieri dovuti a forti ondate influenzali non sono insoliti. Inoltre, fino al 15% dei medici e degli operatori sanitari sono stati messi in quarantena, pur in assenza di sintomi.
  13. Le curve esponenziali spesso mostrate di “casi corona” sono fuorvianti, poiché anche anche i test effettuati sono aumentati in modo esponenziale. Nella maggior parte dei paesi, il rapporto tra test risultati positivi e test complessivi (cioè il tasso di positività) è rimasto costante tra il 5% e il ​​25% o è aumentato solo leggermente. In molti paesi, il picco della diffusione dell’epidemia è già stato raggiunto ben prima del blocco.
  14. Paesi senza misure di confinamenti e divieti di contatto, come il Giappone, la Corea del Sud o la Svezia, non hanno registrato andamenti peggiori di altri paesi. La Svezia è stata persino elogiatadall’OMS e la sua popolazione beneficia ora di una maggiore immunità rispetto ai paesi con i blocchi.
  15. La paura di una carenza di ventilatori è stata ingiustificata. Secondo gli specialisti dei polmoni, la ventilazione invasiva (intubazione) dei pazienti Covid19, che è in parte motivata dalla paura di diffusione del virus, è spesso controproducente e dannosa per i polmoni.
  16. Contrariamente alle ipotesi originali, vari studi hanno dimostrato che non vi è alcuna prova del fatto che il virus si diffonda per aerosol (cioè particelle che fluttuano nell’aria) o attraverso infezioni da contatto (ad es. sulle maniglie delle porte, smartphone o dal parrucchiere).
  17. Non esistono inoltre prove scientifiche dell’efficacia delle mascherine in soggetti sani o asintomatici. Al contrario, gli esperti avvertono che tali mascherine interferiscono con la normale respirazione e possono diventare “portatori di germi“. I principali dottori le hanno definite un “clamore mediatico” e “ridicole“.
  18. Molte cliniche in Europa e negli Stati Uniti sono rimaste fortemente sottoutilizzate o quasi vuote durante il picco di Covid19 e in alcuni casi hanno dovuto mandare a casa il personale. Numerose operazioni e terapie sono state annullate, tra cui alcuni trapianti di organi e screening del cancro.
  19. Diversi media sono stati sorpresi nel tentativo di drammatizzare la situazione negli ospedali, a volte anche con immagini e video manipolatori. In generale, le notizie non-professionali di molti media hanno massimizzato la paura e il panico nella popolazione.
  20. I kit di test antivirus utilizzati a livello internazionale sono soggetti a errori e possono produrre risultati falsi positivi e falsi negativi. Inoltre, il test ufficiale del virus non è mai stato approvato clinicamente a causa della mancanza di tempo e talvolta può reagire ad altri coronavirus.
  21. Numerosi esperti di fama internazionale nei settori della virologia, dell’immunologia e dell’epidemiologia considerano le misure adottate controproducenti e raccomandano una rapida immunizzazione naturale della popolazione e la protezione dei gruppi a rischio. I rischi per i bambini sono praticamente pari a zero e la chiusura delle scuole non è mai stata giustificata dal punto di vista medico.
  22. Diversi esperti medici ritengono i vaccini contro i coronavirus siano inutili o addirittura pericolosi. In effetti, il vaccino contro la cosiddetta influenza suina del 2009, ad esempio, ha portato a gravi danni neurologici in milioni di persone ed a cause legali.
  23. Il numero di persone che soffrono di disoccupazione, problemi psicologici e violenze domestiche a seguito delle misure di confinamento è andato alle stelle in tutto il mondo. Diversi esperti ritengono che le misure possano causare un maggior numero di decessi rispetto al virus stesso. Secondo l’ONU milioni di persone in tutto il mondo potrebbero cadere in assoluta povertà e carestia.
  24. Edward Snowden, informatore della NSA, ha avvertito che la “crisi del Covid19” sarà utilizzata per la massiccia e permanente espansione della sorveglianza globale. Il rinomato virologo Pablo Goldschmidt ha parlato di “terrore mediatico globale” e di “misure totalitarie”. Il principale professore di virologo britannico John Oxford ha parlato di una “epidemia dei media”.
  25. Più di 500 scienziati hanno messo in guardia contro una “sorveglianza della società senza prece­denti” attraverso app problematiche per la “tracciabilità dei contatti”. In alcuni paesi, questa “tracciabilità dei contatti” viene già effettuata direttamente dai servizi segreti. In diverse parti del mondo, la popolazione è già monitorata dai droni e subisce interventi violenti della polizia.