Categoria: attualità

LUI È UN MANAGER

 LUI È UN MANAGER DISCUSSO PRONTO A TORNARE IN AUGE, L’ALTRO È UN EX TRONISTA TUTTO MUSCOLI. TRA LORO È ESPLOSA LA PASSIONE, E NE PARLANO TUTTI. DI CHI STIAMO PARLANDO?
2. DANDOLATE SU ‘OGGI’! SIMONA VENTURA CERCA UN POSTO AL SOLE SU CANALE 5 DOPO IL RINVIO DI ”TEMPTATION ISLAND VIP” E LO SGAMBETTO DI UNA COLLEGA CHE NON LA VOLEVA…
3. MONICA LEOFREDDI NON SI SPIEGA L’ESCLUSONE DAL DAYTIME DI RAI 1 – A BENEDETTA PARODI NON BASTA ‘DOMENICA IN’ CON LA SORELLA: HA PUNTATO UN PROGRAMMA STORICO DI RAI1
4. CHI È LA CONDUTTRICE DISOCCUPATA CHE DICE PESTE E CORNA DELLA POTENTE COLLEGA?

 

1.ALESSIO SAKARA DEBUTTA CON BELÉN

Alessio Sakara, 36, sarà alla conduzione di Tú sí que vales con Belén Rodriguez e Martin Castrogiovanni. ll bel lottatore è tra i più stimati campioni al mondo di arti marziali. Non è nuovo alla tv: conduce Il più forte su DMax e ha partecipato a Pechino Express 2013 (Rai 2).

2.IL SILENZIO DI MONICA

Monica Leofreddi, 52 , non si spiega la sua esclusione dal daytime di Rai 1. L’ha appreso dai giornali, e ha scelto di non commentare. Il game show che ha preso il posto del suo Torto o ragione sta però ottenendo ascolti flop. Tornerà il momento di Monica?

3.IL SEGRETO DI SERENA GRANDI

In quel di Cologno Monzese si mormora che Serena Grandi, 59, abbia ottenuto una cifra record per partecipare al Grande Fratello Vip. Sembra però che, come obbligo contrattuale, l’attrice dovrà rivelare un grande segreto che riguarda

il figlio Edoardo. Di cosa si tratta? Ah saperlo…

4.SIMONA VENTURA TRA SCHERZI E LAVORO (CHE PER ORA NON C’È)

Simona Ventura, 52, cerca un posto al sole su Canale 5. Dopo il rinvio di Temptation Island Vip e la mancata partecipazione a un famoso programma (sarebbe stata ostacolata da una collega), aspetta una proposta dai vertici. Intanto sarà ospite dello show comico di Andrea Pucci su Italia 1. Durante la registrazione ha subito alcuni scherzi. Quali?

Ah, saperlo…

5.VENIER REGINA DI MEDIASET

Mara Venier, 66, sta vivendo una seconda giovinezza professionale. Sarà di nuovo giurata a Tú sí que vales, e non solo. Sarà opinionista unica a L’Isola dei Famosi e si mormora di un progetto segreto con Maurizio Costanzo. In attesa di cominciare, prende lezioni di inglese dalla sua nuova domestica filippina

.UN CASCHETTO PER LUCCI E PETRINI

Enrico Lucci, 53, e Valentina Petrini, 38, saranno ancora una volta alla conduzione di Nemo – Nessuno Escluso, su Rai 2. Intanto, la coppia di conduttori ha deciso di affidarsi al supermanager tv Beppe Cachetto. Cambiamenti in vista? Ah, saperlo…

7.NON SOLO «DOMENICA IN» PER BENEDETTA PARODI

enrico lucci nemoENRICO LUCCI NEMO

A Viale Mazzini gira voce che il contratto di Benedetta Parodi, 45, non preveda solo la conduzione di Domenica In. Benedetta starebbe “puntando” un programma storico di Rai 1. Quale? Ah, saperlo…

 

8.IL VERO AMORE DI JUSTINE

In barba ai gossip circolati nelle scorse settimane, riportati sullo scorso numero di questa rubrica, Justine Mattera, 46, è unita più che mai al marito Fabrizio Cassata. Quest’amore, che dura da oltre 15 anni ed è stato coronato da due figli, è solidissimo.

benedetta parodi foto lapresseBENEDETTA PARODI FOTO LAPRESSE

9.LA CONDUTTRICE INVIPERITA 

Chi è quella nota conduttrice attualmente disoccupata che dice peste e corna della potente collega che lo scorso anno corse in suo soccorso? Ah, saperlo…

 10.LA PASSIONE DEL MANAGER

Lui è un manager discusso pronto a tornare in auge, l’altro è un ex tronista tutto muscoli e immagine. Tra loro è esplosa la passione: la notizia è sulla bocca di tutti. Di chi stiamo parlando? Ah saperlo…

 11.LA SHOWGIRL LE CANTA A TUTTI

La showgirl napoletana sente molto la mancanza del suo amico del cuore rinchiuso nella casa del Grande Fratello Vip. Ma non si è persa d’animo: imperversa nei locali del sud Italia riproponendo le sue hit. Chi è? Ah saperlo…

JUSTINE MATTERA 1ALESSIO SAKARAALESSIO SAKARA

BRIATORE PORTA IL PICCO A ‘CARTABIANCA’

BRIATORE PORTA IL PICCO A ‘CARTABIANCA’ (4,5%) MA FLORIS LA SUPERA (4,8%) – IL NAPOLI VINCE IN CHAMPIONS E CANALE5 VINCE IN ASCOLTI (17,7%, 4,6 MLN), LE SIGNORE DI RAI1 TENGONO (17,6%) – ‘IL COLLEGIO 2’ (7,7%) CALA RISPETTO ALL’ANNO SCORSO – MEGLIO ITALIA1 (8,3%) – GRUBER (5%) VS BELPIETRO (4,9%) – PALOMBA (19,9%) VS RAI1 (14,8-16%) – VESPA (10,9%) VS PORRO (6,8%)

Roma, guerriglia in strada: ​sassaiola tra rom e cittadini

1450688864-1367131475-rom.jpgLite scatenata da un furgone guidato da un rom. Barricate in strada e lancio di sassi. Incendiato un box auto. Ferito un 31enne romanoUna lite scatenata da un furgone rosso guidato da un rom di 46 anni che ha scatenato il panico in zona dell’Albuccione a Guidonia (Roma) con le sue manovre spericolate.

Sono questi gli elementi della rissa tra fazioni contrapposte andata in scena questa notte a Roma. I cittadini, esasperati e irritati, sono scesi in piazza in tarda sera, fronteggiando i rom. realizzando barricate in strada e lanciando sassi e pietre contro il campo nomadi della zona. Erano passate da poco le 22 quando i cittadini si sono radunati grazie ad un passaparola e hanno bloccato alcune strade di accesso al quartiere creando barricate con sacchi di plastica riempiti di pietre e materiali di risulta. Nella sassaiola è rimasto ferito un romano di 31 anni, che si è dovuto rivolgere all’ospedale San Giovanni Evangelista di Tivoli per una frattura al setto nasale.

Dopo il ripetuto lancio di sassi, scagliati da entrambe le fazioni che si fronteggiavano difendendosi dietro una sorta di trincee realizzate con sacchi di plastica e pietre, rom e cittadini sono anche arrivati al contatto fisico. Solo l’intervento della polizia e dei carabinieri ha evitato il peggio.

Nel frattempo è stato incendiato un box auto sulla via Tiburtina nei pressi del campo. Sedata la guerriglia, le forze dell’ordine hanno cercato e rintracciato l’autista del furgone che aveva fatto scatenare l’ira della piazza. Rintracciato all’altezza di Castell’Arcione di Guidonia, gli hanno trovato addosso una accetta, un manganello telescopico e una noccoliera. Identificato, è stato denuncato per possesso di armi improprie. Solo alle 2 di notte la situazione è tornata alla normalità.

Ma anche voragini e tratti franati, vegetazione incolta e illuminazione inesistente in alcune zone.

Mappa del degrado dei percorsi dedicati alle due ruote della Capitale. La ciclabile (forse) più corta del mondo di Antonio Crispino.

e piste ciclabili a Roma sono lastricate di buone intenzioni. E’ dal 2010 che si fanno grandi annunci e si prevedono interventi radicali, tipo il «Piano quadro della ciclabili di Roma Capitale». A cui sono seguite modifiche, integrazioni e aggiornamenti per «l’inserimento sistematico e in via prioritaria delle infrastrutture per la ciclabilità nella programmazione ordinaria delle trasformazioni del territorio». A quel piano si rifanno sistematicamente tutte le amministrazioni, compresa quella a cinque stelle che nel manifesto per Roma Capitale auspicava, appunto, «i necessari adempimenti per dare concreta attuazione al Piano quadro della ciclabili di Roma». Lettera morta.

Milano-Roma: confronto umiliante sui numeri

Persino i dati riportati negli anni sono sempre gli stessi. Si cita l’esempio della città di Milano che negli ultimi dieci anni ha incrementato del 149% la ciclabilità delle strade con il 4,1% dei veicoli in accesso al centro rappresentato da biciclette. E poi il confronto umiliante con Roma: solo lo 0,4% degli spostamenti viene effettuato in bici. A Roma esistono cinquanta percorsi ciclabili, trentatré su strada e diciassette nel verde. Si va dai 32 km della dorsale Tevere agli appena 600 metri della Casal Palocco – Liguria. Ma percorrere in bici alcuni di questi tratti è davvero proibitivo. Li attraversiamo – casco in testa – con Fausto Bonafaccia, presidente di BiciRoma, una delle tante associazioni di ciclisti nella Capitale. Partiamo dalla Magliana facendoci spazio tra le erbacce che ormai invadono tutta la corsia. Nel tratto che collega la Magliana all’Eur si attraversa una grande discarica abusiva.

La discarica e i roghi tossici

Ci sono centinaia di frigoriferi e lavatrici, materiale di risulta e plastiche. Ci passiamo proprio mentre un gruppo di Rom sta incendiando i gas refrigeranti, altamente tossici. “Ci danno otto centesimi al chilo per smaltirli. Ci paga un italiano”, dice uno di loro. Poco distante, sul Lungotevere della Magliana, c’è una bici tutta dipinta di bianco appoggiata a un lampione. Ricorda Marco Artiaco, morto l’8 ottobre dell’anno scorso. La vegetazione incolta gli aveva impedito di notare che la pista ciclabile si interseca con via Pian due Torri. Terminò i suoi giorni a 47 anni investito da un furgone dei rifiuti. Ma la lista dei ciclisti falcidiati è davvero lunga.

Roma, la ciclabile più corta del mondo
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Gli incidenti mortali

Due anni fa sulla Cristoforo Colombo, Gianfilippo Milani, classe 1962 è stato investito da un autobus. Lo scorso aprile un altro ciclista di 65 anni è stato travolto da un Suv nei pressi di Corcolle. Domenico Bernardini, ex dirigente scolastico, è rimasto sull’asfalto dopo essere stato colpito da un autocarro mentre andava in bici in direzione Ostia. Solo per citarne alcuni. Mentre non si contano i feriti. In via del Cappellaccio, invece, si rischia l’intossicazione. E’ la strada obbligata per i ciclisti che vogliono passare dalla pista sul viadotto della Magliana alla via Ostiense. Le arcate del ponte sono annerite dall’ennesimo rogo. Brucia una distesa impressionante di rifiuti.

Il dormitorio sotto il ponte del II secolo a.C.

Nel punto in cui la pista ciclabile passa sotto la via Ostiense c’è un ponte del II secolo avanti Cristo. E’ ridotto a ricettacolo di immondizia e rifugio per i senza tetto. Proprio lì il Comune di Roma aveva montato delle telecamere di sorveglianza ad alta tecnologia. «Furono installate dieci anni fa. Proprio in questo punto fu aggredito un ciclista. Morì dopo un’agonia di cinquanta giorni in ospedale. Erano collegate con la sede della polizia Locale dell’Eur – ricorda Fausto Bonafaccia -. Ora non funzionano più ma anche quando funzionavano nel fine settimana le telecamere venivano disattivate perché la caserma dei vigili era chiusa e nessuno guardava le immagini». Sul Lungotevere alcuni ciclisti ci fanno notare la carcassa di una Vespa 50: «Non c’è illuminazione, le strade sono piene di buche, finisce che per scansare qualcuno cadi in acqua».

Scarsa illuminazione stradale

Dopo il tramonto è praticamente vietato il tratto di ciclabile che si trova nei pressi di piazza Casimiri, al quartiere Trieste. Nel sottopasso di via dei Prati Fiscali un gruppo di ciclisti ha rischiato la decapitazione. «Ci segnalarono che all’uscita del tunnel misero un filo metallico teso all’altezza della faccia. Fortunatamente se ne accorse in tempo», esclama Bonafaccia. Tra assenza di segnaletica, asfalto sbriciolato e ostacoli ogni cento metri (non a caso le biciclette montano pneumatici antiforatura) si arriva al ponte Salario. La pista ciclabile era stata riaperta appena un anno fa in seguito a una frana. Appena qualche settimana dopo la conclusione dei lavori il tratto è franato nuovamente lasciando una voragine lunga una trentina di metri.

Roma, stangata sui bus turistici: ticket fino a 36 mila euro

Stop agli abbonamenti annui da 3 mila euro, sarà possibile varcare le Mura con carnet che vanno da 50 a 300 accessi

I bus turistici fuori dal centro storico. E per quegli operatori che vorranno continuare a lavorare in città pur scontando l’handicap di doversi tenere alla larga dai monumenti ecco la mazzata. Il piano al vaglio dell’assessora ai Trasporti Linda Meleo prevede un radicale cambio di prospettiva per i torpedoni privati: via gli abbonamenti da 3mila euro annui in favore di carnet da 50, 100, 200 o 300 ingressi in città a tariffe assai più salate. Un esempio per tirare le somme sul prezzario della giunta grillina: chi vorrà acquistare il pacchetto più corposo, quello da 300 ticket, e portare di fatto a cadenza quotidiana il proprio pullman nella capitale dovrà spendere non meno di 36mila euro a mezzo.

Una cifra che vale, però, soltanto per chi è in possesso di un bus di ultima generazione con motore euro 6. Più il veicolo sarà obsoleto, dunque, più il costo per singolo ingresso salirà. La novità, studiata da una parte per decongestionare le strade di Roma e dall’altra per rimpinguare le disastrate casse del Campidoglio, è stata presentata giovedì ai sindacati e agli imprenditori. La titolare della Mobilità capitolina ha esposto il piano e poi ha lasciato la riunione. “Non ci ha lasciato nemmeno una bozza del provvedimento su cui stanno lavorando – racconta Andrea Genovese di Emet, una delle sigle che rappresenta gli operatori bus – e ora ci aspettiamo quantomeno un confronto più approfondito su questo piano”.

Le nuove tariffe, se il Comune pentastellato deciderà di accelerare sul piano anti-pullman, dovrebbero entrare in vigore dal primo gennaio 2018. Così i diretti interessati hanno già iniziato a farsi i conti in tasca: “L’aumento – continua il sindacalista – supera di gran lunga il 1000 per cento. Il Comune cosa si aspetta che faremo? Siamo rimasti a bocca aperta. In questo modo le imprese a inizio anno saranno chiamate a un esborso mai visto prima”. Tra i titolari delle imprese di trasporto privato la tensione è palpabile. Pronta a esplodere: per ora i margini di trattativa appaiono ridottissimi e, se non si troverà un nuovo accordo con il Campidoglio grillino, non sono escluse manifestazioni e proteste al rientro dalle ferie estive. Ovviamente in strada, con decine e decine di pullman pronti a bloccare il traffico.

Dall’altra parte della barricata c’è e ci sarà l’assessora Linda Meleo. Il piano è ancora in fase di scrittura, i dettagli (compresi quelli sull’intero tarrifario) arriveranno nelle prossime settimane. Ma è certo, assicurano da Palazzo Senatorio, che nel nuovo regolamento saranno previste agevolazioni per chi è in possesso di flotte green. “La nostra bozza di proposta – conferma la delegata della sindaca

Virginia Raggi ai trasporti – prevede l’eliminazione dell’abbonamento annuale e l’introduzione di carnet. Ovviamente con scontistiche speciali. Con il vecchio regolamento dei bus turistici “chi prima arrivava, prima veniva servito”. C’era un problema legato quindi alla concorrenza tra operatori. La maggiore criticità dell’abbonamento annual e risiedeva nel fatto che non si basava su criteri comparativi, ma sul criterio di ricezione della domanda “.

Twitter, cade il muro dei 140 caratteri: i cinguettii potranno arrivare a 280

Twitter, cade il muro dei 140 caratteri: i cinguettii potranno arrivare a 280

(apIl social network annuncia ufficialmente un test internazionale dicendosi certo dell’implementazione su scala globale

FINISCE ufficialmente l’epoca dei 140 caratteri su Twitter. Stavolta per davvero. Sono anni che lo si va ripetendo, raccontando piccoli cambiamenti marginali che hanno reso i cinguettii un po’ più larghi, per esempio evitando di conteggiare i contenuti multimediali, i link o le menzioni degli utenti con cui si conversa online. Adesso è partito un test che tanto test non sembra e che raddoppierà la lunghezza massima dei tweet: da 140 a 280 caratteri nella modalità espansa. Se il tweet supera la soglia di visibilità il resto della frase viene nascosto e lo si può visualizzare cliccandoci sopra, allargando cioè il contenuto.

“Riassumere i pensieri in un tweet, ci siamo passati tutti, è una fatica – spiegano da San Francisco – è bene sottolineare, però, che non è ovunque un problema. Ad esempio, quando una persona twitta in inglese o in italiano, si imbatte velocemente nel limite dei 140 caratteri e deve modificare il tweet in modo che si adatti perfettamente. Qualche volta, deve cancellare qualche parola che trasmette un significato o un’emozione importante, o non cinguettare affatto. Ma quando un ragazzo giapponese twitta nella sua lingua, non ha lo stesso problema: finisce di condividere il suo pensiero e ha ancora spazio a disposizione”.

La prendono alla larga, insomma, facendone (correttamente) un problema linguistico e alfabetico: “In lingue come il giapponese, il coreano e il cinese è possibile comunicare il doppio delle informazioni in un solo carattere, a differenza di molte altre lingue come l’italiano, l’inglese, lo spagnolo, il portoghese o il francese”. Per questo, arrivano i tweet XL. Il muro dei 140, pur rimanendo privilegiato sotto l’aspetto della visibilità, non sarà più invalicabile: ciò che supera quella soglia verrà nascosto e sarà visualizzabile cliccandoci sopra.

Per ora si tratta di un test (la società non ha dichiarato in quali lingue sarà effettuato, anche se alla fine saranno coinvolte tutte quelle in cui è disponibile tranne gli idiomi asiatici citati prima) ma i toni sembrano entusiasti. E lasciano ai nostalgici poche speranze di una retromarcia. D’altronde di esperimenti sembra che Twitter ne abbia già svolti parecchi. In fondo sul crinale delle 140 battute ci danza da anni: “Stiamo cercando di estendere il limite da 140 a 280 caratteri, per quelle lingue meno ‘concise’ (che sono tutte tranne il giapponese, cinese, e coreano) – aggiungono dalla California – anche se per il momento si tratta di un test in atto solo per alcune lingue, vogliamo essere trasparenti sul perché siamo entusiasti di questo esperimento”. La ragione? Quella lunghezza massima, segno distintivo della piattaforma, in realtà frustrerebbe gli utenti. Spingendoli a rinunciare e penalizzando l’engagement di una piattaforma che da anni sta lottando per tornare a crescere in termini di accountattivi (al momento sono 328 milioni) e per convincere i mercati (nel 2016 la società ha perso 450 milioni di dollari).

“Solo una piccola percentuale di tweet inviati in giapponese è di 140 caratteri, lo 0,4% – raccontano dal quartier generale di Frisco – in inglese, invece, una percentuale molto più elevata di tweet è di 140 caratteri (9%). La maggior parte dei cinguettii giapponesi sono di 15 caratteri, a differenza di quelli inglesi che ne hanno 34”. Un insieme di numeri che secondo la piattaforma dimostrerebbe come il limite dei caratteri sia uno dei principali motivi di fastidio per le persone che twittano in inglese, e in altre lingue, ma non per quelle che twittano in giapponese. Allargando lo sguardo a tutti i mercati gli esperimenti di Twitter hanno anche evidenziato che quando le persone non sono costrette a comprimere i propri pensieri in 140 caratteri e ne hanno ancora a disposizione, sorpresa, twittano di più. E questo, con buona pace dei puristi, è proprio quello che serve a una società in difficoltà.

Non si tratta dunque della funzione “tweet storm” di cui si era parlato qualche giorno fa ma proprio di un allungamento del cinguettio. Sul cui impatto positivo la società si dice molto sicura anche se, come sempre, intende sperimentarlo con un ristretto gruppo di utenti “prima di

lanciarlo definitivamente”. La strada, insomma, appare segnata. Niente paura, però. Twitter rimarrà sinonimo di brevità: “I tweet vanno dritti al punto con le nformazioni o i pensieri che contano. Questo è ciò che non cambieremo mai”

Arabia Saudita, storico decreto del re: le donne potranno guidare

Cade un tabù a Riad: il re Salman ha finalmente concesso alle donne il permesso di guidare, anche se non da subito, nell’unico paese dove era loro proibito. Le prime patenti dovrebbero essere rilasciate dal prossimo giugno.

RIAD – Cade un tabù storico e mondiale in Arabia Saudita. Un decreto del re Salman ha finalmente concesso alle donne il permesso di guidare, anche se non da subito. L’annuncio è arrivato dai media di Stato di Riad e, in contemporanea a un evento a Washington legato alla casa saudita. L’ambasciatore di Riad negli Stati Uniti ha commentato in serata: “E’ il momento giusto per questo cambiamento perché in Arabia Saudita abbiamo una società giovane e dinamica. Le donne non avranno bisogno del loro ‘guardiano’ per prendere la patente”. Si dissolve così l’incredibile divieto anche nell’ultimo paese dove era vigente, simbolo di oppressione nei confronti delle donne.

Finora i teologi wahabiti (il ramo radicale del sunnismo che vige in Arabia Saudita) si erano espressi contro il via libera delle donne alla guida, dando spiegazioni spesso surreali: un diritto che, secondo i religiosi, sarebbe stato “inappropriato”, “un problema per gli uomini” o comunque “pericoloso per la stabilità del Regno”. Pochi giorni fa uno sceicco piuttosto importante nel paese aveva giustificato il divieto perché, ha detto nello sconcerto mondiale, “le donne hanno un quarto di cervello degli uomini”.

‘No woman no drive’, il remake a sostegno delle donne saudite

Dal 1991 (dopo la Guerra del Golfo) e nel corso degli anni ci sono state diverse manifestazioni di donne che, sfidando la legge e gli arresti, si sono riunite ognuna alla guida della propria auto. La rivolta è proseguita anche sui social network dove sono spesso comparsi video e foto di donne al volante.

Arabia Saudita, video virale contro i divieti: le donne guidano, ballano e fanno clic

Pochi giorni fa però c’era stato un segnale di apertura importante: era stato permesso per la prima volta ad alcune donne di entrare in uno stadio. E’ stato solo l’ultimo provvedimento dell’apertura graduale, ma costante, del Regno Saudita, principalmente economica ma anche sulla concessione di alcuni diritti, in contemporanea con l’ascesa sempre più dirompente del giovane principe Mohammed bin Salman, 32 anni.

La decisione ha in buona parte motivazioni economiche, come del resto ha confermato lo stesso ambasciatore saudita a Washington: il governo di Riad sta cambiando e modernizzando la sua locomotiva economica, anche a causa del prezzo basso del petrolio. L’economia, dunque, sarà più inclusiva e dunque potrebbe essere importante coinvolgere anche le donne a pieno titolo per sostenere la crescita di un Paese sempre meno dipendente dall'”oro nero”.

IL REGNO SVELATO – LO SPECIALE SUPER 8

Il decreto di re Salman prevede che sia costituito entro 30 giorni un panel ministeriale per dare attuazione alla decisione rivoluzionaria. Le prime patenti, secondo il programma del Regno, dovrebbero essere rilasciate nel giugno del 2018.

Cosa ci dice quel vecchio mistero

Un libro racconta l’uccisione di Giorgiana Masi, quarant’anni fa. Tragedia di un’Italia lontana, ma lezione ancora da studiare

Cosa ci dice quel vecchio mistero

Ci sono libri che con semplicità descrivono così bene un momento storico da riuscire a essere una guida per interpretare i momenti di crisi, sempre.

Concetto Vecchio ha scritto “Giorgiana Masi. Indagine su un mistero italiano” che è un vademecum sul nostro Paese perché spiega dinamiche di potere che dalla fine della Seconda guerra mondiale a oggi sono cambiate poco. Hanno perso sostanza negli anni, questo è innegabile, ma quelle categorie e le relative contrapposizioni sono spettri nei quali ancora, di tanto in tanto, ci imbattiamo. La tragedia della morte di Giorgiana Masi è una tragedia privata, politica e nazionale. Sul piano privato, e quindi familiare, racconta cosa abbia significato per i genitori di Giorgiana perdere una figlia all’improvviso, senza riuscire a farsene una ragione. Sul piano politico ha mostrato la rigidità degli apparati dello Stato che, dopo aver creato condizioni estreme, non sono stati pronti ad affrontarne le estreme conseguenze. E una tragedia nazionale perché siamo tutti Giorgiana Masi, ma non tanto per dire. Lo siamo tutti davvero. Molti di noi hanno partecipato a manifestazioni di piazza credendo di non correre alcun pericolo. Il morto in piazza è ingestibile, è un prezzo troppo alto e mette a rischio l’assetto democratico di un Paese. Perché porta con sé menzogne e sfiducia nelle istituzioni.

Giorgiana muore a Roma il 12 maggio del 1977. Aveva diciotto anni e a ucciderla è un colpo di pistola che a oggi non sappiamo chi abbia esploso, esattamente con quale arma e da dove. Un mistero italiano. Giorgiana aveva tentato di partecipare alla manifestazione organizzata in piazza Navona dai Radicali, per celebrare il terzo anniversario del referendum sul divorzio. Ma la manifestazione era stata vietata dall’allora ministro dell’Interno Francesco Cossiga. Non vi racconterò il libro di Concetto Vecchio perché spero che possiate leggerlo, ma vi dirò, invece, cosa mi è rimasto di questa indagine fatta 40 anni dopo, grazie agli atti giudiziari messi a disposizione da Luca Boneschi, che nel processo ha rappresentato la famiglia Masi e in fondo anche tutti noi.

Sono rimaste le ragioni e i torti di un momento politico delicatissimo in cui una manifestazione pacifica sarebbe stata la vera rivoluzione. Il divieto di manifestare opposto da Cossiga a Pannella quel 12 maggio veniva da lontano, Concetto Vecchio ne spiega la genesi senza giustificarne il ricorso. Ma è importante capire di quale Italia stiamo parlando. È importante fare la conta dei morti e dei feriti nelle manifestazioni di piazza, tra i manifestanti e le forze dell’ordine. È importante ricordare i morti in azioni di singoli o di gruppi ai danni di altri. È importante anche per rassicurare chi pensa di star vivendo oggi nel peggiore dei mondi possibili: non è così, non in Italia.

È importante studiare i percorsi politici per comprendere come ciò che accade sia la sommatoria di una serie di forze non tutte intellegibili. Concetto Vecchio dedica alcune pagine, interessantissime, alla figura di Cossiga: «Fa tutto velocemente, conta su una memoria prodigiosa, è pienamente concentrato sul suo dovere. Ma questa ascesa forsennata esige i suoi tributi. Viene tormentato dalla ciclotimia, a stati di grande euforia seguono periodi di lunga depressione. Fiaccato dall’astenia, è inseguito da malattie immaginarie, fobie». E allora appare chiaro, anzi direi lampante, che gli eventi storici e le decisioni politiche che li determinano, non sono prodotti solo da calcolo, ma anche da ciò che è imponderabile: dal privatissimo, chiamiamolo così. E mica è facile capire quando questo sta accadendo… è anzi impossibile. Marco Pannella, che ha usato finanche il suo corpo come terreno per la lotta politica, non ha mai fatto politica per tornaconto personale; anche chi è stato in disaccordo con lui, questo lo ha sempre riconosciuto. E tremano i polsi, ma tremano davvero, al pensiero che spesso a determinare tragedie non siano strategie studiate, ma calcolo personale quando non l’impossibilità di guardare oltre.

Enzo Striano, in un libro che considero un capolavoro, “I giochi degli eroi”, riporta, modificandola leggermente, questa frase di Nietzsche: «La sventura più grande nel destino degli uomini è quando i potenti della terra non sono anche i primi sulla terra. Allora tutto diventa falso, mostruoso, difforme».

Ci ho passato l’estate su questa frase e mi sono convinto che il tempo dei primi è solo utopia.

L’eterno Novecento di Milton Gendel

 

  • Milton Gendel, Piazza del Popolo, Roma 1952. Fondazione Primoli, Fondo Gendel, Roma Milton Gendel, Piazza del Popolo, Roma 1952. Fondazione Primoli, Fondo Gendel, Roma
Roma e la sua monumentale, assolata bellezza. Il Sud Italia con i volti dei contadini, la natura, le storie raccontate dalle pietre dei paesi e dai muretti a secco delle campagne. Il bel mondo dell’arte italiano: gli artisti, i galleristi, le grandi collezioniste. E anche, allargando lo sguardo oltre il nostro Paese, il mondo artistico Usa e in particolare di New York, dove crebbe e studiò, alla Columbia, con Meyer Shapiro. L’archivio del newyorkese Milton Gendel – classe 1918, storico dell’arte, fotografo e per lungo tempo corrispondente di Art News per l’Italia – è un contenitore di storie, mondi, avventure esistenziali e artistiche che copre la quasi totalità del Novecento. Ed è dallo scavo in quel materiale ricchissimo che nasce il volume Milton Gendel. Uno scatto lungo un secolo. Gli anni tra New York e Roma. 1940-1962 di Barbara Drudi (edito da Quodlibet e Fondazione Passaré) che ripercorre gli incontri più significativi di quel periodo. Da fotografo e da amico, ritrasse, cogliendoli nella loro dimensione quotidiana, molti personaggi noti, da Peggy Guggenheim alla regina Elisabetta. Il libro sarà presentato a Roma, il 13 ottobre alle ore 18.00, presso la Fondazione Primoli di Roma che conserva, tra gli altri, il Fondo Gendel.
DI LARA CRINÒ

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