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Giornata Mondiale dei Diritti Umani: “Il più calpestato è il diritto alla vita”

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La Giornata Mondiale dei Diritti Umani si celebra ogni anno il 10 dicembre per ricordare il voto di quella Dichiarazione universale dei diritti umani, accolta senza alcun Paese contrario nel 1948. Proclamò i diritti inalienabili dell’essere umano – indipendentemente da religione, sesso, origine, opinione politica o nascita. È il documento più tradotto al mondo ed è alla base del concetto stesso di Nazioni Unite. Insieme al suo Statuto, sancisce i diritti individuali, civili, politici, economici, sociali, culturali di ognuno di noi. Frutto di una elaborazione secolare, la Dichiarazione si basa sui primi principi etici classici, è influenzata dalla Rivoluzione francese e guidata dagli scritti di Franklin Delano Roosevelt, noto anche per aver introdotto negli Stati Uniti l’assistenza sociale e le indennità di disoccupazione e vecchiaia. “Oggi, tra tutti i diritti umani, il più violato è il diritto alla vita – afferma Cecilia Siccardi, ricercatrice in diritto costituzionale all’Università degli Studi di Milano e docente di Diritto antidiscriminatorio. È autrice del libro I diritti costituzionali dei migranti in viaggio, vincitore del Premio Panunzio – che l’Europa tutta, e l’Italia con la Spagna in particolare, calpesta attuando respingimenti illegali. I respingimenti sarebbero ammessi solo dopo aver garantito il diritto della richiesta di asilo, e solo verso luoghi sicuri: che non possono essere porti libici, dove si attuano detenzioni illegali e torture, né tanto meno il mare aperto, l’attracco in un porto o tutto quello a cui assistiamo più o meno ogni giorno”. L’Italia è già stata condannata in diverse occasioni dalla Corte Europea dei Diritti Umani per respingimenti collettivi e si giustifica lamentando un esodo. Essendo uno dei punti di arrivo di migranti e fuggitivi, pensiamo di essere svantaggiati e ignorati dall’Unione europea. Ma non è così, l’Italia non è tra i primi Paesi europei per accoglienza. Nel 2021 le richieste di asilo sono state 45mila: in Germania ce ne sono state oltre 4 volte di più (148.175), in Francia più del doppio (103.790) e anche la Spagna ha più richieste di ingresso rispetto a noi (62.050). Se si considera il numero di richiedenti asilo in rapporto alla popolazione, l’Italia è 15esima in Europa. Ma nulla riesce a scalfire il racconto strumentale di alcuni partiti, amplificato dalla gran parte dei mezzi d’informazione, e portato avanti sulla pelle degli ultimi. Tra l’altro, nonostante parte della politica parli sempre di sbarchi, nei primi dieci mesi del 2022 sono arrivate in Europa 85mila persone via mare, e 128mila dalla rotta balcanica, quindi via terra. Dei 90mila migranti arrivati in Italia quest’anno, poco più del 15% è stato salvato dalle ong, gli altri sono sbarcati autonomamente o sono stati soccorsi dalla guardia costiera. Una volta arrivati, privi di tutto, compresa la possibilità di farsi capire, i migranti hanno pochi sostegni, e uno di questi è il Naga di Milano, un ente privato nato per sostenere dal punto di vista sanitario chi non ha diritti e documenti. Al Naga i volontari aiutano chi ha bisogno anche a richiedere documenti e permessi, ci sono corsi di italiano e supporti psicologici per le vittime di violenza e tortura. Al Naga si è rivolto ad esempio Farid, 20 anni, scappato dal Bangladesh, picchiato e schiavizzato nel nord Africa, giunto qui per dormire in strada, nonostante sia affetto da una malattia cardiaca. Cerca lavoro, ma prima deve sbrigare le lunghe pratiche burocratiche dei richiedenti asilo “perché il paradosso è che non c’è altro modo per entrare in Europa se non attraverso una richiesta di asilo, richiesta che però è quasi impossibile presentare”, continua Siccardi. “Ci sono file infinite nelle questure, e le persone a volte rinunciano, dopo aver atteso giorni al freddo e non aver comunque avuto la possibilità di fare richiesta”, ci spiega Stefano Vuanello, un volontario del Naga Har. Eppure in Italia manca la manodopera: sono continue e insistenti le richieste di aprire un decreto flussi, a fronte di una drammatica carenza di lavoratori in tutta Italia, da parte di Associazioni di categoria come Confagricoltura e Coldiretti, che quantificano in 80mila le persone di cui avremmo bisogno solo per la raccolta di frutta e verdura. Manodopera che tra l’altro paghiamo pochissimo: “A Rosarno ho raccolto fragole e melanzane per 20 giorni. Mi hanno dato 250 euro”, racconta senza acrimonia, ma anzi con riconoscenza Ebrahim, 46 anni, arrivato in Italia dal Sudan nel 2008. Era fuggito dalla guerra che ha ucciso tutta la sua famiglia, e per la quale era lui stesso costretto a combattere: “Ma stavo male ad ammazzare la gente, credo che le questioni vadano risolte con il cervello, non con la guerra. Ho camminato a piedi 18 giorni attraverso il Ciad, e arrivato in Libia ho lavorato duramente, tra violenze e torture, per pagarmi un viaggio su una piccola imbarcazione che per fortuna ha retto la traversata”.

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