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Qatar: i mondiali di calcio 2022, tra diritti negati e greenwashing

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32 squadre partecipanti, 1,5 milioni di tifosi attesi, otto stadi, sette dei quali costruiti ex novo. Non hanno fatto in tempo a spegnersi i riflettori sulla COP27 in Egitto, che si sono accesi in Qatar per l’inizio dei mondiali di calcio 2022, accolti tra polemiche e indignazioni. La scelta della location desta, infatti, più di una perplessità. Non solo perché si tratta di un Paese che non rispetta i diritti umani delle minoranze, dalle donne, della comunità LGBTQ+, ma anche per lo scandalo degli oltre 6.500 lavoratori migranti morti, tra il 2010 e il 2020, durante i lavori di costruzione degli impianti che ospitano la coppa del mondo, come rivelava un’inchiesta del Guardian un anno fa. Come se non bastasse, gli organizzatori della XXII edizione della manifestazione sportiva più seguita al mondo, lo hanno sponsorizzato come “il primo evento carbon neutral della storia”, quando, di fatto, non è così.
La Fifa ha dichiarato che l’evento genererà 3,6 milioni di tonnellate di CO2 equivalente. Tuttavia, secondo un’indagine condotta dall’organizzazione no-profit Carbon market Watch, si tratta di stime calcolate prendendo in considerazione solo le emissioni prodotte dagli impianti nei giorni del mondiale di calcio, e non nel loro intero ciclo di vita.
“Sarebbe grandioso se l’impatto sul clima dei Mondiali FIFA fosse drasticamente ridotto. Ma l’affermazione di neutralità del carbonio che viene fatta semplicemente non è credibile “, afferma l’autore del report, Gilles Dufrasn. “Nonostante la mancanza di trasparenza, le prove suggeriscono che le emissioni di questa Coppa del Mondo saranno considerevolmente più alte di quanto previsto dagli organizzatori, ed è improbabile che i crediti di carbonio acquistati per compensare queste emissioni abbiano un impatto sufficientemente positivo sul clima”.
Per Carbon Market Watch, la reale impronta ambientale di queste infrastrutture è di almeno 1,4 milioni di tonnellate di CO2, l’equivalente delle emissioni prodotte in un anno da 180mila famiglie statunitensi per il consumo di energia. L’ong stima inoltre che, nel solo mese di novembre 2022, le emissioni prodotte in Qatar saranno otto volte superiori a quelle prodotte dall’Islanda in un intero anno.
Alla fine della manifestazione, la città di Doha, che ha sempre avuto un unico stadio, se ne ritroverà addirittura otto. E questo è “un problema rilevante, perché questi stadi sono stati costruiti appositamente per la Coppa del mondo e il futuro uso estensivo di così tanti impianti in uno spazio geografico così ristretto è incerto”, si legge nel report.

Sulle drammatiche vicende che hanno accompagnato l’allestimento dei mondiali in Qatar hanno scritto anche due italiani: Valerio Moggia, autore del libro La coppa del morto. Storia di un mondiale che non dovrebbe esistere, edito da UltraSport, e Riccardo Noury di Amnesty International, autore di Qatar 2022, i Mondiali dello sfruttamento (Infinito Edizioni).

L’articolo Qatar: i mondiali di calcio 2022, tra diritti negati e greenwashing proviene da The Map Report.

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