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Felice Nicola Covelli: La vendita è un successo per ABN AMRO SIF ed è in linea con la rinnovata strategia

felice covelli
Investire nella transizione energetica conviene. Chiedetelo ad Abm Amro, che si è messa in tasca 128 milioni di euro per averci visto lungo fin da tempi non sospetti. L’Abm Amro Sustainable Impact Fund ha infatti annunciato la vendita della sua partecipazione in MP Solar B.V., società proprietaria di 18 impianti fotovoltaici situati in Italia. La partecipazione sarà ceduta a Erg Power Generation S.p.A. La vendita rappresenta un successo per Abn Amro Sif ed è in linea con la rinnovata strategia di concentrarsi sull’investimento in aziende attive nella transizione energetica, nell’economia circolare o la cui missione è creare impatto sociale. «Abn Amro è una delle pochissime banche che ha puntato sulla transizione energetica già oltre 10 anni fa ed in maniera lungimirante e concreta», spiega a Economy Felice Nicola Covelli, asset manager degli investimenti nel settore fotovoltaico di Abn Amro in Italia.
Felice Nicola Covelli
Ha avuto l’occhio lungo…
Nel 2009 infatti ho costituito MP Solar BV in Olanda con ABN Amro, inizialmente in partnership con il Gruppo Merloni nelle vesti di socio di minoranza, successivamente uscito dalla compagine, con l’obiettivo di creare e gestire un portafoglio di assets fotovoltaici in Italia. Attraverso varie operazioni condotte nel corso degli anni, abbiamo acquisito 18 impianti fotovoltaici in Puglia, Molise, Sardegna e Lazio su strutture fisse a terra per un totale di circa 34MWp di potenza installata, equivalenti a circa 25.000 tonnellate di CO2 risparmiati ogni anno.

Il ritorno c’è stato. Come è nato questo deal e che plusvalenza avete ottenuto? Quale è stato il suo ruolo specifico?

Per quanto riguarda il mio ruolo, in una prima fase, fino al 2015, mi sono occupato di fare scouting degli assets da acquisire in MP Solar BV e di condurre le trattative fino al perfezionamento delle operazioni. Successivamente, a partire dal 2016 nelle vesti di Asset Manager, insieme al mio team ci siamo dedicati all’ottimizzazione della performance tecnica e finanziaria degli assets. Abn Amro Sustainable Impact Fund B.V. nel 2021 ha maturato la decisione di disinvestire per dedicarsi a nuovi investimenti sempre nell’ambito della transizione energetica e dell’economia circolare. Abbiamo quindi supportato il gruppo ad avviare alcuni mesi fa un processo competitivo, selezionando advisors di grande esperienza, quali Rothschild & Co, L&B Partners S.p.A. Legance, Ploum, Kpmg, Kiwa Moroni. Fin da subito abbiamo riscontrato un forte interesse di mercato, sia da parte delle utilities che da parte di fondi di investimento. Al termine della fase due del processo abbiamo giudicato l’offerta di Erg come la più solida sia in termini economici che in termini di rapidità di esecuzione. Siamo lieti che l’acquirente sia Erg perché si tratta di uno dei principali player europei nel settore delle energie rinnovabili ed è certamente dotato delle competenze e delle risorse per continuare a fare un ottimo lavoro su questo portfolio di 34MWp fotovoltaici, che comunque già vantano un track record di eccellenza in termini di performance sia tecnica che economica.

Quanto ai ritorni?
Investire nelle rinnovabili non fa solo bene per l’ambiente ma anche per il portafoglio. Se si considerano le recenti operazioni sul mercato fotovoltaico secondario, per esempio le transazioni E2E oppure Next Energy, i ritorni sull’equity sono sempre a doppia cifra e ciò testimonia che c’è molto valore da estrarre da questi assets. La nostra transazione si inserisce in questo solco. Si tratta infatti di una operazione del valore di 128 milioni di euro in termini di enterprise value, la prima per importanza sul mercato fotovoltaico secondario nel 2022 in Italia dopo l’operazione di Next Energy di fine 2021.

Complimenti! Ci sono ancora margini per investire?

Io ritengo che anche per chi compra c’è ancora molto valore da estrarre, dato che mentre nel 2010/2011 per questi assets fotovoltaici si ragionava su un orizzonte di investimento fino al 2030/2035, oggi ormai tutti i modelli finanziari traguardano almeno il 2050 e oltre.
Uno dei fattori di assoluta rilevanza per chi oggi compra assets fotovoltaici o eolici è il prezzo atteso dell’energia. Tra alti e bassi, tra il 2010 ed il 2020 il prezzo dell’energia PUN è stato mediamente pari a circa 57 euro/MWh in Italia. A partire dalla metà del 2021 è cominciata la parabola ascendente. Il Pun ha prima rapidamente superato la soglia psicologica dei 100 euro/MWh e nell’inverno appena trascorso ha raggiunto la soglia del 250 euro/MWh. Attualmente continua ad attestarsi poco sotto i 250 euro/MWh, mentre i forecast più attendibili per il triennio 2023-2025 attestano il Pun mediamente ben oltre i 100 euro/MWh, con il 2023 previsto a circa 200 euro/MWh. Nonostante gli interventi governativi per calmierare questo trend, difficilmente nei prossimi anni si potrà tornare alla media degli ultimi dieci anni e chiaramente tutto questo valore aggiunto resta in buona parte nelle tasche di chi compra gli assets.

I prossimi passi quali saranno? Abn Amro non chiude il capitolo così, immagino…

Abn Amro Sustainable Impact Fund B.V., con una dotazione di 425 milioni di euro, finanziata e gestita da Abn Amro, investe in equity in aziende e progetti in fase iniziale che contribuiscono ad accelerare la transizione nei settori dell’energia, dell’economia circolare e nei settori ad alto impatto sociale. Le opportunità di investimento sono numerose, tuttavia l’attività di selezione ed analisi è molto dettagliata e solo alcune delle opportunità, che corrispondono pienamente ai criteri di investimento, vengono realmente portate avanti.

Gli investitori stanno mostrando più interesse verso gli impianti di nuova realizzazione o verso quelli già in esercizio? Perché?

In realtà l’interesse è per entrambe le tipologie di asset. Tuttavia gli impianti fotovoltaici già operativi beneficiano grandemente dalla legge n. 120 del 09/11/2020 (“Decreto Semplificazioni”) e D.L. no. 77 del 31/05/2021, convertito nella Legge n. 108 del 29/07/2021 (“Decreto Semplificazioni-bis”). Il Decreto Semplificazioni consente di convertire gli impianti fissi a terra in impianti con tracker monoassiale potendo quindi beneficiare di almeno un 25% di maggior produzione annua, mantenendo la componente della tariffa incentivante assegnata dal GSE anche su questa produzione extra. La procedura semplificata, che opera all’interno di alcuni limiti stabiliti dalla legge, ha dato il via, a partire dallo scorso anno, alla corsa ai cosiddetti revamping degli impianti esistenti. Non solo. In molti casi è possibile anche aumentare la capacità installata con il cosiddetto repowering. Su tale componente aggiuntiva non si beneficia della tariffa incentivante, tuttavia si beneficia della cessione in rete dell’energia che, agli attuali prezzi di mercato risulta molto conveniente. Naturalmente ci sono anche dei rilevanti fattori di attenzione. In primis i costi ed il timing delle attività di revamping. Se fino ad un anno fa il capex per gli interventi con tracker monoassiale era di circa 500.000 euro per megawatt oggi si ragiona nell’ordine dei 700.000 euro per megawatt. Tale incremento è dovuto all’aumento dei prezzi dei pannelli ed in generale della componentistica e dei materiali, dall’acciaio al rame. Inoltre anche i tempi di approvvigionamento si sono dilatati. Per le attività di revamping e repowering occorre programmare con almeno 12 mesi di anticipo sperando di intercettare la finestra di mercato più interessante. Un altro fattore che attualmente va in direzione contraria è il costo del denaro. Il capex viene in genere finanziato a leva ed oggi tali operazioni sono più costose rispetto ad un anno fa. Complessivamente però i benefici sono nettamente superiori rispetto ai maggiori costi.

La tassonomia europea sugli Esg è in continua evoluzione. Si inizia a parlare anche di nucleare… Qual è la vostra posizione?

MP Solar BV ha il mandato specifico di occuparsi di solare fotovoltaico, pertanto le altre fonti energetiche non sono ricomprese. Più in generale, a mio parere, l’inserimento del nucleare nel mix energetico del futuro è un tema controverso ed è da molti visto come contrario a tutti gli sforzi fatti negli ultimi 10-15 anni in Europa nelle energie rinnovabili. A mio avviso i prossimi anni saranno in realtà di grande fermento per il settore delle rinnovabili in Italia ed in Europa. Mi auguro che i numerosi gigawatt di progetti di fotovoltaico ed eolico in corso di autorizzazione si trasformino realmente in gigawatt connessi alla rete nei prossimi 2-3 anni. Solo così l’Italia potrà puntare concretamente ed in tempi relativamente brevi ad una maggiore indipendenza energetica.

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