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Italiani preoccupati per le bollette, ma il clima resta la minaccia primaria nel mondo

THE MAP REPORT

Sebbene una recente indagine di Eurobarometro veda gli italiani più preoccupati per il caro bollette che per la crisi climatica (sei italiani su dieci, ovvero il 58%, affermano di essere disposti a consumare meno non tanto per spirito green ma perché i prezzi dell’energia sono sempre più insostenibili), una nuova ricerca condotta da Epson rivela che il cambiamento climatico costituisce la minaccia principale, alla pari con la crisi finanziaria in corso. Il sondaggio, denominato “Climate Reality Barometer” e giunto alla sua seconda edizione, ha riguardato 26.205 persone in 28 Paesi e suggerisce che, nonostante l’aumento dell’impatto climatico, l’ottimismo sul clima ha superato il 48%.
Dal “Climate Reality Barometer” emerge che in tutto il mondo le persone stanno intensificando gli sforzi personali per evitare il cambiamento climatico e che lo stesso rimane una preoccupazione primaria per molti. Tuttavia, i dati mostrano che ci sono anche differenze significative nei livelli di fiducia, influenzate da fattori quali economia ed età.
Non stupisce che le questioni finanziarie esistenti siano la preoccupazione principale delle persone. Mentre “sistemare l’economia” (22%) e “l’aumento dei prezzi” (21%) appaiono in cima alla lista delle priorità degli intervistati, il cambiamento climatico si colloca al terzo posto (20%), con uno scarto minimo. Nonostante la recessione economica globale, i conflitti e l’impennata delle bollette energetiche, la crisi climatica rimane un problema per molte persone in tutto il mondo.
Ciononostante sembra migliorare il livello di ottimismo generale. Se prima della COP26 del novembre 2021 il 46% degli intervistati a livello globale era ottimista sulla possibilità di evitare la catastrofe climatica nell’arco della vita, quest’anno, alla vigilia della COP27 che si terrà a novembre in Egitto, l’ottimismo ha oltrepassato il 48%.
Un’ulteriore analisi rivela che le medie mondiali nascondono sorprendenti variazioni regionali nei livelli di fiducia. L’ottimismo è inferiore nella maggior parte delle economie sviluppate rispetto, ad esempio, a quelle emergenti. I singoli paesi membri del G7 hanno registrato livelli di ottimismo significativamente inferiori rispetto alla media mondiale del 48%: Canada (36,6%), Francia (22,5%), Germania (23,8%), Italia (25,2%), Giappone (10,4%), Regno Unito (28,4%) e Stati Uniti (39,4%). Le economie emergenti e in rapida crescita registrano livelli di ottimismo rispetto al clima nettamente superiori alla media globale: Cina (76,2%), India (78,3%), Indonesia (62,6%), Kenya (76%), Messico (66%) e Filippine (71,9%). I risultati suggeriscono inoltre che l’età è un fattore, con le fasce più anziane e più giovani maggiormente preoccupate del cambiamento climatico. Gli over 55 sono l’unico gruppo a citare il cambiamento climatico come problema mondiale più urgente (22,2%), mentre il gruppo di persone di età compresa tra 16 e 24 anni è l’unico a classificarlo al secondo posto (19,3%), tutte le altre fasce d’età lo classificano al terzo.
Oltre 8 persone su 10 (80,2%) citano l’evidenza di ciò che vedono, a testimonianza del cambiamento climatico nella loro vita quotidiana, come il fattore più influente nel creare consapevolezza. Più in dettaglio il 75,7% cita campagne e/o azioni governative, il 75% cita le news online e offline, il 74,2% cita i social media , il 64,8% cita campagne aziendali o della community, mentre il 64% cita le conferenze COP.
Incoraggianti i segnali che fotografano un approccio attivo da parte delle singole persone.
Rispetto al 2021, camminare e/o pedalare è aumentato dall’83,7% all’87,2%; il 31,8% lo fa da più di un anno. Il passaggio alle energie rinnovabili è cresciuto dal 78,2% all’82,4%; il 18,6% le utilizza da più di un anno. La riduzione dei viaggi internazionali d’affari e di piacere è aumentata dal 65,1% al 68,2%; il 23% li ha ridotti da più di un anno. Il passaggio ai veicoli elettrici è aumentato dal 68% al 72,7%; il 10,6% ricorre ad essi da più di un anno. L’adozione di una dieta a base vegetale è cresciuta dal 67,6% al 68,9%; il 16,5% la utilizza da più di un anno.
Tara Shine, scienziata ambientale e Co-CEO di Change by Degrees, ha dichiarato: “La dura realtà è che gli ultimi sette anni sono stati i più caldi mai registrati e rischiamo davvero di superare i limiti di sicurezza della temperatura. Tuttavia, questo sondaggio dimostra che le persone di tutto il mondo continuano a sperare che le loro azioni, insieme a quelle del governo e delle aziende, possano trasformare la società in meglio. Le sfide immediate che le economie di tutto il mondo devono affrontare, tra cui l’aumento dei prezzi dell’energia e dei prodotti alimentari, sono sia cause che sintomi del cambiamento climatico. Pianificare a lungo termine e consentire alle persone di agire per il clima sono ora le azioni più efficaci che i paesi possono intraprendere per sostenere l’ottimismo climatico, ridurre l’inquinamento da carbonio e costruire la resilienza agli impatti climatici”.

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