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Crisi climatica e disuguaglianze: 4 ragazzi su 5 in 15 Paesi ne sono testimoni

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Tra maggio e agosto di quest’anno, Save the Children ha condotto un’indagine per indagare la percezione dell’impatto dei cambiamenti climatici da parte dei più giovani.
Al questionario hanno preso parte oltre 42.000 bambini e ragazzi di 15 Paesi, tra cui anche l’Italia, condividendo le loro osservazioni e le loro esperienze sui cambiamenti meteorologici e le catastrofi naturali descrivendo nel dettaglio i danni e i pregiudizi che queste provocano nelle loro vite e in quelle degli altri. Il questionario – spiega l’organizzazione internazionale indipendente – fa parte di una più ampia consultazione, che ha coinvolto più di 54.000 bambini e ragazzi in 41 diversi Paesi. I risultati sono stati raccolti in un nuovo rapporto innovativo sui cambiamenti climatici e le disuguaglianze (“Generation Hope: 2,4 miliardi di ragioni per porre fine alla crisi globale del clima e delle disuguaglianze”) che sarà pubblicato il 26 ottobre 2022 e che esaminerà l’intersezione tra povertà e rischio climatico e l’impatto sui bambini di tutto il mondo.
L’83% dei bambini e dei ragazzi di 15 Paesi diversi afferma di essere quotidianamente testimone degli effetti del cambiamento climatico o delle disuguaglianze sul mondo che li circonda, o di entrambi.
La maggior parte degli intervistati (73%) ritiene che gli adulti – compresi i governi, le imprese e i leader delle comunità, molti dei quali parteciperanno alle riunioni del G20 e della COP27 – dovrebbero fare di più per affrontare questi problemi.
Le esperienze vissute da alcuni bambini e ragazzi hanno provocato in loro sentimenti di rabbia per la mancanza di azioni concrete e di paura per il futuro: i loro racconti dimostrano in modo toccante l’impatto che tutto questo ha sul loro benessere mentale.

©iStock

Un diciassettenne che vive in uno slum alla periferia della città di Patna, nello Stato del Bihar, in India, ha raccontato che a 13 anni è diventato il leader di un gruppo di giovani attivisti del suo quartiere che si battono per i diritti dei bambini. Nell’agosto del 2019 una devastante inondazione ha colpito la sua comunità, distruggendo le case e tutto quello che le persone avevano, privandole dei beni di prima necessità per due giorni: “Quando sono arrivate le inondazioni ci siamo tutti inzuppati. L’acqua è entrata nelle case all’improvviso nel cuore della notte, mentre tutti dormivano. Per una settimana le nostre case sono state piene d’acqua e anche la scuola è stata chiusa. Abbiamo preparato da mangiare su uno sgabello che superava il livello dell’acqua e dormivamo seduti. Viviamo in una baraccopoli e non abbiamo un tetto in muratura ma di latta. Quando il sole lo scalda, l’aria calda circola all’interno e anche se il ventilatore è acceso non si respira. In inverno, invece, sentiamo molto freddo”.
In Africa e in Medio Oriente gli intervistati hanno tracciato un collegamento tra il cambiamento climatico e l’aumento della fame, in particolare per i suoi effetti sull’agricoltura. I bambini dei Paesi che sono stati particolarmente colpiti dall’attuale crisi alimentare vedono e sperimentano eventi traumatici che nessun bambino dovrebbe mai sperimentare: morti, suicidi, lavoro minorile e matrimoni precoci. Hanno inoltre fatto riferimento all’aumento del costo del cibo e della vita, evidenziando il nesso tra questo fenomeno e la crisi climatica.
Dall’indagine di Save the Childrem emerge inoltre la convinzione dei ragazzi che esista un nesso anche con l’aumento di alcune malattie – come, ad esempio, l’accresciuta diffusione del colera – causati dall’esposizione al calore e dalla mancanza di accesso all’acqua. Anche l’inquinamento, la qualità dell’aria e i rifiuti rientrano tra le principali preoccupazioni sollevate a livello globale.
Molti bambini hanno evidenziato le connessioni tra povertà, disuguaglianze ed emergenza climatica. A livello globale, i giovani hanno notato che alcuni sono più a rischio di altri: quelli provenienti da famiglie a basso reddito, le bambine, i disabili e quelli sfollati dalle loro case sono stati, infatti, citati più frequentemente come più vulnerabili. Anche i bambini, le bambine, gli adolescenti e i giovani intervistati in Italia ritengono che coloro che vivono in condizioni di povertà siano tra i più colpiti dai cambiamenti climatici. Per la maggior parte di loro, questa forma di disuguaglianza rappresenta un grande problema (63%) o un problema (25%).
In Italia, i partecipanti alla consultazione (317 di età compresa tra i 10 e i 25 anni) identificano nelle ondate di calore estremo (78%), nella siccità (68%) e negli incendi (44%), i principali disastri climatici che colpiscono la propria comunità. I 2/3 vedono chiaramente un peggioramento nella condizione delle famiglie di accedere a beni essenziali, quali vestiti e carburante e il 53% un peggioramento nell’accesso ad acqua pulita. Inoltre, Il 91% ha dichiarato di notare un peggioramento in Italia per quanto riguarda i cambiamenti meteorologici e l’84% per il degrado ambientale. Inoltre, i partecipanti hanno indicato tra i gruppi più colpiti dal cambiamento climatico e le disuguaglianze economiche coloro che vivono in condizioni di povertà.
Sono tuttavia molti coloro che pensano che il cambiamento non solo sia necessario ma anche possibile. In Italia 3 bambini e ragazzi su 4 tra quanti hanno preso parte alla consultazione ritengono che alcuni Paesi abbiano più responsabilità rispetto ad altri e che siano i Paesi più ricchi quelli maggiormente responsabili.
“I bambini stanno sopportando il peso maggiore della crisi climatica e delle disuguaglianze – sottolinea Inger Ashing, CEO di Save the Children International -. I loro punti di vista, le loro azioni e le loro richieste di cambiamento sono tra le più audaci e tenaci. Il loro diritto a partecipare alle decisioni che li riguardano è sancito anche dalla legge internazionale sui diritti dell’infanzia. Molti di quelli con cui ci siamo confrontati sono frustrati dal fatto di essere ignorati e ritengono che i governi, le imprese e gli adulti delle loro comunità non stiano facendo abbastanza”.
Inger Ashing aggiunge: “Tutti gli adulti hanno il dovere di mantenere la speranza nei confronti dei bambini. I leader dei Paesi più ricchi del mondo hanno il potere particolare di trasformare questa speranza in azione, riducendo le emissioni di carbonio a casa propria e sbloccando i finanziamenti che sono urgentemente necessari per sostenere i Paesi che stanno soffrendo maggiormente la crisi climatica e le disuguaglianze ma che ne sono responsabili in minor misura. Le disuguaglianze e l’emergenza climatica sono alla base della crisi alimentare globale che sta lasciando tre miliardi di persone senza accesso a cibo nutriente e a causa della quale 811 milioni di persone vanno a letto affamate ogni notte. Dobbiamo agire con urgenza, se non vogliamo che emergenze di questa portata si moltiplichino nei prossimi anni”.

L’articolo Crisi climatica e disuguaglianze: 4 ragazzi su 5 in 15 Paesi ne sono testimoni proviene da The Map Report.

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