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Aspettativa di vita: Istat, il divario Nord-Sud Italia resta incolmato

La speranza di vita è al Sud inferiore di un anno e sette mesi rispetto al Nord. Lo dice il Report dell’Istat “Misure del Benessere equo e sostenibile” su dati del 2021. Nel dettaglio, la speranza di vita alla nascita nel 2021 risulta di 82,9 anni nel Nord contro gli 81,3 anni nel Sud. A incidere molto, la pandemia, che ha allargato le distanze sociali e regionali soprattutto nella seconda fase. Lo svantaggio tra le aree del Paese toccano sempre i soliti ambiti: il lavoro, il reddito, l’istruzione, la sanità. Se nello scorso anno scolastico, ad esempio, in media in Italia il 43,6% degli studenti di terza media aveva una competenza non adeguata, al Nord la percentuale si attestata al 35,8%. La percentuale di studenti in difficoltà con la matematica era al 60% al Sud e al 40% al Centro. Ma andiamo per gradi. Le distanze tra Nord e Sud negli indicatori del benessere equo e sostenibile restano purtroppo molto marcate e aumentano per quanto riguarda la speranza di vita e il reddito dei lavoratori. La speranza di vita alla nascita nel 2021 era nel Sud di circa un anno e sette mesi inferiore a quella del Nord: la forbice, che si era ristretta all’inizio della pandemia per il fatto che il Nord fosse stato colpito più duramente dal picco di decessi Covid, è subito tornata a riallargarsi l’anno successivo, con il Nord che ha recuperato quasi un anno di speranza di vita e il Sud che ha perso altri sei mesi. Bergamo ha recuperato ad esempio nel 2021 quasi completamente i circa 4 anni di speranza di vita alla nascita persi nel 2020, schizzando dal 106esimo al tredicesimo posto della graduatoria.

Se si guarda al Sud, invece, a Campobasso si era perso un anno nel 2020 ma a questo si sono aggiunti un ulteriore anno e quattro mesi di perdita di aspettativa di vita. Approfondendo invece il divario culturale e formativo, lo scorso anno scolastico ha visto in media, in Italia, il 43,6% degli studenti di terza media con una competenza numerica non adeguata, ma se al Nord la percentuale si attesta al 35,8% – in crescita di 1,2 punti rispetto all’anno precedente, anche se in calo di 4,5 punti rispetto al 2018/2019 (prima dell’inizio della pandemia) – al Sud sale al 60% (migliorando tra l’altro di 1,6 punti sul 20/21) e al 40% al Centro. La situazione è critica a Crotone (69,5%), Agrigento e Palermo con la percentuale degli studenti con carenze in matematica che supera largamente i due terzi. Arriviamo al capitolo occupazione, il cui tasso in media è salito di 0,8 punti al 62,7% tra i 20 e i 64 anni nel 2021, ma se le province del Nord – più colpite dalla pandemia – restano ancora al di sotto dei livelli del 2019, nel Sud la maggior parte delle province ha recuperato il terreno perduto. Il distacco tra la provincia con il più alto tasso di occupazione (Bolzano, 75,8%) e quella con il tasso più basso (Caltanissetta, 40,8%) è nel 2021 di 35 punti percentuali, in calo dai 40,5 nel 2019. Se si guarda alla retribuzione media annua dei lavoratori dipendenti nel 2020 il reddito medio nella provincia di Milano è di 29,631 euro. Quasi il triplo (2,7 volte) di quello di Vibo Valentia. Nel 2021 il reddito si è ridotto del 6% a livello nazionale, ma la flessione è stata mediamente più contenuta al Nord (-5%) rispetto al Mezzogiorno (-8%) dove inoltre si partiva da più bassi livelli iniziali. Anche sulle scuole accessibili ai disabili gli abitanti del Sud sono penalizzati con appena il 27,7% degli edifici adeguati (29,8% nelle isole) a fronte del 38% al Nord. Sul fronte sanità continua la vergognosa migrazione ospedaliera anche se su questo i dati sono fermi al 2020 e sono viziati dall’esplosione della pandemia (era impossibile spostarsi durante il lockdown) così come dal fatto che i ricoveri sono scesi per forza di cose del 17% in media in Italia, e del 21% nel Sud. Le differenze territoriali restano enormi, con l’11,4% dei ricoverati residenti nel Sud che si è spostato per motivi di cura a fronte del 5,6% dei residenti nel Nord.

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