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Aumentano le auto elettriche e scendono le emissioni in Ue, ma le vendite in Italia arretrano

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Le emissioni delle auto europee sono scese del 12% nel 2020 rispetto all’anno prima. Lo sostiene l’Agenzia europea dell’Ambiente (Eea). Non è successo per un aumentato ricorso alla mobilità sostenibile, ma si tratta di una conseguenza dell’aumento nelle immatricolazioni di veicoli elettrici, triplicati dal 3,5% del 2019 all’11,6% del 2020 (con un 6,2% di veicoli completamente elettrici e un 5,4% di veicoli elettrici ibridi plug-in). Questo nonostante la contrazione complessiva del mercato delle auto nuove, dovuta alla pandemia Covid-19: il numero totale delle elettriche immatricolate nel 2020 è aumentato a oltre 1 milione. In Europa sono stati immatricolati circa 1,4 milioni di nuovi furgoni con emissioni medie inferiori dell’1,9% rispetto al 2019. La quota di furgoni elettrici è aumentata dall’1,4% nel 2019 al 2,3% nel 2020. Questo il quadro europeo, nel quale – in controtendenza – si inserisce l’Italia. Qui le immatricolazioni di veicoli completamente elettrici BEV (-29,7%), così come i veicoli PHEV (-17,1%), hanno segnato in agosto un netto calo rispetto all’agosto 2021. Anche nella forbice più ampia che va da gennaio ad agosto. L’Italia è l’unico Paese europeo (tra Belgio, Francia, Germania, Olanda, Spagna e UK) ad avere una quota di mercato dei veicoli BEV in calo nei primi 7 mesi (-19,7%) dell’anno, mentre negli altri la quota sale di un valore che oscilla dal +13% della Germania (oltre 200.000 BEV immatricolate da inizio anno) al +81% del Belgio, nonostante in tutti i Paesi il mercato totale sia in calo. Lo precisano i dati di Motus-e, che sottolinea come i dati dell’Italia siano particolarmente preoccupanti, perché da noi manca quel che potrebbe porre speranza nel futuro: una programmazione delle politiche di supporto al mercato delle auto elettriche, che compensi le contingenze geopolitiche comuni – dalla crisi di chip, semiconduttori e minerali critici, fino al conflitto russo-ucraino – che invece è realtà negli altri Paesi. Tra le cause infrastrutturali non è più calzante il limite posto dalla rete di ricarica pubblica inadeguata, proprio poiché il confronto col panorama europeo smentisce questa ipotesi. L’Italia ha più punti di ricarica per veicolo circolante elettrico del Regno Unito, della Francia, della Germania e della Norvegia, e ha un livello di potenza media degli stessi più alto della media Europea e di Germania, Francia, Svezia e Spagna. Anche in termini di punti di ricarica pubblici per 100.000 abitanti, quindi senza considerare la penetrazione di mercato dei veicoli elettrici, l’Italia è avanti rispetto alla Francia che conta nel 2022 una quota di mercato di auto BEV oltre il 12% (rispettivamente 49 e 44 punti di ricarica ogni 100.000 abitanti).

©iStock/tongpatong

Quindi fermo restando che è auspicabile una crescita delle infrastrutture di ricarica ad accesso pubblico, anche e soprattutto lungo le autostrade, mentre vanno certamente semplificate le procedure d’installazione di punti di ricarica privati, il problema è più complesso. Se molto resta da fare anche da un punto di vista culturale, in termini di vendite il Nord-Est si conferma in prima posizione con 1.649 unità (34%) seguito dal Centro con 1.396 unità (28%). Il Nord-Ovest invece sale al (27%) con 1.363 immatricolazioni, mentre Sud e Isole chiudono rispettivamente al 7% (352) e al 4% (201). Il divario tra Nord e Sud è dunque ancora evidente. Va meglio per i veicoli commerciali leggeri a batteria: ad agosto 2022 i veicoli full electric immatricolati da inizio anno sono 2.203, in crescita del +49,56% rispetto allo stesso periodo del 2021 (in cui erano stati immatricolati 1.473 veicoli). In un recente quadro, lo Smart Mobility Report redatto dall’Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano, si conferma la battuta d’arresto: -17% per le Bev e -2% per le Phev considerando lo stesso periodo dello scorso anno. Tra le cause si inserisce l’instabilità del contesto geo-politico, la sempre più grave carenza di materie prime e semiconduttori che bloccano la filiera, il costo dell’energia andato alle stelle, ma anche l’incertezza e la successiva rimodulazione degli incentivi all’acquisto, ora rifinanziati fino a tutto il 2024, mentre fino al 2025 (salvo proroghe) si potrà ricorrere al Superbonus per l’installazione di punti di ricarica privati, con una progressiva riduzione della somma spettante.

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