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Milano “regala” gli spazi al Motor Show e 4 associazioni mandano un esposto alla Corte dei Conti

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Il “Milano Monza Motor Show” è diventato per Milano un evento di interesse civico, addirittura, e l’amministrazione Sala, anche quest’anno, ha accordato al comitato organizzatore uno sconto dell’80% sulla tassa di occupazione del suolo pubblico, motivando la decisione con queste parole: “La manifestazione nasce […] per incentivare una mobilità sostenibile…” nella delibera di giunta. Invece, com’è noto, la manifestazione trasforma la città in “un salone automobilistico a cielo aperto” e questa scelta della politica permette agli organizzatori di non pagare oltre 400mila euro per l’occupazione degli spazi. Ecco sollevarsi, quindi, la protesta di cittadini e associazioni, in un momento storico in cui il costo dell’energia ha portato il Comune addirittura a tagliare le spese eliminando da molte strade l’illuminazione pubblica la sera. Per non parlare naturalmente dell’urgenza di spingere una città così inquinata verso una mobilità davvero sostenibile, anche alla luce della lotta alle emissioni che tutto il mondo sta tentando di portare avanti. Invece, il Comune di Milano non ha fatto sconti a manifestazioni che supportano la vera mobilità sostenibile – quella priva di ogni genere di motore – come la Fancy Women Bike Ride, presente senza vincoli in 200 città del mondo e, solo a Milano, cancellata già dall’anno scorso perché costretta a pagare (interamente) la tassa di occupazione di suolo pubblico (che non sussiste, trattandosi di una pedalata per strada).

Photo by Francesco Ungaro on Pexels

Sono ad oggi 70 le associazioni che hanno protestato contro la scelta di “sposare” il Motor Show, e 4 hanno inviato un esposto alla Corte dei conti e una lettera aperta per chiedere al sindaco Beppe Sala di “attuare una vera mobilità sostenibile, come sarebbe l’introduzione del limite di 30km/h in tutta Milano”. Perché la Corte dei Conti? Perché il sospetto è di un danno ingente per le casse del Comune di Milano e per i suoi cittadini, che appunto proprio in questo momento affrontano particolari difficoltà economiche (e in ben altri modi si potrebbe dunque pensare di utilizzare i soldi pubblici)
Le quattro associazioni in questione sono Cittadini per l’Aria, Sai che puoi?, Fiab Milano Ciclobby e Genitori Antismog, che hanno consegnato alla Corte dei Conti un esposto in cui si evidenzia come il “Milano Monza Motor Show”, tenutosi nel 2021 e 2022 – sotto le mentite spoglie della sostenibilità – abbia in verità come unico scopo la promozione della vendita di auto: con centinaia di macchine esposte negli spazi pedonali della città con enormi QR code da cui poter acquistare direttamente veicoli con un costo medio superiore ai 50.000€. Secondo le informazioni ottenute dalle associazioni e i calcoli svolti, infatti, mentre il Comune ha incassato soli 101.000 euro di occupazione suolo pubblico, il comitato organizzatore ha verosimilmente incassato tra 1 e 3 milioni di euro dalle case automobilistiche, per questo è stato chiesto alla Corte dei Conti di acquisire i bilanci della manifestazione. “Anche alla luce dei più recenti studi scientifici quanto alla correlazione tra inquinamento dell’aria e tumori, è ancora più evidente che Milano può prendersi cura dei propri cittadini solo garantendo ad essi una buona qualità dell’aria: questo” – dichiara Anna Gerometta, presidente di Cittadini per l’Aria Onlus – può avvenire solo restituendo alle persone spazi pubblici da vivere e per spostarsi senza inquinare in sicurezza, prevedendo contributi e incentivi per gli abbonamenti al trasporto pubblico anche per coloro che non utilizzano i mezzi tutti i giorni, premiando chi non usa l’auto privata e aumentando il verde e la cura dei nostri parchi”. Su iniziativa delle quattro associazioni firmatarie dell’esposto nei giorni scorsi è stata inviata al Comune una lettera aperta sottoscritta al momento da oltre 70 associazioni, da oltre 160 cittadini, fra cui diverse personalità milanesi. Ecco le richieste:
Milano città 30 km/h: portando in tutta la città il limite di 30km/h – con le dovute modifiche strutturali e un adeguato sistema di controlli – per aumentare la sicurezza degli utenti deboli riducendo anche emissioni e traffico
Milano città ciclabile: estendendo e diffondendo le condizioni di ciclabilità sicura a tutte le strade della città, anche con il senso unico eccetto bici, con adeguate rastrelliere e velostazioni
Milano città per i bambini: introducendo strade scolastiche (pedonali) davanti a tutte le scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado, perché il futuro della città parte dai bambini e dalle bambine
Milano città per le persone: riducendo le aree di sosta delle auto e eliminando tutta la sosta abusiva di auto e moto su strada, sui marciapiedi, sulle radici degli alberi, superando per sempre la politica di tolleranza in uso
Milano città per lo spazio ai mezzi pubblici: introducendo la preferenziazione a tappe forzate dei percorsi dei mezzi pubblici: perché il TPL sarà davvero attrattivo per tutti solo quando sarà più veloce dell’auto privata.
Viene, inoltre, chiesto di reintrodurre entro la fine dell’anno le “Domeniche a spasso”, giornate intere anche in occasioni di grandi eventi dove la città diventava tutta pedonale e che dal 2016 non vengono più proposte dal Comune.
“L’esposto alla Corte dei Conti è stato un atto dovuto dopo aver scoperto il profitto che lo ‘sconto’ accordato dal Comune ha verosimilmente consentito agli organizzatori del MiMo, una manifestazione ormai fuori dal tempo. È invece straordinario – dichiara Paola Bonini di ‘Sai che puoi?’ – che in pochi giorni già più di 70 associazioni e centinaia di cittadini si siano unite nell’esprimere con forza al Comune un’idea di città diversa, delle persone e per le persone, dove gli eventi simbolici che il pubblico sostiene non siano più i Motorshow, ma le ‘Domeniche a spasso’. Abbiamo fiducia che il Sindaco e la sua Giunta accolgano le nostre richieste, magari proprio in occasione della settimana europea della mobilità in partenza il 16 settembre”.
Nella lettera si riporta anche una serie di dati e ricerche scientifiche a supporto. A titolo esemplificativo:
• In 181 km2 – la superficie della nostra città – circola ogni giorno 1 milione di automobili. Il tasso di motorizzazione di Milano, pari a 48,9 auto ogni 100 abitanti, è tra i più alti in Europa e altissimo nel confronto con le altre grandi città europee: Parigi 25, Copenhagen 29, Londra 30, Berlino 33, Barcellona 36. Il dato diventa ancora più insostenibile se raffrontato con l’altissima densità abitativa della città (7.500 ab / kmq).
• Nonostante il lockdown da Covid, nel 2020 Milano ha registrato circa 5.200 incidenti stradali, con 6.500 feriti e 30 morti.
• Secondo C40, organizzazione di cui il Sindaco Sala è vicepresidente (con delega alla “ripartenza equa e verde”, per l’appunto) la singola azione più efficace che le grandi città possono intraprendere per affrontare il cambiamento climatico, riducendo allo stesso tempo le disuguaglianze e le povertà, è quella di dare priorità ai bisogni di pedoni e ciclisti riducendo lo spazio per le automobili: le ricerche ci dicono infatti che le auto in città sono guidate soprattutto da uomini e che il possesso dell’auto è correlato al reddito. Privilegiare gli spazi per chi si muove coi mezzi, a piedi o in bicicletta serve quindi anche a riequilibrare le disuguaglianze sociali e di genere.
Nella lettera aperta vengono riconosciute le iniziative apprezzabili, spesso sperimentali, che il Comune di Milano ha adottato con Sala Sindaco, e che permettono di intravedere l’idea di città delle persone: il programma “Piazze Aperte”, l’introduzione delle “zone 30”, la creazione di “corsie ciclabili”, il recente programma “punti di consegna di vicinato” con cargo-bike, nonché alcuni passaggi del PUMS e del Piano Aria Clima. Più di tutte, forse, la strategia di adattamento all’emergenza Covid “Strade Aperte”. È proprio a partire da quanto è possibile fare anche a Milano che le associazioni chiedono un deciso cambio di passo.

L’articolo Milano “regala” gli spazi al Motor Show e 4 associazioni mandano un esposto alla Corte dei Conti proviene da The Map Report.

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