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“Ora che è morta Elisabetta…”. Chi scarica Carlo: un drammatico inizio da Re

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Con la morte della regina Elisabetta molte cose cambieranno, a partire dalla spinta per l’indipendenza da parte di molti Paesi del Commonwealth. Ne è convinto il professor Antonio Villafranca, direttore della ricerca dell’Ispi, che al Giornale ha detto: “La spinta ora che è morta la Regina si farà più attiva. Per molti intraprendere un cambiamento attraverso l’iter parlamentare era ritenuto un atto di offesa nei confronti della Regina. Oggi con Carlo questo riguardo potrebbe non esserci più. E sappiamo bene che altre sei isole caraibiche spingono per il referendum”. 

 

 

 

A fare più rumore sono soprattutto i più piccoli, quelli che vedono nella monarchia britannica il simbolo del loro doloroso passato coloniale. La “rivoluzione” è partita lo scorso novembre con le Barbados, che hanno deciso di abbandonare il Commonwealth per diventare una Repubblica. Molti si aspettano anche delle scuse per quanto successo in passato. Scuse che però probabilmente non arriveranno. “Non credo che Carlo si scuserà. Ha già annunciato che si muoverà nel segno della continuità. E come dargli torto. Elisabetta è stato uno straordinario strumento di soft power della Gran Bretagna”, ha detto l’esperto.

 

 

 

L’iter per dire addio al Commonwealth, comunque, non sarebbe affatto complicato: “Si tratta di una cooperazione libera e volontaria. Siamo ormai lontani anni luce dall’Impero e dall’imperialismo”, ha spiegato Villafranca. Che ha poi elencato i principali fattori che ancora tengono insieme tutti questi Paesi così diversi tra loro: “Prima di tutto la lingua. E l’appartenenza ai valori anglosassoni. Il tema economico è secondario”. 

 

 

 

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