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Luce e gas, maxi-bollette? Emergenza a tavola: cosa sta per sparire

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Dall’inizio della guerra in Ucraina non passa giorno in cui non vengano lancianti allarmi e appelli per le aziende di vari settori che- causa maxi bollette di luce e gas – sono in procinto di stoppare la produzione visto che per gli imprenditori sarebbe più profittevole interromperla anzichè lavorare in perdita. Ma le notizie diffuse ieri da Confcommercio e Confagricoltura Emilia-Romagna sono particolarmenti cupe dal momento che non colpiscono solo la tal impresa o società, ma indistintamente e direttamente tutti noi cittadini-consumatori. Riguarda infatti alcuni dei principali beni primari che finiscono sulle tavole degli italiani. Beni come pane e formaggio che presto rischiano di interrompere la produzione proprio a causa dell’aumento esponenziale delle utenze di gas ed energia elettrica. Insomma tutto ciò sembra andare ben oltre l’austerity, inizia lentamente a compromettere parte della nostra alimentazione di base.

 

TAVOLE SENZA PANE
E se dopo i rincari di pesce, carne, frutta e verdura, il possibile rincaro del prezzo del latte ora ci riducono pure la produzione di pane artigianale (quello del panettiere sottocasa per capirci) e formaggio che ci resta? Rischiamo di dover invertarci per i prossimi mesi un nuovo companatico da abbinare all’acqua (attenzione acqua corrente, non quella in bottiglia che ha già moltissimi problemi…).

«Abbiamo non più di 60 giorni davanti» ha detto allarmato Antonio Tassone, presidente Nazionale Assipan Confcommercio, «il rischio è che tra un paio di mesi il pane artigianale sparisca dalle tavole degli italiani. Le pmi di questo passo scompariranno lasciando spazio solamente ai grandi operatori industriali».

Del resto lo scenario che sembra prefigurarsi da qui ai prossimi mesi potrebbe portare a una quadruplicazione dei costi per il comparto della panificazione. «In assenza di aiuti concreti alle imprese e/o di interventi lineari e strutturali finalizzati a limitare l’impatto negativo della crisi energetica» prosegue il presidente di Assipan, «rischiamo che chiudano fino a 1.350 imprese con una perdita di circa 5.300 posti di lavoro. Per evitare tutto ciò è indispensabile l’immediato inserimento delle imprese del settore fra quelle energivore» attivando contemporaneamente la moratoria sui finanziamenti in essere per un periodo di almeno 12 mesi, come avvenuto in piena emergenza pandemica.

 

ALLARME PARMIGIANO
Se possibile, il grido d’allarme di Confagricolutra Emilia Romagna è ancor peggiore visto che tocca un prodotto Dop tra i più influenti e più esportati del mondo: il Parmigiano Reggiano. «Si rischia di non produrre i quantitativi di latte richiesti, per la trasformazione in formaggio Parmigiano Reggiano, dalla programmazione 2023-2024 del Consorzio» ha spiegato il presidente della sezione lattiero-casearia di Confagricoltura Emilia Romagna, Roberto Gelfi. A causa dei rincari, infatti, l’allevatore potrebbe decidere di ridurre il numero di capi e, di conseguenza, la produzione complessiva di latte. Ma come s’ è arrivati a questo? È presto detto: i costi di produzione del latte per il Parmigiano Reggiano hanno subito un aumento del +40-50% e quelli della sua trasformazione del +35-45% sul 2021. «In più c’è il serio rischio» sottolinea Gelfi, « che le aziende zootecniche non possiedano abbastanza liquidità per sostenere gli aumenti e che scelgano di vendere subito parte del latte crudo sul mercato spot, destinandolo ad altri usi alimentari e non alla trasformazione in Parmigiano». Insomma, riuscire a uscire vivi da questa crisi sta iniziando a diventare quasi impossibile.

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