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Re Carlo III e quella passione mai nascosta per l’ambiente

Michele Mazzon ml international

Sono passati solo due giorni dall’incoronazione di Carlo III e su molta stampa nostrana e internazionale si parla di lui come di un “re ambientalista”. Questo perché, già nel 1970, il Principe di Galles metteva in guardia sull’emergenza climatica, parlando dell’urgenza con cui la società doveva affrontare il risanamento.
“In questo momento ci troviamo di fronte agli orribili effetti dell’inquinamento in tutte le sue forme cancerogene. C’è la crescente minaccia dell’inquinamento da idrocarburi in mare, che quasi distrugge le spiagge e certamente distrugge decine di migliaia di uccelli marini”, disse al Countryside Steering Committee for Wales. “C’è il problema degli scarichi nei corsi d’acqua da parte di fabbriche e impianti chimici, che intasano i fiumi con sostanze tossiche e si aggiungono alla sporcizia dei mari. C’è l’inquinamento atmosferico dovuto ai fumi e alle esalazioni delle fabbriche e ai gas emessi da un’infinità di automobili e aerei”.
Gli interventi di Carlo III sull’emergenza climatica sono sempre stati così appassionati da rompere, in più occasioni, il contegno tipico della corona inglese. Come accadde nel 2013, quando, poco prima di una riunione del Commonwealth, scagliò un’accusa contro gli scettici del cambiamento climatico per aver trasformato la Terra in un “paziente in fin di vita”.
Lo stesso sentimento lo spinse, quasi un anno fa, alla vigilia della COP26 a pronunciare un discorso davanti ai leader riuniti per il G20, sull’importanza della collaborazione tra governo e imprese nella lotta al climate change: “Abbiamo un’opportunità potenzialmente rivoluzionaria per portare avanti le partnership tra governo, imprese e finanza privata, che sono assolutamente vitali se vogliamo vincere la battaglia per combattere il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità. Se non riusciamo a sbloccare effettivamente le risorse e l’innovazione del settore privato, con il settore pubblico che definisce il quadro degli incentivi e della regolamentazione, non abbiamo alcuna possibilità di risolvere questa crisi esistenziale che abbiamo causato nel corso degli anni”.
E anche a Glasgow, aveva salutato l’apertura dei lavori della COP26 con un elogio alla natura: “Dopo miliardi di anni di evoluzione, la natura è la nostra migliore maestra. Il ripristino del capitale naturale, l’accelerazione delle soluzioni basate sulla natura e lo sfruttamento della bioeconomia circolare saranno fondamentali per i nostri sforzi”.
Valori che il nuovo re ha sempre messo in pratica nelle sue stesse proprietà: 360 ettari della sua Duchy Home Farm, in Cornovaglia, sono stati convertiti in agricoltura biologica già nel 1986 e già dal 2011 il tetto del caseificio, parte dell’azienda agricola, è stato dotato di oltre 400 pannelli solari.

L’articolo Re Carlo III e quella passione mai nascosta per l’ambiente proviene da The Map Report.

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