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“L’Italia è il Paese più esposto”: bomba-gas, scenario devastante

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Mentre Bruxelles è al lavoro su un pacchetto di misure per affrontare la crisi energetica, l’Italia si trova a dover fare i conti con il mini razionamento varato dal governo. Il piano, che prevede risparmi per 8,2 miliardi di metri cubi di gas, rischia però di non essere sufficiente. A dirlo, con un linguaggio tecnico, è nientemeno che Oxford Economics, think thank legato all’omonima università. Un recente studio delinea per l’Italia un quadro preoccupante. Mentre in caso di un blocco completo delle forniture russe (un calo stimato del 20%) l’Ue potrebbe sfangarla con una diminuzione dei consumi di energia, il nostro Paese sarebbe in gravi difficoltà. «In uno scenario in cui gli approvvigionamenti di gas fossero tagliati in modo drammatico» scrivono i ricercatori «l’Italia si distinguerebbe (dagli altri Stati, ndr) per essere costretta a fare brutali riduzioni della domanda di gas, che potrebbero implicare potenzialmente alcune forme di severo razionamento».

 

 

 

CONSUMIAMO PIÙ DI TUTTI Insomma, saremmo quelli messi peggio. E questo perché, al di là degli accordi presi con mezzo mondo per aumentare le importazioni di gas, i cui effetti si vedranno tra qualche anno, Palazzo Chigi si è dimenticato di fare l’unica cosa che poteva fare: ridurre, da subito, i consumi. In Italia, infatti, la domanda di metano è calata soltanto del 2% in un anno (a fine giugno), contro il -8% della Francia, il -14% della Germania e il -28% dell’Olanda. Numeri che ci hanno portato a diventare il più grande consumatore di gas in Europa, superando anche Berlino. La quota di elettricità prodotta bruciando metano è passata così dal 46% del 2021 al 56 di quest’ anno, mentre, complice la siccità degli ultimi mesi, quella generata dagli impianti idroelettrici è calata dal 17 al 10%. Una dieta energetica piuttosto diversa da quella tedesca. In Germania, infatti, il gas copre solo il 15% del fabbisogno. Per il resto, oltre al nucleare (5-6%), il grosso viene dal carbone, ben il 35% (5% in Italia). Insomma, per il nostro Paese, affidarsi al metano è stata una scelta quasi obbligata.

 

Tuttavia, che il governo dovesse agire diversamente, lo sostengono gli stessi ricercatori di Oxford, che hanno confrontato le opposte strategie seguite dall’Italia e dalla Germania. Se «le misure del governo tedesco sono state dirette a comprimere la domanda di gas», si legge nello studio, «in Italia l’attenzione si è concentrata nel sussidiare le bollette energetiche». La strada imboccata da Palazzo Chigi, in altre parole, ha impedito che famiglie e imprese limitassero i consumi. Ora, però, i nodi vengono al pettine. Anche con una riduzione del 15% delle forniture tra ottobre e marzo rispetto allo stesso periodo del 2021, si legge nello studio, l’Italia dovrebbe comprimere i consumi del 12% (la Germania del 14% ma a fronte di un calo dei flussi del 20%, equivalente a un azzeramento del gas russo). I risparmi previsti dal piano del governo sono invece di circa il 7%. Sugli 8,2 miliar- HUB di di metri cubi di risparmi attesi, quelli certi sono infatti solo 3,2. Il resto verrà da un aumento della produzione delle centrali a carbone e a olio (2,1 mld), tutto da verificare, e dalla buona volontà dei cittadini che, invogliati dal battage governativo, sceglieranno di tirare la cinghia (energetica). In untale contesto, la lotta agli sprechi dichiarata dal Mite è quasi un palliativo.

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