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Scordatevi le docce e i termosifoni: quanto manca all’inverno da incubo

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Diminuzione del riscaldamento in case e uffici. Termosifoni più freddi. Campagne pubblicitarie rivolte ai cittadini per ridurre i consumi. Aumento della produzione di energia da olio combustibile e carbone.
Sono queste le misure principali contenute nel “Piano nazionale di contenimento dei consumi di gas naturale” presentato ieri dal Ministero della Transizione ecologica con l’obiettivo di affrontare un inverno che rischia di essere più gelido del solido. Un modo per evitare razionamenti disorganizzati, dettati dalle condizioni di mercato, e tutelare i settori produttivi vitali e «le utenze sensibili», come ospedali e case di riposo. «Non è un piano draconiano. Stiamo lavorando affinché i sacrifici da affrontare per i cittadini siano minimi e le aziende siano tutelate», ha detto in serata Roberto Cingolani.

 

 

 

 

In totale, tra il primo agosto e il 31 marzo dell’anno prossimo, il governo si aspetta una riduzione del fabbisogno di gas di 8,2 miliardi di metri cubi. Non solo. Insieme al mini razionamento previsto per quest’ anno, nel documento sono elencate anche le iniziative prese sinora per diversificare gli approvvigionamenti. Tra aumento dei flussi via gasdotto e nuovi rigassificatori, l’obiettivo è di ottenere 7,5 miliardi di metri cubi nel 2022, 16,8 nel 2023, per arrivare a 24,6 nel 2024. Certo, si tratta di volumi importanti ma che difficilmente saranno in grado di rimpiazzare i 29 miliardi importati da Mosca l’anno scorso. Insomma, se il Cremlino decidesse di azzerare le forniture il piano potrebbe non essere sufficiente.

 

 

 

 

PRODUZIONE NAZIONALE – Anche perché il decreto del 17 maggio che prevede il raddoppio della produzione nazionale di gas (da 3 a 6 miliardi) nel giro di qualche anno, è ancora al palo. Questo mentre l’aiuto che potrà venire dalle fonti rinnovabili è poca cosa.
In ogni modo, sono tutte misure che richiedono tempo per essere implementate. Per questo il governo intende agire subito sulla domanda, cercando di contenerla e rispettando al tempo stesso le richieste di Bruxelles. Il mese scorso, infatti, la Commissione con un regolamento ha invitato i ventisette a ridurre in modo volontario il consumo di gas del 15% tra agosto e marzo 2023. Taglio che diventa obbligatorio se Bruxelles, di sua iniziativa o sollecitata da almeno cinque Paesi, dichiara lo stato di “Allerta Ue”. In questo scenario, però, grazie al buon livello degli stoccaggi, l’Italia potrebbe contare su una deroga: la riduzione sarebbe limitata al 7% (3,6 miliardi di metri cubi). Tuttavia, per non farsi trovare impreparato, il governo spinge per un calo più pronunciato, del 15% (8,2 miliardi) da attuare subito. Nello specifico, il piano del Mite punta a incrementare la produzione di energia, sdoganando anche i combustibili fossili, carbone e olio, per un risparmio stimato di 2,1 miliardi.

 

 

 

 

 

GIÙ I TERMOSTATI – Il cardine della strategia dell’esecutivo è però la misura sul riscaldamento degli edifici privati (per quelli pubblici è in vigore da marzo), da cui ci si aspetta un calo dei consumi pari a 3,2 miliardi di metri cubi. Ad eccezione di ospedali e case di riposo, l’asticella sarà fissata a 19 gradi (per le attività industriali e artigianali a 17) con una tolleranza di due gradi. I termosifoni, poi, si accenderanno 8 giorni dopo e si spegneranno 7 giorni prima rispetto al solito e saranno caldi un’ora in meno al giorno. Infine, a giorni partirà una campagna di sensibilizzazione per invitare i cittadini a risparmiare gas ed elettricità (2,9 miliardi di metri cubi). Per cui docce più fredde, lampadine spente il più possibile e acquisto di elettrodomestici a basso consumo. Se ciò non dovesse bastare, toccherà alle imprese, in particolare quelle energivore. Al momento, fa sapere il Mise, sono in corso colloqui con Confindustria per definire nel dettaglio ulteriori interventi.

 

 

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