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Earth for All: “La lotta al climate change coincide con quella alle disuguaglianze”

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Se non contrastate, le crescenti disuguaglianze produrranno società sempre più disfunzionali, rendendo difficile, se non impossibile, la cooperazione per affrontare minacce come quella del cambiamento climatico. È quanto sostengono gli autori di Earth for All. A survival guide for Humanity, aggiornamento del rapporto sui “Limiti dello sviluppo” del 1972, commissionato dal club di Roma e da un gruppo di ricerca multidisciplinare.
“Siamo sull’orlo di un precipizio”, ha detto Jorgen Randers, uno dei sei autori di Earth for All e coautore, 50 anni fa, di The Limits to Growth. “Nei prossimi 50 anni, l’attuale sistema economico esaspererà le tensioni sociali e ridurrà il benessere. Siamo già in grado di vedere come le disuguaglianze stiano destabilizzando le persone e il Pianeta”.
Gli autori del libro immaginano due possibili scenari, aventi inizio nel 1980 e fine nel 2100, in cui si prevede come il modo in cui la popolazione, le economie, l’uso delle risorse, il benessere dell’inquinamento e le ostilità sociali potrebbero cambiare il nostro secolo, in base alle decisioni prese nell’arco di questo decennio.

Il primo scenario, chiamato “Too Little, Too Late”, considera un contesto mondiale in cui le politiche economiche rimangono identiche a quelle degli ultimi 40 anni: il PIL continua a crescere, i ricchi diventano più ricchi e i poveri sempre più poveri. Mentre l’esacerbarsi delle disuguaglianze produce tensioni sociali all’interno dei singoli Paesi e tra i diversi Stati, le temperature globali crescono di 2,5°C entro il 2100 e circa due miliardi di persone vivono in condizioni climatiche estreme.
Il secondo scenario, “The Giant Leap”, immagina un contesto in cui le temperature vengono tenute al di sotto dei 2°C (sopra i livelli preindustriali), la popolazione si stabilizza al di sotto dei 9 miliardi, la povertà estrema viene ridotta a livello globale entro il 2050, con un conseguente calo della tensione sociale e un aumento del benessere.
Affinché si realizzi l’auspicabile “The Giant Leap”, l’umanità dovrebbe sterzare immediatamente, mettendo in atto 5 azioni individuate dagli autori di Earth for All:

  • porre fine alla povertà attraverso una riforma del sistema finanziario internazionale, sollevando 3-4 miliardi di persone dalla povertà;
  • contrastare le disuguaglianze economiche, assicurandosi che il 10% più ricco non prenda più del 40% dei redditi nazionali;
  • fare in modo che le donne raggiungano la piena gender equality entro il 2050;
  • trasformare il sistema alimentare, per fornire diete sane tanto per le persone quanto per il Pianeta;
  • passare all’energia pulita per raggiungere l’obiettivo Net-Zero entro il 2050.
    Come spiegato da Johan Rockström, coautore di Earth for All e direttore del Potsdam Institute for Climate Impact Research: “Tra centinaia di potenziali soluzioni, abbiamo trovato cinque inversioni di rotta interconnesse che rappresentano le soluzioni più semplici ed efficaci che dobbiamo iniziare ad implementare in questo decennio per costruire economie operanti all’interno dei confini del Pianeta entro il 2050”.
    Il libro è il risultato di due anni di ricerche portate avanti da “Earth4All”, un collettivo di economisti, scienziati e attivisti, composto dal Club di Roma, dall’Istituto di Potsdam per la ricerca sull’impatto climatico, dallo Stockholm Resilience Center e dalla Norwegian Business School.

L’articolo Earth for All: “La lotta al climate change coincide con quella alle disuguaglianze” proviene da The Map Report.

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