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Sanzioni a Putin, cosa pensano davvero gli italiani: il sondaggio è uno schiaffo

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Sarà il timore per le bollette in arrivo. Oppure la preoccupazione per le case meno calde in inverno. Fatto sta che tra gli italiani, con il passare delle settimane, aumentano i dubbi sul conflitto tra Russia e Ucraina. Qualche settimana fa, i sondaggisti avevano già certificato un cambio di orientamento rispetto a quanto accade negli altri Paesi Ue.

 

Ad esempio con la contrarietà della maggioranza dei cittadini all’invio delle armi a Kiev (il 20 luglio, sondaggio Swg, il 49% degli interpellati si definiva in disaccordo rispetto alla scelta del governo). Adesso arriva la conferma sul tema del momento: le sanzioni. Secondo la rilevazione settimanale di Termometro Politico, realizzata tra il 30 agosto e il 2 settembre, la maggioranza degli italiani chiede un cambio di rotta. Di fronte all’impennata del prezzo del gas e dell’inflazione, infatti, il 51,1% si dichiara a favore di una revisione della politica adottata fin qui nei confronti della Russia. Il 28%, in particolare, ricorda che fin dall’inizio si era detto contrario ad ogni restrizione. Il 23,1%, invece, pur sostenendo- al momento dello scoppio delle ostilità- le sanzioni come risposta all’offensiva di Mosca, auspica adesso un’inversione di marcia. Obiettivo: «Rivedere l’atteggiamento verso la Russia».

 

Il 44% degli intervistati, al contrario, resta fedele alla linea dura: per il 24,2% un cambio di linea significherebbe «cedere a un ricatto» e bisognerebbe, anzi, essere ancora più duri con la Russia. Per il 19,8%, invece, andrebbe lasciato tutto così com’ è: «Le sanzioni devono rimanere al livello attuale». E che qualcosa stia cambiando, sul fronte della politica estera, lo si evince anche da un altro quesito.

Quello nel quale gli interpellati sono chiamati a dire la propria rispetto all’affermazione sull’Italia «colonia non pienamente sovrana». Con sfumature diverse, il 52,1% si dichiara di fatto «sovranista», accusando l’Italia di essere, a seconda degli intervistati, vassallo di Stati Uniti, Unione europea, Germania e «finanza internazionale e multinazionali».
Per il 19,8% il nostro Paese è succube principalmente di Washington; per il 17,1% la sudditanza c’è nei confronti del sancta sanctorum europeo (Bruxelles, Francia e Germania); mentre per il 15,9% l’Italia è una colonia della finanza internazionale. Messe insieme tutte queste posizioni, risultano largamente maggioritarie rispetto a chi, invece, pensa che si tratti di «affermazioni populiste ed estremiste» (30,1%). 

Poi ci sono coloro, e pesano il 23,5%, secondo cui sarà anche vero che l’Italia non sia «pienamente sovrana», ma si tratta di una cosa buona, visto che «se i politici italiani facessero tutto quello che vogliono prenderebbero decisioni irresponsabili». Per Mario Draghi le cattive notizie non finiscono qui: il 54,5% degli intervistati dichiara di non avere fiducia nei confronti del presidente del Consiglio. E dire che proprio lui, ad aprile, aveva posizionato gli italiani sulla linea dura con la domanda allora apparsa retorica: «Preferiamo la pace o il condizionatore acceso?». La risposta è arrivata.

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