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Pd e sinistra campioni di autogol, Filippo Facci: lavorano per non farsi votare

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I giornali che ospitano commenti contraddittori possono piacere (allo scrivente molto) purché non ne esca un’anarchia incontrollata e in ogni pagina si sappia che cosa riporta la successiva. Nel caso di Repubblica, un giornale generalmente di sinistra, in questi giorni le discordanze sono diventate particolarmente interessanti perché rispecchiano le stesse della sinistra elettorale.

Venerdì scorso, pagina 26, Michele Serra proponeva una personale soluzione circa il «controproducente, perla sinistra, ripetere come un ritornello l’allarme antifascista» senza che ci si concentri su temi concreti. La personale soluzione la vedremo poi, ma intanto Serra, subito dopo, ricordava «quanto sia tema concreto vivere sotto scorta in quanto ebrei quotidianamente invitati a sparire nei forni». Parlava di Liliana Segre ed Emanuele Fiano, anche se in definitiva non è chiaro se Serra considerasse il ritornello antifascista controproducente o no. Nell’attesa, il candidato Pd Emanuele Fiano spuntava in un’intervista a pagina 12 e parlava solo di «antisemitismo ancora radicato» e di un commento su Facebook in cui lo si invitava a confrontarsi con Isabella Rauti «davanti a un bel forno acceso».

Al deputato e militante semita, che vive sotto scorta, l’intervistatrice faceva però notare che le minacce contro gli ebrei arrivano anche da ambienti di estrema sinistra: «Li combatto allo stesso modo», rispondeva Fiano, ricordando quanti filo-palestinesi appunto di sinistra attacchino la Brigata Ebraica durante le manifestazioni del 25 aprile. Come riaggiustarla? Così: «Da destra le minacce e le ingiurie sono molto più frequenti», e comunque, se alle elezioni vincerà la destra, Emanuele Fiano teme «uno sdoganamento di simbologie come i saluti fascisti e le effigi del Duce e di Hitler».

PERICOLO
Nientemeno. Solo la destra antisemita è pericolosa. Tornando a pagina 26, poi, sotto l’articolo di Michele Serra ce n’era un altro di Natalia Aspesi che si chiedeva perché vincerà Giorgia Meloni, e si rispondeva che è perché «promette più doveri che diritti, disciplina, ordine e ordini, inquadramento: credere obbedire combatte re».

Nientemeno. La pagina 26 peraltro si specchiava nella successiva 27 in cui la collega Mirella Serri scriveva un corsivo titolato «Meloni e il nuovo autoritarismo», ed esordiva più o meno come Serra (scusate il pasticcio coi cognomi) e si chiedeva se «Accusare Giorgia Meloni di nostalgie per l’ideologia mussoliniana significa demonizzarla anziché batterla sul campo», come sostengono «anche storici e politologi moderati o simpatizzanti del centrosinistra». Mirella Serri se lo chiedeva, e anche lei si rispondeva che l’allar me antifascista era giustificato: «Sciovinismo», «orgoglio nazionalistico», «forte odore di autarchia», «bellicismo», «tempi andati ma non dimenticati», «autoritarismo di nuovo conio»; ma dopo aver usato queste simpatiche espressioni, Mirella Serri concludeva che «per capire di che pasta è fatta la nuova destra non serve demonizzarla, ma analizzarne i programmi».

Questo Serri a pagina 27. A pagina 26 c’era Serra. A pagina 25, dimenticavamo, c’era una rubrica di Paolo Berizzi dedicata alla Fiamma Tricolore della Meloni: spiegava una continuità con le «bande di torturatori e fucilatori che trucidarono patrioti e partigiani». Morale: tutti che si pongono il problema del ritornello antifascista e tutti che intanto lo cantano. Quindi il problema non esiste? No, magari esiste, ammetteva Michele Serra, ed eccoci finalmente alla sua personale soluzione: se ne deve occupare la destra. Il titolo è testuale: «Se ne occupi la destra». 

Cioè: siccome «sono in circolazione parecchi nostalgici dei lager e delle leggi razziali», «dicano il Salvini e la Meloni, meglio ancora i navigati fascistoni di lungo corso come La Russa», che non vogliono i voti di tutte le sotto-categorie a rischio nazista, razzista, omofobo e quindi procedano «bonificando il loro elettorato dalla quota Salò tutt’ ora ben presente». Quanto presente? E quanti sarebbero i «parecchi nostalgici dei lager»? Un oceano, stando all’impegno profuso dalla sinistra. A cui ecco, dovrebbe aggiungerci anche la destra (tutta) in un immenso coro antifascista che coinvolgesse tutto l’arco costituzionale per tutta la campagna elettorale: con la sinistra impegnata a dire di non votare la destra e la destra impegnata a dire chi non deve votarla. Molto realistico. Sereno. Distensivo. Che poi, alla fine, hanno tutti in mente la Meloni e basta. Sfiorerà un 30 per cento di nostalgici dei lager.

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