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“Becchino, peggio di Adolf Hitler”: il raccapricciante insulto a Gorbaciov

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Il detto “nemo propheta in patria sua” è perfetto per Mikhail Gorbaciov, la cui morte a 91 anni è stata accolta freddamente, quasi con imbarazzo, in Russia, dove gran parte della popolazione è nostalgica dell’Unione Sovietica. Anche l’ultimo leader sovietico, in carica dal 1985 al 1991, voleva che l’Urss sopravvivesse, ma le aperture da lui promosse, di fatto, ne accelerarono la crisi. Il ricordo prevalente di Gorbaciov nel suo Paese è, nella migliore delle ipotesi, quello dell’ingenuo che s’ è fatto “fregare” dall’Occidente e s’è illuso di poter ristrutturare un sistema farraginoso, scoperchiando un vaso di Pandora. Nel caso peggiore, un demolitore, perfino un traditore, quantomeno inconscio.

Per il deputato Vitaly Milonov, il presidente sovietico ha lasciato un’eredità «peggiore di Hitler per il nostro Paese» mentre Vladimir Rogov, filoputiniano dell’oblast di Zaporizhia nella parte occupata dell’Ucraina, ha definito Gorbaciov un traditore che ha deliberatamente portato al collasso l’Urss. Infine, la Komsomolskaya Pravda lo ha definito «becchino della stessa Urss». Il presidente Vladimir Putin ha invece espresso un cordoglio distaccato, con sottintese critiche: «Ha dovuto affrontare grandi sfide. Capiva che le riforme erano necessarie e cercava di proporre sue soluzioni a problemi scottanti. Ha avuto un impatto enorme sulla storia mondiale». Se lo “zar” parla di «sue soluzioni», ne prende le distanze, e se parla di «impatto enorme», intende una valanga. Putin già aveva definito il crollo dell’Unione Sovietica «la peggior catastrofe geopolitica del secolo». I due si rendevano pan per focaccia. L’anziano Gorbaciov diceva: «Putin? Ha salvato la Russia, ma ora mi sembra malato di presunzione». E poi: «Putin governa con la paura».

Ma approvò nel 2014 l’annessione della Crimea, lui che era di madre ucraina e aveva sposato l’ucraina Raissa. Gorby era però critico sull’attuale offensiva contro Kiev. Per Nina Krusciova, nipote dell’ex-leader sovietico Nikita Kruscev, «era completamente devastato dalla guerra in Ucraina». Malato, dal febbraio 2022 non parlava più pubblicamente, ma in Russia il suo silenzio è passato inosservato. In serata la TASS ha confermato i funerali di Stato, il che era rimasto in dubbio per tutto il giorno. Sabato, cerimonia nella Sala delle Colonne della Casa di Sindacati, già teatro delle esequie di Stalin nel 1953, poi la sepoltura al cimitero moscovita di Novodevichy.

Veloci saluti, nella fretta di chiudere una pagina traumatica. Il portavoce del Cremlino Dimitry Peskov lega gli eventi di 30 anni fa alla crisi odierna: «Il romanticismo di Gorbaciov per una pace stabile non s’ è concretizzato, non c’è stato un secolo del miele e la sete di sangue dei nostri avversari s’ è manifestata». Propaganda a parte, lo studioso Andrey Kortunov, direttore del Russian International Affairs Council, definisce Gorby «controverso, con idee naif». Per l’ex rabbino di Mosca, Pinchas Goldschmid, espatriato per protesta contro la guerra in Ucraina, «tre milioni di ebrei sovietici gli devono la libertà», avendo Gorby eliminato le restrizioni all’emigrazione in Israele. E l’oppositore Alexei Navalny, incarcerato da Putin, dice: «Liberò gli ultimi prigionieri politici e verrà giudicato meglio dai posteri che dai contemporanei».

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