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“Troppi soldi”: il comunista Fratoianni è impazzito, chi processare in tribunale

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Non bastavano la patrimoniale e lo stop ai jet privati. No, per Nicola Fratoianni le imprese che fanno troppi profitti devono andare direttamente davanti al giudice. È questa, più o meno, la tesi del leader di Sinistra Italiana, accolto a braccia aperte da Enrico Letta nella sua squadra elettorale, che sta dietro l’esposto presentato in procura contro le aziende che non hanno versato la tassa del 25% disposta dal Mario Draghi per finanziare il decreto aiuti a sostegno delle bollette. Mossa che, sembra di capire, è solo il primo passo. Già, perché ieri Fratoianni in un’intervista ha spiegato che si parla di 50 miliardi di extraprofitti che «andrebbero messi a disposizione di imprese e famiglie». Per questo, ha spiegato, «proponiamo che il prelievo riguardi non più solo il 25 per cento, ma il 100 per 100».
 

 

 

DIVIDENDI Insomma, le aziende che fino ad un anno fa erano in difficoltà per i prezzi dell’energia così bassi che non coprivano i costi, e nessuno che se ne preoccupava, ora dovrebbero restituire tutto quello che hanno guadagnato grazie ad una congiuntura favorevole su cui non hanno avuto alcun ruolo. Bisognerebbe poi spiegare al Tesoro e ai tanti comuni azionisti, agli investitori esteri delle quotate e ai risparmiatori con i titoli delle utility in tasca che dovranno rinunciare ai dividendi. Ma forse va anche bene, visto che secondo Giuseppe Conte oltre alle società energetiche bisognerebbe colpire anche le «imprese della farmaceutica o delle assicurazioni, cioè ambiti in cui si sono accumulati ingenti profitti in forma speculativa durante la pandemia». In altre parole, chiunque riesce a fare affari durante le crisi e magari fa pure investimenti deve essere punito. Intendiamoci, il problema del prezzo dell’energia esiste e sicuramente qualcuno ci ha fatto più denaro del dovuto. Ma, come ha spiegato ieri il Fondo monetario, bisogna evitare che la stretta fiscale «scoraggi gli investimenti» e bisogna essere cauti su eventuali «misure temporanee e possibilmente anche mal congegnate». E qualcuno che ritiene la mossa di Draghi (che tra l’altra si basa sui fatturati e non sui profitti) mal congegnata c’è. Diverse grandi aziende quotate, tra cui l’Acea (fra l’altro controllata dal comune guidato dal piddino Gualtieri),hanno fatto ricorso per incostituzionalità. Anche Matteo Renzi e tanti esperti hanno dubbi sulla norma. Ma una cosa sono le perplessità o i legittimi ricorsi al Tar e un’altra le denunce in procura perché mancano all’appello i soldi del gettito stimati dal governo.
 

 

 

SANZIONI Anche perché c’è una legge e ci sono le sanzioni, che da domani diventeranno assai salate. Dal primo settembre, infatti, chi non paga dovrà aggiungere al versamento una maxi multa pari al 60% di quanto dovuto. E sfuggire non sarà facile. Il decreto aiuti bis prevede che la GdF e le Entrate mettano a punto un piano di intervento coordinato per la verifica della sussistenza dei presupposti per il pagamento e per controllare che siano stati effettuati i relativi versamenti. Un autogol, uno scivolone che rischia di mettere in imbarazzo il Pd? Tutt’ altro. Ieri la truppa dem non ha fatto altro che scagliarsi contro le “aziende canaglia” che si stanno sottraendo al proprio dovere. Uno per tutti, il responsabile economico del Pd, Antonio Misiani, secondo cui «fa cadere le braccia il comportamento opportunistico di tante aziende che finora non hanno versato neanche un euro, mentre milioni di famiglie e aziende sono in crisi perché stanno ricevendo bollette stratosferiche».

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