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“Omicidi e rapimenti”, i servizi segreti russi fanno strage in Europa: cosa sta succedendo

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Il caso della spia russa Maria Adela Kuhfeldt Rivera – venuto alla luce grazie all’inchiesta di Repubblica, Bellingcat, Spiegel e Insider – è il classico esempio di quelli che vengono chiamati “agenti illegali” utilizzati, con grande dispendio di risorse, dall’Internazionale Comunista negli anni Venti e Trenta e poi dall’Unione Sovietica. Si tratta – spiega in una intervista su Repubblica Christopher Nehring, docente della Fondazione Konrad-Adenauer presso l’università di Sofia su temi di Disinformazione, Servizi Segreti e media – di agenti che indicano le persone che possono essere reclutate, portano messaggi, fanno da corriere e passano ogni tipo d’informazione generale rilevante riguardo al Paese a cui sono stati destinati. 

 

Adesso però che c’è la guerra sul campo, tutte le informazioni degli “agenti illegali” sono orientate “verso le informazioni importanti per lo sforzo bellico”, spiega Nehring che per anni è stato direttore del museo dello spionaggio di Berlino e autore di diversi testi sulle attività dei servizi militari russi del Gru in Europa. “Allo stesso tempo, però”, puntualizza il professore, “la parte sporca del lavoro dei servizi segreti – sabotaggi, disinformazione, omicidi, rapimenti – sta diventando sempre più importante. Semplicemente c’è più pressione, tutto è più delicato, c’è meno tempo e quindi le inibizioni all’uso della violenza diminuiscono“.

 

Obiettivo dei servizi segreti russi in questo momento, spiega Nehring, sono i Paesi della Nato in particolare gli Stati Uniti, il Regno Uniti, la Francia e Bruxelles anche gli Stati Baltici, la Polonia e la Scandinavia e poi ovviamente l’Ucraina, ma anche la Siria e l’Africa Centrale. Di fronte a tutto questo l’Occidente non può fare altro che “pubblicizzare immediatamente anche i casi minori di spionaggio russo per attirare l’attenzione su di esso e inviare un segnale a Mosca”. “Tuttavia”, precisa il professore, “penso che ci vorranno almeno altri due anni prima che vengano impiegate più risorse in questo settore. Negli ultimi 30 anni abbiamo agito in modo relativamente debole in questo settore in Europa e la consapevolezza della portata del lavoro di intelligence e dei pericoli è stata sottovalutata sia dai governi che dalla società. Adesso è finita”.

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