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Serie A, tutti dietro a Milano: ecco la griglia di partenza (a mercato aperto)

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La griglia di partenza è fatta per essere sbagliata, soprattutto quest’ anno. La serie A inizia prima (domani le milanesi aprono le danze) ma il mercato – chissà perché – resta aperto fino a fine mese, dunque possono ancora esserci ribaltoni. Difficilmente arriveranno grandi giocatori, più probabile che ne parta qualcuno. Nel caso, le carte si rimescolerebbero. Ma i pronostici sono da fare oggi per rispolverarli a giugno, a giochi fatti: a quel punto si vedrà chi ha deluso rispetto alle idee iniziali, chi invece è stato all’altezza degli obiettivi. Il livello della nobiltà si è alzato dopo un anno di nuovi progetti per 5 su 7 grandi.

 

Pur spendendo poco o nulla (il saldo della serie A è sostanzialmente in pari: 599,6 milioni spesi e 599 incassati), le prime della classe hanno completato le rose con acquisti mirati a fronte di cessioni limitate. Il livello delle borghesia – le 5 o 6 squadre sotto i piazzamenti europei – sembra essersi nettamente abbassato. Nessuna rosa è migliorata, in particolare Sassuolo e Torino hanno detto addio ai giocatori migliori. Sarà di nuovo un campionato spaccato in due ma con una forbice di punti più ampia tre le prime otto e tutte le altre. È un problema: chi lo rappresenta in Europa così si abitua a giocare partite di livello inferiore e poi ne paga dazio.

 

 

Tra le squadre in lotta per non retrocedere sembrano esserci progetti più logici di un tempo. C’è chi ha cambiato tutto come il Monza e chi punta sulla rosa dello scorso anno come il Lecce. Poi ci sono le solite note che cercano di salvarsi senza patemi. Il passato recente dimostra che basta poco, la quota si è abbassata a 31 punti. Si può mantenere la categoria con il gioco. Si deve. O quantomeno si spera sia così.

 

PRIMA FASCIA
Il Milan non ha venduto, al netto degli svincoli di Kessie e Romagnoli, e ha acquistato un diamante grezzo come De Ketelaere e un talento come Adli. Non è più completo dello scorso anno ma è più forte, anche perché tutta la rosa è ora consapevole della sua forza. Il gioco non cambia e può essere sia un pregio (continuità) che un difetto (prevedibilità), mentre all’Inter qualcosa tocca variare per via di Lukaku. La certezza Romelu genera l’unica ‘incognita, al netto del possibile scippo last-minute di un titolare. I nerazzurri sono vicinissimi ai cugini a patto che Inzaghi quest’ anno faccia il salto di qualità. La Roma è da terzo posto perché la Juventus, visto l’inghippo-Pogba e l’attesa per Chiesa, rischia di non esserlo. E se la prima è reduce da uno storico “titulo”, la seconda esce invece dalla prima stagione in bianco del decennio: entusiasmo contro dubbi. Il Napoli è da scoprire perché ha rotto con il passato (Insigne, Mertens e Koulibaly): può inserirsi ma dovrà sperare in un Osimhen in versione leader.

 

SECONDA FASCIA
La Lazio ringrazierà della quinta posizione nei pronostici: lontano dai riflettori, dopo un mercato intelligente, può stupire.
Il gioco di Sarri ha già le radici: merita un vice-Immobile e un terzino sinistro. Tra i biancocelesti e la Fiorentina, candidata alla conferma per il settimo posto, si trova il primo solco di punti del campionato. La rosa viola è diversa negli uomini ma simile allo scorso anno come valore, a patto che Jovic rinasca. L’Atalanta parte dalla posizione che ha lasciato, la prima delle escluse dalle coppe. Non ha smantellato nonostante l’addio all’Europa ma tira una brutta aria: Gasperini, al settimo anno di gestione, si lamenta ancor prima di iniziare. In ogni caso, l’ottavo posto è assicurato perché dietro c’è un vuoto da cui può spuntare l’Udinese, la più solida (Udogie resta per un anno) della terra di mezzo. Il Torino avrebbe potuto fare il salto di qualità e invece è nettamente inferiore allo scorso anno: Juric lo sa e infatti si mangia le mani.

 

TERZA FASCIA
Il Sassuolo che tutti vende (Raspadori, dopo Scamacca, è vicinissimo al Napoli) conferma l’undicesimo posto per mancanza di rivali ambiziosi. In questa zona il passo indietro è evidente, la speranza è che gli allenatori innalzino il livello attraverso nuove proposte di gioco. È interessante l’esperimento Cioffi a Verona: terrà lo spartito di Juric e Tudor o proverà a cambiare tutto? Ecco spiegato il passo indietro, oltre le cessioni di Caprari e Simeone (sempre in direzione Napoli). Per fortuna del Bologna c’è sempre la spinta emotiva di Mihajlovic: sono partiti in tre e non è arrivato nessuno da salto di qualità. Il rischio per i rossoblù è assuefarsi di tutte queste salvezze tranquille in sequenza. Roba per cui firmerebbe ora il Monza, la cui profondità è garanzia di risultato quest’ anno: buon mercato di Galliani, ora tocca a Stroppa. La Sampdoria chiude il vagone delle squadre serene anche se non se lo merita: gli affari ristagnano, mancano guida e visione.

 

QUARTA FASCIA
L’Empoli riparte da Zanetti, da un attacco completamente diverso e da un centrocampo ristrutturato. L’assenza di Andreazzoli, allenatore sottovalutato e navigato, genera un dubbio: non dovesse arrivare l’onda nel girone d’andata, potrebbe faticare e finire nel panico. Se crede nel suo gioco, invece, può salvarsi. Lo Spezia non deve dimenticarsi dell’esigenza di lottare: il rischio c’è dopo due stagioni brillanti.
Gotti sa quel che fa e la forza della rosa è sottovalutata ma serve spirito, voglia di sporcarsi le mani e di racimolare qualche grande impresa contro le grandi. La stessa che aveva la Salernitana e chissà se avrà ancora: la magia di Sabatini è sfumata, resta Nicola con una rosa inferiore a quella dell’impresa. Cremonese e Lecce, nonostante siano le prime della classe B, chiudono il carrozzone. Mercato avaro di colpi e, nel caso dei lombardi, pure un gioco da ricostruire con mister Alvini, all’esordio in A. Da queste parti si accettano miracoli.

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