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Di Maio? Ecco dove correrà col Pd: lo scandalo dei bimbi… dimenticato

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Lo chiameremo lo smemorato di Bibbiano, anche se Beppe Grillo lo ha ribattezzato Giggino ‘a cartelletta. Ma è davvero fantastica, se oseranno confermarla, la notizia che Luigi Di Maio potrebbe correre nel collegio di Modena per la Camera dei deputati. Ha 36 anni, non può candidarsi al Senato. E meno male per lui, rischiava di dover andare a chiedere voti a quelli di Bibbiano… La proposta gli sarebbe stata fatta direttamente da Enrico Letta, pronto a giubilare per far posto al ministro degli Esteri la povera Beatrice Lorenzin, che comunque ha la voce forte per poter reclamare un’altra destinazione, perbacco. Quello di Di Maio sarà un collegio blindatissimo, dicono, anche se già da quelle parti si storce il nasino: mica se la sono scordata la storia del “partito di Bibbiano”. Di Maio si è fatto furbo e otterrà il collegio più o meno sicuro ma in cambio dovrà garantire al proporzionale la lista con Bruno Tabacci, presentando domani l’accordo. Due dc di ferro. Quella lista servirà anche a sparpagliare i poveretti che lo hanno seguito nella scissione dai Cinque stelle.

 

SCANDALO DEI BIMBI
Ma la curiosità vera è proprio il collegio maggioritario dove correrà Di Maio. È a 47 chilometri da Bibbiano che è nello stesso collegio senatoriale, e se anche non lo fosse sta a tre quarti d’ora di strada. L’eco di “mai col partito di Bibbiano” arriverebbe facile. Quando esplose quello scandalo clamoroso, fu proprio Di Maio a ripeterlo in tut te le salse: «Io col partito di Bibbiano non voglio averci nulla a che fare. Con il partito che in Emilia Romagna toglieva alle famiglie i bambini con l’elettrochoc per venderseli, io non voglio avere nulla a che fare». Era il Pd, signor ministro. Che ora candida in un collegio “blinda to” uno che lo considerava così. Ma non sarà una campagna elettorale facile, quella del ministro degli Esteri che collocava Ma tera in Puglia e chissà dove Modena. Appena ha appreso la notizia, un consigliere regionale della Lega, il bolognese Michele Facci, si è messo al lavoro per “il comitato di acco- ‘444 glienza”. Le prime iniziative già si sono sapute: manichini con sagome di bambini ai comizi, segnaletica verso Bibbiano lungo le strade del collegio di Di Maio. Stimolo alla memoria, diciamo. Certo, ci vorrebbe un candidato alternativo pirotecnico in contrapposizione a Giggino ‘a cartelletta, uno del calibro di Vittorio Sgarbi, che almeno è è emiliano -romagnolo, di Ferrara, e non di importazione come Di Maio. Ci sarà anche da capire se i compagni di Modena non si siano stancati di essere trattati da cavie. Di questi tempi il concetto di collegio blindato può essere messo facilmente indiscussione e non sarà difficile accusare il Pd – pensate a quante potrà dirne Giuseppe Conte – di essere stato proprio dietro la scissione dimaiana se si arriva al punto di regalargli un collegio. Dovranno faticare, Letta e soci, per spiegare che cosa rende così indispensabile un personaggio del genere. Da twitter: “Il seggio sicuro a Casini ci ha fatto soffrire ma poteva avere un senso politico. Il seggio sicuro a Luigi Di Maio è del tutto ingiustificabile da qualsiasi punto di vista: politico, elettorale, etico, umano. Stia fermo un giro, il Pd non si azzardi a imbarcarlo”. Se questo è il mattino, figuriamoci come finirà la giornata. Si sveglierà anche la città, probabilmente, che nelle stesse ore si è distratta per un altro Di Maio. Il difensore francese che arriva proprio al Modena dal Vicenza. Immaginate quando si troverà la domenica a dover scegliere tra il calciatore e il politico…

 

MALUMORI
Insomma, ci saranno mal di pancia per questo ennesimo paracadute su Modena. Di candidarlo a Pomigliano d’Arco proprio non se ne parla. Strano, perché sarebbe stato più logico candidare Di Maio dalle sue parti, e “contare” effettivamente il suo valore poli tico -elettorale. Se non porta voti “suoi”, dicono nel Pd, perché gli dobbiamo regalare quelli nostri nelle zone dove siamo più forti noi? La solita “base”, quanto rompe. A Modena non hanno l’anello al naso. Potrebbe rifiutarsi di votare uno come Di Maio: il rischio è rendere insicuro un seggio sicuro. Hanno chiesto un parere an che a Debora Serracchiani ad una festa di partito a Reggio. La risposta della capogruppo del Pd alla Camera è tutto un programma, riferiscono le cronache locali: “Di Maio come ministro del Lavoro nel governo gialloverde ha fatto tanti errori, agli Esteri ha fatto molto meglio, tenendo la barra, an che contro il suo stesso Movimento, nei momenti delicati. Quindi se serve al Paese sono pronta a ingoiare un rospo enorme e a farmi venire il mal di testa”. Statisti immaginari. Serve a lui, non al Paese. Nel suo primo comizio sarà pronto a dire “ringrazio il partito di Bibbiano per avermi offerto questa opportunità”.

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