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4mila euro al mese: il prezzo pagato da Putin per far crollare l’Ucraina

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In assenza di una mobilitazione generale, visto che ufficialmente perla Russia quella in Ucraina non è una «guerra», Mosca da diverse settimane ha avviato una campagna di reclutamento di migliaia di volontari in tutto il Paese per rimpolpare le fila del proprio esercito. La campagna si basa su due aspetti: il richiamo al patriottismo e il cospicuo trattamento economico. Dalle informazioni raccolte da Libero la Russia è disposta ad offrire a chi si arruola ben 4mila euro di stipendio al mese per 6 mesi più tutti i benefici legati allo status di “veterano”. Ecco perché soprattutto da regioni più povere (e tradizionaliste) del Caucaso, degli Urali e fino all’Oriente, le richieste di arruolamento da quanti hanno svolto l’annodi leva obbligatoria sono molte migliaia. Non si può dire lo stesso per metropoli come Mosca e San Pietroburgo dove il tenore di vita è più alto e soprattutto dove le persone comuni, soprattutto i giovani, sono meno attratte dall’idea di donare la propria vita alla patria. L’esperienza militare pregressa non è un requisito fondamentale ma la Russia punta comunque a coinvolgere “professionisti”, come i membri di un intero esercito parallelo di veterani a propria disposizione che hanno già combattuto in Cecenia o in Ossezia del Sud.

Inoltre, Mosca vuole pescare tra giovani guardie giurate o membri di servizi di polizia privata (molto popolari in Russia) specie per pattugliare le regioni sotto controllo (e altre che punta a conquistare) ma con episodi di lotta partigiana come Kherson e Zaporizhzhia, così da poter spostare i “soldati veri” al fronte anziché a tenere sotto controllo le retrovie. Infine, l’appello è rivolto al Donbass, dove ci sono già parecchi “soldati ombra”, persone cioè ma che ufficialmente non hanno esperienza militare ma in realtà hanno combattuto nelle Milizie Popolari.

FARE IN FRETTA
Insomma, la Russia cerca di mettere insieme almeno 30 mila soldati (da pagare bene per mostrare all’Occidente che i soldi non sono finiti) e provare a sfondare le linee ucraine nella regione di Donetsk e per serrare le fila sul fronte meridionale dove Kiev vorrebbe organizzare una controffensiva.

In Donbass, nel quale i russi proseguono a bombardare Avdiivka e Bakhmut, le autorità ucraine hanno ordinato l’evacuazione di massa obbligatoria dalle zone ancora sotto il controllo di Kiev. La vicepremier, Irina Vereshchuk, ha spiegato che il governo è pronto a sistemare in nuovi alloggi tutti coloro che saranno costretti ad abbandonare le proprie abitazioni prima dell’autunno, quando circa 200mila persone rischiano di rimanere senza riscaldamento e corrente elettrica (già ora da 4 giorni la città di Donetsk e dintorni sono senz’ acqua).
La mossa ucraina, poi tiene conto del fatto che i russi puntano ad avanzare nella regione entro settembre e stanno accelerando il più possibile.

LETTONIA SENZA GAS
La battaglia energetica in vista dell’inverno si combatte anche fuori dall’Ucraina. Gazprom infatti ha annunciato di aver sospeso le forniture di gas alla Lettonia a causa di non meglio precisate «violazioni delle condizioni di acquisto».

Prosegue lo scambio di accuse tra Russia e Ucraina sulla paternità dell’attacco di venerdì notte contro il carcere di Yelenovka, nel territorio controllato dai filorussi e pieno di circa 200 prigionieri di guerra ucraini evacuati a maggio dall’Azovstal. Il bilancio è di oltre 50 morti e 73 feriti. La dinamica è ancora da chiarire. Il Ministero della Difesa russo ha pubblicato la lista delle vittime e ha accusato Kiev: «L’intera responsabilità politica, criminale e morale per il bagno di sangue ricade personalmente su Zelensky, il suo regime criminale e Washington quale suo sostenitore». Scioccante il tweet dell’ambasciata russa nel Regno Unito, che nel maldestro tentativo di scagionare Mosca scrive: «I militanti dell’Azov meritano l’esecuzione, ma la morte non per fucilazione bensì per impiccagione, perché non sono veri soldati. Meritano una morte umiliante».

Il tweet è ancora visibile. Oleh Nikolenko, portavoce del ministero degli esteri ucraino, ha risposto al messaggio: «Leggete questo quando vi dicono che non si può isolare la Russia. Non c’è alcuna differenza tra i diplomatici russi che incitano a fucilare i prigionieri ucraini e i militari russi che lo fanno a Olenivka. Tutti loro partecipano a questi crimini e devono risponderne. È arrivato il momento di riconoscere la Russia come stato sponsor del terrorismo». Una ipotesi al momento respinta dagli Stati Uniti. 

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