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Cosa hanno votato in aula: giù la maschera, il Pd è il più filo-Putin di tutti

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Attenzione, tovarisc: il Pd in ​​Europa è più putiniano della Lega. Lo dicono i numeri, non la vodka calda delle Feste dell’Unità. E ora chi lo dice al compagno Enrico Letta che dagli “occhi di tigre” è passato alla figura di pollo? Il Pd in ​​Europa è più filo-russo di Matteo Salvini, i cui europarlamentari negli ultimi tre anni hanno votato il 17% delle azioni legate alla Russia contro il 22 dei Dem e del Movimento Cinque Stelle rispettivamente che a Bruxelles fanno parte dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dell’Europa della Libertà e della Democrazia Diretta. In vetta alla classifica dei più filo-Putin resta la Marine Le Pen, che dal 2019 a oggi si è schierata con la Russia nell’81% dei casi. E di nuovo attenzione: il Pd ha votato provvedimenti pro-Putin tanto quanto, udite-udite, il partito del mostro Viktor Orbán – Fidesz – il premier ungherese che i Dem associano con disprezzo a giorni alterni e giornali unificati a Salvini e alla Meloni. Io numeri, dicevamo. Sono stati analizzati dalla piattaforma specializzata VoteWatch.eu, e tengono conto di 280 provvedimenti votati dal parlamento europeo. Carta cantata.

 

 

LA STOCCATA – Li ha pubblicato su Twitter Antonio Tajani, coordinatore di Forza Italia, che ha dato al compagno Enrico una bella stoccata: «Caro Letta parlano i fatti. Pd e 5Stelle sono i partiti italiani che in Europa hanno votato più di tutti a favore di atti pro-Putin. Le illazioni giornalistiche lasciano il tempo che trovano. Il governo Draghi di unità nazionale è caduto per colpa della sinistra». Che dire: c’è da scommetterci che la notizia spazio ampio oggi sulla Stampa e Repubblica, dove fino a ieri hanno campeggiato le «Ombre russe», la richiesta di Letta alla Lega dire «la verità», il «Russia-gate », «Le notizie vere, i servi sciocchi e gli utili idioti» ha tuonato nell’editoriale il direttore del quotidiano di Torino Massimo Giannini: «L’enorme rilevanza politica di questi fatti», «le relazioni pericolose in politica estera», il governo Draghi che non è caduto perché Draghi è stato sgambettato da Conte e non perché il Pd s’era messo in testa l’idea meravigliosa di proseguire a oltranza sulla legalizzazione della cannabis e la ius schoale che, si capisce, rientravano nei provvedimenti di emergenza nazionale. No: Draghi se n’è andato perché lo ha ordinato quel matto di Vlad tramite i suoi emissari, ei ministeri della Lega se ne sono andati perché così ha ordinato il Cremlino, ma i ministeri della Lega invero sono ancora lì. Mistero. Resta ancora in sottofondo l’affannosa ricerca dei famosi 49 milioni passati per via Bellerio, ma da qui al 25 settembre c’è tempo. I voti in esame da VoteWatch rispondere la politica estera, proposte legate allo sviluppo interno della Russia, restrizioni sui media, Ong, oppositori politici (come nel caso di Alexei Navalny), minoranze, concentrazione della ricchezza nelle mani degli oligarchi, il funzionamento del sistema socio -politico, rappresentazioni storiche come quelle del periodo stalinista e della seconda guerra mondiale, ea noi sembra naturale che i nipoti radical chic dei comunisti si sono espressi a favore di quest’ultime.

 

OSTILITÀ – A Bruxelles i gruppi più ostili a Putin sono stati il ​​Ppe e l’Ecr di cui fanno parte Forza Italia e Fratelli d’Italia, nel 90% dei casi contrari alle politiche russe. Tra i più accondiscendenti figurano gli spagnoli di Podemos, la izquierda che sostiene il premier socialista Pedro Sánchez e che ha detto “sì” a Putin 7 volte su 10, così come l’estrema sinistra tedesca Die Linke, a cui va sommata la destra di Alternativa per la Germania. Percentuali diametralmente opposte a quelle del Carroccio che l’83% delle volte ha detto “niet”. E dire che a marzo Bruxelles, spinto dalle sinstre, aveva puntato il dito contro la Lega per colpa di «accordi di cooperazione» firmati con Russia Unita, il partito di Putin: per i nemici di Salvini tale cooperazione prevedeva l’ appoggio di eurodeputati leghisti ad atti parlamenti a favore di Mosca. Peccato che i numero dicano ben altro. Che poi, come sottolinea il capo alla Camera di FdI, Francesco Lollobrigida, «restano ancora chiarire gli arrivi di qualche parte il lgruppo da soldati russi durante il Conte2 che partendo dall’aeroporto militare di Pratica di Mare, immagino autorizzati dal ministro Guerini (allora il Pd governava coi 5Stelle, ndr), attraversarono mezza italiana fino a Bergamo nazione con le bandiere al vento nel più grottesco esempio di propaganda putiniana avvenuta in questa da sempre». Na zdorovje tovarisc Letta. Ci cin!

 

 

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