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Giustizia, il paradosso: il governo è caduto e finalmente taglia la durata dei processi

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Nonostante lo scioglimento delle Camere l’attività legislativa va avanti. Il governo, in uno degli ultimi Consigli dei ministri prima della pausa estiva, ha approvato due decreti legislativi per la riforma della giustizia civile. Si tratta di provvedimenti molto attesi perché, secondo le intenzioni della Guardasigilli Marta Cartabia, dovrebbero consentire di raggiungere l’ambizioso obiettivo di abbattere del 40 percento la durata dei processi. I due decreti vanno ad incidere sul codice di procedura civile, sul processo civile telematico, sulla volontaria giurisdizione, sui minorenni e famiglia, sul lavoro.

 

In particolare, ci sarà l’incremento degli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie (Adr), la valorizzazione e il rafforzamento della mediazione e della negoziazione assistita, anche con incentivi fiscali, l’introduzione di sistemi di filtro nella fase delle impugnazioni e del nuovo istituto del «rinvio pregiudiziale in Cassazione», con cui il giudice può sottoporre questioni di diritto esaminate con le parti direttamente alla Corte di cassazione e la possibilità, infine, di delegare anche a professionisti determinate funzioni oggi attribuite esclusivamente al giudice, nell’ambito del processo del lavoro, del processo esecutivo e di alcuni procedimenti speciali. Viene creato, poi, il giudice «del diritto di famiglia e delle persone» che si occuperà in via unitaria di minorenni e famiglie.

 

Archiviata, dunque, la pratica sul civile, resta in piedi il decreto sul penale, atteso in Cdm per martedì prossimo. Su questo testo ci sono al momento forti perplessità da parte dei partiti che appoggiano l’ex governo Draghi. Ma da via Arenula hanno fatto già sapere che non ci sarebbero problemi. Il fatto che il decreto penale non sia stato discusso ieri insieme al civile non sarebbe dipeso, infatti, da tensioni politiche ma dalla mole dei provvedimenti, impossibili da esaminare a Palazzo Chigi contemporaneamente.

L’ESAME DEL PENALE
Come per il civile, il decreto sul penale supera abbondantemente le 300 pagine fra articolato e relazione. Il Ministero della giustizia, trapela, non ignora la maggiore reattività della politica sul penale, ma può contare su un calendario che non dovrebbe lasciare spazio a dei ripensamenti delle Camere (i cui pareri, come per tutti i decreti legislativi, sono consultivi e non vincolanti). I 60 giorni di tempo per le Commissioni parlamentari decorrono, comunque, dalla data in cui il governo presenta i testi. Se il penale fosse trasmesso martedì stesso, 2 agosto, si finirebbe per sforare rispetto alle elezioni politiche del 25 settembre. In ogni caso, ci sarebbe un “extratime” in quanto la convocazione delle nuove Camere è stata prevista fin da ora per il 13 ottobre e fino a quella data restano in carica le vecchie. Se pure il Parlamento arrivasse a consumare tutti i 60 giorni che le leggi delega mettono a disposizione, il governo attuale potrebbe poi contare anche sul fatto che il giuramento dei successori arriverebbe, forse, verso fine del mese di ottobre. Prima di quella data ci sarebbe, dunque, il tempo per emanare in via definitiva anche il decreto sul penale. Le riforme del processo civile e penale, va ricordato, sono attese dall’Europa in quanto indispensabili per l’erogazione dei fondi previsti nel Pnrr.

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