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L’arma segreta con cui Giorgia Meloni distruggerà la sinistra: la bomba di Vittorio Feltri

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Le accuse di fascismo, sfascismo, razzismo, xenofobia, omofobia, sessismo non sono che armi-giocattolo nelle mani di una sinistra disperata poiché condannata a perdere. La macchina del fango dei sedicenti democratici è già in funzione alla massima potenza per tentare di arginare in qualche blanda maniera il trionfo degli avversari politici. È un po’ lo scoglio che tenta di arrestare il mare che lo travolge.

Mai vi è stata tanta generale e diffusa certezza sull’esito delle elezioni, le quali di solito sono imprevedibili, eppure non questa volta. Stavolta tutt’ altro. Anzi, sospetto che sondaggi e previsioni sottostimino il successo senza precedenti di Fratelli d’Italia e quindi di Giorgia Meloni, la quale è riuscita in tempi record a fondare un partito snobbato da tutti, persino dai suoi alleati che guardavano ai Fratelli d’Italia come ai fratellini minori, ma che pure, senza fretta però senza tregua, si è fatto strada e ha conquistato fiducia e stima degli italiani in un periodo per di più non facile in cui il cittadino è generalmente sfiduciato nei confronti di media e politici e dimostra scarsa partecipazione politica. Qual è stato il segreto di Meloni?

 

 

Nessuna formula alchemica né algebrica, nessuna magia, nessun esperto di marketing politico, magari strapagato, ella ha alle spalle, semplicemente si è mantenuta coerente e non ha tradito promesse e garanzie fatte in campagna elettorale. Errore commesso dai suoi antagonisti e pure dai suoi soci. Tale aderenza a principi, valori e idee professati si traduce inevitabilmente in consenso.

Ammiro di Giorgia la lungimiranza. Ella ha saputo attendere, con pazienza, senza mai desistere, il suo momento, che è pure il momento del riscatto degli italiani. Del resto, alle urne non si sfugge. Lo sa bene pure quella sinistra che adesso, come abitualmente, anziché concentrarsi sui contenuti, cercando di recuperare l’elettorato, riversa tutte le sue energie nella demolizione di Meloni. In questo caso, tuttavia, quando la vittima femminile di scomposti attacchi e aggressioni è di destra, la solidarietà non scatta, perché per i progressisti le donne non si toccano, non si offendono, non si ostacolano, non si discriminano, non si colpiscono, non si denigrano, sempre che non siano di destra, ovvio. In questo caso si tratta di fasciste e se ne può invocare persino l’impiccagione.

 

 

Come sarebbe agevole disarmare questa banda di radical-chic ipocriti oramai allo sbando! Basterebbe, ad esempio, che il centrodestra abbandonasse ogni esitazione e proclamasse in modo netto e senza fraintendimenti che il proprio candidato premier è Giorgia Meloni. Questa sarebbe la vera mossa strategica che favorirebbe un ulteriore e tangibile progresso della coalizione tutta e metterebbe in seria difficoltà, addirittura manderebbe in cortocircuito, dem e compagni. La sinistra, infatti, taccia di maschilismo la destra, ma si dia il caso che gli unici presidenti di Regione di sesso femminile di recente siano stati e siano di destra.

Nei Consigli regionali le elette di sinistra si contano spesso sulle dita di una mano, il centrodestra invece riserva ampio spazio alle signore poiché le considera capitale umano essenziale per il benessere e la crescita del Paese intero. Il governo giallorosso ha escluso le donne pure dalle taskforce, come se ritenesse che gli esperti possano essere soltanto quelli muniti di uccello ingabbiato nei pantaloni. Quindi, oltre alle dichiarazioni di facciata sulla parità di genere, la sinistra è al di là di ogni ragionevole dubbio misogina.

Adesso il centrodestra ha davanti una imperdibile opportunità: porre fuori gioco la sinistra che non potrebbe (senza suscitare grosse risate) seguitare ad incriminare i nemici di sessismo, riconoscendo a Meloni quello che le spetta peraltro di diritto stando a regole consuetudinarie, ovvero la presidenza del Consiglio, nella eventualità (niente affatto remota) di trionfo della coalizione, facendo sì che l’Italia finalmente abbia la prima donna premier della nostra storia. Se non ora, quando? Purtroppo noto ingiustificate e dannose resistenze dettate, a mio avviso, dal sentimento della invidia che di solito gli esseri umani provano allorché si vedono scalzati da chi gli appariva subalterno. 

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