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Il 23% degli italiani riceve una paga più bassa del reddito di cittadinanza. L’analisi di Andrea Pasini

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Il 23% dei lavoratori riceve una paga più bassa del reddito di cittadinanza. Il 32% dei pensionati ha meno di 1000 euro al mese per vivere. Una follia tutta italiana, che rischia di peggiorare con l’inflazione. 
L’Inps stima infatti che nel 2022, con una crescita dei prezzi che a fine anno potrebbe assestarsi sull’8%, la spesa pensioni potrebbe crescere di 24 miliardi, con un disavanzo patrimoniale di 92 miliardi entro il 2029. 
Il quadro occupazionale risulta altrettanto preoccupante con oltre 4,3 milioni di lavoratori che percepiscono meno di 9 euro lordi l’ora. L’Istituto calcola che, con 30 anni di contributi versati e un salario di 9 euro l’ora, un lavoratore potrebbe avere una pensione a 65 anni di circa 750 euro. Ci sono due azioni possibili da intraprendere per migliorare la situazione. La prima vede l’inserimento di un salario minimo per il lavoratore che porti così gli stipendi a livello Ue. C’è poi l’ipotesi della regolarizzazione degli stranieri per coprire i posti di lavoro non sostituito a causa dell’invecchiamento della popolazione residente. La regolarizzazione del 2020 si è dimostrata efficace, anche se più nel settore del lavoro domestico che nel settore agricolo.
Il problema dell’immigrazione straniera e della sua regolarizzazione può e deve essere inquadrato in Italia anche nella prospettiva di tenuta del sistema previdenziale del Paese. Ora uno dei temi cruciali per questo paese  su cui la politica dovrebbe con urgenza trovare delle soluzioni concrete si chiama natalità. Se non si metteranno in campo politiche urgenti che vadano nella direzione di sostenere incentivando la natalità, questo paese diventerà tra non molto una nazione di anziani con tutte le conseguenze sociali ed economiche che ne deriverebbero. Un paese che non sostiene e incentiva la natalità è un paese morto.
 

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