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“Annessione”. Follia di “Repubblica”: il governatore FdI vuole prendersi un pezzo di un’altra regione

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Pare che il 26 settembre, in caso di vittoria del centrodestra alle Politiche, le forze corazzate di Abruzzo, dopo aver già annesso le Marche, invaderanno l’Emilia Romagna, rievocando l’invasione nazista della Polonia di 83 anni prima. Si fa per scherzare, ma ahinoi non scherzava l’altro giorno Francesco Merlo, celebre firma di Repubblica, che sul quotidiano diretto da Molinari paventava il rischio di una «Anschluss», cioè un’annessione, delle Marche da parte dell’Abruzzo, essendo entrambe le regioni guidate da presidenti di Fratelli d’Italia (rispettivamente, Francesco Acquaroli e Marco Marsilio), e quindi di per sé (secondo la sua logica fanatica) neofascisti e favorevoli alla creazione di un potentato “nero” lungo l’Adriatico.

 

 

Siccome non bastava questo delirio ideologico, Merlo spiegava anche quale fosse l’occasione propizia per il progetto di nazificazione dell’Italia centro-orientale. Il pretesto sarebbe la recente scelta di un nuovo simbolo della Regione Abruzzo, e cioè il Guerriero di Capestrano, famosa scultura del VI secolo a. C., ritrovata nel 1934 nei pressi di Capestrano (L’Aquila) e oggi custodita nel Museo archeologico nazionale di Chieti. Una figura riconducibile a pieno alla storia abruzzese, anche perché ritrae un guerriero dell’antico popolo dei Vestini, stanziato per secoli prima dell’epoca romana nell’area oggi coincidente con l’Abruzzo del Nord. Sennonché quell’opera dovrebbe essere anche un esempio tipico di scultura picena, facente capo dunque al popolo che per secoli visse nelle attuali Marche. Da qui la contesa che ha portato, con un fraintendimento, un lettore a scrivere a Repubblica, sottolineando l’ingiustizia di inserire l’immagine di un «guerriero piceno» (in realtà era vestino, appunto) all’interno dello stemma della Regione Abruzzo.

VOLO PINDARICO
Merlo, prendendo per buona la polemica del lettore e senza appurare la reale identità della figura ritratta nella scultura, ha colto la palla al balzo per buttarla in caciara politico-ideologica. Con un volo pindarico a dir poco strampalato (sarà il volo del Merlo?) che si può riassumere così: Ah, l’Abruzzo si appropria di un simbolo delle Marche. E per forza, i loro governatori sono entrambi meloniani. E quindi vogliono uniformare l’iconografia identitaria nelle due Regioni come fece la Germania nazista con l’Austria. Non fa una grinza eh? Scriveva Merlo: il simbolo del Guerriero di Capestrano «voluto da Marco Marsilio, fedelissimo di Giorgia Meloni, è un goffo tentativo di marketing, nella migliore delle ipotesi; un desiderio di Anschluss con le Marche picene a guida FdI nella peggiore. Sempre meglio che amministrare seriamente».

 

 

Un attacco talmente sconclusionato, a livello storiografico, politico e concettuale, che ha portato il governatore dell’Abruzzo Marsilio a rispondergli e ricordargli due tre cosette. La prima è che il simbolo del Guerriero non è stato scelto dal presidente della Regione ma approvato «all’unanimità da tutte le forze politiche in Consiglio regionale»: quindi anche «dai “fedelissimi” di Letta, Di Maio, Conte». Poi che quell’icona non è affatto un simbolo espropriato ad altri, ma al contrario «l’immagine più iconica della nostra Regione che rafforza l’identità del popolo abruzzese».

 

 

PURA IDIOZIA
Ma soprattutto, avverte Marsilio, il parallelo storico di Merlo è una palese stupidata: «L’idiozia di paragonare questa scelta all’annessione nazista dell’Austria nel 1938 è degna di chi l’ha pensata», fa notare, rispedendo poi al mittente la chiusa sarcastica dell’altro: «Ma è sempre meglio che scrivere articoli seriamente». Come ci dice lo scrittore abruzzese Roberto Alfatti Appetiti, che ha denunciato la polemica sui social: «Sono Grandi Sciocchezze di Un Uomo Annoiato. Merlo, una grande carriera alle spalle, deve essere stufo. Ma stufo davvero. Stufo di scrivere e di approfondire. E così con l’abituale supponenza ha inanellato una carrellata di sciocchezze con l’unico obiettivo di manifestare il suo disprezzo per Fratelli d’Italia. Sgarbi avrebbe replicato con “capra capra capra”». Ma poi, che ci azzecca il Guerriero di Capestrano col fascismo? Forse è fascista perché è stato ritrovato nel ’34, durante il Ventennio? Oppure perché, essendo un guerriero, risponde al motto “credere, obbedire, combattere” e imbraccia un’ascia che si potrebbe scambiare per un fascio? Come dite, risale a prima dell’epoca romana, quando ancora non c’erano i fasci littori? E vabbè, sarà stato un fascista molto ante litteram. Chiedere a Merlo per i dettagli… 

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