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“Va più veloce senza governo”: il clamoroso ribaltone che zittisce le “vedove” di Draghi

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I dossier da chiudere quanto prima in Parlamento per rispettare le scadenze concordate con la Ue assieme all’agenda del Pnrr sono diversi. A cominciare dalla legge sulla concorrenza, con la pletora di punti di frizione che ne hanno fermato per mesi la discussione e l’approvazione. Dai taxi alle spiagge fino alla scuola e ai tribunali. Come ha chiarito ieri lo stesso Draghi, dopo che dal Quirinale il capo dello Stato aveva annunciato lo scioglimento delle Camere, «ci sarà ancora tempo per i saluti. Ora rimettiamoci al lavoro», aggiungendo: «Dobbiamo far fronte alle emergenze legate alla pandemia, alla guerra in Ucraina, all’inflazione e al costo dell’energia». Naturalmente. Senza dimenticare «l’implementazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, anche per favorire il lavoro del governo che ci succederà», ha concluso il premier dimissionario. Paradossalmente la crisi di governo potrebbe addirittura accelerare l’approvazione delle misure che per mesi hanno tenuto in scacco esecutivo e maggioranza. Del decreto aiuti bis, quello al centro del confronto tra il premier e le parti sociali la settimana scorsa, si tenta di «salvare il salvabile. Un testo era quasi pronto – spiegano fonti di governo all’Adnkronos – stiamo cercando di capire se si può chiudere, compatibilmente con gli affari correnti». Proprio per questo, spiegano le stesse fonti, dal provvedimento dovrebbero restare fuori le misure più partitiche – come quella sul salario minimo- inconciliabili con il perimetro in cui si trova ad operare il governo». Al contrario dovrebbero esserci le misure per arginare il caro bollette e la proroga del bonus sociale, nonché il credito d’imposta per le imprese. Per un pacchetto di misure che dovrebbe valere attorno ai 10 miliardi di euro e che potrebbe arrivare a giorni sul tavolo del Consiglio dei ministri.

 

 

 

LEGGI BLINDATE

A Palazzo Chigi si ragiona comunque su come blindare quelle riforme legate a doppio filo con il Pnrr. Proprio per questo, il Ddl concorrenza verrà approvato stralciando l’articolo 10 con la contestata norma sul taxi, anche se non è chiaro se la soppressione possa avvenire direttamente in Commissione o se ci sarà un passaggio al Consiglio dei ministri prima di ripassare la palla alla Camera. In base all’accordo raggiunto dai capigruppo della maggioranza i partiti si sono impegnati a non presentare emendamenti in aula. Dunque a depennare la liberalizzazione dei taxi dovrebbe essere la Commissione. E lunedì la Camera dovrebbe approvare quel che resta della legge sulla concorrenza. Tra le riforme che l’esecutivo punta a comunque a chiudere, c’è pure quella della giustizia tributaria, mentre per sbloccare la seconda tranche del Pnrr prevista entro la fine dell’anno bisogna centrare 55 fra traguardi e obiettivi concordati con Bruxelles: la riorganizzazione del sistema di istruzione primaria e secondaria, l’aggiudicazione dei progetti per rafforzare la resilienza del sistema elettrico, il rafforzamento degli organici di tribunali penali e civili.

 

 

 

SOLDI DALL’EUROPA

Difficile dire quante di queste norme abbiano speranza di essere approvate nei due mesi scarsi che mancano prima che il Parlamento si sciolga. Ma Draghi ha incassato ieri la disponibilità dell’opposizione di Giorgia Meloni. «Anche in presenza di un governo dimissionario, Fratelli d’Italia sia alla Camera sia al Senato è favorevole alla calendarizzazione e all’esame da parte dell’Esecutivo di tutti quei provvedimenti urgenti e necessari alla messa in sicurezza del Pnrr», hanno fatto sapere i capigruppo del partito Lollobrigida (Camera) e Ciriani (Senato). Finisce invece definitivamente sul binario morto il disegno di legge delega per la riforma fiscale, con la rimodulazione delle aliquote Irpef, il superamento dell’Irap, la revisione dell’Iva e la riforma della riscossione. La delega si estingue con la legislatura. Dunque anche qualora il Parlamento dovesse approvare il Ddl non vi sarebbe il tempo materiale per varare i decreti delegati. Il braccio di ferro sulla riforma del catasto, risolto sostituendo il valore di mercato al valore patrimoniale è stato inutile: a meno che l’esecutivo non sforni il relativo decreto delegato in tempi record l’intero pacchetto decadrebbe. Com’ è accaduto più volte, in passato, ad altri decreti delegati. 

 

 

 

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