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“Pd-M5s, impossibile una futura alleanza”. La Madia silura Conte (per conto di Letta)

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La crisi di governo potrebbe rompere per sempre i rapporti tra Pd e Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte. Parola di Marianna Madia, deputata dem, che a Repubblica di fatto rivela qual è il sentiment del Nazareno nei confronti dell’avvocato grillino. “Penso che con il M5s di Conte ci sia una incompatibilità di cultura politica che preclude qualunque intesa futura – spiega l’ex ministra -. Il punto qui non è accordarsi su un programma, di temi condivisi ce ne sono tanti. Esiste però una profonda differenza sul modo di intendere la politica come servizio al Paese: se apri una crisi senza badare a ciò che ti succede intorno, alla sofferenza degli italiani, per quanto mi riguarda non è possibile alcuna alleanza”.

 

 

 

“Se io capissi che dietro a tanta spregiudicatezza c’è un’operazione politica, forse avrei un altro giudizio, ma purtroppo appare come una mossa disperata ed egoista di un pezzo di ceto politico che per tentare di salvare se stesso, rischia di gettare il Paese nel caos”, incalza la Madia, distinguendo l’operazione di Conte da quella di Renzi, che a fine 2020 aprì un’altra crisi spianando la strada all’arrivo di Mario Draghi: “Quella fu un’operazione politica con un obiettivo – commenta la Madia -: sostituire un presidente del Consiglio ritenuto da un pezzo della sua maggioranza incapace di affrontare e risolvere le emergenze del Paese. Oggi invece qual è l’obiettivo? Stento a capirlo, sembrerebbe più un regolamento di conti interno al M5s. In spregio, ripeto, ai bisogni dei cittadini e alla credibilità internazionale dell’Italia che subirebbe un danno notevole dalla caduta del governo Draghi”.

 

 

 

Andrea Orlando e Goffredo Bettini hanno ripetuto ai colleghi di partito che le istanze dei 5 stelle sono state sottovalutate… “Se fosse così, a sottovalutare le istanze sociali sarebbe stato innanzitutto il governo presieduto da Giuseppe Conte perché non dimentichiamo che Conte è stato per quasi tre anni presidente del Consiglio. Se allora come adesso si pensava – come io penso – che il salario minimo fosse una priorità, beh lui avrebbe dovuto fare in modo di approvarlo: da premier, con una forza molto maggiore rispetto a quella che pub esercitare il capo di un partito di maggioranza in un governo di larghe intese. Perciò nelle richieste del M5S a Draghi vedo tanta strumentalità e poca volontà di risolvere i problemi”. Se il M5s non dovesse votare la fiducia, può nascere un Draghi bis senza i grillini? “Io credo sia giusto che il Pd continui a lavorare, come sta facendo il segretario Letta, per ricomporre la maggioranza d’unità nazionale. Questo non è il momento delle pregiudiziali, come quelle che anche la Lega sta ponendo. Spetta comunque a Draghi e a Mattarella decidere. Certo è che se in Senato tutti i gruppi politici si alzassero per rinnovare la fiducia all’esecutivo sarebbe un gran bel segnale di serietà e responsabilità nei confronti del Paese”. 

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